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Archivio per marzo 13, 2020

Vuoti di memoria – Carmilla on line


In questi tempi di costrizioni, di coprifuoco che di fatto ci relega nelle nostre case, dove fuori ogni cosa può accadere, un articolo di CarmillaOnLine che recensisce Debre Libanos 1937. Il più grave crimine di guerra dell’Italia, di Paolo Borruso, ci rinfresca la memoria e c’invita a leggere maggiormente la Storia, ora che ne abbiamo tempo, per rimarcare le malefatte del regime fascista di ottant’anni fa, tanto per ricordare come sono andate effettivamente le cose. Un estratto:

Il più grave e cruento eccidio di cristiani africani è stato compiuto da soldati italiani e si è trattato di un insieme coordinato di azioni di “polizia coloniale” finalizzate alla repressione e alla vendetta. È accaduto poco più di ottant’anni fa, a seguito di una guerra di conquista imperialistica, che ha conosciuto il più ampio dispiegamento di uomini, armi, mezzi e risorse di tutta la storia del colonialismo europeo in Africa, eccezion fatta per il conflitto anglo-boero. Una guerra che ha visto i soldati italiani fare ricorso ad armi messe al bando una decina di anni prima da accordi internazionali sottoscritti dall’Italia stessa, che si è assunta la responsabilità di attaccare un paese sovrano e compartecipe di quella Società delle Nazioni che avrebbe dovuto impedire l’aggressione tra stati membri. È successo in un momento estremamente critico per le relazioni internazionali nella prima metà del XX secolo, quando l’Europa stava rapidamente avviandosi sulla strada del secondo conflitto mondiale, così da favorire un sostanziale disinteresse delle cancellerie europee per le sorti del paese aggredito. Una violenta guerra di aggressione che ha contribuito in maniera determinante all’avvicinamento e all’alleanza tra due dittature e due regimi – quello fascista e quello nazionalsocialista – che, seppur ideologicamente strettamente apparentati, avevano espresso, fino a poco prima, finalità diverse e talvolta divergenti.

Una strage così brutale da poter essere considerata paradigmatica della violenza scatenata da una guerra condotta da un regime totalitario e con finalità totalitarie, tra le quali, ad esempio, quella di introdurre una legislazione di discriminazione e segregazione razziali in un paese prima ingiustificatamente aggredito, poi sconfitto, con il sistematico ricorso anche ad armi chimiche ed infine sottomesso, attraverso una spietata politica di repressione di ogni forma di dissenso e di resistenza. Un crimine di guerra che ha avuto il suo culmine nel massacro di un’intera comunità religiosa, cristiana, perpetrato da militi cattolici dell’esercito di un paese governato da un regime confessionale, che meno di una decina di anni prima aveva sottoscritto un concordato col Vaticano che aveva inteso “consacrare” il connubio, solido e duraturo, tra fascio e altare.

Insomma, questo crimine così grave e violento è avvenuto in Etiopia, nell’Africa Orientale dell’Italia fascista, tra il febbraio e il maggio del 1937, come vendetta per l’attentato subito dal viceré Rodolfo Graziani ad opera di alcuni resistenti anti italiani ed ha portato alla morte, come effetto di una serie di azioni tutte coordinate e sovraintese dalle più alte autorità del regime e del governo coloniale, di poco meno di diecimila persone, duemila delle quali erano monaci, teologi, professori, studenti, pellegrini della città conventuale di Debre Libanos, ossia il centro più importante della chiesa cristiana ortodossa etiope (o copta).

Di una pagina di storia tanto tetra quanto densa come questa, la memoria collettiva di un paese dovrebbe conservare ed alimentare il ricordo, ma la realtà dei fatti è di tutt’altro segno: dell’eccidio di Debre Libanos, delle sue premesse, dell’insieme delle circostanze e degli eventi, delle sue conseguenze gli italiani conoscono poco o nulla. E questo si deve, più ancora che agli sforzi del regime fascista di occultare quei fatti nel 1937 e negli anni successivi, a quella gigantesca operazione di rimozione della memoria storica avvenuta nel secondo dopoguerra e che ha condotto all’oblio delle pagine più oscure del fascismo italiano, delle sue guerre, dei suoi crimini e alla sostituzione di essi, nel profondo della coscienza collettiva, con il mito autoassolutorio degli “italiani brava gente”, di cui si è scritto in altre occasioni [qui e qui] e su cui qui si ritorna a riflettere.

A più di ottant’anni di distanza, la strage di Debre Libanos rimane ancora qualcosa di sostanzialmente sconosciuto all’opinione pubblica di quel paese che ne fu responsabile, quell’opinione pubblica che invece – forse anche a causa di questi abissali vuoti di memoria – non si è indignata tanto quanto avrebbe dovuto quando, nel 2012, ad Affile, sua città natale, per iniziative delle autorità cittadine, è stato eretto un mausoleo in onore del principale responsabile di queste brutalità: Rodolfo Graziani.

Nuovo Console Caotico in Veneto | NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto su NazioneOscura‘s blog]

Oggi, 21 Ventoso 139, è stato nominato un nuovo console: Il Console Caotico del Veneto, Marco RO, che si aggiunge alle figure istituzionali Oscure (vedi).

Complimenti al nuovo ambasciatore, presto al lavoro insieme!

Lankenauta | H. Come Hitler vedeva i suoi tedeschi


Su Lankenauta la recensione a H. Come Hitler vedeva i suoi tedeschi, romanzo di Johann Lerchenwald che indaga la parte umana di Hitler, in una complessa operazione che viaggia sul filo del rasoio di una continua bestemmia verso la razza umana ma che, in fondo, è un’operazione necessaria per capire che il mostro è sempre dietro l’angolo, ed è sempre pronto a riemergere e a reincarnarsi in una persona diversa, con la stessa pericolosità del passato.

Preceduto da un’acuta prefazione di Franco Cardini che pone l’accento sull’approccio del tutto nuovo che ci viene proposto, che mira ad offrirci l’immagine inusuale di un Hitler “umanamente comprensibile” e vero (che non vuol dire che vada assolto e perdonato per ciò che ha fatto ma che la forma narrativa può forse renderlo meglio decifrabile), questo breve romanzo di Johann Lerchenwald infrange a veder bene più di un tabù: innanzitutto quello della figura dell’invincibile condottiero promossa dalla propaganda di regime e dallo stesso dittatore, che nelle pagine lascia il posto invece a un uomo fragile, timido, spesso abulico e contraddittorio, con la testa piena di idee confuse, che gioisce, per esempio, per essere riuscito a farsi dichiarare inabile alla leva austriaca e che poco dopo corre ad arruolarsi volontario in Germania pur di dare un senso ai propri giorni; a un uomo quasi sempre tormentato, disperato, in più occasioni aspirante suicida, che, non avendo ancora un piano né un obiettivo accattivante da presentare al proprio uditorio, ma volendo porsi a capo di un movimento di massa, cerca le idee migliori nei comizi dei partiti democratici, tedesco-nazionali e tedesco-popolari per il programma politico della nascente DAP (poi NSDAP), ma anche a un cinico opportunista, estremamente abile nell’indovinare di volta in volta ciò che il pubblico vuole sentirsi dire, che riesce incredibilmente ad impressionare gli altri per la fermezza con la quale afferma di avere soluzioni per tutti i problemi, benché la sua vita sia contrassegnata da continue esitazioni ed incertezze (che non visitò mai, per capirci, un campo di concentramento per la paura di non reggerne la vista e sentirsi male), cioè in estrema sintesi a un astuto profittatore, che seppe bene come sfruttare a proprio vantaggio il meglio e il peggio del popolo tedesco.

Lerchenwald, in capitoli brevi ed essenziali, ne ripercorre la vita momento per momento, partendo dall’infanzia: da quando, umiliato e ferito dalla furia selvaggia e insensata di un padre che lo picchiava con una violenza di cui non riusciva a darsi spiegazione, si ripromise di ucciderlo non appena fosse diventato adulto perché violentava davanti ai suoi occhi l’amata madre, al noto episodio della mancata ammissione all’accademia di belle arti viennese, che sembrò precipitarlo in un disorientamento devastante; al fascino esercitato su di lui, sempre negli anni della sua permanenza a Vienna, dalle idee del pangermanista Schönerer e dal sindaco Lueger, “il re senza corona“, con i suoi rituali e le sue bizzarre pretese, le sue idee antisemite, “la sua istintiva capacità di captare gli umori popolari e di coniare seduta stante gli slogan corrispondenti“, alla permanenza nel ricovero per i senzatetto e al trasferimento a Monaco grazie all’eredità paterna ottenuta chissà come, e così via, di episodio in episodio, fino all’epilogo che noi tutti conosciamo.

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Gli infiniti universi di Gardner Dozois | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione della raccolta Infiniti universi, una delle ultime curate da Gardner Dozois in uscita su Urania Millemondi; il meglio del meglio dell’attuale SF mondiale, cosa chiedere di più? La quarta:

La raccolta antologica più premiata torna sulle pagine di “Urania”. Trentotto racconti dei migliori autori di fantascienza vi accompagneranno oltre i confini dell’universo per esplorare nuovi mondi. In questo primo volume, dei tre in cui abbiamo suddiviso la selezione della migliore narrativa breve del 2017 a cura del più stimato editor della sf, vi accoglieranno autori del calibro di Alastair Reynolds, Michael Swanwick, Nancy Kress e tanti altri, oltre alle nuove leve della fantascienza internazionale da tenere d’occhio. Buona lettura!

Il consenso


Il consenso è una storia politica già indagata in tutti gli aspetti da millenni, si conoscono perfino le mosse da attuare e i respiri giusti per convincere, un teatrino che sa di marketing, uno show che diverrà olografico.

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“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

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