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Archivio per ottobre 3, 2019

Tolkien: Light and Shadow (Tolkien: la Luce e l’Ombra), di AA.VV – Curatela e traduzione di Giovanni Agnoloni | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria è lieta di presentarvi – non senza un pizzico d’orgoglio – Tolkien: Light and Shadow un’opera saggistica che indaga il metamondo letterario creato da J. R. R. Tolkien, attraverso le principali opere come Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit e Il Silmarillion, con la curatela di Giovanni Agnoloni. Dieci saggisti internazionali s’interrogano sui momenti cruciali e fondanti della poetica tolkeniana, estrapolandone gli aspetti più significativi del Professore di Oxford, spesso trascurati dall’esegesi mondiale.

L’edizione è disponibile in versione bilingue italiano e inglese, in formato cartaceo e digitale. Le traduzioni sono a cura di Giovanni Agnoloni, la copertina è di Giorgio Agnoloni.

Sinossi

Luce e Ombra sono i temi alla base di questa monumentale opera, intesi non come assoluti ma possibili manifestazioni del reale, e sono concetti utilizzati per riferirsi alla complessità emotiva sollecitata dalla lettura delle opere di Tolkien. Dove l’una (l’Ombra) si lega maggiormente all’idea di Paura, l’altra (la Luce) rappresenta il riflesso di quel divino che da sempre è stato fonte di ispirazione per l’intera opera del Professore di Oxford, pur non dichiarandosi mai esplicitamente.

Roberto Arduini, nel suo contributo Lo Hobbit: stilemi fiabeschi dell’opposizione tra luce e ombra, parte dal presupposto che Tolkien si era messo alla ricerca di un mito integralmente inglese, scartando leggende ’importate’ come il ciclo di re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda e analizzando i più grandi maestri in questo campo, da Chaucer a Milton, da Shakespeare a Morris. Arriva così a sottolineare come ne Lo Hobbit, storia pensata per bambini, l’opposizione tra Luce e Ombra svolga un ruolo estremamente importante. Il Professore era infatti convinto che esistesse un legame profondo tra i bambini e le fiabe.

Patrick Curry, in L’incantesimo in Tolkien e nella Terra di Mezzo, effettua una disamina degli aspetti salienti del tema dell’incantesimo, strettamente legato alla natura elfica e centrale nell’arte subcreativa tolkieniana, colta nella sua dialettica energetica di fondo, che racchiude Luce ed Ombra. Si apre così a considerazioni di ordine filosofico e spirituale, con riferimenti non solo al cristianesimo, ma anche al buddhismo.

Colin Duriez, in Forze demoniache e immagini del male in Tolkien, tratta il tema del rapporto tra Bene e Male nel Legendarium tolkieniano, effettuando un confronto tra la visione manichea (dualistica) dello stesso e quella d’impostazione agostiniana, per cui il Male non ha una sostanza in sé, ma è la perversione del Bene. Effettua così anche dei confronti con altri autori fantastici, tra cui gli Inklings C. S. Lewis e Charles Williams, e l’autrice della serie di Harry Potter, J. K. Rowling.

John Garth, con il suo Visioni di guerra nelle Paludi Morte, offre una penetrante trattazione della genesi del capitolo del Signore degli Anelli che descrive l’attraversamento delle Paludi Morte da parte di Frodo, Sam e Gollum, e individua la radice dei suoi desolanti scenari nei ricordi delle esperienze vissute da Tolkien durante la Prima Guerra Mondiale.

Gino Scatasta, in Tolkien, nostro contemporaneo? Un esperimento di ’mooreeffochismo’, affronta il problema della dialettica tra Luce e Ombra in Tolkien come un aspetto del tema più ampio della sua contemporaneità. Analizza la questione dal punto di vista dei valori toccati dalle opere del Professore e della loro permanenza o tendenza evolutiva nel tempo, anche alla luce di un confronto con altri importanti autori classici e contemporanei.

Il contributo di Guglielmo Spirito (La ’Luce della Santità’: il potere curativo della narrativa tolkieniana) consiste in una trattazione delle radici cristiane del tema della Luce e dell’Ombra nel pensiero di Tolkien. Contiene molteplici riferimenti alla tradizione mistica del cristianesimo occidentale e orientale, che offrono chiarimenti esemplari rispetto al sostrato fideistico che anima e percorre l’intero Legendarium tolkieniano.

Michaël Devaux, in “L’Ombra della Morte” in Tolkien, svolge un’analisi approfondita del problema della morte e della paura della morte nelle razze elfica ed umana, in relazione ai temi della mortalità degli uomini (destinati a uscire dai confini del mondo, appunto morendo) e dell’immortalità degli elfi (legati però al destino di Arda).

Thomas Honegger, con Più Luce che Ombra? Approcci junghiani a Tolkien e all’immagine archetipica dell’Ombra, compie un’operazione di scavo psicologico nei personaggi tolkieniani alla luce dei concetti di fondo della psicologia junghiana, passando in rassegna gli studi letterari che fino ad oggi hanno privilegiato questo tipo di analisi. L’Ombra, in quest’ottica, è il fondamentale archetipo junghiano, laddove la Luce emerge come quella del riconquistato Sé.

Michael D C. Drout, in Luce e Ombra, Trionfo e Caduta nella lettura del Silmarillion, fotografa l’ombra del dolore e la luce di un conforto che nasce sua accettazione, lenita dalla nostalgia, nelle pagine del Silmarillion, prendendo spunto dalla sua personale vicenda biografica di bambino, quando, all’età di nove anni e nel bel mezzo di una terribile tempesta di neve, si trovò, per un gradito regalo di Natale, a scoprire per la prima volta il magnum opus di Tolkien, che era stato pubblicato solo l’anno prima.

Infine, il saggio di Giovanni Agnoloni, Tolkien. L’Ombra della Paura e la Luce del Desiderio, analizza i due poli dell’oscuro e del luminoso in chiave psicologico-energetica. Alla luce di considerazioni di stampo junghiano, che trovano riscontro nelle tradizioni mistiche occidentali e orientali, il tema dell’Ombra si può ricondurre all’(eccesso di) attività razionale, laddove la luce (del Sé) tende ad emergere dove riesce a operare l’intuito, voce dei desideri più profondi, in cui si esprime l’identità individuale. Ce lo dimostra uno studio comparato di alcuni personaggi del Professore.

Simone Bonechi, membro dell’“Associazione Italiana Studi Tolkieniani”, ha fornito preziosi chiarimenti filologici concernenti le edizioni del saggio di Tolkien “Sulle fiabe”.

Estratto

Dall’introduzione:

Nello scrivere un pezzo di presentazione di questa raccolta di saggi di dieci autori di diverse nazionalità, formazioni e percorsi di vita, mi rendo conto di scendere come non mai a fondo nel magma sempre vivo di concetti, percezioni e rivelazioni a cui le opere di J. R. R. Tolkien ci rimandano. In quest’antologia compariranno scritti figli di approcci ora più accademici, ora più filosofico-spirituali o personali. Sono da sempre convinto, infatti, che le opere del Professore di Oxford consentano una molteplicità di chiavi di lettura, da quelle più strettamente filologico-letterarie a quelle di natura in senso lato riflessiva, ma più specificamente contemplativa e meditativa.
Esisteva ed esiste, tuttavia, un centro comune sul quale concentrarsi per impostare una riflessione a più voci sul tema della letteratura tolkieniana. Meglio ancora, forse ne esistono diversi, ma uno è, in particolare, quello che mi ha sempre affascinato, perché sembra echeggiare le energie intime e profonde che stanno alla radice della vita, e che fin dall’inizio del suo manifestarsi si propagano nel cosmo. Sto parlando della Luce e dell’Ombra.

La quarta

Una raccolta di saggi scritti da dieci studiosi internazionali del Legendarium di J. R. R. Tolkien, focalizzata su Luce e Ombra. Tali fili conduttori della sua produzione letteraria sono qui presi in esame come temi universali da interpretarsi in molti sensi diversi – etico, filosofico, psicologico, spirituale, storico e biografico – con ulteriori approfondimenti sulle loro innumerevoli sfumature. Le principali opere del Professore (su tutte, Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli e Il Silmarillion) vengono esaminate nei loro molteplici aspetti, in rapporto agli eventi della sua vita e tenendo presente la sua opinione, attraverso l’epistolario e il suo saggio Sulle fiabe. Grazie a queste penetranti e coinvolgenti riflessioni, emerge una vasta gamma di punti di vista sul suo intero opus, a conferma della sua altissima rilevanza per la storia della Letteratura, con l’ulteriore ricchezza offerta da alcune nuove intuizioni sullo spirito delle sue creazioni.

Gli autori

Roberto Arduini, giornalista de “L’Unità” e presidente dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, è membro del Comitato Scientifico della collana Tolkien e Dintorni della casa editrice Marietti 1820. È co-autore e co-curatore di: Il Kalevala. Poema nazionale finnico, nella traduzione di Paolo Emilio Pavolini (Il Cerchio, 2007), La trasmissione del pensiero e la numerazione degli Elfi (Marietti, 2008), La Falce spezzata. Morte e immortalità in J. R. R. Tolkien (Marietti, 2009), La biblioteca di Bilbo. Percorsi di lettura tolkieniani nei libri per ragazzi (Effatà, 2011), Tolkien e la Filosofia (Marietti, 2011) e C’era una volta… Lo Hobbit (Marietti, 2012). È della postfazione di Tom Shippey ne Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm di J. R. R. Tolkien, curata da Wu Ming 4 (Bompiani, 2010). Autore di articoli accademici in materia di studi tolkieniani, ospitati su varie riviste scientifiche, ha anche visto due dei libri da lui curati tradotti in inglese da Walking Tree Publishers. Tiene abitualmente conferenze in Italia e all’estero.

Patrick Curry vive a Londra. È l’autore di Defending Middle-Earth: Tolkien, Myth and Modernity, edizione riveduta (Houghton Mifflin, 2004), tradotto recentemente in italiano col titolo Tolkien, mito e modernità. In difesa della Terra di Mezzo, di Paolo Palmieri (Bompiani, 2019). È anche autore di numerosi articoli e saggi che sono raccolti in Deep Roots in a Time of Frost: Essays on Tolkien (Walking Tree Books, 2014). Tra gli altri suoi libri, Ecological Ethics: An Introduction, edizione riveduta (Polity Press, 2017) e Enchantment: Wonder in the Modern World (Floris Books, in uscita nel 2019), ed è curatore di una rivista online: The Ecological Citizen (http://ecologicalcitizen.net). Maggiori informazioni possono trovarsi sul suo sito: http://www.patrickcurry.co.uk.

Michaël Devaux, titolare di una borsa della Fondazione Thiers (C.N.R.S. – Académie des sciences morales et politiques, 2000-2003), si è addottorato in Metafisica all’Université Paris IV – Sorbonne (2004). Insegna Filosofia dal 2007 presso l ’Université de Caen Normandie, e letteratura tolkieniana a Parigi (presso il Collège des Bernardins). Su Tolkien, ha coordinato diverse pubblicazioni (negli anni 2001, 2003, 2011, 2014), pubblicato circa venti articoli e curato testi del Professore sul tema della reincarnazione degli Elfi.

Michael D.C. Drout è Professore di Inglese e Direttore del “Center for the Study of the Medieval” al Wheaton College, in Massachusetts. È autore di How Tradition Works, Tradition and Influence in Anglo-Saxon Literature, Drout’s Quick and Easy Old English, e How to Think: the Liberal Arts and their Enduring Value, e inoltre co-autore di Beowulf Unlocked: New Evidence from Lexomic Analysis. Ha curato l’opera di J. R. R. Tolkien Beowulf and the Critics e la J. R. R. Tolkien Encyclopedia, e co-curato Transitional States: Cultural Change, Tradition and Memory in Medieval England. È uno dei co-curatori della rivista Tolkien Studies.

Colin Duriez è uno scrittore, curatore e ricercatore britannico, e ha pubblicato riversi libri su J. R. R. Tolkien e autori a lui ‘vicini’ come C.S. Lewis e gli altri membri degli Inklings e J.K. Rowling. Sta anche lavorando a una biografia su Dorothy L. Sayers. Ha tenuto conferenze su questi scrittori e sulle tematiche del fantastico in molti paesi tra cui Italia, Spagna, Grecia, Finlandia, Polonia, Regno Unito, Stati Uniti e Canada. È stato intervistato molte volte ed è apparso in documentari radiofonici e televisivi, tra cui quello sulla vita e il pensiero di J. R. R. Tolkien, incluso nella versione estesa del DVD della trilogia del Signore degli Anelli di Peter Jackson. È da lungo tempo membro della “Tolkien Society”. I suoi libri sono stati tradotti in circa diciotto lingue, tra cui mandarino, italiano, giapponese e turco.

John Garth è autore di Tolkien and the Great War (disponibile in italiano come Tolkien e la Grande Guerra, Marietti, 2007) e del volume in prossima uscita Tolkien’s Worlds. Ha vinto il “British Tolkien Society’s Outstanding Contribution Award” e la “Mythopoeic Scholarship Award”; tiene regolarmente conferenze, insegna e scrive su Tolkien. È inoltre autore di un breve testo illustrato, Tolkien at Exeter College, e ha contribuito con alcuni capitoli al libro di Catherine McIlwaine’s Tolkien: Maker of Middle-earth e al Blackwell Companion to J. R. R. Tolkien. Tra i progetti in atto, un altro libro sulla vita creativa di Tolkien nel contesto del suo tempo, iniziato durante una residenza presso il Black Mountain Institute, in Nevada. Attualmente scrittore freelance, Garth è stato lettore di Inglese a Oxford e ha lavorato per molti anni al “London Evening Standard”.

Thomas Honegger si è addottorato presso l’Università di Zurigo, dove poi ha insegnato Inglese Antico e Medio. È, dal 2002, Professore di Studi Medievali Inglesi alla Friedrich-Schiller-University di Jena (Germania). La sua pagina internet accademica è: http://www.iaa.uni-jena.de/Institut/Mitarbeiter%2Ainnen/Honegger_+Thomas-p-228.html/. La sua e-mail è: Tm.honegger@uni-jena.de.

Gino Scatasta insegna Letteratura Inglese e Culture Mediali Anglofone presso l’Università di Bologna. Si è occupato di letteratura irlandese, in particolare di William Butler Yeats (Il teatro di Yeats e il nazionalismo irlandese, 1996) di cui ha curato l’edizione italiana di Per Amica Silentia Lunae (2009) e di Purgatory (1999), oltre che di letteratura vittoriana, in particolare di Charles Dickens (The Inventions of Charles Dickens. Riletture, revisioni e riscritture, 2014). Il suo lavoro più recente è Fitzrovia o la Bohème a Londra (2018), sulla scena bohémien londinese dal 1850 al 1950. Si occupa inoltre della cultura pop inglese degli anni Sessanta del XX secolo.

Guglielmo Spirito è un frate francescano conventuale, e vive e lavora ad Assisi. È nato a Buenos Aires nel 1958 e ha studiato Filosofia ed Egittologia prima di entrare nell’ordine fondato da San Francesco. A Roma ha ottenuto la Laurea (Licenza) in Teologia Pastorale Sanitaria presso il Camillianum e il Dottorato in Teologia (PhD) con specializzazione in Spiritualità presso l’Antonianum. È professore presso l’Istituto Teologico di Assisi, la Facoltà Pontifica di Sn Bonaventura Seraphicum e l’Università Pontificia Antonianum a Roma. Ha tenuto corsi e conferenze in Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Polonia, Russia e Canada. Su Tolkien, ha pubblicato saggi, articoli e libri, alcuni in italiano ma prevalentemente in inglese, pubblicati su Hither Shore e con Walking Tree Publishers.

Giovanni Agnoloni è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore di tre saggi sull’opera di J. R. R. Tolkien (Letteratura del fantastico. I giardini di Lorien, Nuova Letteratura fantasy e Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori) e di una serie di romanzi distopici sul tema del crollo di internet (Sentieri di notte, Partita di anime, La casa degli anonimi e L’ultimo angolo di mondo finito), parzialmente pubblicata pure in spagnolo e in polacco, negli ultimi anni si è dedicato alla narrativa d’impronta psicologica, anche legata al tema del viaggio, e alla poesia. Ha tradotto romanzi di autori di livello internazionale come Amir Valle, Peter Straub e Daniela Sacerdoti, numerosi saggi storici e a uno relativo a Tolkien, La saggezza della Contea di Noble Smith, oltre a co-tradurre (con Marino Magliani) una raccolta di studi su Roberto Bolaño. È stato ospite di numerosi festival e residenze letterarie in Europa, e ha tenuto conferenze e reading anche negli Stati Uniti. Il suo sito è http://www.giovanniagnoloni.com.

La collana V.

La collana V. è lo spazio speciale che la Kipple Officina Libraria riserva alle opere particolarissime, frutto di scelte editoriali che attraversano gli estesi confini dell’immaginazione, laddove non esiste classificazione e la fantasia corre sfrenata senza nessun limite o condizionamento.

AA.VV | Tolkien. Light and Shadow (Tolkien: la Luce e l’Ombra)

Curatela e traduzione di Giovanni Agnoloni
Copertina di Giorgio Agnoloni

Kipple Officina Libraria
Collana V. (Vol.7) — Formato ePub e Mobi — Pag. 261 – € 6.99 — ISBN vers. Italiana 978-88-32179-08-8 – vers. English 978-88-32179-07-1
Formato cartaceo — Pag. 448 – € 25.00 — ISBN 978-88-32179-68-4

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Abissi di nulla


Soppesi la distanza siderale che divide te dalle estensioni psichiche non incarnate, e sei lì a chiederti continuamente cosa ci faccia, tu, in quest’abisso di nulla.

Autoindulgenza che non percepisci


Mostrano i simboli degli archetipi e ne istruiscono le aspettative che tu avrai, un codice autoindulgente di cui non riuscirai mai a ricostruirne tutte le fattezze.

Necronauti, quasi un The Expanse con astronauti morti | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione della prima parte di La corporazione dei Necronauti, una saga SF ambientata nel Sistema Solare e scritta da Maico Morellini. Il volume, cartaceo e digitale, è in uscita per DelosDigital; conoscendo l’autore, non faccio fatica a pensare che il tutto sia di una bellezza estrema, un’altra opera in coda di lettura sul mio comodino…

Dall’arrivo degli alieni nel sistema solare, nessun essere umano ha più potuto viaggiare nello spazio e arrivare vivo a destinazione. Le colonie sui pianeti e le lune sono rimaste isolate per secoli, fin quando qualcuno è riuscito ad aggirare il blocco: i necronauti, la corporazione proveniente da Saturno che ha ripristinato le comunicazioni nel sistema. Non tutti, però, sono disposti a concedere loro questo potere.

ROGER WATERS: “THIS IS NOT A DRILL” – IL NUOVO TOUR AMERICANO – L’INTERVISTA | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia una stupenda intervista presa da RollingStone.it a Roger Waters, che tratta vari temi come la politica, l’impegno umanitario, il suo tour film, il prossimo tour americano e anche il rapporto coi suoi ex compagni floydiani – Gilmour, uhmmmmm…

Cosa ha ispirato il momento in cui tu e la band indossate maschere da maiali e bevete vino?

C’è una lunga sezione, in Dogs, dove canto “Dragged down by the stone”, un verso che parla di uomini disposti a distruggere qualsiasi cosa nel folle tentativo di diventare Gordon Gekko. In quel momento suonano solo Joey (Waronker, batteria) e Jon Carin (tastiere). Che dovremmo fare noialtri? Stare fermi sul palco? Meglio travestirsi da maiali e farsi servire da una pecora, bere champagne ed essere disgustosi. È nata così, un’opportunità per fare un po’ di teatro. E c’è anche un po’ di partecipazione del pubblico. Io tengo in mano un cartello che dice “Pigs Rule the World” (I maiali governano il mondo, ndt), perché la gente non vuole essere governata da questi stronzi. La maggioranza riconosce che la ripartizione della ricchezza è totalmente inaccettabile, e nessuno vuole essere comandato da oligarchi. Il sistema non funziona granché se i poveri diventano più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Dobbiamo fare qualcosa, e dobbiamo farlo il prima possibile.

Immagino sia per questo che hai usato così tante immagini da Animals, come quando la Battersea Power Station taglia in due il pubblico. Il messaggio del tour sta bene con i temi di quell’album.

Sì, è così. Quando ho immaginato la cover e sono andato a fotografare la Battersea Power Station, pensavo fosse un simbolo perfetto per una band come i Pink Floyd, perché è un luogo che genera energia, noi eravamo quattro e c’erano quattro ciminiere. Era un’immagine molto fallica e tutto il resto. Rappresentava, in un certo senso, il potere che potevamo avere come band se avessimo deciso di usarlo per qualcosa. O forse la musica non ha potere, ma non ci credo. Credo che sia una forma d’arte molto potente e che possa diventare uno strumento politico, così come una fonte d’intrattenimento per tenere buone le masse.

Sono sicuro che sarai stato felice di scoprire che David Gilmour ha venduto la sua chitarra e donato i guadagni per combattere il cambiamento climatico.

Oh, che sia benedetto. Penso sia una cosa buona. Buon per lui. (Fa una pausa) Vorrei che mi lasciasse pubblicizzare il film sul sito dei Pink Floyd. Non mi è permesso. L’ha censurato, non posso usare il sito per annunciare nulla.

Quand’è l’ultima volta che avete parlato?

Abbiamo parlato a giugno. Ci siamo incontrati per discutere un grande progetto a cui avevo pensato, ma purtroppo non ne è venuto fuori nulla.

Mi spiace che sia andata così.

Lo so. Credo che tutti i fan dei Pink Floyd direbbero la stessa cosa. Tutti sperano che io e David facciamo pace, che tutto si risolva in modo splendido e commovente. Beh, non lo sarebbe per me, ho lasciato i Pink Floyd nel 1985 e l’ho fatto per una ragione. E cioè, volevo lavorare alle mie cose. Per fortuna ho avuto la possibilità di farlo. Il lavoro è di per sé una ricompensa. Sono stato felice di scoprire, nella recensione di Variety, che per qualcuno il film ha unito i puntini tra Dark Side of the Moon, Animals, Amused to Death e Is This the Life We Really Want?. È stato gratificante. Comunque, non parliamone più. Ho detto più di quanto avrei dovuto.

Prima di andare oltre ho un’altra domanda: ti ho visto suonare Set the Controls for the Heart of the Sun sul palco con Nick Mason, a New York. Cosa pensi del suo show?

I Saucerful of Secrets sono stati una sorpresa molto piacevole. Il concerto mi è piaciuto parecchio e ovviamente adoro Nick. È un vecchio amico e per fortuna ci siamo ritrovati. Ci vediamo spesso e gli voglio molto bene. Quella sera c’era un’atmosfera splendida, e non sarei potuto essere più felice di avere il permesso di tornare sul palco e cantare una delle mie canzoni con quella band. Guy Pratt è un grande cantante e chitarrista. È molto esperto perché ha lavorato per anni con Gilmour. E credo che Nick abbia suonato alla grande. Così come gli altri ragazzi, una performance splendida.

Una volta hai dichiarato: “Il concerto-spettacolo è una forma interessante perché l’ho inventata io”. Come ci sei arrivato?

Suonando in posti enormi e pensando “Cristo, che noia”. Ricordo il periodo di Dark Side of the Moon, avevamo delle luci costruite da Arthur Max, il tecnico delle luci che avevamo rubato a Bill Graham e al Fillmore East. Ha inventato lui lo schermo circolare che usavamo in quel periodo. È allora che ho pensato: “Come facciamo a riempire questi grandi spazi?” e ho iniziato a lavorare con chi produceva roba gonfiabile, a pensare alle proiezioni, ai fuochi d’artificio e tutte quelle stronzate. (Fa una pausa) Non sono stronzate, in realtà. È tutto perfettamente ragionevole.

Far volare un aereo sul pubblico, come succedeva nel tour di The Wall, è una tecnica teatrale perfettamente accettabile. Ricordo che all’epoca, nel 1979, Bono ci criticò. Gli U2 erano una piccola band, e diceva (imita l’accento irlandese): “Oh, non sopportiamo tutte quelle esagerazioni teatrali dei Pink Floyd. Noi suoniamo solo la nostra musica, ci bastano le canzoni e bla bla bla”. Davvero? Poi per il resto della loro carriera non hanno fatto altro che copiare quel che facevo io e ancora lo fanno. Gli auguro buona fortuna, certo, ma che stronzata.

Era una critica comune all’epoca?

Mi ricordo Jagger, venne a vedere i concerti di The Wall al Colosseo di Nassau alla fine del ’79. Fece un salto nel backstage per capire come fare la stessa cosa. Qualcuno gli ha indicato l’illustratore Gerald Scarfe, che era seduto sul divano a chiacchierare con Nick Mason, e gli ha detto “è con lui che dovresti parlare”. Ma Jagger non aveva capito, pensava che il responsabile fosse Nick. Si è avvicinato e gli ha detto: “Da quanto ho capito fate voi i visual e tutto il resto”. E Nick gli ha risposto: “Beh, sì. Ho fatto tutto io nel tempo libero, quando non devo studiare la batteria”. Jagger si è seduto e gli ha parlato per un po’, ha buttato mezz’ora della sua vita. Grande Nick. Che fico. E non ho niente contro Mick. Non più. Non molto. È solo un po’ troppo vecchio per me.

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