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Archivio per aprile, 2019

Contro la macchina seriale del “percepito” il futuro è il socialismo – Carmilla on line


Un corposo articolo di Giorgio Cremaschi sulle dinamiche del Liberismo e del suo impatto sulla popolazione, sul sociale, sulle lotte dei nostri padri affossate dalle dissennate scelte delle popolazioni di aderire a una finta ricchezza, portatrice di schiavitù. Un estratto da CarmillaOnLine.

“Chi se magna pane e vino ha da esse giacobino”

Così gridava il popolo dei lazzari napoletani, guidato dall’ultra reazionario cardinale Ruffo, nell’insurrezione contro la repubblica nel 1799. Oggi Bolsonaro, presidente del Brasile con dichiarate simpatie per Pinochet e le dittature fasciste, ha annunciato al suo insediamento che intende sradicare ogni forma di socialismo, nel nome del popolo.

Dalla Rivoluzione Francese in poi le forze reazionarie hanno sempre indossato la maschera del popolo, accusando i rivoluzionari, i progressisti, le sinistre diremmo oggi, di essere delle élite che possono permettersi di predicare l’eguaglianza dall’alto del loro intangibile privilegio.

Attenzione, il punto non è quanto sia vera questa accusa di ipocrisia ed elitarismo verso il progressismo rivoluzionario, a volte lo è stata, lo è. Il punto è che le forze reazionarie usano le contraddizioni e le delusioni della lotta per l’eguaglianza per rivendicarne la fine. I reazionari degli ultimi duecento anni hanno sempre avuto una comune idea del popolo: quello che si accontenta e rispetta le gerarchie, che non vuol cambiare la società, che ubbidisce alla trinità reazionaria Dio Patria Famiglia.

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Led Zeppelin. Tutti gli album. Tutte le canzoni | False percezioni


Sul blog di Luigi Milani la segnalazione del libro finale sui Led Zeppelin, Tutti gli album, tutte le canzoni, a cura di Martin Popoff. Un estratto:

Onestamente credevo fosse difficile, se non impossibile, rivelare ancora oggi qualcosa di nuovo sulla storia del gruppo, ma mi sbagliavo. Il volume in questione rivela tutto, ma proprio tutto, su ogni singolo brano inciso dagli Zeppelin nella loro strepitosa carriera.

Certo, può essere considerato un testo – diciamo pure il testo definitivo – per fan sfegatati del complesso, e anzi è certamente così. Eppure il lavoro di Popoff è interessante anche come ricostruzione del periodo storico, davvero irripetibile, attraversato dalla band di Jimmy Page e Robert Plant. E l’imponente apparato fotografico del volume vale da solo l’acquisto del volume. Per chi volesse approfondire, trovate la recensione completa qui.

Mitologia del serpente


Sul blog LaMisureDelleCose un piccolo trattato sulla figura mitologica – e antropologica – del serpente, sconfinante nel religioso o, più semplicemente nel mistico e sciamanico senso della trascendenza.

Grazia sinuosa e colori brillanti, emblema di longevità, eternità e conoscenza – «il più sapiente del creato» (Genesi 3,1) –, abile e persuasivo, prismatico, ipnotico. Tra tutti gli esseri che nell’immaginario mitico hanno rappresentato o sono stati soggetti a trasformazioni, il serpente è quello che per eccellenza incarna l’idea, ambigua, inafferrabile della metamorfosi. Forse per la molteplicità dei suoi attributi e delle sue forme, ha svolto nelle varie tradizioni i ruoli più diversi. In virtù della sua sapienza, ha insegnato le arti e le tecniche utiali all’umanità; nell’Eden è il tentatore astuto e mellifluo, accanto ad Asclepio e Hygeia è simbolo della benefica ed efficace azione del dio oppure, identificato nella sua “legittima progenie” (draghi e dragoni), eternamente maledetto come la personificazione del male. Simbolo per i bramini del tempo infinito che abbraccia l’universo, lo vediamo giacere quieto presso le radici dell’albero cosmico Yggdrasill nella mitologia norrena, nemico degli dei ai quali sopravviverà. Persino Pwan-ku, l’“Adamo cinese” ha accanto un drago mentre è intento a cesellare finemente il mondo dal caos nel quale era nato*.

Cos’è il design? | L’INDISCRETO


Il sottile confine tra pop, design e marketing, un territorio indefinito su cui pascolano le grandi aziende o piccoli indipendenti in predicato di diventare grandi capitalisti, lì dove il brand è una maledizione dello stile. Su L’indiscreto.

Come è possibile che oggetti d’uso comune, di ogni genere, per lo più destinati alla produzione industriale in serie, siano diventati nel tempo oggetti di culto definiti da un’unica parola: “oggetti di design”? È curiosa l’espressione “di design” poiché assume, nel linguaggio comune, una cifra stilistica precisa, un modo di dire che sottende tuttavia anche la “maledizione” che lo “stile” si trasformi in “brand” diventando preponderante rispetto al “design”. È divertente l’osservazione di Mario Bellini: “Questa è una forchetta di design, questo è un bicchiere di design. Io lascio dire, poi chiedo: Dimmi brevemente come si distingue una caffettiera di design da una normale. Tutti si perdono in un gomitolo di contraddizioni sempre più contorte, finché troncano dicendo vabbè hai capito”.

Ma fa pensare anche il monito espresso da Antonio Citterio: “Vorrei che il design fosse considerato un fatto culturale e non un segno che molte persone usano come un brand… la maledizione del design sta in questo paradosso: nel brand che è più forte del valore del prodotto dal punto di vista sia dell’estetica sia della qualità realizzativa”.

La maledizione sta già nel nome stesso: con il termine inglese “design” si indica sia l’idea progettuale (il concetto e il processo) sia il progetto realizzato (compreso quello architettonico). Se si parla di design nel senso comune si intende l’industrial design che si afferma in Europa negli anni Venti per migliorare la vita quotidiana di milioni di famiglie a prezzi accessibili. Tuttavia è chiaro come la produzione industriale faccia del design qualcosa di assolutamente diverso rispetto all’artigianato. L’artigiano, rispetto al designer, può controllare ogni fase della lavorazione mentre il lavoro del designer si limita alla ideazione e alla realizzazione del prototipo dal quale saranno prodotti pezzi identici tra loro. Appare molto chiara la definizione che ne dà Tomas Maldonado: “Il design è un’attività progettuale che consiste nel determinare le proprietà formali degli oggetti prodotti industrialmente”. Ma la definizione si complica se si considerano i contenuti.

Storia di Beltane – Celebrando il Primo Maggio | Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)


Sul blog di FiorellaCorbi una breve storia ragionata e antropologica di Beltane, la festa celtica e/o pagana che sovrintende a Maggio, e alla sua esaltazione del verde e della fioritura. Quando il suolo diviene una vibrazione continua ed estasi…

L’uomo verde emerge

Un certo numero di figure pre-cristiane sono associate al mese di maggio e successivamente a Beltane. L’entità nota come l’ Uomo Verde , fortemente legata a Cernunnos , si trova spesso nelle leggende e nelle leggende delle Isole Britanniche, ed è un volto mascolino coperto di foglie e arbusti. In alcune parti dell’Inghilterra, un Uomo Verde viene trasportato attraverso la città in una gabbia di vimini mentre i cittadini accolgono l’inizio dell’estate. Impressioni del volto dell’Uomo Verde possono essere trovate negli ornamenti di molte delle cattedrali più antiche d’Europa, nonostante gli editti dei vescovi locali che vietano agli scalpellini di includere tali immagini pagane.Un personaggio correlato è Jack-in-the-Green, uno spirito di Greenwood. I riferimenti a Jack appaiono nella letteratura britannica fino alla fine del sedicesimo secolo. Sir James Frazer associa la figura  ai mimi e la celebrazione della forza vitale degli alberi. Jack-in-the-Green è stato visto anche nell’era vittoriana, quando era associato a spazzacamini con la faccia fuligginosa. A quel tempo, Jack era incorniciato in una struttura di vimini e coperto di foglie, circondato da ballerini . Alcuni studiosi suggeriscono che Jack potrebbe essere stato un antenato della leggenda di Robin Hood.

Simboli antichi

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Caino e Caino – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine, l’articolo del lunedì di Alessandra Daniele chiosa magnificamente così:

Il consenso si controlla coi media. I media si controllano col denaro. In un regime capitalista, la democrazia non può funzionare.
Può soltanto sfornare prodotti, pupazzi acchiappavoti, diversi solo nella maschera, nel rivestimento, nell’etichetta, identici nella sostanza. Senza principi, senza ideali, senza neanche idee proprie che non siano decise da un algoritmo Facebookinaro, o da un generatore automatico di motti del Duce.
“Noi molleremo dritto”. “Molti nemici, molti boia”.
Contractor di governo, complici e/o nemici a seconda delle convenienze del momento. Droni, smontabili e rimontabili fra loro come pezzi d’un ingranaggio.
Un ingranaggio che uccide.
Prodotti d’un sistema di potere e di pensiero che tutto considera, e tutto punta a trasformare in un prodotto di consumo.
Per consumarlo.

Perché questo è il Liberismo: un costrutto molto semplice, banalissimo, ma proprio perché banale e sottovalutato sfonda ovunque e produce danni irreparabili.

Pellicola di nulla


Nella conferma delle tue parole l’ombra delle esistenze invisibili si propaga ovunque, fino a rendersi gassosa e spessa, come un film oleoso di nulla.

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

L'occhio del cineasta

La porta su un'altra dimensione

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

multa paucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

Astro Orientamenti

Ri Orientarsi, alla ricerca del nostro baricentro interiore

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ˈGŌSTRAK

In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

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Rosa Frullo. Un poeta e un filosofo tra Spleen e Masochismo

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Il fumetto quotidiano di Michele Nuzzi. Poche parole... solo per le opere per cui vale la pena spenderle... Sponsored by CSBNO

Il Caos dentro

...che genera una stella danzante

Aquilone di pensieri

And into the fields I go to lose my mind and find my soul

3... 2... 1... Clic!

E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

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La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

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