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Archivio per luglio 28, 2020

WhereIsKremo | NAZIONE OSCURA CAOTICA


Come detto qui e qui, sul blog della NazioneOscuraKaotica – e su FB – è stato possibile seguire le fasi del rapimento di Lukha B. Kremo, avvenuto in questi giorni roventi di luglio e che ora ha visto finalmente il ritorno del Nostro a casa, dopo peripezie varie che sono passate dal pagamento di un riscatto stratosferico (6 milioni di Euro) fino alla rivelazione di particolari inediti della creatività di Kremo che io stesso ignoravo – e forse è stato proprio per questo che sono diventato il referente dei rapitori?

Grande è stato il clamore suscitato dal rapimento, ma ora che tutto sembra essersi felicemente conclusosi incollo qui sotto la mia partecipazione al Fantascienza.com OnLive #3 di sabato scorso, a partire dal minuto 47 circa, dove ho praticamente annunciato in diretta l’imminente liberazione del Presidente della Nazione Oscura Kaotica, nonché editore di KippleOfficinaLibraria.

Lankenauta | Vorrei che tu fossi qui. Wish you were here


Su Lankenauta la recensione a Vorrei che tu fossi qui. Wish you were here, romanzo di Sergej Roić che si conferma come autore particolare. Ecco il perché:

Quanti di noi potrebbero dire, in tutta onestà, di non conoscere Wish you were here, il noto pezzo dei Pink Floyd del 1975 presente nell’omonimo album, di non averne mai canticchiato la celebre introduzione, con quel motivo ipnotico che sembra entrarti nella testa e non volerne più uscire, e sulla cui origine misteriosa verità e leggenda si mescolano, si confondono, di cui si dice addirittura che sia stata attinta da un altro mondo, nel passato o in un’altra dimensione?

Sergej Roić, scrittore di cui abbiamo apprezzato il recente Solaris. Parte seconda edito da Mimesis qualche mese fa, ne ha fatto addirittura il leit motiv per un viaggio straordinario nel corso del tempo (Sergej Roić, Vorrei che tu fossi qui. Wish you were here, Mimesis Edizioni, 2017, pp. 389), un motivo con cui accompagnare l’intera evoluzione dell’uomo, in pratica un archetipo culturale, “la melodia per eccellenza”, quella suonata all’alba dei tempi dall’artista albino su un flauto d’osso e riaffiorata più volte nel corso di migliaia d’anni, per incarnarsi con un’ultima, rivelatrice epifania nel brano della famosa band inglese e nella mente dei protagonisti del libro, grazie alla memoria collettiva condivisa da cui attingono.

Anche in questo caso, come è tipico dell’autore, ci troviamo dinanzi a un romanzo dalla natura poliedrica, dai mille volti, corredato di citazioni e ricco di suggestioni, che attinge alla filosofia e alla scienza, al mondo dell’arte e della musica, che alterna testo e immagini (metodo già presente in Omaggio a Paul Klee e che verrà approfondito in Solaris. Parte seconda con il ricorso alle illustrazioni di Renzo Ferrari) e nel quale frequentemente i piani temporali si alternano, si sovrappongono, con un ampio ricorso alle visioni della memoria. Si viaggia cioè da un mondo preistorico senza parole, in cui se c’erano non avevano ancora una forma a noi nota, quello di 35.000 anni fa (Il mondo non ha parole. È una distesa di conifere (ad alcune piante di alto fusto sarà dato questo nome), di cime anelanti luce e nel sottobosco di pigne. È un volo di calabrone, il passo dell’orso, la diga del castoro, la zanna del lupo.), a quello che vede la nascita di un primo, rudimentale linguaggio che possa descrivere e circoscrivere il mondo stesso, fino a quello a noi più familiare in cui vige la capacità di astrazione, il tutto seguendo un ideale filo conduttore tracciato appunto dal ricorrere nel tempo del refrain di Wish you were here (Cinque note discendenti, poi tre ascendenti come viene detto nel libro, Assomigliavano al passo spedito – ripetuto, sincopato – di un uomo in cammino.).

Zothique 4: Arthur Machen – Ver Sacrum


Su VerSacrum, Cesare Buttaboni recensisce Zothique 4, numero della rivista dedicato ad Arthur Machen. Un estratto della rece:

Dopo il numero consacrato ad Algernon Blackwood la mitica rivista Zothique di Pietro Guarriello dedica un corposo speciale a un altro nume tutelare del fantastico ovvero Arthur Machen. Rispetto allo stesso Blackwood e ad altri autori del genere, Machen in Italia ha avuto una relativa fortuna: di lui anche di recente (penso a Il cerchio verde pubblicato da Providence Press e Un frammento di vita delle Edizioni Hypnos) si continua a pubblicare materiale inedito ed edito. Nonostante questo Machen (a dispetto degli omaggi di Lovecraft, Stephen King e Guillermo Del Toro) non ha mai sfondato (come è invece successo a Lovecraft) presso il pubblico ma il motivo è che ci troviamo di fronte a un autore particolare, lontano anni luce da un horror di facile presa sul lettore. Per Fruttero e Lucentini era uno scrittore estremamente raffinato e di nicchia (trovavano il suo stile troppo reticente e, per questo motivo, cassarono Il gran dio Pan dall’antologia Storie di fantasmi della Einaudi, anche se consideravano Il terrore un capolavoro e in effetti questo racconto ha ispirato la Du Maurier per Gli uccelli da cui venne tratto il film di Hitchcock) mentre per Borges era un “minore” senza che questo termine fosse da considerare in senso negativo dal famoso scrittore argentino.

The Lodge: il gelo in famiglia


La videorecensione di Mario Gazzola a The Lodge, film uscito nei mesi scorsi prelockdown e ora recuperato per un giudizio assai lusinghiero. Su PostHuman.

Gelato nella gamma dei blu di una baita isolata fra le nevi canadesi, The Lodge utilizza quegli spazi chiusi e soffocanti come metafora delle strettoie emotive che attanagliano i rapporti fra la giovane nuova compagna di uno psicanalista e dei due figli di lui. Due ragazzini caldi come la neve che imprigiona tutti, che non nascondono di incolpare la donna, già non molto salda psicologicamente, del suicidio della loro madre, crollata alla richiesta di divorzio del marito.

The Lodge è un horror intimista reso plumbeo dalle ossessioni religiose della protagonista, unica superstite del suicidio di massa della setta guidata da suo padre.

Phonothek – Asphodel Meadows


Il collasso europeo segna il passo dell’abisso.

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