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Archivio per luglio 12, 2020

Pink Floyd – Atom Heart Mother (Live at St Tropez)


I Floyd a St. Tropez l’8 agosto ’70, mezzo secolo fa. Atom Heart Mother, ed è la bellezza psichedelica che sale…

Io sono Nessuno – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine Franco Pezzini mette in evidenza degli aspetti arcaici e ritornati in auge negli anni 60-70 della mitologia antica, come quella che riguarda Odisseo. L’opera di Omero fu rivisitata in quegli anni da uno sceneggiato TV, che ricordo bene perché fu lì che cominciai ad avere il gusto della scrittura, intorno agli 8 anni, quando presi a fare il riassunto dettagliato di ogni puntata del serial che tanto mi stava impressionando. Mi è capitato di rivedere alcuni stralci di quella lontana Odissea, e  devo dire che hanno conservato un fascino intatto, meraviglioso, evocativo.

1968: dopo un’abboffata di peplum da grande schermo – i “sandaloni”, come venivano chiamati – che del mondo antico e particolarmente di quello mitico regalavano all’Italia popolare versioni simpaticamente fumettistiche tra bicipiti, rossetti similhollywoodiani & tunichette con le greche, la RAI propone agli spettatori qualcosa di molto diverso.

Il fatto è che nel 1950 si era verificato un evento capitale nella riproposta dei poemi omerici. Dagli uffici Einaudi, Pavese aveva voluto con forza una nuova versione dell’Iliade affidandola a una traduttrice giovane ed entusiasta, Rosa Calzecchi Onesti (1916-2011): scopo, scrostare la lettura del poema da tutta l’ampollosità trombona sedimentata in secoli di traduzioni “solenni” per ritrovare il vero Omero, arcaico e scabro, con le sue formule ritmate da un Mediterraneo remotissimo. Quest’Iliade meravigliosa, che oggi alla lettura accusa un po’ il passare degli anni ma resta godibilissima e comunque un modello di lavoro – ormai le traduzioni sono tante, alcune davvero stupefacenti per un rigore filologico che apre continue domande e può talora rispondervi solo in termini ipotetici – era uscita poco dopo la morte di Pavese, appunto nel 1950; e nel 1963 con la stessa formula viene edita l’Odissea.

Inevitabile che tutto ciò approdi anche agli schermi nel clima di sperimentazioni di quegli anni. Nel 1967 Pasolini propone un Edipo re del tutto eversivo, cui farà seguire nel 1969 il famoso Medea con Maria Callas (sul progetto, come già ricordato in altra sede, è oggi preziosa la ricostruzione offerta da Paolo Lago nel bellissimo Lo spazio e il deserto nel cinema di Pasolini. Edipo re, Teorema, Porcile, Medea, Mimesis, 2020); e nel 1969, con un’operazione diversa ma in qualche modo parallela, Fellini e l’assai meno noto Gian Luigi Polidoro muoveranno a decostruire una certa visione del mondo romano imperiale nelle rispettive e diversissime trasposizioni del Satyricon.

Ma se tutto ciò riguarda il grande schermo, il boom della comunicazione di quegli anni passa attraverso la televisione, e l’Odissea – presentata l’anno dopo l’Edipo re di Pasolini, e l’anno prima del suo Medea e dei due Satyricon – annuncia un nuovo corso nello sguardo ai classici. Articolata come sceneggiato in otto puntate, vede una coproduzione tra Italia, Francia, Iugoslavia e Germania occidentale, la prima della Rai a venir realizzata a colori. Al timone, il regista quasi cinquantenne Franco Rossi con robuste esperienze teatrali e cinematografiche, e una formazione nell’orizzonte del neorealismo (tra l’altro ha diretto un Calypso nel 1958 e Odissea nuda nel 1961), supportato per singole puntate da Piero Schivazappa e Mario Bava; mentre alla sceneggiatura lavora un’intera squadra – Gian Piero Bona, Vittorio Bonicelli, Fabio Carpi, Luciano Codignola, Mario Prosperi, Renzo Rosso – riuscendo a restituire voce a Omero anche attraverso una dimensione corale di sottofondo supportata da un’ottima musica (Carlo Rustichelli, Bruno Nicolai). Per contro Dario Cecchi coi costumi, Luciano Ricceri all’Art Direction e Mario Altieri alla Set Decoration ripudiano in blocco lo stile peplum per seguire invece il regista in una lettura stilizzata, a tratti fiabescamente teatrale (l’episodio di Eolo, per esempio), ma in ogni caso felicemente armonizzata a tutto un orizzonte storico e antropologico. Insediamenti arcaici con focolari fuligginosi, maschere funebri da modellare sul viso, abiti ruvidi di lana e poi imbarcazioni, telai, cordami, vasi o oggetti di vita quotidiana… un mondo insomma ricostruito con attenzione agli scavi archeologici e alla linea ideale PaveseCalzecchi Onesti, lontano e primitivo quanto è in effetti quello narrato da Omero. Un’impressione ora rafforzata dalla scelta di numerosi attori iugoslavi – tra i quali lo stesso protagonista, l’attore bosniaco trentaduenne Bekim Fehmiu (1936-2010, bello ricordare questo attore/intellettuale morto nel giugno di dieci anni fa) – coi loro tratti ruvidi e antichi, sconosciuti agli spettatori italiani e tanto diversi dai divi occidentali.

Shaam Larein – Traveler [Official live video]


Ritualismi di un sapore arcaico e drammatico si profilano sullo sfondo di universo di tempo inesistente.

Ken Loach scrive agli operai della Fiac: “Restate forti” – la Repubblica


Questa è la lettera che Ken Loach ha scritto agli operai Fiac di Pontecchio Marconi, in provincia di Bologna, che da settimane sono in presidio davanti ai cancelli per evitare il trasferimento a Torino. Come riporta Repubblica, l’artista inglese invita alla lotta perché è uno strumento importante per raggiungere l’uguaglianza; delegittimarla non è mai una buona cosa: nessun datore di lavoro ti darà mai spontaneamente quello che ti spetta, nessuno di essi ti farà mai riflettere attentamente sulla tua condizione di sottomesso.

David Gilmour – Near The End (Official Audio)


Un brano che amai molto, quando uscì, una malinconia intensa e matura, raccoglimenti su eventi che non puoi più districare.

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