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Archivio per febbraio 22, 2019

Le possibili connessioni tra “Twin Peaks” e la mitologia germanica


Su AxisMundi l’ennesimo articolo che parla di TwinPeaks e delle sue connessioni esoteriche, al limite dell’occulto. Certo, non si è fatto un discorso popolare, ma il fatto che si sviscerino i meccanismi cognitivi della serie pone a favore di una loro diffusione, seppur parziale, che può raggiungere una vasta fetta di popolazione mondiale. In quest’iterazione si parla di Odino e delle sue connessione con i discorsi di David Lynch e Mark Frost.

Il 24 febbraio del 1989 il cadavere di Laura Palmer viene ritrovato sulla spiaggia avvolto in un telo di plastica. L’agente speciale del F.B.I. Dale Cooper viene inviato nella città di Twin Peaks per trovare l’assassino. La narrazione iniziale sembra quella di un semplice poliziesco, ma già dalla prima stagione della serie i personaggi coinvolti entrano in contatto con una realtà altra, fatta di sogni profetici e popolata degli esseri soprannaturali che abitano le logge, non luoghi interconnessi col mondo materiale ma di cui non rispettano le leggi di spazio e tempo.

Nel corso degli anni si è molto speculato riguardo le influenze esoteriche e religiose che avrebbero ispirato Mark Frost e David Lynch nella creazione del mondo di Twin Peaks, nella sua particolare mitologia e nel rapporto tra gli uomini e gli esseri delle due logge: quella bianca e quella nera. A dispetto dei rispettivi nomi non darei per scontata una marcata dicotomia di intenti tra le due logge, vale a dire che non è sicuro che quella nera sia abitata solo da spiriti votati al male, e la Loggia Bianca da quelli votati al bene. Il gigante, uno degli esseri spirituali che interagiscono col mondo degli uomini, aiuta Cooper e per questo alcuni sostengono che possa provenire dalla Loggia Bianca, ma viene anche visto insieme al nano. Il nano, chiamatoThe man from another place, è uno di quegli esseri che vengono accostati alla Loggia Nera e ai piani malvagi dello spirito Bob. Per cui gli scopi del gigante non sono chiari. Nella terza stagione scopriamo che è il creatore di Laura Palmer, ma è impossibile dare per certo che i suoi intenti siano totalmente positivi.

In Fuoco cammina con me assistiamo ad una conversazione tra il nano e Bob all’interno del convenience store, o almeno nel suo contraltare del mondo spirituale. Nella scena, di cui lascio il link in modo da rinfrescare la memoria al lettore, vediamo i due protagonisti seduti ad un tavolo che il nano accarezza sottolineandone il colore, cioè il verde, e il materiale di cui è composto, la formica. A mio avviso il colore del tavolo è un chiaro riferimento alla Tavola smeraldina di Ermete Trismegisto, opera in cui compare la celebra massima «come in alto così inbasso». Con questo stratagemma sembra che il regista voglia sottolineare la connessione esistente tra il piano materiale e quello spirituale, e soprattutto che le azioni che avvengono nel primo influenzano il secondo, e viceversa.
Questa ipotesi è avvalorata anche dal fatto che probabilmente, nel momento in cui gli spiriti conversano, Bob sta agendo nel piano materiale tramite il corpo che possiede. Lo rivela pronunciando la frase «I have the fury of my own momentum» (
«Ho la furia del mio stesso slancio»), espressione che rimanda non solo ad un’azione, ma ad un’azione che sta avvenendo in quell’esatto istante. Non è un caso infatti che il nano informi gli altri spiriti convenuti all’incontro che il tavolo sia di formica e che lo tocchi ripetutamente, mostrando la sua capacità di interagire con gli oggetti del piano fisico nonostante sia una creatura spirituale.

La comunicazione tra i due mondi è quindi possibile, ma solo pagando un prezzo e a determinate condizioni. Per quanto riguarda Twin Peaks è l’allineamento tra Giove e Saturno, ma non solo quello. C’è bisogno di un mago, uno sciamano, che apra i portali come fa Odino appendendosi all’axis mundi:

« Nell’oscurità di un futuro passato
il mago desidera vedere.
Un uomo canta tra questo mondo e l’altro.
Fuoco, cammina con me. »

Questa frase viene pronunciata da Mike, uno degli esseri più importanti che abitano le logge. Ci dice che per passare da un mondo all’altro c’è solo una occasione, e che probabilmente un mago sta già tentando di portare a compimento il rito. Probabilmente l’azione dello sciamano in Twin Peaks ci viene mostrata tramite il suo doppio nel mondo spirituale, il Jumping man che appare nel film Fuoco Cammina con me, e che non a caso indossa la maschera dal lungo naso tipica dei medicine-man (sciamani) Heyoka, anche chiamati pagliacci sacri.

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Materia effervescente


Potrei nascondermi nelle righe di un’estatica movimentazione, ma in definitiva so di essere evanescenza che frigge la materia, la rende effervescente, la distribuisce su lande di sterminata bellezza siderale.

ROGER WATERS: NUOVA INTERVISTA PER “BROOKLYN VEGAN” | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia una fluente intervista a Roger Waters, lunga e piena di politica, di sentimento, di bellissima voglia di fare e di non sottostare ai dettami di un potere rivoltante. Si parla poco dei Floyd, ma forse perché si sono sciolti nel reale, lo hanno contaminato.

Roger Waters ha avuto una delle più prolifiche carriere musicali dalla fondazione dei Pink Floyd, circa 55 anni fa. Dopo aver pubblicato Is This The Life We Really Want? nel mese di giugno del 2017 e dopo aver completato un incredibile tour mondiale di 157 date nel dicembre 2018, Waters, 75 anni, è più grintoso e forte che mai. Nel disco e nel tour più recente, Roger è stato circondato da un gruppo di musicisti per lo più nuovo e più giovane. Questo gruppo dal vivo ha creato un suono che nelle mie cuffie è risultato incredibilmente fresco. Non si vuol fare il confronto con dischi o formazioni precedenti, ma sono venuti meno vecchi e provati musicisti come Graham Broad, GE Smith, Snowy White e Andy Fairweather Low, rimpiazzati da musicisti come Jess Wolfe e Holly Laessig (Lucius), Bo Koster (My Morning Jacket), Jonathan Wilson (prolifico chitarrista e produttore) e Joey Waronker (Walt Mink, Beck, Atoms For Peace). Roger è stato in grado di coltivare un suono – giocando sui punti di forza di ogni membro – che ha creato un nuovo capitolo sonoro da aggiungere alla sua già straordinaria opera. Ho incrociato il tour di Us + Them tre volte; prima alla prova generale presso i Meadowlands (Meadowlands Arena, East Rutherford, NJ, USA, 21 maggio 2017, n.d.r.), poi a Barclays (Brooklyn, New York, 11 & 12 settembre 2017, n.d.r.) e infine a Hyde Park a Londra (7 luglio 2018). Ogni volta ci sono stati ritocchi e modifiche al suono che mostravano una band che, sebbene già al massimo, migliorava consapevolmente e si evolveva.
Roger Waters è un artista che ho riverito per quasi quattro decenni. Ho passato molto tempo a discutere e a lungo dei progetti di questo artista qui su Brooklyn Vegan. Quindi potete immaginare la sorpresa snervante che mi ha attraversato quando ho ricevuto una telefonata per chiedermi se mi sarebbe piaciuto condurre un’intervista esclusiva con lui; la sua unica intervista americana post-tour all’orizzonte. Ne è venuta fuori una conversazione di 90 minuti che ha coperto tutto, dall’Us + Them tour al suo ultimo lavoro in studio da solista, fino al suo attivismo e agli sforzi umanitari, nonché la sua propensione a fare da parafulmine per le polemiche. Non sono Dick Cavett (anziano conduttore televisivo, molto noto negli Stati Uniti, n.d.r.), ma grazie alla natura generosa e volubile di Roger, è stata una conversazione molto fruttuosa e rivelatrice.

 

Klaus Kinski: Una delle cose più interessanti per me, sia in studio per Is This the Life We Really Want, sia on the road, è stata la nuova band. È probabilmente una delle migliori formazioni della tua carriera solistica e mi sono chiesto come funzionasse con un gruppo di musicisti così giovane.
Roger Waters: Beh, sono contento che questa line-up ti sia piaciuta, come a me. Abbiamo fatto 157 spettacoli in tutto il mondo e mi mancano davvero. So che tutti quelli coinvolti nel tour stanno attraversando un periodo del tipo “che cazzo è successo?”, perché eravamo come una famiglia circense molto felice e quello che facevamo ogni sera… tutti hanno riconosciuto che era davvero speciale. Ora, il fatto che fossero più giovani e, beh, che ci fossero meno scarafaggi in giro – che non è una brutta cosa… non so, sono stati tutti adorabili, persone adorabili e sono tutti dei grandi musicisti. Può darsi che la ragione per cui ho deciso di cambiare i musicisti, in qualche modo ha avuto a che fare con la realizzazione del disco con tutti loro e con Nigel (Godrich). Ad esempio Joey (Waronker). Lavorare con lui in studio… Joey è molto tranquillo e il suo stile è completamente diverso da chiunque altro con cui abbia mai lavorato prima e ne sono rimasto molto colpito. E quindi questa è una delle ragioni per cui ho deciso di cambiare i musicisti dopo Desert Trip (Empire Polo Grounds, Indio, CA, USA, 9 & 16 ottobre 2016, n.d.r.). Anche se, ovviamente, a Desert Trip lavorai già con Jess e Holly (dei Lucius), che adoro, che hanno un enorme talento e che ho incontrato per caso perché ero stato al Newport Folk Festival (Fort Adams State Park, Newport, RI, USA, 24 luglio 2015, n.d.r.) alcuni anni prima. Sai, a Newport mi suggerirono: “Ehi! Vuoi utilizzare qualcuno di questi musicisti?”, “Sì, potrei utilizzare qualche cantante per i cori.” Mi dissero che c’era questa band, Lucius, così andai in rete perché non ascolto molta musica, quindi non avevo idea di chi fossero. Ma vidi “Go Home”, che è un video straordinario, bastano dieci secondi per dire “Wow!”

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I riverberi solari abbacinano la ristrettezza empatica di cui ti fai portatore: non conosci altro che riflessi, tu stesso sei il riflesso di ciò che percepisci.

Snow Spirit (II)


Nel tempio siderale di un gelo senza nome, né forma, né incarnato.

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