HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per maggio 4, 2020

Dead Melodies – Cerebral Override


Le mosse sono lente e inesorabili, come l’abisso siderale che termina la tua psiche.

Infinitesima parte


Il controllo è una fase illuminata del delirio, la constatazione che puoi dominare soltanto un’infinitesima parte del continuum.

Filmhorror.com – “Videodrome: il ritorno della carne” – articolo di Maico Morellini


Su FilmHorror una lunga disquisizione di Maico Morellini sull’opera di David Cronenberg. L’incipit:

Mentre tutto il mondo stava ormai da un anno con il fiato sospeso nell’attesa di scoprire quale sarebbe stato il destino diHan Solo, David Cronenberg dava la sua versione cupa e pulp dei poteri mentali tanto cari ai Jedi. Era il 1981, anno di uscita di Scanners. Fu in quel periodo che l’uomo del momento, un barbuto regista di Modesto (California) capace di ipnotizzare il mondo intero raccontando le gesta del giovane Luke Skywalker, si rivolse a Cronenberg per coinvolgerlo nella regia de Il Ritorno dello Jedi. Ma il regista canadese aveva altri progetti per quel fatidico 1983, e nessuno di questi aveva a che fare con orsetti pelosi, caccia stellari o principesse in bikini.

Ogni artista mette un pezzo di sé nelle storie che racconta; nel momento in cui Cronenberg iniziò a tratteggiare la sceneggiatura di Network of Blood decise di attingere dalla sua infanzia. In particolare a quando, da ragazzino, riusciva a intercettare segnali televisivi provenienti da Buffalo (New York) che si intrufolavano nella banda canadese una volta terminate le trasmissioni tradizionali. La possibilità di incappare in qualcosa di proibito, di imbattersi in qualche trasmissione che doveva restare inaccessibile al pubblico ma che per qualche misterioso motivo trovava la strada verso il suo televisore, era fonte di grande preoccupazione per il piccolo David. A tal punto che molti anni dopo (nel 1983 Cronenberg avrà quarant’anni) parte della catarsi per quelle nottate insonni si completerà con la sceneggiatura di Network of Blood, alias Zonekiller alias, finalmente, Videodrome.

Angst78 – 78-Angst | Neural


[Letto su Neural]

La Zoharum ha un rapporto piuttosto eclettico con le sue uscite alternando proposte in ambito elettronico provenienti da differenti scene: ambient, minimal, industrial, dub-illbient ed experimental. 78-Angst per esempio è una raccolta piuttosto concettuale di produzioni composte da Patryk Gęgniewicz (Revisq) e Lukasz Szalankiewicz (Zenial) tra il 2013 e il 2019. Composizioni che sono state elaborate in varie location e setting. Zenial ha registrato a Poznań, Cracovia e New York, Patryk a Wałbrzych, Jelenia Góra e Varsavia. Questo evidentemente ha portato delle influenze specifiche nelle sonorità espresse e in come poi sono state anche assemblate le tracce. Ogni incisione può vantare la sua atmosfera e il suo suono specifico e anche altri artisti, chiamati all’occorrenza, sono stati coinvolti per remix e rieleborazioni. I Fisherboyz, ovvero Dawid Chrapla e Dominik Żochowski si sono applicati su “At the Gates”, dandone un’interpretazione meno enfatica e minimale della seminale versione, nel novero d’una elettronica groovy e clubbing. Ma non tutte le tracce seguono questo approccio, v’è anche roba ambient, drone e techno. Ursus Sykot remixa ad esempio “Im Wald” e quello che ne viene fuori è un suono piuttosto continuo e sporco, Dawid Chrapla imbastisce una versione più tagliata e ondivaga sempre di “At the Gates”, utilizzando trattamenti pseudo-industrial, scampanellii metallici e risucchi space-glitch. Il nome della band deriva dal film “Angst” di Gerald Kargl, film assai assai cupo e malsano, apprezzato e ritenuto una fonte d’ispirazione anche dal regista francese Gaspar Noé, che lo ha citato come un seminale modello del suo stile cinematografico, 78 invece si riferisce all’anno di nascita d’entrambi i componenti del combo. Le sequenze degli Angst78 non sono così psicopatiche e malsane come la trama del film di Kargl, ma certo non incedono a nessun consueto tipo di ”bella” scrittura sonora, mostrando nel complesso un approccio sicuramente spettrale, introverso e meditabondo, pervaso da aperture ambientali ma sempre ricurvo su sequenze dilatate e noisy, probabilmente anche indotte dalle molte esperienze che i due hanno accumulato nel sound design per videogiochi come Painkiller ed Escape Room.

Rischiamo l’autoritarismo? – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un articolo che indaga il momento sociale relativo al lockdown da Covid, ovvero cosa è successo nella popolazione che anela alla fine del coprifuoco continuo e stigmatizza pesantemente chi sembra sfuggire alle maglie della clausura. Ciò può portare ad autoritarismi pericolosi, pur se non adesso magari tra qualche tempo? La realtà, IMHO, è che la massa ha paura, e quando hai paura non ragioni. Ma il ragionare è un bene cui molti hanno abdicato da decenni, a patto che quei molti abbiano mai avuto il cervello per farlo…

Per capire in che società vivremo dopo la pandemia è bene sapere che, nel come vanno le cose nel mondo, esistono oscillazioni che si ripetono sempre simili, risposte della psicologia collettiva uguali negli anni e nei secoli, errori compresi. Succede, ad esempio, in economia. E se facciamo gli stessi errori, singolarmente o in comunità, non è perché siamo stupidi: ma semplicemente perché è difficile emancipare i nostri gesti e ragionamenti dal passato, da ciò che ci è stato trasmesso con la cultura e con la genetica (la paura, ad esempio, spesso fa sragionare ma è un aspetto fisiologico del funzionamento delle nostre menti).

Ecco perché, in una situazione come la nostra, cioè una diffusione globale di un virus per cui non abbiamo né cure né vaccino, e la conseguente quarantena forzata per miliardi di persone in contemporanea, la coesione sociale è sia essenziale che rischiosa.

E non lo è più solo in teoria, ma anche in pratica: stiamo cercando, in chi va a correre o in chi porta a passeggio il cane, il capro espiatorio. Stiamo multando infermieri alla fine dei loro turni, o genitori che vanno a prendere i propri figli dagli ex coniugi, stiamo sorvegliando le spiagge con gli elicotteri, accerchiando con i quad della polizia municipale persone che prendono il sole completamente da sole, senza costituire un rischio per nessuno. Stiamo anche tenendo toni minacciosi con chi fa delle semplici foto in pubblico (è capitato alla scrittrice Michela Murgia), ma anche imponendo a chi va al supermercato di fare una spesa minima di 50 euro, e addirittura picchiando persone perché non mostrano immediatamente i documenti. E stiamo mostrando in diretta TV delle vere e proprie battute di caccia all’uomo commentate da Barbara D’Urso. Insomma stiamo sdoganando, verrebbe da dire, un collettivo istinto invadente che abbiamo nel nostro DNA culturale, quello di una nazione che ha bisogno del pugno di ferro per non collassare, perché in realtà è un puzzle fatto da 7904 comuni quasi sempre tanto piccoli quanto diversi tra loro, tanto culturalmente disomogenei quanto orgogliosi e tradizionalisti.

Ha ragione chi nota che questa tendenza non dovrebbe sorprenderci, perché oggi c’è qualcosa, cioè il nuovo coronavirus, a farci (giustamente) paura e “la paura è il principale incentivo alla richiesta di maniere forti, di regimi autoritari, di limitazioni delle libertà individuali in favore di regolamentazioni e interventi più severi da parte di autorità di vario genere”. Tutto vero, ma non è che se una cosa è nota diventa trascurabile. Questa nostra, crescente, tendenza sbirresca è pericolosa: ed è pericolosa perché tende a un futuro preciso: un futuro di politica autoritaria.

Se una democrazia è ben consolidata quando le forze che la mettono in discussione sono estremamente minoritarie, la nostra è, e dispiace dirlo perché nel farlo ci si sente dei disfattisti, un po’ immatura. Costituzione e garanzie sulle libertà individuali non mancano, ma il lavoro di divulgazione e riflessione sulla storia dell’Italia coloniale e dittatoriale non ha coinvolto a sufficienza intere sacche di popolazione, anche da qui viene un sentimento sbirresco e questurino che si manifesta nella mancanza di senso civico, nella presenza di personaggi indegni di ricoprire incarichi istituzionali, fino al tono paternalista tenuto in quest’ultimo periodo da alcuni organi governativi.

Ecco che, questo nostro difetto politico e culturale in un momento come questo, può emergere con particolare forza. E il rischio che il sentimento popolare (chiamiamolo così, per capirci) sia tipico degli stati autoritari, è concreto.

Oui Magazine

Per me cultura significa creazione di vita. (Cesare Zavattini)

Thinkingmart

- a place full of mindfood. [page in work, no new stuff this week]

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, o...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

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