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Archivio per marzo 18, 2020

Questo passato potrebbe diventare il nostro futuro? | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Electric state, romanzo atipico a metà strada tra un libro, una graphic novel e un fumetto, di Simon Stålenhag.

Electric State è un’opera affascinante, un romanzo illustrato in cui l’arte introduce in modo mirabile la narrazione. Le immagini mostrano delle istantanee di viaggio che prendono subito il sopravvento sul testo fornendo un punto di partenza visivo all’immaginazione del lettore. Simon Stålenhag è stato in grado di far lavorare insieme figure e parole in modo diverso da quello che è possibile trovare in un comune libro illustrato o in un graphic novel. Il risultato raggiunto dall’artista è ben superiore alla semplice somma delle sue parti: una corposa raccolta di cartoline postapocalittiche oltremodo coinvolgente. La storia è intrigante e trasmette un senso di spaesamento e mistero che cattura l’attenzione e descrive perfettamente ciò che si vede. Il testo è rarefatto, più una cronaca che un romanzo propriamente strutturato e probabilmente senza le immagini non sarebbe stato altrettanto efficace. La trama e la caratterizzazione, estremamente sottili, funzionano evocando impressioni e risposte emotive in chi le osserva, presentando, al tempo stesso, i retroscena di quel mondo morente. I disegni di Stålenhag, ispirati all’arte paesaggistica e faunistica dei più importanti pittori svedesi (Gunnar Brusewitz, Lars Johnsson) e americani (Edward Hopper, Andrew Wyeth), riprendono la concept art futuristica e fantascientifica di artisti cinematrografici del calibro di Syd Mead (Blade Runner, Tron, Aliens, Star Trek) e Ralph McQuarrie (Guerre stellari, Galactica, E.T., Cocoon). Nel 2019, Electric State è entrato, a buon diritto, nella rosa dei finalisti agli Arthur C. Clarke e Locus Awards, non riuscendo, sfortunatamente, ad aggiudicarsi alcun premio.

Il testo racconta il viaggio della giovane Michelle e di Skip il suo robot, mentre si dirigono a ovest verso la costa del Pacifico, attraversando un’America ucronica lacerata dalla guerra civile e dagli orpelli di una realtà virtuale militare autodistruttiva. Lungo il loro percorso s’imbattono in colossali navi da guerra che si profilano all’orizzonte come irraggiungibili vette metalliche e in decine di cadaveri d’individui a tal punto dipendenti dalla VR da essere morti ancora connessi ai loro visori. Ambientata nell’America degli anni Novanta, la storia mescola nostalgia e fantascienza in un cocktail accattivante. La visione di un 1997 alternativo e postapocalittico, che descrive e ripercorre luoghi ed eventi tra il deserto del Mojave e la California, è inquietante. Le parole si susseguono alle immagini correndo su due tracce. La prima è una sorta di cronaca dei principali avvenimenti riguardanti gli Stati Uniti in quei terribili anni: la nascita di una nuova tecnologia chiamata Sentre, sviluppata dai militari per combattere una guerra sanguinosa e il suo successivo utilizzo nel settore dell’intrattenimento con effetti irreversibili e devastanti per la popolazione. L’altra traccia, quanto mai coinvolgente, è un diario di viaggio: la storia di Michelle, una ragazza di 19 anni che, con un fucile da caccia, un’auto rubata e un piccolo robot, cerca di farsi strada attraverso un mondo sconvolto, in declino e totalmente militarizzato. Intende dirigersi verso San Francisco, o ciò che ne rimane, per recuperare qualcosa o qualcuno che per lei è molto importante. Michelle racconta il suo percorso a tappe, poche centinaia di parole alla volta, registrando minuziosamente le proprie sensazioni, impressioni ed emozioni. Lentamente il suo passato, le ragioni del viaggio, il rapporto con il robot che l’accompagna, si sciolgono in voci e immagini ormai quasi completamente dimenticate.

Noam Chomsky: «Sanità devastata dal neoliberismo» | il manifesto


Sul Manifesto una efficace intervista a Noam Chomsky, in tema alla pandemia e sui suoi effetti amplificati dalle rovine del liberismo. Un estratto:

«La situazione è molto grave», mi dice. «E non c’è nessuna credibilità nell’affermazione che il virus sia stato diffuso deliberatamente». «La reazione degli Stati Uniti è stata terribile. È stato quasi impossibile persino sottoporre le persone ai test, e quindi non abbiamo un’idea precisa nemmeno di quanti casi ci siano effettivamente».

Nelle sue risposte – che lui minimizza dicendo «non so se ci sia nulla che valga la pena di essere pubblicato» – troviamo in pillole ciò che ci serve per capire il nucleo della verità: «L’assalto neoliberista ha lasciato gli ospedali impreparati. Un esempio per tutti: sono stati tagliati i posti letto in nome dell’‘efficienza’».

A peggiorare la situazione, «l’uragano Trump». Solo adesso le cose sembrano cambiare negli Stati Uniti, ma «finora sia Trump sia Kushner [Jared, genero di Trump e suo stretto consigliere, ndr] hanno minimizzato la gravità della crisi. Questo atteggiamento è stato poi amplificato dai mezzi d’informazione di destra, e così molte persone hanno trascurato di prendere anche le più elementari precauzioni».

Alla fine, Chomsky dice in poche parole quello che dobbiamo sapere del sistema in cui viviamo: «In generale, questa crisi è l’ennesimo, importante esempio del fallimento del mercato, proprio come lo è la minaccia della catastrofe ambientale. Il governo e le multinazionali farmaceutiche sanno da anni che c’era la forte probabilità di una grave pandemia, ma siccome non giova al profitto prepararsi a questa eventualità, non si è fatto nulla».

A causa di


Sulle polveri di un simulacro restano i brandelli di vita passata, testimonianze lasciate stratificare dagli archetipi.

Ciò che rimane


Nei piani delle conferenze psichiche si riscontrano soltanto pochi piani di fuga, e poi la parola passa alle aziende ma, a quel punto, rimangono soltanto i morti da seppellire.

Paradox Obscur – Fester (Alternative mix) – YouTube


Al ritmo dance delle paranoie siderali.

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