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Archivio per agosto 23, 2019

Il fine (non) giustifica…


Complessità strutturate navigano sulle onde caotiche di rinnovamento: il fine non giustifica la distanza dal kernel psichico del Nulla senziente.

Sciamani | ilcantooscuro


Un bel minitrattato di Alessio Brugnoli sugli sciamani, dal punto di vista storico, antropologico e mistico. Un estratto assai significativo:

Esperienze diverse nel Tempo e nello Spazio, accomunate da modalità simili, per diventare Altro e viaggiare nel Trascendente, di solito articolate nelle seguenti fasi

  • trance, stato psichico dal ritmo della musica e da sostanze psicotrope.

  • metamorfosi, in cui lo sciamano si trasforma (durante il viaggio, quindi in sogno) nell’animale che lo protegge e da cui deriva il proprio potere.

  • combattimento (compie durante il viaggio combattimenti contro gli spiriti ed altri sciamani).

  • ritorno (lo sciamano “rientra” dal “viaggio” con la soluzione al problema

E in questo viaggio, lo sciamano è accompagnato da due fedeli compagni: il tamburo e il vestito sacro: come tradizione, per approfondire il tema, lascio la parola a Eliade.

“Qui non pensiamo a compilare una tabella comparativa dei costumi, dei tamburi o di altri strumenti rituali usati dagli stregoni, dai medicine-men e dai sacerdoti di tutto il mondo. La cosa sarebbe piuttosto di pertinenza dell’etnologia, essa interessa solo accessoriamente la storia delle religioni. Comunque noteremo che lo stesso simbolismo da noi accertato nel costume dello sciamano siberiano lo si ritrova altrove. Anche altrove si incontrano le maschere – dalle più semplici alle più elaborate – le pelli e le pellicce di animali e specialmente le piume di uccello, la relazione delle quali col simbolismo ascensionale non ha bisogno di essere ancora sottolineato. S’incontrano anche i bastoni magici, i campanelli e i tamburi, di varie forme. Hoffmann ha opportunamente studiato le somiglianze tra il costume e il tamburo dei sacerdoti bon da un lato e, dall’altro, quelli degli sciamani siberiani. Il costume di questi sacerdoti tibetani comprende, in particolare, delle piume di aquila, un casco con larghi nastri di seta, uno scudo e una lancia. Goloubew già aveva accostato i tamburi di bronzo scavati a Dongson ai tamburi degli sciamani mongoli. Recentemente, Quaritch Wales ha più dettagliatamente precisato la struttura sciamanica dei tamburi di Dongson; egli paragona i personaggi, che vanno in processione con un’acconciatura di piume, della scena rituale rappresentata sul timpano, agli sciamani dei Daiachi marittimi che, adorni di piume, pretendono d’essere uccelli. Quantunque, ai nostri giorni, l’impiego del tamburo da parte dello sciamano indonesiano sia suscettibile di molteplici valorizzazioni, accade talvolta che significhi il viaggio celeste, o che sia considerato come una preparazione dell’ascensione estatica dello sciamano (cfr. qualche esempio in Wales).

Lo stregone dusun indossa qualche ornamento e delle piume sacre quando inizia una cura (Evans); lo sciamano delle Mentawei utilizza un costume cerimoniale comprendente piume d’uccello e campanelli (Loeb); gli stregoni e i guaritori africani si coprono di pelli di bestie selvatiche, di denti e d’ossa d’animali, ecc. (Webster). Benché nell’America del Sud tropicale il costume rituale sia piuttosto raro, ne tengono il posto certi accessori dello sciamano come, ad esempio, la maraca o sonaglio «fatto con una zucca contenente dei granelli o delle pietre e provvista d’un manico». Questo strumento è considerato sacro, e i Tupinamba gli recano pure offerte di nutrimento. Gli sciamani Yaruro eseguono sui loro sonagli «raffigurazioni molto stilizzate delle principali divinità che visitano durante la trance» (Métraux).

Gli sciamani nord-americani hanno un costume cerimoniale notevolmente simbolico: piume d’aquila o d’altri uccelli, una sorta di sonaglio o un tamburello, sacchetti contenenti cristalli di rocca, pietre ed altri oggetti magici, ecc. L’aquila cui si prendono le piume è considerata sacra e, per questa ragione, lasciata in libertà (Park). Il sacchetto con gli accessori non lascia mai lo sciamano; di notte, questi se lo mette sotto il cuscino o sotto il letto. Presso i Tlingit e gli Haida si può anche parlare di un vero costume cerimoniale (una veste, una coperta, un cappello, ecc.) che lo sciamano si confeziona secondo le indicazioni del suo spirito protettore (Swanton). Presso gli Apache, oltre le piume d’aquila, lo sciamano possiede un rombo, una corda magica (che lo’ rende invulnerabile e gli permette anche di prevedere gli avvenimenti futuri, ecc.) ed un cappello rituale. Altrove, come presso i Sanpoil e i Nespelem, la potenza magica del costume si riduce in una pezza rossa che si lega intorno al braccio (Park). Le piume d’aquila si ritrovano presso tutte le tribù nord-americane (Park). Del resto, attaccate a dei bastoni, sono impiegate nelle cerimonie d’iniziazione (per es., presso i Maidu nord-orientali), e questi bastoni si pongono sulle tombe degli sciamani (Park). È un segno che indica la direzione che prende l’anima del trapassato.

In America del Nord, come nella maggior parte delle altre aree, lo sciamano impiega un tamburello o un sonaglio. Là dove il tamburo cerimoniale manca, è rimpiazzato dal gong o dalla conchiglia (specialmente a Ceylon, nell’Asia meridionale, in Cina, ecc.) Ma si è sempre di fronte a uno strumento capace di stabilire, in un modo o nell’altro, il contatto col «mondo degli spiriti». Questa espressione va intesa nel suo senso più ampio, che include non solo gli dei, gli spiriti ed i demoni, ma anche le anime degli antenati, i morti, gli animali mitici. Questo contatto col mondo sovrasensibile implica necessariamente una concentrazione preliminare facilitata dall’inserimento dello sciamano o del mago nel suo costume cerimoniale, ed accelerata dalla musica rituale.

Lo stesso simbolismo del costume sacro è sopravvissuto in seno alle religioni più evolute: si possono ricordare le pellicce di lupo o di orso in Cina, le piume di uccello dei profeti irlandesi, ecc. Il simbolismo macrocosmico lo si ritrova nelle paramenti dei sacerdoti e dei sovrani dell’antico Oriente. Questo insieme di fatti s’inquadra in una legge ben nota nella storia delle religioni: si diviene ciò che si mostra. Coloro che portano le maschere sono realmente gli antenati mitici figurati da queste maschere. Ma lo stesso effetto – cioè il totale trasformarsi dell’individuo in qualcosa di altro – bisogna attenderselo anche dai vari segni e dai vari simboli che talvolta sono appena accennati sul costume o direttamente sul corpo: si fa proprio il potere del volo magico portando una più ma d’aquila e perfino un disegno fortemente stilizzato di tale più ma, e così di seguito. L’uso dei tamburi e di altri strumenti di musica magica non è però limitato esclusivamente alle sedute. Molti sciamani battono il tamburo e cantano anche per il solo loro piacere, senza che tuttavia vi sia differenza quanto a ciò che a tali azioni si lega: salire in Cielo o discendere agli Inferni per visitarvi i morti. Questa «autonomia» che finisce con l’investire gli strumenti della musica magico-religiosa conduce alla formazione di una musica che, pur non essendo ancora «profana», è però più libera e più imaginata. Lo stesso fenomeno si verifica nei riguardi dei canti sciamanici che descrivono i viaggi estatici in Cielo e le perigliose discese agli Inferni. Dopo un certo tempo questo genere di avventure passa nel folklore dei corrispondenti popoli e va ad arricchire la letteratura orale popolare di nuovi temi e di nuovi personaggi”.

La sperimentazione di un sollievo – so human…


La confessione di un atto orrendo si fonda sulle convinzioni di un rilascio di responsabilità, costrizioni che possono essere allentate e quindi meritevoli di essere sperimentate.

Di questi tempi


Provo a delimitare le parole con fatti strani, ironie scelte da un ammasso informe di nulla che sfora le preferenze istantanee di un ingannevole istinto. Tutto appare infondato.

Lankenauta | Figli di un io minore. Dalla società aperta alla società ottusa.


Su Lankenauta la recensione a Figli di un io minore, saggio di Paolo Ercolani che esplora il mondo tecnologico e svuotato dal senso del Profitto dell’Iperliberismo attuale. Un estratto:

Il nostro tempo è segnato da una rivoluzione di portata epocale: la transizione dalla società aperta a una società ottusa, ovvero estranea alla ragione. Stupida, insomma. Che non tiene conto di quanto è essenziale all’uomo, ma si basa sui valori impersonali del profitto economico e del progresso tecnologico. Quindi, disumana (inumana, direi – ndr).
La nostra epoca è segnata dal culto dell’ignoranza: movimenti no vax, terrapiattisti, complottisti che negano l’allunaggio… derive ideologiche che raccolgono consensi sempre più estesi e che si basano su dati acquisiti su Internet, ossia estrapolati da quell’opulenza informativa non filtrata, che mai può sopperire allo studio e alla fatica del ragionare.

Nel libro Figli di un io minore (Marsilio), Paolo Ercolani analizza il meccanismo ottundente del nostro tempo, ponendo l’accento sull’uomo contemporaneo, l’uomo che ha sostituito il pensiero con lo schermo della finzione virtuale, o per meglio dire: l’uomo senza pensiero.
Plasmato dalla forza di banalizzazione delle nuove tecnologie, l’uomo del nostro tempo ha perso la capacità di elaborare quanto vede, si è sottomesso agli obiettivi di un sistema tecnico-finanziario che afferma abitudini (selfie, post, condivisioni…) a cui è chiamato a omologarsi. È diventato, in definitiva, un accessorio della tecnologia.
La Rete lo mette in comunicazione con l’intero globo, nel momento stesso in cui lo inchioda alla solitudine della sua stanza. Confinato in una “solitudine comunicante”, l’uomo senza pensiero è compulsivamente intrattenuto, sempre più distratto dalla riflessione sulla condizione umana. Investito a una velocità inaudita da un profluvio di informazioni infondate e superficiali, si illude di sapere tutto e si sente legittimato a intervenire su ogni argomento, fino a contestare teorie scientifiche, scagliandosi contro scienziati e giornalisti, che accusa di essere al servizio dei poteri forti. Si convince così delle cose più impensate e si batte per esse, mosso da incompetenza pari solo al suo furore ideologico. Di fatto, il web lo sospinge in una bolla in cui circolano perlopiù le idee che già lo trovano consenziente. Ed è in questa bolla che si coltiva l’ignoranza, il pregiudizio, l’aggressività verso ogni opinione difforme.

In Rete l’essere umano sbraita, si sfoga, inveisce, si abbrutisce, si indebolisce cognitivamente ed emotivamente, cessa di conoscere e approfondire, smarrisce le più elementari regole dell’educazione”.

Alessandro Rolfini

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