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Il signor Diavolo | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a Il signor diavolo, la pellicola di Pupi Avati che da domani sarà nei cinema; è una recensione non troppo bella, ho riflettuto a lungo se metterla o meno, però il senso di completezza di informazione alla fine ha prevalso, anche se una recensione – va detto – è solo un filtro di un utente che, per quanto qualificato possa essere, vede l’opera d’arte attraverso la propria inclinazione. E per come è successo per Suspiria di Guadagnino, che molti lo hanno visto con gli occhi del disastro ma che, per me, è stata una folgorazione, non è detto che ciò non succeda anche per questo lavoro di Pupi Avati, che stimo alla follia. Ne riparleremo; intanto un breve estratto dalla rece.

Il signor Diavolo condivide molto, moltissimo, con La casa delle finestre che ridono. Non solo è un rappresentante di quello caratteristico “gotico padano” a cui si lega Avati, ma le riprese si sono svolte addirittura nello stesso, riconoscibilissimo, paesino di Comacchio. Un vero e proprio tuffo nel passato che cade a metà tra il nostalgico e il cercare rifugio in una comfort zone sospesa nel tempo.

La lettura malinconica dell’opera si palesa sin dai primi attimi: una scena splatter macchiata di sangue fintissimo, un fermo immagine trattenuto troppo a lungo e titoli di testa con un font vecchio di trent’anni. Viene applicato sin da subito il registro linguistico tipico dell’horror anni ‘70, si aprono le danze preparando il terreno per un’“obsolescenza” stilistica che si ripropone uniformemente anche sulla struttura registica e sulla fotografia.

Che si tratti di una scelta deliberata o un’inabilità cronica ad ammodernarsi (inabilità riscontrata peraltro in molti registi di genere, italiani e stranieri), resta il fatto che la pellicola sia flagellata da piccoli difetti che rendono l’esperienza tanto genuina quanto sciatta. La continuità degli oggetti di scena è inconsistente, il montaggio è goffo, lo slow motion viene ricavato “artificiosamente” rallentando la proiezione dei canonici 25 FPS: l’antitesi del perfezionismo su cui si sono elevati Stanley Kubrick e Werner Herzog.

Gli horror non commerciali sono cristallizzazioni di intimità, squarci momentanei nella psiche di un individuo. Il signor Diavolo è in tal senso un’opera molto personale, una panoramica spontanea e onesta su un approccio al cinema che è stato ormai fagocitato dalla storia. Un film immancabile dai fan dell’orrore-passé che verrà accolto con affetto dai cinefili, ma debole sotto ogni aspetto tecnico.

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2 commenti»

  321Clic wrote @

Non ho visto Suspiria perché i remake di questo tipo mi lasciano sempre molto dubbiosa, ma Il signor diavolo non lo è.
Lo vedrò, per la tua stessa opinione su Pupi Avati e per quanto mi è piaciuto La casa dalle finestre che ridono, poi ti dirò.

Piace a 1 persona

  Lankenauta | Il signor Diavolo | HyperHouse wrote @

[…] italiane. È una valutazione che, a priori, mi trova più in linea rispetto a quella apparsa su FantasyMagazine poco tempo fa, ma è qualcosa che ovviamente va valutato in sala, cosa che farò nei prossimi […]

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