HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per aprile 9, 2019

ZU93 – The Absence of the Mirror Emperor


David Tibet in gran forma, sul filo delle emozioni surreali e profonde, oltre la linea stessa dell’esistenza.

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L’estrazione


Nelle complessità di un rumore di fondo, aspiri e determini la compressione delle parole, estraendone immagini psichiche.

Perché non esiste più il tempo libero | L’INDISCRETO


Su L’indiscreto un estratto da Cronofagia, uno dei testi più intriganti che voglio leggere al più presto, scritto da Davide Mazzocco ed edito da D Editore. Un estratto – ovvero, di come il Liberismo divora anche il tempo.

Perché un ipercapitalismo che vuole mercificare ogni ambito della vita pubblica e privata, che aspira a ridurre al minimo le ore di sonno e che ci trasforma in impiegati amministrativi nostro malgrado dovrebbe lasciarci il tempo per la noia e per la contemplazione? Quanta noia e quanta contemplazione ci sono nelle nostre vite? I pochi interstizi di libertà che in passato sarebbero stati tempi morti vengono oggi occupati da strumenti digitali che espellono la noia dalle nostre vite e ci rendono reperibili e potenzialmente attivi 24/7. Sulla metropolitana, sul treno o in coda all’ufficio postale lo sguardo è perso negli schermi. Non c’è interstizio del nostro tempo che non possa essere colmato. La nostra società è liquida anche in questo, nel riempimento dei tempi morti.

Nella prima parte de Lo straniero di Albert Camus ci sono alcune pagine che, molto probabilmente, oggi, in un’epoca di dittatura della trama, verrebbero cassate dalla maggior parte degli editor. È domenica. Il protagonista, Meursault, è da solo. Maria, la sua compagna, è uscita e lui trascorre il giorno di festa fumando e osservando la vita che scorre sotto i suoi occhi. Sono cinque pagine di letteratura straordinaria in cui non accade assolutamente nulla, ma che hanno un loro peso nella costruzione di un personaggio che sembra osservare tutto, anche la propria esistenza, con uno sguardo indolente e distaccato. Quindi anche se raccontano la noia e una domenica fatta di tempi morti, sono pagine senza le quali Lo straniero non sarebbe lo stesso romanzo.

Chi volesse raccontare la domenica solitaria di Meursault oggi gli metterebbe in mano uno smartphone, lo farebbe sedere davanti a un pc o su un divano, magari evitando le sigarette che, nel frattempo, sono diventate politicamente scorrette. Mi vengono in mente sequenze del cinema neorealista, momenti di capolavori come Umberto D, in cui la progressione della trama si ferma e la macchina da presa si mette a registrare la vita così com’è. La servetta Maria, unica amica dello squattrinato Umberto, ingaggia una breve battaglia con le formiche che hanno invaso la cucina della casa in cui vive l’anziano. Nell’economia del racconto è una scena superflua, ma in realtà sono queste scene apparentemente “innocue” ad agire sullo spettatore e a rinsaldare il patto narrativo. In una società ossessionata dalla produttività non c’è spazio per i tempi morti che vengono ridotti quando non del tutto cancellati.

All’inizio del 2018, ha tenuto banco per diverse settimane la polemica riguardante un bracciale utilizzato da Amazon per velocizzare la produttività dei propri dipendenti. Questo bracciale – pensato per rendere più veloce la ricerca dei prodotti stoccati nei magazzini del colosso dello shopping online – riceve un messaggio con le coordinate del prodotto da inscatolare ogni volta che viene effettuato un ordine online. Come hanno fatto notare molti commentatori, questa innovazione di Amazon non fa altro che robotizzare i lavoratori in una fase storica in cui l’hi tech tenta di rendere sempre più umani i robot. Inutile aggiungere come il bracciale pensato per migliorare la produttività sia anche uno strumento di controllo panottico: i movimenti e le pause per andare in bagno di chi lo indossa possono essere tracciati durante tutto l’orario di lavoro. L’azienda è stata ripetutamente contestata per l’impegno richiesto ai propri dipendenti: secondo quanto pubblicato da Elena Tebano sul Corriere, gli addetti all’inventario devono registrare con la pistola laser trecento prodotti l’ora, vale a dire cinque al minuto, mentre i magazzinieri percorrono fino a venti chilometri al giorno fra gli scaffali dello stabilimento di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza. Alla luce di storie, come queste sembra evidente come le conquiste ottenute nelle battaglie per la quantità delle ore di lavoro vengano annullate dai ritmi parossistici richiesti agli operai con l’utilizzo di strumenti digitali atti a monitorarne l’efficienza. Il bracciale di Amazon altro non è che la concretizzazione di un controllo che l’ipercapitalismo è riuscito a introiettare nei singoli individui con decenni di costruzione dell’immaginario.

Trondheim Voices + Asle Karstad – Rooms & Rituals | Neural


[Letto su Neural]

Una piccola scatola wireless che si possa facilmente indossare, consentendo a ciascun cantante-performer di agire senza impedimenti alcuni nello spazio scenico e potendo elaborare in tempo reale effetti e loop. Questa è l’idea dei sound designer norvegesi Asle e Arnvid Lau Karstad, che al personalizzato controller hanno dato il nome Maccatrol, volendo inoltre per Rooms & Rituals una configurazione surround condivisibile con il pubblico e realizzando – ancora a distanza di decenni dalle prime esperienze teatrali di questo tipo – quella dolce rivoluzione che vede abolite le divisioni gerarchiche fra platea e palcoscenico, un ordine spaziale che è alla base di un’impostazione scenica fondamentalmente convenzionale. Tutto questo non poteva che sposarsi adesso anche con un apparato visivo assai contemporaneo, con abbondanza di immagini in movimento, schermi ed effetti scenografici, concatenazioni d’elementi che dal vivo offrono al pubblico un’esperienza interattiva decisamente di qualità. Nelle registrazioni su cd qualcosa di questa esperienza si perde – è giocoforza – ma al contempo l’attenzione dell’ascoltatore rimane più fissa sulle modulazioni vocali, attenta nel cogliere piccoli particolari ed ogni variazione tonale, addirittura concentrandosi sulla grana delle singole voci spesso modificate. L’ensemble composto da dieci cantanti sembra seguire un approccio fondamentalmente improvvisativo ma, spesso i loro live includono anche materiali più strutturati, partiture ben prefissate e perfino composizioni tradizionali, seguendo il vezzo di cambiare repentinamente atmosfere, passando da cesure più minimaliste a momenti di grande pathos, intervallando esecuzioni più frammentate a momenti corali. A volte la musica agita in sottofondo sembra scaturire elettronica, oppure incedere a un’impostazione elettroacustica, con atmosfere generalmente alquanto scure e maniacali, piuttosto drammatiche e teatrali, includendo anche elementi liquidiformi o granulari, field recording ed elementi dalle sembianze organiche, dei quali non è dato sapere l’esatta provenienza. Le sonorità, in definitiva, fra gorgoglii, effettistica e vocalizzazioni estreme sono piuttosto elaborate e suscettibili di un training non indifferente per arrivare ad esprimersi in queste forme libere, nel gestire gli effetti, i momenti d’unisono, le brusche variazioni e quelle parti nelle quali la voce umana viene trasformata in qualcosa di completamente diverso. Che poi tutto questo sia effettuato quasi a contatto con il pubblico aggiunge un elemento d’immediatezza e tensione che traspare anche in questa che è solo una testimonianza registrata in studio.

Foto dell’inaugurazione della mostra a Siracusa | Daniele Cascone


La settimana scorsa vi davo notizia della Personale fotografica di Daniele Cascone, a Siracusa; ora l’artista linka alcune foto fatte al vernissage – qui – e io ve le segnalo, felice di farlo. Complimenti, Daniele

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