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Archivio per dicembre 24, 2019

ΠΟΝΤΟΣ – Κάλαντα Χριστουγέννων (ΜΕ ΣΤΙΧΟΥΣ)


Auguri bizantini

Contorto in frattali


Una lunga esalazione di mostrine esangui lungo la via psichica dei ricordi; ne rimangono alcune, di estensioni, che ricalcano il senso di un abisso temporale contorto in frattali: è la finalizzazione della nullità sensoriale umana.

Alaric the ambitious; Stilicho the tactician; Honorius and Arcadius the incapable


Su NovaScriptorum un dettagliato cronologico e storico degli ultimi anni dell’Impero Romano d’Occidente, con i suoi personaggi perlopiù inabili al comando e con l’arrembante irruenza dei re barbari. Un estratto (in inglese).

The Goths spread desolation in Thrace and Macedonia and advanced close to the walls of Constantinople. The government of Arcadius had no troops sufficient to take the field against them. The legions of the field army that were usually stationed in the neighbourhood of the capital had accompanied Theodosius to the west when he had marched against the rebel Eugenius, and had not yet returned. Stilicho, however, was already preparing to lead them back in person. He considered that his own presence in the east was necessary; for besides the need of dealing with barbarians, there was a political question in which he was deeply interested touching the territorial division of the Empire between its two sovrans. It is not possible to understand the history of the following years without having the importance of this question constantly in mind – it is the question of Illyricum.

The Prefecture of Illyricum had been before the reign of Theodosius the Great subject to the ruler of the west. It included Greece and the central Balkan lands of the Danube. The only part of the peninsula governed from Constantinople was Thrace. But under Theodosius the Great the Prefecture was transferred from the west to the east, and the new line of division between the two halves of the Empire was a line running from Belgrade westward along the river save and then turning southward along the river Drina and reaching the coast of the Adriatic at a point near Scutari. It was assumed at Constantinople that this arrangement would remain in force and that the prefecture would remain under the control of the eastern government. But Stilicho declared that it was the will of Theodosius that his sons should revert to the older arrangement, and that the authority of Honorius should extend to the borders of Thrace, so that only the Prefecture of the East should be left to Arcadius. Whether his assertion was true or not, his policy meant that the western realm, in which he himself was unquestionably supreme, should have marked predominance over the eastern section of the Empire.

To change the division of Illyricum at the expense of the east was a political aim of which Stilicho never lost sight, and it is the clue to his career after the death of his master. The importance of Illyricum did not lie in its revenues, but in its men. From the third to the sixth century the most useful troops in the imperial army were recruited from the highlands of Illyricum and Thrace. It may well have seemed that a partition assigning the whole of the great recruiting ground to the east was unfair to the west. Events proved that the legions at Stilicho’s disposal were quite inadequate to the defense of the west, and therefore it was not unnatural that he should have aimed at bringing the western lands of the Balkan peninsula back under the rule of the western government.

Lankenauta | Viale dei silenzi


Recensione, su Lankenauta, all’ultimo romanzo di Giovanni Agnoloni: Viale dei silenzi. Un breve estratto – che condivido ideologicamente.

“Ancora quella sensazione. Che tutto si stesse svuotando, risucchiato in un gorgo. Uno spazio oscuro, un corridoio d’ombra dove deboli bave di luce permettevano a stento di distinguere profili di oggetti. Come se la vita fosse scivolata in uno stato d’apnea e per pochi, brevi attimi, le cose si mostrassero per com’erano quando nessuno le osservava: traslucide, prive di sostanza” (pp.9). Questo l’incipit del romanzo “Viale dei silenzi”; e siccome l’autore è il fiorentino Giovanni Agnoloni, già noto per la “trilogia della fine di internet”, il lettore di primo acchito potrebbe immaginare un ritorno agli argomenti e alle atmosfere presenti in “Partita di anime” oppure in “Sentieri di notte”. Ovvero la prosecuzione di un percorso letterario tutto dentro il cosiddetto connettivismo. In realtà non è così o almeno non è del tutto così. “Viale dei silenzi” non si caratterizza per espliciti topoi fantascientifici (che pure nel genere introdotto da van Vogt hanno molto a che vedere con la rappresentazione, portata alle estreme conseguenze, dei pericoli e dei disagi del tempo presente); ma è anche vero che le parole di Roberto, l’io narrante del romanzo, si sostanziano all’interno di monologhi, o, più precisamente, di dialoghi con persone – forse – assenti, per lo più in bilico tra realtà e illusione, rimpianti ed interrogativi angoscianti. Se i cloni immateriali della trilogia non hanno ragion d’essere, però quella che è stata definita “indagine dei territori della memoria” viene condotta ancora con ampio ricorso alle intuizioni del protagonista, a situazioni dove incontri sfuggenti, tali da suggerire plausibili inganni, e ricordi che riaffiorano quasi con accanimento proustiano, fanno pensare ad una dimensione spirituale mai del tutto separata da quella più materiale e quotidiana.

Gotico torinese, ovvero: una vigilia di Natale con Horace Walpole (Nightmare Abbey 14) – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine Franco Pezzini rievoca l’epopea del capolavoro letterario che ha dato il via a tutto il filone fantastico così come lo conosciamo oggi: Il Castello di Otranto, di Horace Walpole.

Un po’ più di duecentocinquanta anni fa, la vigilia di Natale, una tipografia privata dà alle stampe quasi alla chetichella un piccolo libro destinato però a recare nella narrativa l’effetto di un terremoto. O piuttosto di una valanga, visto che – sia pure in modo in gran parte indiretto – muterà il modo di leggere e di scrivere, e influenzerà a livello profondo attraverso la filiazione di un intero ventaglio di generi il modo di sognare della modernità.
A vedere una delle cinquecento copie di quella prima edizione, di primo acchito non si direbbe un testo tanto esplosivo.

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