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Archivio per luglio 20, 2019

Il “Figlio della Luna”: i due volti di Jack Parsons – A X I S m u n d i


Su AxisMundi una dettagliata analisi della vita e delle realizzazioni di Jack Parsons, uno degli artefici delle premesse tecniche e tecnologiche che portarono l’uomo sulla Luna e che, più propriamente, definirono l’inizio dell’era spaziale; un artefice assai strano, però, perché era un adepto di Crowley e della sua magica e oscura visione thelemica. La vita di Parsons è stata narrata efficacemente dalla serie TV Strange Angel.

Nel tardo pomeriggio del 17 Giugno 1952 un boato scuote la città di Pasadena. Una violenta esplosione ha  devastato una vecchia rimessa trasformata in laboratorio chimico al 1071 di South Orange Grove. I soccorritori si trovano davanti una devastazione degna di un teatro di guerra. Il corpo mutilato e sfigurato di un uomo, tuttavia  ancora cosciente, giace sul pavimento dell’edificio. Quell’uomo è John Whiteside Parsons. L’uomo viene trasferito in fretta all’ospedale ma il decesso sopraggiunge poco dopo.

Parsons era una personalità conosciuta a Pasadena. Il Los Angeles Times del giorno dopo titola: “Scienziato missilistico ucciso nell’esplosione di Pasadena”. Nonostante non fosse un vero e proprio scienziato, Parsons aveva infatti lavorato sui razzi durante la Seconda Guerra Mondiale. Lui e la sua squadra di esperti avevano messo a punto innovazioni che si erano rivelate decisive per la vittoria nel conflitto, innovazioni che di lì a pochi anni avrebbero posto le basi per la conquista dello spazio. La morte di Parsons sarebbe stata ricordata come una grave e prematura perdita per l’industria aerospaziale se non fosse che nei giorni successivi sui giornali apparvero inchieste che dipingevano un ritratto inquietante e inaspettato del giovane scienziato.

I quotidiani  iniziarono a pubblicare voci e pettegolezzi che giravano da anni sul conto di Parsons, sul suo stile di vita libertino ma sopratutto sul suo interesse per la “magia nera” e ai suoi legami con la Chiesa di Thelema e con il suo fondatore, Aleister Crowley. La morte di Parsons divenne presto materiale per tabloid e ciò bastò all’America puritana e paranoica dell’epoca per ridurre il suo contributo alla scienza missilistica ad una nota a piè pagina. Questa damnatio memeoriae si può spiegare in parte con gli interessi eterodossi di Parsons che davvero fece della magia uno dei suoi campi di ricerca. Pare ancora inconcepibile per molti che le strade della scienza del volo spaziale e della magia cerimoniale si siano incrociate nella sua persona. 

Rivisitando la sua eccezionale vicenda biografica si può realizzare come non solo per Parsons questi due interessi non erano in conflitto ma fossero addirittura complementari. Parsons fu solo l’ultimo di una lunga serie di uomini di scienza per cui sia la magia che le scienze implicavano entrambe lo studio delle leggi segrete che regolano il nostro universo e il piegare queste stesse leggi al proprio volere. Parsons portò questa intuizione all’estremo cercando sia con la scienza che con la magia di impartire una direzione nuova alla storia dell’umanità.

Apollo 11 | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine, per chiudere il ciclo dei festeggiamenti – almeno per oggi – dell’allunaggio, la recensione ad Apollo 11, documentario che descrive scrupolosamente la spedizione che portò al risultato storico di mezzo secolo fa. Un estratto:

Per realizzarlo Todd Douglas Miller ha avuto a disposizione centinaia di ore in formato pellicola a 70mm, ritrovate di recente da un archivista del Nara (National Archives and Records Administration)  l’agenzia statunitense che si occupa di preservare documenti governativi e storici, e poi poi digitalizzate in 4K. Al materiale video si sono aggiunte circa 11mila ore di dialoghi, poiché durante gli oltre 8 giorni della missione ogni singola discussione, avvenuta anche in contemporanea ad altre, è stata registrata. Il risultato è un racconto che riesce a rendere perfettamente l’idea di quanto la missione Apollo 11 sia stata tutt’altro che una passeggiata trionfale, bensì un lavoro meticolosamente preparato e controllato da centinaia di occhi e di orecchie secondo per secondo.

Memorie del futuro: gli uomini sulla Luna – Quaderni d’Altri Tempi


Su QuadernoAltriTempi Giovanni De Matteo traccia le coordinate culturali del ricordo, quel ricordo che ha portato – proprio oggi, mezzo secolo fa – l’umanità al primo allunaggio. Uno stralcio dell’articolo, come sempre magnificente.

Forse non è un caso se tra i suoi “miti delle origini” quello con cui nel 1965 Italo Calvino decise di aprire la prima raccolta delle Cosmicomiche fosse dedicato alla Luna. Né per cronologia interna né per ordine di stesura La distanza della luna poteva vantare qualche diritto di prelazione sugli altri undici titoli del sommario, ma di sicuro assolveva ad alcune funzioni che ne facevano una sorta di manifesto d’intenti: la fantasia sfrenata, l’ispirazione scientifica e il gusto per il paradosso ricorrono in tutte le storie, ma qui pare che l’autore aumenti il dosaggio anche di quell’ingrediente segreto che conferisce una dimensione poetica alla sua scrittura onirica e fiabesca. Apparso per la prima volta in rivista l’anno prima, La distanza della Luna è esemplificativo dell’operazione culturale che Calvino si prefiggeva di perseguire con le Cosmicomiche:

“[…] vorrei servirmi del dato scientifico come d’una carica propulsiva per uscire dalle abitudini dell’immaginazione, e vivere magari il quotidiano nei termini più lontani dalla nostra esperienza” (Calvino, 2014).

D’altro canto, l’immagine della Luna attraversa tutto l’arco della letteratura italiana, dalle allegorie dantesche della Divina Commedia a Ludovico Ariosto, che vi manda Astolfo in sella all’Ippogrifo con lo scopo di recuperare il senno perduto di Orlando nel memorabile XXXIV canto dell’Orlando Furioso; da Giordano Bruno, che nei dialoghi cosmologici proprio la Luna, “astro narrante”, chiama in soccorso per testimoniare la rivoluzione morale comportata dal nuovo paradigma copernicano, a Giacomo Leopardi, nella cui produzione la Luna è una presenza assidua, inestricabilmente connessa al sentimento di malinconia che pervade la sua poetica, di volta in volta riflesso della condizione transitoria di ogni gioia (La sera al dì di festa, 1820), simbolo della rimembranza capace di stemperare nella dimensione del ricordo anche le esperienze più dolorose del passato (Alla luna, 1819) e infine emblema della svolta cosmica del suo pessimismo (Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, 1830).

Emanazioni insondabili


Sulle scogliere psichiche gli agglomerati densi di ricordi si costituiscono in liquido istantaneo, sublimazione dei sensi e della materia in emanazioni dell’insondabile.

Diamond Find


Rifrazioni lucenti di lucore frattale.

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