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Archivio per luglio 29, 2019

I Miti di Cthulhu in Godzilla – King Ghidorah… un Dio Esterno?


Su GiornalePop un interessante confronto tra miti del Fantastico: Cthulhu vs. Godzilla. Molto approfondito e da leggere; un estratto:

Godzilla è un enorme mostro anfibio preistorico che comparve la prima volta nel film Godzilla del 1954 diretto da Ishiro Honda e da allora in innumerevoli film giapponesi e poi anche statunitensi, influenzando altri media.

Nella maggior parte delle versioni Godzilla è un Godzillasauro (dinosauro a metà tra un T-Rex e uno stegosauro) mutato dalle radiazioni e cresciuto a dimensioni straordinarie. Il rettile atomico non ha fatto altro che diventare più grande con l’aumentare dei film dei quali è protagonista. Le sue origini sono sempre terrestri, anche se quasi sempre i bombardamenti o test atomici degli umani hanno un ruolo diretto nella sua creazione o nel suo risveglio.

La sua caratterizzazione cambia tantissimo di film in film, passando da mostro terribile che stermina la razza umana a eroe che combatte alieni o mostri antichi suoi pari, oppure una forza della natura incontrollabile né buona né cattiva, ma pericolosa per gli umani.

Invece Cthulhu, comparso la prima volta nel racconto di H.P. Lovecraft “Il richiamo di Cthulhu” pubblicato nel 1928, è il sacerdote dei Grandi Antichi, un pantheon di creature titaniche di origine extraterrestri o extradimensionali. Contrariamente a quanto si crede i Grandi Antichi non sono propriamente delle divinità, quanto degli alieni enormi e potentissimi, ma non quanto i poderosi Dei Esterni, vere e proprie incarnazione di forze extracosmiche.

Da notare è che Lovecraft non puntualizza che Cthulhu sia un Grande Antico, ma specifica soltanto che ne sia il Gran Sacerdote (si suppone il loro capo sulla Terra). In tutte le versioni successive viene ritenuto uno di essi. Il loro pianeta di origine dovrebbe essere Xoth, evidentemente un mondo che non segue le leggi fisiche che conosciamo, siccome la loro presenza sulla Terra è accompagnata da geometrie non euclidee che spaventano e confondono gli umani.

Allo stesso modo i mostri dei film giapponesi non sono creature magiche, si tratta quasi sempre di esseri terrestri e alieni di dimensioni enormi, anche se talvolta sono adorati come divinità.

Godzilla è spesso dipinto come un essere non propriamente malvagio, piuttosto come una forza della natura che non può essere ricondotta al controllo dell’uomo, e spesso prodotta proprio dall’incuria atomica degli umani.
Cthulhu, invece, è un essere pensante, ma del tutto alieno alla mentalità umana e perciò vanamente gli umani possono cercare di comprenderlo. Mentre Godzilla è un essere terrestre per quanto spaventoso, Cthulhu è un elemento del tutto fuori posto in questo contesto e anche solo la sua vista basta a spingere gli umani alla follia.

ZUMAIA – Désordre Mental


istantanee reiterata da istanti di energia.

Three Mirrors Creature’s Flashes of Flesh: online il trailer dell’horror sci-fi italiano | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine il trailer di Three Mirrors Creature’s Flashes of Flesh, esperimento assai ardito e forse più da videoclip di Giuliano Tomassacci. Vi lascio alla visione, interessante ma probabilmente troppo contorta e non in grado di reggere una lunghezza da film.

A seguito di uno shock emotivo, una spregiudicata manager di successo si confronta con il proprio abisso e, pervasa da un uno spirito sensoriale, inizia un viaggio purificatore.

La scelta dell’ibernazione | Fantascienza.com


Ricco numero questo di Delos209, almeno per i miei interessi specifici; segnalo quindi quest’articolo di Roberto Paura sull’ibernazione, sullo stato dell’arte e su quali prospettive potrebbero aprirsi nel prossimo futuro; al momento, va ribadito, la tecnica e la tecnologia usata non hanno permesso il risveglio di nessun ibernato, siamo ancora nel campo delle ipotesi, comunque affascinanti e promettenti.

A oggi in tutto il mondo sono note circa 250 persone ibernate. Dopo Alcor, la seconda istituzione di maggior successo è il Cryonics Institute, nel Michigan, che conserva 103 pazienti ibernati. Non è noto invece quanti siano gli animali domestici sottoposti a conservazione criogenica. Non è difficile capire perché il mercato sia dominato da così poche realtà. Sono infatti necessari protocolli stringenti. L’istituzione che mette a disposizione la tecnologia e la conservazione deve, da parte sua, garantire la possibilità di conservare il corpo – o il cervello – per molto tempo, quanto necessario affinché la scienza si evolva fino a trovare il modo di riportare in vita i propri pazienti. Inoltre, poiché per legge non è possibile effettuare il processo criogenico prima della morte, è necessario attendere la morte biologica e intervenire immediatamente dopo, già al capezzale del defunto, per evitare che si avvii il processo di decomposizione. Il corpo va ibernato quando ancora tutte le funzioni vitali periferiche sono attive, e solo il cuore ha smesso di battere.

Dalla prima fondazione nata con lo scopo di trasformare l’idea fantascientifica dell’ibernazione in realtà, nel 1964 (la già citata Life Extension Society), nel corso degli anni sono nate decine e decine di aziende e istituzioni private, principalmente negli Stati Uniti. La prima persona sottoposta al processo di ibernazione fu James Bedford, professore di psicologia, nel 1967, attualmente conservato in ottimo stato (almeno apparentemente) alla Alcor. Il successo di questa società, che oggi vanta il maggior numero di “pazienti” al mondo, dipende dallo sviluppo di un protocollo medico per la criogenia imitato da tutte le altre aziende nate successivamente, e noto come “standby”, perché avvia le procedure entro un minuto o poco più dalla dichiarazione legale di decesso del paziente. A partire dagli anni ’90, inoltre, Alcor ha iniziato a sperimentare una tecnica nota come “vetrificazione”, che attraverso l’impiego di alcune sostanze impedisce il congelamento vero e proprio, bloccando la formazione di ghiaccio negli organi, e aumenta la viscosità degli agenti criogenici. Dopo alcuni test di successo applicati ai soli cervelli, dal 2005 Alcor ha esteso la tecnica all’intero corpo dei pazienti.

Gli scienziati sono tuttora divisi sull’effettiva possibilità di successo dell’ibernazione. Finora nessuno dei pazienti è mai stato “scongelato”. È ovvio, perché la medicina è ancora lontana dal poter garantire il loro ritorno in vita. Ma è anche vero che, negli ultimi anni, sempre più esperti hanno cominciato a sostenere l’ipotesi criogenica, con l’evolversi delle tecniche di ibernazione e soprattutto con il progredire della ricerca nel campo dell’estensione della speranza di vita umana. Kim Suozzi ha coniato un motto per la sua campagna a favore dell’ibernazione: “Live again or die trying”: vivi di nuovo, o muori provandoci.

Le sette morti di Evelyn Hardcastle, tra Inception e Agatha Christie | Fantascienza.com


Nell’ambito di Delos209, su Fantascienza.com c’è una gustosa segnalazione: Stuart Turton, col suo romanzo di esordio Le sette morti di Evelyn Hardcastle, ha scritto una bella pagina di Fantastico attuale; ecco il resoconto di Raffaele Izzo:

Il romanzo d’esordio di Stuart Turton, descritto come “un misto di Inception e Agatha Christie”, è ambientato in una villa aristocratica decadente in una campagna isolata, in un momento storico-fantastico non meglio specificato. La vicenda inizia con la prospettiva del narratore/protagonista, Aiden Bishop, che non ricorda quale sia la sua identità. È costretto a rivivere lo stesso giorno otto volte di seguito, entrando però ogni volta nel corpo di un diverso personaggio. Solo se riuscirà a trovare chi ha ucciso Evelyn si spezzerà questa maledizione. Evelyn viene uccisa sette volte, sempre alle 11 di sera, durante la festa in suo onore. Questo meccanismo, che ho qui molto sintetizzato, crea non pochi problemi al lettore. Molti non hanno capito le implicazioni del tutto. Innanzitutto il protagonista ad ogni incarnazione vede gli avvenimenti da una prospettiva diversa. Il lettore scoprirà, quindi, sempre dei tasselli che prima erano stati oscurati con sapienti giochi di prospettiva chiusa e aperta. Fin qui si resta nel campo del fantastico ma a sfondo realistico. Il bello arriva quando Aiden incontra le versioni incarnate di sé stesso negli altri corpi, che sono state temporalmente precedenti a quello attuale o successive.

In questo senso, il romanzo è simile a Inception, la pellicola di Christopher Nolan. Il concetto di tempo lineare si sbrindella sotto i nostri occhi.

Certo è che nelle sue scelte Aiden a volte è guidato dai consigli velati e ambigui di un suo sé futuro che conosce già gli eventi, altre volte agisce lui aiutando il suo precedente sé in difficoltà. Se vi sembra complesso è perché lo è. La trama viene ulteriormente complicata da un gran numero di personaggi secondari. Inoltre vi è un essere misterioso che cerca di uccidere lui e gli altri protagonisti. Il nostro protagonista, inoltre, non è da solo, ma in competizione con altri reincarnati che lottano o si alleano con lui per sciogliere il mistero dell’uccisione di Evelyn (alla fine solo chi risolve il mistero per primo può uscire dal loop). Giunge presto in scena e si ritrova fino al finale clamoroso anche una figura ancora più enigmatica, un demiurgo onnisciente e crudele, un possibile emissario di un burattinaio del caos vestito da medico della peste, interamente di nero e con una maschera da uccello. Come in un romanzo di Hercule Poirot, all’inizio del libro vengono offerti ai lettori sia una mappa dettagliata della villa e delle stanze con i rispettivi ospiti che un elenco dei vari personaggi, scritto sotto forma di invito alla festa, per cercare di dare aiuto al lettore.

Alessandro Rolfini

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