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Archivio per gennaio 15, 2020

✨ GRANDI TRAGUARDI ✨ per editori indipendenti 👻 – KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Il 2019 ha chiuso in bellezza per Kipple Officina Libraria, che festeggia i 20.000 ebook venduti! Vi ringraziamo uno a uno per questo incredibile successo. Be Weird Be Kipple!

Nero – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un breve pamphlet sul colore nero e sul suo uso sociale avuto finora. Un estratto:

Nonostante in tutte le lingue occidentali esistano numerose espressioni che ricorrono al colore nero per alludere a qualcosa di inquietante, funesto o irriducibilmente non omologabile, non di meno rappresenta anche il colore dell’eleganza formale e del potere. Se il nero lo si vede immancabilmente sfilare nelle passerelle di alta moda, altrettanto caratterizza i guardaroba di diverse culture alternative giovanili e se da un lato identifica le frange estreme di ribellione metropolitana, dai vessilli anarchici, agli autonomen, fino ai black bloc, altrettanto distingue l’abbigliamento dei paladini del binomio law & order, dalle divise di alcuni corpi di polizia alle toghe in uso nei tribunali.

Se oggi viene dato per scontato che il nero sia un colore, non sempre è stato così. Nel corso dei primi secoli dell’Età moderna il nero ed il bianco sono stati allontanati dall’universo dei colori, tanto da rappresentarne un’alternativa, ed è soltanto con il Novecento che nell’immaginario collettivo, nelle scelte artistiche e negli studi scientifici, è stata abbandonata la plurisecolare rimozione delle proprietà cromatiche del bianco e del nero.

Nell’ambito delle sue ricerche volte a ricostruire la storia dei colori nelle società europee, la storia del nero è stata attentamente indagata da Michel Pastoureau nel suo Noir. Histoire d’une couleur (2008) – Nero. Storia di un colore (I ed. 2013, Ponte alle Grazie) – mettendola in relazione con la storia di altri colori, in particolare con quella del blu, a lungo considerato dall’immaginario occidentale come un “particolare tipo di nero”.

The Roman Army from Diocletian to Zeno – Novo Scriptorium


Su NovoScriptorum un dettagliato excursus dell’esercito imperiale romano alla fine dell’evo antico. Un estratto in lingua inglese:

The fundamental problem was that four different sectors of the frontier constantly needed defending: the East, threatened by the Persian Empire, and the Lower Danube, Upper Danube, and Rhine rivers, all threatened by German tribes. Large armies under responsible commanders had to be stationed at all four trouble spots. Since the emperor could only be in one sector at a time, the generals in each of the other three had to be left an army that was large enough to repel the enemy, which unfortunately was also large enough to support a rebellion. When a general’s troops proclaimed him emperor, he would march away from the frontier, letting in the barbarians.

Diocletian worked hard to make the army less prone to rebel and better at defeating the enemy. To make the army stronger, he increased its size. Though the amount of the increase is controversial, Diocletian certainly enforced a strict system of conscription. He required soldiers’ sons to enlist, and demanded that taxpayers either produce recruits or pay for bounties to attract them. To make the army more contented and efficient, Diocletian reguralized its pay. This consisted largely of food, arms, and uniforms supplied in kind.

Perhaps most important, to give each weak point in the frontier a capable commander who would not proclaim himself emperor, by 293 Diocletian chose three trusted generals and proclaimed them emperors himself. He became senior emperor in the East, and after some shifting of responsibilities took over the eastern frontier while his junior emperor Galerius guarded the Lower Danube. In the West another senior emperor – though not quite as senior as Diocletian – held the Upper Danube with a junior emperor to hold the Rhine. Today this system of two senior and two junior emperors is often called the tetrarchy, though Diocletian considered the main division to be twofold, between East and West.

Each of the four emperors commanded the soldiers in his sector, most of whom were stationed along the frontiers. Diocletian grouped them into a chain of regional commands under dukes (duces), who were independent of the provincial governors and sometimes defended two or three small provinces. The dukes commanded forces of infantry legions and other cavalry and infantry units, and the dukes along the river frontiers had fleets. The emperors, who also kept small mobile reserves wherever they were, mustered the dukes’ troops when they were needed for campaigns.

I rapimenti dei Fairies e il mistero dei “Missing 411” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo excursus sulle sparizioni che la tradizione popolare anglosassone ha sempre voluto causate dagli gnomi e dalle fate. Qui, quelle suggestioni s’intrecciano con lo spirito dei luoghi selvaggi che, si cita, Algernon Blackwood e Arthur Machen hanno sempre narrato nei loro racconti folgoranti; non ultimo, anche le spiccate essenze fantastiche di Picnic a Hanging Rock, gli X-Files, True Detective e TwinPeaks trovano il giusto posto nell’articolo. Un estratto inesaustivo:

Pur non avendo mai avuto, fin dalla fondazione avvenuta nel 1776, una tradizione religiosa strettamente propria, gli Stati Uniti d’America più di ogni altro stato al mondo si configurano come l’area geografica che, tra lo scorso secolo e l’attuale, ha visto nascere una serie di correnti culturali nella cosiddetta “realtà alternativa” che potremmo definire pseudo-religiose. Si tratta di movimenti che, pur non potendo essere catalogabili stricto sensu come “religiosi”, sono basati su credenze ben precise condivise dai membri interni che spesso presuppongono una fede incondizionata nell’argomento, se non addirittura l’aver vissuto in prima persona un’esperienza catalizzatrice della stessa.

Il caso più famoso resta ovviamente la “religione” ufologica, con tutte le sue derive più o meno New Age, dalle abductions alla fecondazione in vitro di ibridi umano-alieni, fino alle più estreme teorie cospirazioniste che parlano di “rettiliani” et similia. Ma molti altri esempi potrebbero essere portati a titolo di esempio: la credenza nell’esistenza del Bigfoot/Sasquatch, omologo del più noto Yeti himalayano; il chupacabras, che molti vogliono responsabile delle cosiddette “mutilazioni del bestiame”; il Mothman, i cui avvistamenti avverrebbero poco prima di catastrofi inimmaginabili (si dice sia stato avvistato anche prima dell’attacco alle Torri Gemelle); il Diavolo del Jersey; e via discorrendo.

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Lankenauta | Chroma


Su Lankenauta la recensione a Chroma, romanzo di Emilio Gordillo. Vi lascio ad alcuni stralci della valutazione di Giovanni Agnoloni.

Chroma, di Emilio Gordillo, non è un libro facile. Ma è un ottimo libro. Sospeso tra orizzonti distopici, citazioni letterarie e un immaginario che ha molto di surrealistico, possiamo dire che prescinde quasi totalmente dall’idea di una trama lineare, anche se una trama ce l’ha, e in sé piuttosto semplice: il viaggio di un figlio (Santiago) per raggiungere il padre affetto da una malattia mentale. Il fatto, però, è che questo tragitto – o forse sarebbe più corretto definirlo un transito – per Santiago del Cile (significativa l’assonanza con il nome del protagonista) viene complicato e reso straniante da tutta una serie di fattori interferenti che si riconducono a tre elementi, come ben spiegato nella postfazione dagli ottimi traduttori e curatori Lorenzo Mari ed Eugenio Santangelo: la sovrapposizione alla realtà degli effetti dell’impiego di una tecnica digitale, il “Chroma Key”, capace di modificare e “imbevere” le immagini di uno sfondo verde-blu; l’interporsi ai fatti e alla visione del mondo degli effetti del TPM, o “Total Productive Maintenance”, un sistema di organizzazione del lavoro industriale che presuppone il pressoché totale assoggettamento della forza-lavoro alle esigenze produttive, attraverso l’estremizzazione del concetto di flessibilità; e, infine, il degenerare e il diramarsi incontrollato di una metropolitana-mostro, capace quasi di insinuarsi nel pensiero, turbando e confondendo.

Gordillo è senza dubbio un autore assai colto, che intreccia al proprio stile ornato ed evocativo rimandi espliciti a vari poeti, come il cileno Nicanor Parra e l’argentino Héctor Viel Temperley. Il suo è un procedere per immagini cariche di una simbologia profondamente intrisa di cultura sudamericana. Al contempo, però, non gli è estranea la capacità di sollecitare la sfera intuitiva dei lettori mediante metafore e note descrittive tutt’altro che scontate, che ricordano l’andamento e le suggestioni di un padre del Cyberpunk, William Gibson.

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