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Archivio per gennaio 6, 2020

Gli strani casi di Ulysse Bonamy continuano con L’harem delle vergini dannate | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione del nuovo romanzo di Ivo Torello: L’harem delle vergini dannate, romanzo facente parte del ciclo Gli strani casi di Ulysse Bonamy, pubblicato da Edizioni Hypnos. La quarta, già molto bella:

Quali segreti si nascondono nel collegio femminile Ecole des filles? Chi sono i misteriosi adepti del Tempio di Anin-horsan, tra i cui tesori si cela una preziosa copia dei Cultes innomables di Friedrich Von Juntz? Perché un famoso occultista come Barthel Pirjevic ne è così spaventato? Sarà Ulysse Bonamy a dover venire a capo di una faccenda tanto ingarbugliata, dove ognuno sembra avere una doppia identità, una maschera mostruosa, e su cui aleggia un intenso odore di zolfo. Dopo La gorgiera della contessa sanguinaria torna Ulysse Bonamy, il mascalzone dal cuore d’oro protagonista della nuova rutilante serie di romanzi di Ivo Torello.

Bana Haffar – Genera | Neural


[Letto su Neural]

Bana Haffar – che è nata nella seconda metà degli anni ottanta in Arabia Saudita, ma vive sin da giovanissima nella Carolina del Nord – dopo anni di studio come violinista classica è passata al basso elettrico e dal 2014 s’interessa di sintetizzatori elettronici modulari. Se un simile percorso può esser letto da molti come una sorta di studiata deprogrammazione dai sistemi tradizionali di teoria e composizione musicale, per altri è solo un approdo avventuroso ma evolutivo. Andrebbe intesa come un’esplorazione d’immaginifiche “zone” – così come progressivamente sono state anche denominate le cinque suite presentate – che Touch ha fatto bene a pubblicare, registrate proprio da Mike Harding, patron dell’etichetta, allo scopo di documentare un live tenutosi nel Maggio del 2019 presso l’AB Salon di Bruxelles. Haffar, che di solito utilizza una pletora di sintetizzatori modulari, anche in questa esibizione ha dato spazio ad esotismi, armonie orientali e passaggi melodici. Tuttavia la struttura delle sue composizioni rimane molto istintiva, non troppo lontana rispetto a quando sperimenta al NAMM su un nuovo Moog, soffermandosi il tempo necessario fra sorde e basse frequenze, provando differenti arpeggi e modulazioni, sperimentando funzioni e limiti degli stessi strumenti musicali elettronici. Genera ha una durata complessiva di soli 32 minuti e nella prima delle sezioni presentate annette field recording di musica araba tradizionale alle quali sono aggiunti click, altre emergenze auditive sintetiche, metallici sgocciolamenti e svariate decostruzioni. Come in una sintonia radiofonica instabile quelle melodie arrivano da lontano, da un altro mondo. Ma non c’è contrapposizione con quello che Haffar aggiunge di suo. È come se un insieme d’elementi disparati riesca comunque a trovare il suo giusto posto: qualcosa dirada, le atmosfere si fanno improvvisamente più eteree ed astratte, con le trame che indulgono a passaggi ambientali, ma poi nuovamente ritornano più mentali e intangibili. Costruzioni liquide, vortici, droni sommessi: è difficile stabilire ad orecchio se tutto provenga da sintetizzatori e non ci sia niente d’elaborazione software – come se questo stabilisse una differenza significativa. Noi abbiamo preferito abbandonarci ai suoni e forse anche questo è nella stessa volontà della musicista.

Syd Barrett, fluida follia | il manifesto


Su IlManifesto questo lungo articolo che dettaglia, partendo dal mezzo secolo del disco solista di Syd Barrett, il suo percorso artistico, psichico e surreale. Ho sempre amato quell’artista, quell’uomo.

«Noi che il dolore ha fatto viaggiare nella nostra anima alla ricerca di un luogo di calma a cui appoggiarci, alla ricerca della stabilità nel male come gli altri nel bene, noi non siamo folli, siamo dei medici meravigliosi» (Antonin Artaud)
«Il matto non gioca mai, ma edifica monumenti capovolti. L’artista gioca sempre, edificando gli stessi monumenti» (Marco Ercolani, psichiatra)
Il 3 gennaio 1970, cinquant’anni fa esatti, nei negozi inglesi arriva uno strano ellepì. Strano a partire dalla copertina. C’è una stanza vuota con il pavimento dipinto a strisce bicolori, c’è un giovane uomo a piedi nudi accovacciato, che si puntella con la punta delle dita, come se fosse concentrato a mantenere un equilibrio tutto suo. Accanto ha un vaso con qualche fiore stentato. Nelle immagini a complemento, di spalle al giovane uomo c’è una splendida ragazza nuda, sempre di schiena o di tre quarti. I due si ignorano, la donna potrebbe anche essere un fantasma della mente. Il titolo è scritto a caratteri più grandi di quelli dell’autore, e dice The Madcap Laughs, il pazzo sta ridendo. Il pazzo, che non ride affatto nelle foto, è Syd Barrett, e quello è il suo primo disco solista. La copertina l’ha concepita lo studio Hipgnosis, la stessa realtà che produrrà le stupefacenti, imprevedibili copertine dei Pink Floyd: ad esempio, in quello stesso anno, quella di Atom Heart Mother, con il prato verde e la mucca pezzata che guarda in camera. Psichedelia indotta con l’immagine meno psichedelica che si possa concepire, il placido ruminante. La psichedelia, il «disvelamento della realtà interiore», per andare al significato letterale del termine era stata per i Pink Floyd quasi tutta farina dal sacco del «pazzo che ride», Syd Barrett.

OGGETTO DI CULTO

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Paul Prudence – Ficciones | Neural


[Letto su Neural]

Subito dai primi solchi, Ficciones di Paul Prudence emana un ipnotico senso di straniamento e seduzione, soprattutto in virtù di sequenze delicatamente cosmiche e meditative, con infinitesimali emergenze auditive, field recording ed elegantissimi trattamenti di sintesi modulare. Le atmosfere risuonano decisamente magiche e fluttuanti e anche il contrasto tra elementi organici e macchinici è infuso con grande equilibrio delle parti. Il succedersi dei movimenti è sempre molto intenso in queste registrazioni e tutti gli effetti vibratili, i bisbiglii, le alterazioni di stato e i fremiti, concorrono nel dar vita a una visionaria ambient music, densa di droni e soluzioni quietiste, dagli esiti mai banali o forzatamente elegiaci. Quelli che costruisce Prudence non sembrano spazi inabitabili, seppure mantengano connotazioni un po’ aliene. Più verosimilmente sembra di condividere luoghi immaginari, solo in parte rassicuranti, come in un’allucinazione gentilmente condivisa, che ricorda un po’ il Can-D, la sostanza psicotropa immedesimativa, frutto della fantasia distopica di Philip K. Dick in Le tre stimmate di Palmer Eldritch. Tuttavia in questo album – che è pubblicato dalla NLS Records di Hong Kong – fanno capolino anche frammenti di musica concreta, iterazioni millimetriche e suoni preparati, tutti elementi che pur non gridando la loro contiguità ad altre scene sono intrecciati con estrema accuratezza. Prudence, il cui lavoro è spesso ispirato da strutture e texture anche di matrice audiovisiva e generativa, è abilissimo nel dipanare in Ficciones geometrie e simmetrie con una genesi che adesso è rivolta principalmente nella direzione di una musicalità ibrida assai sensibile e sospesa, delimitando così un’area progettuale che in questo caso è mantenuta alquanto specifica e coerente. Le dodici composizioni audio qui presentate, insomma, sembrano evolvere verso lidi forse meno complessi e ibridati, se riferite a precedenti lavori di Prudence, ma s’impongono infine in quanto più godibili e fascinose. Dal background di un sound design astratto e concettuale si dà fondo a un’ispirazione in questo momento veramente più libera e solenne, modellata al fine di un maggior coinvolgimento emotivo ed estetico. Decisamente impressivo è anche l’artwork di quest’opera e non poteva essere altrimenti vista l’attenzione e la passione di Prudence per le arti grafiche.

“MMXX”_01- by Duplex Ride @ Museo Villa Croce – Genova – sabato 11 gennaio – h.16:30


DuplexRide a Genova, sabato 11 gennaio; il dettaglio:

Con la sigla Dollworld, Angela Mambelli persegue dal 1995 un progetto di installazioni a temaper comporre un racconto attraverso gli oggetti.
Questi “miniambienti”, esposti in mostre a tema o allestiti in tempo reale, diventano parte integrante di performance e video realizzati con il gruppo Fludd, attivo nell’ambito di arti visive e ricerca musicale.
In scena le ministanze, arredate sotto l’occhio di una microcamera, generano, grazie alla proiezione su monitor e grandi schermi, un effetto straniante sul rapporto dimensionale tra uomo e oggetto.

Dollworld offre così al visitatore le stanze di uomini e donne (scrupolosamente assenti) che ascoltano musica, si truccano, litigano e si amano. Così, in una macchia di luce calda sull’azzurro-nero del palco, mentre una donna sistema una piccola sedia tra mura di cartone, nel video, scena dentro scena, due enormi mani calano lo stesso oggetto in una stanza, che potrebbe essere la nostra.

Stefano Agnini lavora come fonico e compositore di sonorizzazioni nell’ambito dello spettacolo. Ha al suo attivo alcuni dischi di rock progressivo italiano con le band La Coscienza di Zeno, La Curva di Lesmo e Il Cerchio Medianico.
Nel 2019 è stato pubblicato l’album del duo De Android che presenta sonorità moderne di matrice synth pop, dream pop e synthwave.

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È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

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“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

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E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

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I tesori di Amleta

Qualcosa appare e scompare tra tanto buio e luce

VOCI DAI BORGHI

Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

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