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Archivio per dicembre 2, 2019

Strani giorni: Ho visto cose


Sul blog di Ettore Fobo un lungo post, un avvolgente flusso di coscienza relativo a ciò che in queste settimane animerà il presente infinito della civiltà capitalistica: gli eventi consumistici da associare alle incombenti festività. Nel far ciò, l’autore esprime perplessità condite di considerazioni connettiviste sulla natura distopica del reale. Estrapolo un brano:

Le parole sono importanti. L’attuale, non il presente. Ebbene, per come va il mondo contemporaneo il presente può essere letto solo dalla lente del futuro e coloro che vivono nell’attuale non hanno ancora metabolizzato Copernico, rimangono tolemaici gli è sfuggito questo aspetto di apparentemente minima, in realtà enorme, mutazione antropologica. Dei mondi infiniti di Giordano Bruno non sanno che farsene .

Per questo scegliendo il futuro come campo d’azione i connettivisti finiscono per intercettare il presente, laddove ai poeti tocca invece addirittura l’immediato. Vale a dire: se io dico una metafora questa fondendo due termini diversi per analogia finisce per sintetizzare l’universo come una formula di fisica. Esempio: “quell’uomo è un leone” opera una sintesi estrema che rende inutili mille discorsi per descrivere quell’uomo. Leone è sufficiente, è intuitivo. Cos’è un poeta connettivista? È un poeta che mette in connessione il sapere scientifico con quello letterario, quello religioso quello biologico. Quello esoterico con quello informatico etc..

Connessione è la parola del nostro tempo. In ogni campo dalla psicologia all’informatica, dalla etologia alla meccanica quantistica. Tutto è relazione, interazione, rapporto.

Nel pensiero avviene la germinazione occulta della nuova realtà che si sta preparando per la Specie umana, questo idolo obsoleto in via di… estinzione? guerre, tumulto distruzione dell’ambiente naturale?) oppure di un ‘imprevedibile, per quanto insolita., guarigione? Ricordiamo Nietzsche: ”La malattia chiamata uomo”.

Ahimè con l’umano tutto volge al peggio, noi esseri umani creeremo solo distopie, mondi da incubo. È lo sfondo antiumano del mio pensiero, foraggiato da opportune letture sull’asse LeopardiCioranCaraco. Per questo la spirale eternoritornante ha evocato un altro spazio tempo. Ci sono le avvisaglie di un futuro promettente ma riguarderà l’umano solo in parte.

Impadronendosi del concetto di connessione i connettivisti hanno dimostrato di vivere nel cuore del presente, mentre altri annaspano dietro alle beghe da cortile dello spettacolo politico televisivo, quello che Nietzsche chiamava ”il mercato”, linguaggio televisivo che comunque internet ha esautorato. Ma già si profila un Google quantistico. Che ne sarà della nostra visione del mondo? Di noi stessi? Delle nostre primitive e fossili considerazioni sulla natura del Tempo. La cosa in sé si alzerà e parlerà per noi il linguaggio dei delfini? “Meccanica quantistica per poeti “ è il titolo di un libro che oggi comprerò.

La restaurazione incongruente


Simbologie estreme nel sensorio delle mistificazioni, in attesa di qualcosa che possa ricostituire il Nulla senziente così come non è mai stato.

D Editore – Non facciamo libri: creiamo lettori


Un highlight per una pubblicazione della D Editore, un saggio che è il più letto tra il materiale reso disponibile dalla casa editrice transumanista e non solo: parliamo di Cronofagia, di Davide Mazzocco; ecco l’abstract – riflettete, gente, riflettete…

Ogni giorno i poteri che governano la nostra società architettano raffinati stratagemmi per sottrarci porzioni sempre più importanti di tempo: dalla burocrazia all’intrattenimento, passando per l’erosione del confine tra tempo libero e tempo dedicato al lavoro, il capitalismo oggi si nutre della nostra attenzione, della monetizzazione di sentimenti come l’amore e l’amicizia e dell’esibizione di passioni politiche, hobby e idiosincrasie. La Cronofagia è una forma di predazione capace di proporsi con i volti rassicuranti del progresso, della libertà d’espressione e dell’intrattenimento, un’appropriazione costante e pervasiva che mercifica segmenti sempre più ampi delle nostre vite. Dalla riduzione del sonno alle incombenze burocratiche riversate sulle masse, dalla diffusione dei social network alla fine dei tempi morti, dalle tecnodipendenze ai nontempi dei nonluoghi, dalle vacanze all’erosione della memoria, Cronofagia indaga come il capitalismo depreda le masse del proprio tempo.

In via di semplificazione


Difficoltà semplici oltre le definizioni del cuore sismico del sistema.

Jörg Piringer – Darkvoice | Neural


[Letto su Neural]

Qual è il ruolo della lingua parlata nell’era della sorveglianza elettronica pervasiva e permanente? Darkvoice è un album accompagnato da una serie di video che riflettono appunto su questa tematica. Nello specifico quello che Jörg Piringer cerca di focalizzare è come si costruisce un linguaggio segreto elettronico, qualcosa che non può essere compreso e che viene elaborato soltanto al fine d’eludere la sorveglianza nella comunicazione. Il concetto che sta alla base del tutto è quello che quando nessuno può più capirti intercettare è inutile. Questa lingua per Piringer si chiama Darkvoice. È un offuscamento del linguaggio e dei sensi, è un codice che nessuno capisce, ma anche una sorta di autocensura, una lingua privata e un messaggio indecifrabile. Eppure, i suoni di quest’album – pubblicato per il catalogo di Transacoustic Research – non sembrano affatto incomprensibili. Quello che arriva senza troppi fronzoli è una ritmica sintetica abbastanza seghettata, pulsante e spingente, corroborata da sbuffi noise ed altre abrasive emergenze auditive. È una sorta di techno sperimentale, insomma, ammendata dai suoi malfunzionamenti ad arte e in qualche modo molto ritmica, con una struttura totalmente creata dalle parti vocali, utilizzando esclusivamente voce manipolata. Non siamo come impostazione di fondo troppo lontani dalla poesia sonora e visiva delle avanguardie storiche, ma adesso è un software ad hoc a consentire di generare in tempo reale imprevisti e immateriali concatenazioni astratte. Piringer, che è artista, musicista, programmatore di software e media poet, è assai abile nel sovrapporre più elementi costitutivi di singole lettere, trasformando così la propria voce tramite un codice informatico, utilizzando in tempo reale processori di segnale e campionatori, dando vita – sempre per mezzo di un software – a immagini animate da astratti elementi visuali di testo. Le atmosfere delle dieci tracce presentate sono piuttosto cupe, sintetiche e ipnotiche, sembrano derivative di un approccio anche industriale seppure frutto di vocalizzazioni umane pesantemente elaborate. Piringer, che è fondatore della Vegetable Orchestra e dell’Institute For Transacoustic Research, è da sempre estremamente attratto dall’intrecciarsi di scienza e arte, vita quotidiana e sperimentazione, suono e rumore, tono e luce, acustica e percezione. In questo suo progetto solista, finalmente, riesce a far coesistere il tutto.

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

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Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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