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Archivio per febbraio 11, 2020

SANDRO BATTISTI, “L’IMPERO RESTAURATO” | La poesia e lo spirito


Da LaPoesiaLoSpirito presento di nuovo, visto lo spunto di ieri, una recensione al mio L’impero restaurato, romanzo che ha vinto in tandem il Premio Urania 2014. Alcuni estratti dalla critica di Giovanni Agnoloni. Che ringrazio.

Il tema di fondo, ovvero l’interazione tra la dominante e intrusiva personalità dell’imperatore dell’Impero Connettivo Totka_II e Giustiniano, imperatore romano d’Oriente, e la sua consorte Teodora, oggetto delle sue mire sessuali (ovviamente, per un tramite mentale), è essenzialmente un pretesto – sia pur articolato con grande dettaglio – per esplicare al massimo le potenzialità dell’intuizione creativa di Battisti: un impero retto da immortali che attingono a una sapienza ancestrale il potere che consente loro di reggere – e mutare – le sorti di sistemi di potere succedutisi nel corso della storia “rettilinea” (anche) della Terra. E, nel far questo, si servono di soggetti postumani – come il plenipotenziario Sillax -, ovvero uomini che hanno progressivamente rinunciato a parti del loro holos biologico per lasciare spazio a integrazioni meccaniche, sintetiche e perfino puramente energetiche, tali da prolungare pressoché indefinitamente il loro ciclo vitale.

In particolare, qui, l’aspetto interessante sta nella fascinazione irresistibile che Totka_II subisce da parte dell’avvenente moglie di Giustiniano. Quasi un’“invidia” della mortalità e della sia pur transitoria bellezza che essa porta con sé. Inoltre, dal punto di vista terrestre – e perciò di una circoscritta finestra spaziotemporale – è estremamente significativo il modo sottile e trasversale in cui Totka_II e i “suoi” intervengono nelle vicende umane: con lievi ma inequivocabili sfrangiature di ambiente e di atmosfera, segnali di allarme che rimandano a un oltre di eventi che sfuggono alle limitate facoltà terrene. È qui che la fantasia di Sandro Battisti si spinge nei territori della (o confinanti con la) fisica quantistica, con un’implicita apertura alla teoria del multiverso.

Il fascino segreto di questo romanzo breve sta nella sua capacità di raccogliere ed esprimere tutti questi spunti con un linguaggio poetico che è figlio di un’ispirazione “canalizzata”, “ricevuta”, non costruita a tavolino o frutto di gagliarde tecniche di editing. È espressione di una narrativa autenticamente lirica, che attinge al territorio del mito, confermando la portata archetipica – e filosofica – del movimento connettivista.

Il battito profondo dell’epoca – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine riflessioni molto profonde sullo stato del fascismo nel mondo, sulla sua trasformazione, su cosa lo anima ora, in questo scorcio di Storia così profondamente diverso da quello di cento anni fa, eppure animato dagli stessi bisogni capitalistici. Un estratto:

Trump non è Mussolini, né Hitler, non è un fascista classico con la divisa che saluta marzialmente le truppe armate del suo partito, eppure è un fascista; un protofascista, o un fascista Pop, se vogliamo. Le forme e i contesti sono cambiati radicalmente dagli ultimi anni Venti, ma alcuni elementi cardine permangono nella loro invariabile sostanza.

Anzitutto siamo davanti alla contestazione della contestazione, ovvero la messa in forma di quel bisogno securitario che innerva la vita della classe media in decadimento e che, incapace di vedere il suo carnefice nel capitalismo, che stesso l’ha generata, si rivolge rabbiosamente verso chi quel capitalismo lo ha attaccato, ad esempio con l’imponente ondata di proteste del biennio 2010-2011: i contestatori dell’ordine, al pari delle minoranze, dei devianti, sono la minaccia da cui difendersi, i nemici della Nazione, esattamente come lo sono le banche e i politici corrotti. È una visione paradossale e contraddittoria questa della middle class al collasso, preda di una crisi della presenza che solo un grande taumaturgo è in grado di curare. Ed è qui che emerge, dal fondo delle narrazioni democratiche, l’uomo forte, il salvatore, il riparatore dei torti.

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Leggi e barriere trascese


Subisci le lungaggini del tuo chiarore, ne apprezzi le distanze e ne subisci le leggi; infine, conosci te stesso tramite la trascendenza dai limiti, e vivi oltre le barriere…

Inno funebre


Rispecchiano nei miei occhi i riflessi di un mare azzurro
complesso
inumano;
quando le foglie vi si adagiano sopra
muoiono di un bellissimo inno funebre.

The foundation of Constantinople – Novo Scriptorium


Su NovoScriptorum – in lingua inglese – un bel post che narra della fondazione di Costantinopoli; il modo di rendere estremamente longevo un impero che doveva per forza riassettarsi per sopravvivere ai tempi, Costantino I lo aveva trovato. Un estratto:

Constantine, whose victory over his rivals had been secured by his talents as an administrator and a diplomatist no less than by his military skill, was one of those men whose hard practical ability has stamped upon the history of the world a much deeper impress than has been left by many conquerors and legislators of infinitely greater genius. He was a man of that self-contained, self-reliant, unsympathetic type of mind which we recognize in his great predecessor Augustus.

Though the strain of old Roman blood in his veins must have been but small, Constantine was in many ways a typical Roman. Born by the Danube, reared in the courts and camps of Asia and Gaul, he was absolutely free from any of that superstitious reverence for the ancient glories of the city on the Tiber which had inspired so many of his predecessors. Italy was to him but a secondary province amongst his wide realms. When he distributed his dominions among his heirs, it was Gaul that he gave as the noblest share to his eldest and best-loved son: Italy was to him a younger child’s portion.

There had been emperors before him who had neglected Rome: the barbarian Maximinus I. had dwelt by the Rhine and the Danube; the politic Diocletian had chosen Nicomedia as his favourite residence. But no one had yet dreamed of raising up a rival to the mistress of the world, and of turning Rome into a provincial town. If preceding emperors had dwelt far afield, it was to meet the exigencies of war on the frontiers or the government of distant provinces. It was reserved for Constantine to erect over against Rome a rival metropolis for the civilized world, an imperial city which was to be neither a mere camp nor a mere court, but the administrative and commercial centre of the Roman world.

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