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Archivio per maggio 18, 2020

La lingua perduta degli angeli – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un articolo che esplora le ricerche effettuate dal mago John Dee sul linguaggio Enochiano, qualcosa che Gustav Meyrink ha esplorato nel suo splendido romanzo L’angelo della finestra d’Occidente. Un estratto:

Una branca della Kabbalah ebraica nota come temurah, il cui più illustre esponente fu il mistico Abraham Aboulafia, si basava sulla pratica di combinare e permutare le lettere ebraiche della Torah e dei nomi sacri di Dio, producendo una serie di formule capaci di esprimere, nel loro continuo mutamento, la potenza divina e la splendida armonia del cosmo. Questa idea è illustrata da Gershom Scholem in La Kabbalah e il suo simbolismo, dove spiega che, secondo la dottrina di Aboulafia, “gli elementi fondamentali, il nome JHWH, gli altri nomi di Dio e gli appellativi o kinnuyim furono trasformati mediante permutazioni e combinazioni delle consonanti […] finché in ultimo apparvero nella forma delle frasi ebraiche della Torah, così come le leggiamo ora. Gli iniziati, che conoscono e hanno capito questi principi della permutazione e combinazione, possono seguire il percorso inverso, dal testo all’indietro, e ricostruire il tessuto originario dei nomi” con l’obiettivo di risalire “all’operare segreto della potenza divina”. Dottrine come questa esercitarono un’influenza incalcolabile sul pensiero rinascimentale, in cui misticismo, magia e matematica si unirono a costituire quella che è oggi universalmente conosciuta come tradizione ermetica. L’influenza di questo pensiero magico sullo sviluppo della cultura moderna è stata a lungo trascurata, fino a quando, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, fu finalmente riabilitato da diversi studiosi e accademici, tra cui spiccano, soprattutto, le ricerche della storica Frances Yates.

Il prodotto forse più enigmatico e oscuro di questa multiforme corrente di pensiero è il Sistema Enochiano di John Dee, che fu un matematico, scienziato e astrologo al servizio della corte di Elisabetta I, la cui carriera fu, tutto sommato, quella di un rispettabile intellettuale del tempo. Nel corso della sua vita compose diverse opere scientifiche e matematiche che riscossero un vasto successo; entrò nelle grazie di Elisabetta I per aver composto, nel 1555, un oroscopo in cui prediceva la sua prossima ascesa al trono. Quando Elisabetta divenne regina, gli fu concessa la possibilità di proseguire i propri studi in autonomia, sotto la tutela della corona. Ma, a partire dal 1582, le ricerche di John Dee presero una piega sempre più eccentrica. Influenzato dalle opere di altri intellettuali dell’epoca, e forse insoddisfatto dalle risposte offerte dalla scienza del suo tempo, John Dee cominciò a occuparsi di magia e spiritismo, con l’obiettivo di penetrare, facendo ricorso a metodi più o meno ortodossi, i misteri ultimi del cosmo. In questa impresa, fu affiancato da un giovane alchimista dalla reputazione discutibile di nome Edward Kelley, il quale si presentò alla sua casa di Mortlake rivelando un incredibile talento come medium.

Secondo le testimonianze contenute nei diari di Dee, Kelley era in grado di comunicare, con l’aiuto di un cristallo di quarzo, con entità spirituali invisibili. Gli spiriti contattati da Kelley nel corso delle sue sedute spiritiche con Dee, che si presentavano nella veste di angeli e arcangeli, cominciarono ben presto ad avanzare pretese sempre più esuberanti, costringendo i due a viaggiare incessantemente attraverso l’Europa per trasmettere il messaggio angelico ai regnanti del tempo. Gradualmente, gli angeli cominciarono a trasmettere i frammenti di quello che appariva come un complesso, ma indecifrabile, sistema crittografico, composto da astrusi sigilli e interminabili griglie di lettere. Gli angeli rivelarono a Dee e Kelley una lingua sconosciuta, chiamata da Dee lingua enochiana, costituita da un alfabeto di ventuno caratteri, nella quale erano composte diciannove ‘chiavi’ simili a incantesimi di evocazione dal contenuto misteriosamente apocalittico. La turbolenta amicizia tra Dee e Kelley si interruppe bruscamente nel 1587, e con essa terminarono anche le comunicazioni angeliche di John Dee. A testimonianza delle loro imprese resta una nutrita raccolta di diari e manoscritti, la cui prima pubblicazione risale soltanto al 1659, quando una parte dei diari di Dee, contenente una dettagliata relazione delle sue comunicazioni con gli angeli, fu fortuitamente ritrovata da un antiquario e fu data alle stampe.

Il retaggio dell’opera di John Dee è controverso e lo studio delle sue conversazioni angeliche ha avuto una storia tutt’altro che lineare. A rendere particolarmente insidioso l’approccio all’opera di Dee è soprattutto la vasta costellazione di studiosi che se ne sono occupati, eterogenea e con interessi spesso incompatibili, che testimonia, del resto, la ricchezza del suo pensiero. A partire dai primi anni del Novecento, l’opera di Dee divenne il cuore pulsante di quello che lo scrittore Kenneth Grant avrebbe ribattezzato il risveglio della magia: una corrente di esoterismo contemporaneo inglese che prese le mosse dall’Hermetic Order of the Golden Dawn, società segreta di stampo rosacrociano-massonico che mescolava il sistema angelico di John Dee a forme di magia cerimoniale pseudo-egiziana. In particolare, lo studioso ed esoterista Samuel Liddel MacGregor Mathers recuperò i manoscritti di Dee, al tempo del tutto trascurati dagli accademici, diffondendoli tra gli iniziati come base di un nuovo dogma di magia cerimoniale. Sulle orme di Mathers, fu Aleister Crowley, il più importante esoterista del Novecento, a popolarizzare ulteriormente il materiale enochiano tra i seguaci dell’occulto. Come documentato nel libro The Vision and The Voice, nel 1909 Crowley percorse il deserto algerino recitando le trenta invocazioni angeliche che gli avrebbero permesso di accedere ad altrettanti stati di estasi mistica. Questi livelli di illuminazione, che Dee definisce Aethyrs, sono popolati di visioni cariche di quel simbolismo magico che caratterizza tutta l’opera di Crowley, in una sorprendente commistione di numerologia, mitologia egizia e iconografia apocalittica.

Susanne Skog – Siberia / Sirens | Neural


[Letto su Neural]

Da Mosca a Vladivostok il viaggio è parecchio lungo in treno – è la Transiberiana la linea che collega le due città, che distano fra loro più di 9000 chilometri – e Susanne Skog avrebbe potuto stupirci con field recording certo più varie e avventurose. Sceglie invece di rendere quest’esperienza in maniera piuttosto minimale. Quello che udiamo è un vago hum metallico, strisciante, che diventa sempre più presente in termini di volume, fino a sfociare in un drone più corposo. Siberia – traccia che dura poco più di 25 minuti – è stata composta, modificata e mixata al Baltic Art Center di Visby, in Svezia, per essere poi presentata a Experimental Intermedia 2015 a New York. La composizione musicale s’imprime astrattamente poetica, evolve dalle registrazioni ma è come se non voglia parlarci d’un luogo specifico, quanto piuttosto, invece, del movimento e della spazializzazione di pochi elementi auditivi. Anche la traccia successiva, Sirens, basata su una selezione di sirene provenienti da anni di registrazioni in tutto il mondo – in questo caso da diverse città del Giappone, nonché da New York, Atene e Rotterdam – potrebbe sembrare una produzione per la quale il contesto non è strettamente essenziale. È come se lo stesso materiale sonoro si trasformasse in nuove forme ed espressioni, attriti e correlazioni, fino a perdere qualsiasi tipo di connotazione. Eppure a Susanne Skog, che ha studiato filosofia, estetica e teoria femminista all’Università di Stoccolma, non manca il background “narrativo”, che le viene da anni di sperimentazioni radiofoniche, radiodrammi e documentari. Quanto questa attitudine sia poi “raffreddata” o “rarefatta” poco importa, se le sonorità meccaniche incedono insistenti e continue, poi neanche troppo dissimili fra loro, dettagliate ma allo stesso tempo anche impossibili da decifrare. Non vi è nessun suono la cui provenienza è distinguibile in maniera netta, la mescola complessiva è alquanto indistinta, eppure non è un ascolto affatto monotono, perché i cambiamenti seppur sottili provocano grandi effetti e catturano a fondo l’attenzione dell’ascoltatore.

Níundi – Call of Fylgia (Northern Folk Witchcraft)


L’onda di una bellissima trascendenza, attraverso i ghiacci: sono il lupo.

Scienza e pratica del sogno lucido tra Tibet e California – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo che esplora i meandri del Sogno Lucido, tecniche di visione sciamaniche arrivate fino a nostri giorni. Un estratto:

La storia del sogno lucido in Occidente è piuttosto recente, soprattutto se comparata con quella di alcune tradizioni contemplative che, come quella tibetana, mostrano di conoscere a fondo il fenomeno da oltre un millennio. Benché la possibilità di sognare sapendo di sognare fosse nota già ad Aristotele e se ne trovi menzione qua e là nella letteratura filosofica, è solo nel 1867, con il marchese d’Hervey-Saint-Denys, che viene pubblicata la prima opera interamente dedicata all’argomento: si tratta di un volume prezioso, contenente oltre vent’anni di resoconti, ipotesi ed esperimenti sul tema (d’Hervey-Saint-Denys, 1867). Probabilmente anche grazie alla fama del marchese, l’esistenza del sogno lucido giunge alle orecchie di Sigmund Freud, che tuttavia pare non sia mai riuscito a reperire una copia dell’opera (LaBerge, 1988, p. 15). Sarà forse anche a causa di questa sfortunata circostanza che il padre della psicoanalisi dedica scarsissima attenzione al sogno lucido, menzionandolo in pochissimi passi nei quali il fenomeno viene perlopiù ricondotto alla tipica concezione freudiana dei sogni come “guardiani del sonno”: dire a se stessi “non è che un sogno”, secondo Freud, sarebbe soltanto un modo per acquietarsi qualora si manifestassero nel teatro della psiche contenuti onirici troppo disturbanti, una maniera cioè per scongiurare il risveglio e proseguire il sonno, garantendo la soddisfazione del desiderio di dormire.

L’autore de L’interpretazione dei sogni, dunque, non sembra riconoscere il fenomeno della lucidità onirica in tutta la sua portata, forse anche per la sua dissonanza con i fondamenti teorici della teoria psicoanalitica, entro la quale i sogni sono sempre contenuti camuffati dell’inconscio, intelligibili soltanto a posteriori e pertanto incompatibili con uno stato di piena consapevolezza, in cui tutte le capacità critiche del soggetto siano attive. Questo disinteresse ha evidentemente influenzato anche i successivi sviluppi della corrente psicoanalitica, i cui esponenti si sono mostrati assai refrattari nei confronti del sogno lucido – con l’eccezione di Jung, il quale, benché inizialmente ritenesse il fenomeno impossibile, mutò opinione proprio in seguito all’incontro con il Buddhismo tibetano.

Una seconda figura significativa per lo studio del sogno lucido in Occidente è invece Frederik Willems van Eeden, psichiatra olandese che conia il termine “lucid dream”: nel 1913 è autore del primo articolo sull’argomento pubblicato in una rivista scientifica, nel quale l’insorgenza della lucidità onirica è descritta nei termini di una completa reintegrazione delle funzioni psichiche, uno stato cioè di perfetta consapevolezza nel quale è possibile controllare e indirizzare volontariamente la propria attenzione, nonché compiere svariate azioni deliberatamente (van Eeden, 1913). Nonostante l’apprezzabile attitudine sperimentale e analitica dell’autore, il limite di questa stagione di studi è che, come nel caso del marchese d’Hervey-Saint-Denys, si tratta di ricerche basate unicamente sull’esperienza in prima persona – l’articolo di van Eeden, per esempio, si concentra su trecentocinquantadue sogni avuti dallo psichiatra stesso – e dunque ancora lontane dagli standard di oggettività e ripetibilità richiesti dal moderno concetto di scienza.

Linea Aspera – Lamanai


In ordine tremante di elettrodanze oscure.

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Per me cultura significa creazione di vita. (Cesare Zavattini)

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- a place full of mindfood. [page in work, no new stuff this week]

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Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, o...

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