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Archivio per agosto 17, 2020

La voce del padrone – Carmilla on line


Alessandra Daniele torna a graffiare su CarmillaOnLine. Riporto integralmente il post, condividendolo ideologicamente su ogni parola espressa.

Nella pubblicità le banche sono generose. Il prosciutto è dietetico. La plastica è ecologica. La Chiesa Cattolica è povera.
Nella pubblicità le automobili si materializzano in un attimo, sbucando direttamente dalla realtà virtuale, mentre i biscotti vengono preparati a mano uno per uno personalmente dal fornaio.
Nella pubblicità tutti hanno un lavoro sicuro e gratificante, e un giardino enorme dove pranzare all’aperto in trenta.
La pubblicità mente, e nessuno s’indigna.
C’è qualche segnalazione di “pubblicità ingannevoli”, ma in realtà tutta la pubblicità è ingannevole.
E nessuno si aspetta il contrario.
Nessuno s’aspetta che uno spot dica “Questo petto di pollo non è un petto di pollo. È una specie di polpetta fatta al 20% di carcasse macinate, il resto è farina di mais e olio di palma. Il pollo sei tu, se la mangi”.
Nessuno chiede alla pubblicità di essere sincera.
Eppure questo flusso inarrestabile di suadenti cazzate che ci scorre addosso costantemente, che invade ogni spazio mediatico, che interrompe, frantuma e disarticola ogni programma TV che guardiamo, che ha sempre la precedenza su qualsiasi argomento in discussione, che non si ferma neanche durante le peggiori crisi, e anzi ne approfitta, le sfrutta, se ne serve, questo flusso è la spina dorsale del drago.
È il volto del vero nemico.
La pubblicità è l’unico programma che non può essere interrotto.
La pubblicità è tassativa.
È la voce del padrone.

Vitor Joaquim – Nothingness | Neural


[Letto su Neural]

I temi dell’interiorità, della trasformazione e del rinnovamento del mondo avevano già ispirato il precedente album di Vitor Joaquim, Impermanence, così come il suo progetto HAN con Emídio Buchinho. Questo nuovo Nothingness, pubblicato in proprio, continua sulle stesse suggestioni di una ponderata, ma anche poetica riflessione sulla caducità di tutti i fenomeni, su come, insomma, esseri, cose, sensazioni, emozioni, pensieri e situazioni siano soggetti al nascere e morire. Qui e ora è l’unico momento in cui possiamo davvero vivere intensamente sembra dirci Joaquim e le sue sequenze aleggiano instabili e imprevedibili, ora più sibilanti, con ticchettii, fruscii e campionamenti vari, forti di assenze e momenti più ambientali. È un movimento incessante, comprensivo di pause e ripartenze, momenti di stasi ed altri altamente evolutivi. Naturalmente siamo in territori di ascolto profondo, s’avverte una certa cultura acusmatica e l’approccio è piuttosto astratto, pur se Joaquim tende come a ulteriormente filtrare queste “appartenenze“, cercando di spingere l’ascoltatore a una maggiore concentrazione sul messaggio, in maniera pur ficcante ma neutrale. Seguendo questo principio è difficile far fede ad altre coordinate, non c’è niente alla fine che rassicuri o guidi l’ascoltatore. Bisogna lasciarsi andare al flusso e, anche se la tecnologia è fondamentale nell’impasto delle varie sonorità, non è questo il punto principale al quale fare riferimento. Piano, voce, tastiere, elettronica, chitarra, ronzii e rumori appena accennati, oltre a tutti i tipi di campioni provenienti da una radio a onde corte e a i suoni di uno stylophone del 1970, sono questi gli strumenti utilizzati dallo sperimentatore portoghese, ricercatore di computer music presso il Research Center for Science and Technology of the Arts – CITAR – all”Universidade Católica Portuguesa, dove è anche insegnante. Volendo semplificare all’estremo quelli che sono gli intrecci di Nothingness, si potrebbe dire che gran parte degli elementi che vanno a definire gli stilemi ambient, drone e glitch sono abilmente agiti in un miscuglio assai elegante e reattivo. Per Joaquim queste contaminazioni e rimandi sono abituali, tutto il suo lavoro finora ha avuto infatti a che fare con ambiti differenti, suoni e video, danza e teatro, installazioni e piattaforme crossmediali.

La maschera del Daimon: Gustav Meyrink e la “Metamorfosi del sangue” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un approfondimento su Gustav Meyrink e la sua opera, lo scrittore weird che tanto ha dato al genere e tanto ha preso all’esoterismo. Un estratto:

Di Gustav Meyrink abbiamo già parlato sulle nostre pagine, recensendo la sua raccolta di saggi Alle frontiere dell’occulto — Scritti esoterici (1907 – 1952) recentemente tradotta in italiano dalle edizioni Arktos. La metamorfosi del sangue (titolo originale Die Verwandlung Blutes), testo appena pubblicato dalle edizioni Bietti — che nel sottotitolo invita a considerarlo alla stregua di una «Autobiografia spirituale» dello scrittore austriaco —, è da inquadrarsi dalla medesima prospettiva, presentando in forma di saggio le tematiche “occultistiche” che hanno reso così unica la mitopoiesi del’autore in questione.

Questa novità del catalogo Bietti, indirizzata agli appassionati della letteratura mitteleuropea di carattere “sovrannaturale” di inizio ‘900 e agli studiosi di dottrine “esoteriche”, si presenta impreziosita da una prefazione di Sebastiano Fusco (Il paradiso all’ombra delle spade. L’esoterismo nell’opera di Meyrink), dalla rara introduzione di Enrico Rocca alla prima edizione italiana de Il Golem e dalla postfazione critica di Andrea Scarabelli (Magiche metamorfosi), cui si deve ascrivere anche la curatela del testo. Così viene presentata l’opera in quarta di copertina:

«Come ormai universalmente riconosciuto, Gustav Meyrink è passato alla storia per aver inserito, nei suoi romanzi e racconti, una serie di esperienze vissute in prima persona nei più svariati ambiti di ciò che siamo soliti chiamare “esoterismo”. Tutte queste esperienze — dallo Yoga all’alchimia, dal tantrismo alla teosofia — sono accuratamente documentate ne La metamorfosi del sangue, saggio autobiografico rimasto inedito alla morte dell’autore, risalente agli ultimi anni della sua vita e qui tradotto per la prima volta in italiano. Testamento spirituale, lunga rêverie sul ruolo del destino e sulla possibilità d’influenzarlo attivamente, inno all’Immaginazione creatrice, questo scritto può essere considerato una sorta di “laboratorio” della narrativa di Meyrink, Demiurgo del Fantastico che fece di vita, letteratura e occultismo una cosa sola».

Parlando di trasmutazione del sangue o del corpo — dottrina che l’autore ritrova sia nello Yoga, che negli antichi insegnamenti gnostici, che tra i Rosacroce — Meyrink sottolineò come il superamento della condizione meramente umana cui fa seguito l’esperienza mistica di unione con il divino preveda la trasmutazione dello stesso veicolo corporeo del neofita: un tema, questo, che egli stesso indagò nei suoi romanzi iniziatici, così come pure fece nello stesso periodo il gallese Arthur Machen.

Nei racconti di quest’ultimo, i personaggi che riescono misteriosamente ad accedere all’Altro Mondo si renderanno conto, una volta tornati nel nostro mondo, di non aver più niente in comune con esso, appartenendo ormai de facto al mondo invisibile. Il cambiamento avvenuto in tali persone dopo la visita a Fairyland non è meramente psicologico, ma altresì ontologico: sia il loro corpo che la loro anima subiscono una vera e propria trasformazione, operata dai Fairies stessi, che ricorda da molto vicino lo «smembramento rituale» compiuto dagli spiriti iniziatori nelle tradizioni sciamaniche e la conseguente trasmutazione operata da questi ultimi sul corpo del neofita.

KANTEEN – Descender (1st Mix – Master August 2020) di Mahler Haze


La tensione inespressa su rivoli di ricordi compressi.

Emanuele Ponzio – Immagine in tempo reale – Storie, pratiche, teorie per un’introduzione alla performance audiovisiva | Neural


[Letto su Neural]

In molte delle pratiche artistiche contemporanee le conseguenze di alcune sperimentazioni oramai lontane temporalmente riescono ancora a imporre nuovi significati e a determinare inedite evoluzioni e fronti stilistici. Certe idee ritornano, a volte sviluppandosi in maniera imprevedibile e nel rapporto fra musica e immagine questo è ancora più prorompente, soprattutto nel confronto con quello che le differenti tecnologie in ogni epoca possono offrire come sponda più immediata a concetti, teorie o semplicemente a pulsioni estetiche. L’evoluzione dei supporti tecnologici e il passaggio definitivo al digitale sono ciò che ha permesso un next level in tutto ciò che concerne il sofisticato missaggio e l’elaborazione di immagini in tempo reale. Seppure rimane – e rimarrà forte – il fascino e la nostalgia delle fasi di transizione, di quando in consolle campeggiavano mixer video, computer, videoregistratori e valige piene di cassette VHS. Emanuele Ponzio ha vissuto in prima persona questo passaggio e dell’arte di manipolare in tempo reale le immagini, quindi in performance dal vivo, ha esplorato ogni meandro, dal Vjing più diretto e immediato – in funzione dance – al live cinema e al videomapping, non escludendo anche tutto quello che di visuale può essere organizzato in video-installazioni e mostre d’arte. Il suo Immagine in tempo reale – Storie, pratiche, teorie per un’introduzione alla performance audiovisiva si dipana in guisa di un’intrigante ricognizione storica di quello che è il rapporto suono-immagine alla quale s’affianca una originale esplorazione delle tecniche d’espressione visuale che hanno segnato in particolare le ultime due decadi. Poco importa che alcune di queste forme di spettacolarizzazione stiano forse già vivendo un momento di ripensamento e riflusso. Questo è insito in ogni forma artistica della postmodernità, anzi, al contrario, è forse proprio il momento giusto per fare i conti con quello che è stato e prepararsi a quello che ci aspetta, un prossimo salto epocale al bivio ineludibile che le generazioni nate con TikTok sperimenteranno una volta adulte. La collisione fra musica e immagine è sempre vivissima – insomma – e portatrice di riflessioni storiche e teoriche, nel libro documentate con efficacia e meticolosità a partire dagli inizi del Novecento, dalle prime sperimentazioni delle avanguardie storiche alla poesia ottica, dall’arte nel cinema alla videomusica, da Nam June Paik a MTV, passando in rassegna naturalmente anche i light show psichedelici degli anni settanta e l’obliquo cinema di Andy Warhol. Bisogna arrivare al capitolo numero sei per entrare più dettagliatamente nel merito di quella che è stata l’ascesa e l’affermazione del Vjing, che è poi il focus degli interessi di Ponzio e forse la scintilla seminale dello stesso libro. Ape5 – questo il moniker utilizzato dall’autore nelle sue performance – sottolinea come le tecnologie digitali alle soglie del duemila abbiano permesso a molti di passare da meri fruitori passivi ad attivi produttori di contenuti. Tutto ciò all’insegna del motto neo-situazionista don’t hate the media, became your media che diventa un attestato politico della riappropriazione dei mezzi di comunicazione di massa. Il passaggio alla tecnologia digitale e l’esplosione della rete internet, avvengono soprattutto negli anni di protesta dei movimenti “no global” da Seattle 1999 a Genova 2001. Il live visuals soprattutto in Italia nasce in questi contesti contro-culturali e luoghi di sperimentazione d’eccezione divengono i rave e gli spazi occupati dove si formano i primi collettivi di Vjing. In questo primo periodo di sperimentazioni l’ibridazione fra contesti spettacolari differenti nel Vjing è molto forte, tanta è la mole di riferimenti estetico-formali a disposizione degli artisti. Si deve attendere il passaggio completo dalla tecnologia analogica a quella digitale al fine di approdare a un’estetica più minimalista che parallelamente all’avvento della glitch music produrrà opere ancora più astratte, ieratiche e di grande valore. La documentazione di performance, progetti, convention ed eventi vari – relativi sia alla scena italiana che internazionale – è davvero imponente e particolare attenzione è anche riservata ai setting messi in opera, sia sul versante della strumentazione che dei software utilizzati. Ponzio con estrema onestà intellettuale registra adesso anche una certa saturazione del fenomeno, l’eccessiva standardizzazione formale, l’assenza di una progettualità a largo raggio, convinto comunque che una così ricca eredità artistica non andrà dispersa ma concorrerà nel dar vita a nuove forme artistiche ed elementi di collisione fra suono e immagine.

La Ragazza con la Valigia

Ironia e parodie, racconti di viaggio e di emozioni…dentro, fuori e tutt’intorno !!

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

corruptio pessima optimi

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Fuliggine

“The books gave Matilda a comforting message: You are not alone." Roald Dahl

Oui Magazine

Per me cultura significa creazione di vita. (Cesare Zavattini)

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, o...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

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Sincronicità Spicciola

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Arte altra e altrove.

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