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Archivio per settembre 26, 2019

Non viviamo nel tempo, ma in “cronosfere” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un trattato complesso e articolato, sull’orlo della Filosofia, delle scienze esoteriche e della Fisica Relativistica, senza dimenticare la Precessione degli Equinozi, in cui si disquisisce sulle caratteristiche e qualità del Tempo, in relazione allo Spazio e alle nostre percezioni. Un estratto:

Il cono luce è uno schema semplificato per darci l’idea del tempo che scorre. Come tante clessidre comunicanti, i granelli di sabbia scorrono dal futuro (il cono in alto) al passato (il cono in basso), ma soltanto alcuni di loro passeranno per una determinata bocca. Tutti gli altri dovranno cadere attraverso altre bocche vicine, quindi non saranno correlati con i granelli caduti nelle altre bocche. Ogni granello è un evento, e nel momento in cui passa per la sua bocca, si realizza nel suo presente. Tutti i granelli che sono passati o passeranno per la bocca formano una serie temporale causale di eventi legati dalla “linea del mondo”, che ne segna l’evoluzione nello spaziotempo.

Il cono luce è un’immagine che ci aiuta a visualizzare il tempo, ma nello spazio va considerata tridimensionalmente. Le sue sezioni circolari sono onde di luce sferiche concentriche (la luce si propaga in tutte le direzioni) che si succedono per irraggiamento creando un ordine temporale. Ogni sfera di luce è la scena di un preciso istante, e la loro successione concentrica disegna la linea temporale e la posizione nello spazio di quel particolare evento, simile ad un rosario di perle.

Successione degli eventi lungo la linea del mondo. I punti sono eventi, la linea tratteggiata è la traiettoria dello spaziotempo dell’osservatore al centro. Più la linea è vicina al bordo del cono, più l’osservatore accelera alla velocità della luce.

Ogni corpo vive immerso nel tempo per il semplice fatto che ha massa. Con la teoria della relatività generale, Einstein comprende che la massa di un corpo curva lo spaziotempo attorno a sé, e questa curvatura è il campo gravitazionale. La luce viene curvata e trattenuta se passa vicino a un pianeta, un buco nero o un ammasso di galassie, e quindi lo stesso vale per il tempo. La gravità dilata il tempo. Si tratta della cronosfera graduale di quel corpo celeste, per cui più intensa è la curvatura, più il tempo viene rallentato, finché nel caso dell’orizzonte degli eventi di un corpo iper-massiccio come un buco nero, si ferma rispetto all’esterno.

Se con un’astronave circumnavigassimo il campo gravitazionale di un buco nero rotante, senza cadere nell’orizzonte degli eventi, un osservatore da fuori ci vedrebbe rallentati, e per noi il tempo scorrerebbe normalmente, anche se staremmo invecchiando di meno. Inoltre, se un campo gravitazionale è più forte di un altro, guadagneremmo tempo rispetto a quest’ultimo. Come ricorda Roberto Trotta, se visitassimo il Sole, guadagneremmo 66 secondi all’anno rispetto alla Terra, e come nel film Interstellar, potremmo in teoria spendere un’ora nel campo gravitazionale di un buco nero e scoprire che sulla Terra sono trascorsi sette anni, anche se in pratica verremmo schiacciati dalla gravità.

Postumanità da esportazione


Le perversioni di un sistema endemico sono accasciate su un ripiano asfittico, in attesa dell’enfiato da decubito che esporrà il discreto alle molli consuetudini della bassa postumanità da esportazione.

Esperienze dell’Oltre


Favole abbandonate su ricordi esterni al Nulla senziente, affinché gli abissi si strutturino come esperienze psichiche dell’Oltre.

PINK FLOYD: “THE LATER YEARS 1987 – 2019” – L’INTERVISTA AL DIRETTORE CREATIVO AUBREY ‘Po’ POWELL | PINK FLOYD ITALIA


Bella intervista su PinkFloydItalia, che coinvolge aspetti non troppo conosciuti dei Floyd, ad Aubrey “Po” Powell, in occasione del lancio del cofanetto The laters years 1987-2019, che contiene materiale anche in un certo senso inedito che la band ha realizzato dal 1987 in poi senza l’apporto di Roger Waters, elemento che fino ad allora era stato fondamentale per la loro creatività. Apparentemente, parliamo di qualcosa di minore, ma in realtà non è così: i musicisti superstiti seppero creare atmosfere certo di un tipo forse leggermente diverso dal passato, ma comunque di enorme suggestione; forse non evocavano paesaggi così paranoici, ma è qualcosa di tuttora certamente valido.
Powell, una delle menti di Hypgnosis, lo studio grafico che ha creato la quasi totalità delle copertine dei Floyd, racconta il suo lavoro di valorizzazione, collaziono e selezione di materiale edito e inedito che è confluito, anche, nella mostra Their mortal remains, ancora itinerante per i musei europei, in cui memorabilia e una quantità immane di notizie, curiosità e reperti si sommano in un costrutto creativo ancora stupefacente, unico, in grado di dare la vastissima dimensione surreale di cui l’arte dei Pink Floyd si è nutrita e continua e vivere.

Un estratto dell’intervista:

Una delle cose è che ho suggerito di fare una mostra dei Pink Floyd, che era al V&A, Their Mortal Remains. Sono stato direttore creativo per questo ed è stato così interessante, sono stati tre anni della mia vita a mettere tutto insieme e ha avuto un enorme successo. E ho sentito che in realtà, ricollegandomi ai Pink Floyd in quel modo, avevo fatto un buon lavoro per loro e per me. Mi è piaciuto e mi piace ancora lavorare con loro, è molto divertente.

Non sei stato coinvolto inizialmente per l’anniversario di The Division Bell?

Beh, sì, c’erano varie cose. E penso che l’altra cosa che ha cementato l’accordo, in un certo senso, sono state le mie relazioni con David Gilmour e Roger Waters. Penso che sia abbastanza noto che non vanno esattamente d’accordo, e poiché li conosco tutti da quando avevo 15 anni, in qualche modo sono stato in grado di passare dall’uno all’altro e discutere idee e aiutare con diplomazia nel tentativo di ricollegare elementi dei Pink Floyd che potrebbero andare avanti. La mostra è stata un perfetto esempio di ciò, ottenendo l’approvazione da parte di tutti e tre i membri di Pink Floyd, e senza di ciò, non sarebbe mai successo. Quindi mi sono trovato in una posizione costruttiva oltre che creativa. Ha funzionato piuttosto bene per tutti noi, immagino.

Qual è stato il tuo coinvolgimento con il cofanetto The Later Years?

Coinvolgimento totale, fin dall’inizio. È il mio lavoro. In precedenza avevamo realizzato un cofanetto chiamato The Early Years. Quindi l’idea era un’altra su quegli anni successivi, che sono principalmente album come A Momentary Lapse of Reason, The Division Bell, the Pulse tours, tutto quel genere di cose. E c’era un sacco di materiale inedito in precedenza, roba che non è mai stata ascoltata, materiale per le prove, film che non sono stati pubblicati da nessuna parte, che nessuno ha mai visto prima. Quando ti viene presentato un menu di cose e qualcuno dice “OK, dobbiamo avere un’idea di come esattamente questo viene compilato e messo insieme”, è esattamente quello che mi piace di più “. La prima cosa che dovevamo fare era trovare un’idea per la copertina dell’album. Ora, come direttore creativo, quello che mi piace fare non è fare tutto da solo, perché penso che ci siano così tante altre persone di talento là fuori con contributi da dare. Quindi quello che faccio con i Pink Floyd in questi giorni, e quello che ho fatto dal 2013, è andare da persone che penso siano aspiranti o interessanti e dire “OK, ecco un progetto, ti viene in mente un’idea”. Una di quelle persone era Michael Johnson, dello studio di design di Johnson Banks, e hanno inventato un sacco di proposte interessanti.

Quindi proponi il meglio di questi alla band da solo?

Li ho mostrati a David Gilmour e Nick Mason singolarmente ed entrambi hanno concordato qualcosa, che era la cosa che volevo davvero. È questo paesaggio con dentro un bambino piccolo e la piegatura dei lampioni mentre il bambino cammina lungo la strada. È leggermente fantascientifico e ultraterreno, e suppongo sia una metafora del potere, che è ciò di cui parlano i Pink Floyd. E penso che il simbolo di un bambino piccolo che cammina in lontananza in un paesaggio straordinario sia anche qualcosa a che fare con questa idea degli anni successivi, perché tutti noi – e includo me e Pink Floyd in questo – siamo tutti coinvolti gli anni autunnali delle nostre vite, quindi è stata una metafora importante da realizzare, visivamente, penso.

Come una specie di “cavalcata verso il tramonto”?

Beh, non esattamente, si chiama The Later Years ma sono sicuro che David e Nick andranno avanti. Nick è là fuori con la sua band Saucerful of Secrets in questo momento, David ha ancora un sacco di canzoni sotto la cintura e sono sicuro che ci saranno altre cose a venire. Se guardi The Division Bell, penso che sia stato l’album più venduto per i Pink Floyd da Dark Side of the Moon. Quando Roger Waters lasciò nel 1987 un nuovo ciclo dei Pink Floyd emerse da quello, che ha avuto un successo fenomenale, quindi penso che fosse importante giustificare quel periodo di tempo. Ci sono state tre specie di epoche di Pink Floyd, una con Syd Barrett, una quando David Gilmour si è unito e poi la parte successiva con solo Nick e David. Quindi penso che sia stato importante celebrare questi grandi album che David e Nick hanno realizzato insieme, ed è quello che abbiamo fatto con il cofanetto.

Mario Gazzola collaboratore di Wonderland, RAI 4


Riporto integralmente il comunicato stampa di Wonderland, il programma culturale di Rai 4 dedicato al Fantastico e al Crime. La notizia saliente, oltre alla ripresa delle trasmissioni, è che nella crew del programma figura ora anche Mario Gazzola, un amico prima di tutto e un connettivista – che nelle nostre visioni sono due caratteristiche imprescindibili. A presto, quindi, dal primo ottobre, sugli schermi di Rai 4.

Il programma inizia dalla risata perfida e isterica del Joker, protagonista della prima puntata. Wonderland ha infatti incontrato Joaquin Phoenix e Todd Phillips, freschi trionfatori con Joker alla 76^ Mostra del Cinema di Venezia, che hanno raccontato il loro originale approccio al celebre supercriminale dei fumetti DC Comics.

Nella nuova stagione di Wonderland tornano le copertine dedicate all’immaginario cult e pop. La novità “cult” della settimana è Missions, la serie fantascientifica di produzione francese che immagina le coraggiose gesta di un team di astronauti bloccati durante la prima missione umana su Marte. La serie andrà in onda in prima visione assoluta dal 6 ottobre, ogni domenica alle 15:45, su Rai4.

Sul versante “pop”, Wonderland vi racconta GreedFall, videogame in motion capture che rilegge la colonizzazione americana da parte delle potenze europee in chiave fantasy. Le due categorie “pop” e “cult” caratterizzano anche la Wonder Parade, la classifica che chiude ogni puntata segnalando i dieci titoli top della settimana.

Torna la rubrica Sound Invaders, dedicata ai rapporti tra musica, cinema e tv, che in questa stagione acquista la collaborazione dello scrittore e blogger Mario Gazzola.

Sound Invaders si alternerà settimanalmente con la nuova rubrica Short Tales, dedicata ai più interessanti cortometraggi di genere.

In questa prima settimana, si inaugura la nuova rubrica Gotico catodico, racconto a puntate dei più celebri e curiosi sceneggiati Rai di genere gotico e giallo-magico, prodotti tra anni ’60 e anni ‘80. La rubrica si alternerà con Stranger Than Fiction, il racconto immaginifico di Wonderland di improbabili (ma non impossibili) progetti cinematografici e televisivi.

Un’ultima novità di questa stagione del magazine è Amazing News, una rubrica che incontreremo durante le prossime settimane in cui sono presentate le più fantascientifiche notizie dal mondo della scienza e della tecnologia.

Wonderland è un programma di Leopoldo Santovincenzo, Carlo Modesti Pauer, Andrea Fornasiero ed Enrico Platania, con la collaborazione di Alessandro Rotili. Produttore esecutivo Sabrina La Croix, regia di Giuseppe Bucchi e Gabriella Squillace.

 

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