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Archivio per agosto 24, 2020

Anders Monrad – Apophenia Cloud Travel Apparatus | Neural


[Letto su Neural]

Non è reticente Anders Monrad sulle combinazioni in parte bizzarre intervenute nella gestazione del suo terzo album. “Queste tracce si basano su suoni prolungati creati nel mio iniziale tentativo di programmare un sintetizzatore granulare in Pure Data. Utilizzando questo sintetizzatore sono inavvertitamente incappato in un tipico “errore da principiante”, basando la “funzione scroll” (che legge i file audio preregistrati a varie velocità) su un oggetto “control”, piuttosto che su un oggetto “dsp”, causando una discrepanza tra i dati di controllo (che trasmettono in una “risoluzione più grossolana”) e l’attuale algoritmo basato su dsp (che funziona da flussi continui di dati)”. Paradossalmente gli effetti di questi slittamenti temporali sulle sequenze sonore impresse da Monrad non erano del tutto inservibili ed esibivano un certo fascino ipnotico, particolarmente discreto nel caso di suoni molto dilatati. L’errore di funzione dava origine a una specie di balbettio, un glitch nella struttura ritmica che Monrad ha sfruttato per la prima volta nel 2014, in un progetto di sound design per la mostra intitolata appunto Apophenia Cloud Travel Apparatus, installazione implementata dall’artista visivo Jacob Tækker a Overgaden nella galleria Cph. Un malfunzionamento non voluto ha innestato quindi un più compiuto e controllato esperimento estetico e musicale. Il passo successivo è stato naturalmente quello di riadattare le stesse sonorità a questo tipo di tecnica. Il risultato sono state sei tracce differenti e oltre al seminale sintetizzatore granulare, Monrad ha anche utilizzato i suoni di altri due sintetizzatori, sviluppati espressamente per questa particolare ricerca. Questi suoni aggiuntivi sono presenti sulla traccia 2 e sulla traccia 4 (così come sulla traccia 6, “Σ k k = 1”, che consiste nella somma di tutte le altre 5 tracce sovrapposte). Le trame sono nel complesso piuttosto eteree e siderali, con un’impronta space piuttosto accentuata, anche se le atmosfere sono mantenute abbastanza astratte e concettuali. Il vinile blu trasparente nel qual arriva l’edizione forse vuole essere un omaggio a quella seminale mostra di Jacob Tækker, autore altrettanto sci-fi ed evocatore di realtà alternative. L’LP è pubblicato dalla BIN di Jonas Olesen, compositore danese coordinatore del programma di educazione musicale Nordic Sound Art.

Art will save us?


Bussi le porte aliene di un racconto mai nato, e ciò che vedi è il reale mai collassato di ciò che nella tua mente è l’esistenza. Sarà una visione valida e fondante? Il tuo concetto di arte potrebbe essere elevato e salvarti.

Filmhorror.com – DA “SPIDER” A “ENEMY” – Recensione di Maico Morellini


Su FilmHorror la recensione a un vecchio film di Denis Villeneuve: Enemy, che tanto mi aveva incuriosito trasversalmente, tramite un clip dei Manufactura, Dark Night of the Soul. La recensione, invece, è a cura di Maico Morellini, vi lascio a un suo estratto:

Due sono le coordinate principali che ho impostato sul mio timone per cercare di capire qualcosa di più su Enemy: Canada e Ragni, entrambe rigorosamente con la lettera maiuscola.

Canada e Ragni: perché? C’è un altro grande, grandissimo regista, anche lui canadese, che ha dedicato una pellicola trasversale agli aracnidi arrivando persino a usarli per il titolo del suo film. Parlo di David Cronenberg e del suo Spider (2002), lungometraggio anche questo basato su un romanzo (scritto però da Patrick McGrath), e tutto imperniato sulla malattia mentale del protagonista che si trova intrappolato, insieme allo spettatore, in un intricato labirinto (o tela?) di inganni, false memorie, allucinazioni e, in qualche misura, scambi di persona. Tutto questo senza nemmeno scomodare le molteplici simbologie a cui sono associati i ragni. Vi ricorda qualcosa?

Ma scaviamo ancora un po’, spostiamo la lancetta indietro di più di due decenni e arriviamo al 1988 quando Cronenberg prese la storia narrata nel romanzo di Bari Wood e Jack Geasland, una drammatica vicenda famigliare, reclutò Jeremy Irons e diresse Inseparabili. Due gemelli, molto diversi tra loro ma connessi tra loro in modo indissolubile.

Perciò Ragni, Canada, gemelli e allucinazioni. Più una piccola miriade di dettagli (le location in cui hanno girato il film, per esempio) che spingono in una intrigante direzione: Enemy getta le sue fondamenta sulla solida storia di Saramago ma poi viene costruito usando come catalizzatore di mutazione David Cronenberg. Una sorta di omaggio non dichiarato a tutte le tematiche del Cronenberg concentrato sulla mostruosità della malattia mentale più qualche incursione in un passato ancora più remoto dove il potere della mente, secondo Cronenberg, poteva cambiare l’essenza delle cose.

Se abbracciamo questo punto di vista, e non credo di chiedere uno sforzo privo di logica, ecco che il personaggio di Adam Bell (Jake Gyllenhaal) diventa un Frankenstein concettuale: raccoglie l’ossessione di Inseparabili, la malattia mentale di Spider (oltre che i ragni, questa volta entità semi-divine, quasi lovecraftiane, che tessono i loro intorno ai destini di migliaia di persone) e li unisce tra loro con una virtualizzazione della realtà già trattata in eXistenZ (1999) e ne Il Pasto Nudo (1991), seppur in quest’ultimo film catalizzata da deliri allucinatori.

Quasi inutile


Subisci una complessità dietro l’altra, mostrando poche capacità di resilienza; sei rigido come un kart, per niente versatile, quasi inutile.

Laguerre/Noetinger – DnT | Neural


[Letto su Neural]

L’album DnT nasce da una collaborazione fra Jerome Noetinger e Anthony Laguerre, entrambi sound artisti e ingegneri del suono, musicisti sperimentali piuttosto colti ed esperienziati, che nel 2018 si sono incontrati nel Centre Culturel André Malraux di Vandoeuvre-lés-Nancy, in Francia, per una sessione della durata di due giorni. Le composizioni selezionate sono complessivamente sette, infuse d’elettroacustica ma temperate da manipolazioni consistenti, con cipiglio free form e derive di jazz mutoide. Si parte all’ascolto con “Vespertillon”, esecuzione molto calibrata ed essenziale, con percussioni in primo piano ed effetti sguisci sintetici di gusto space age, che progressivamente conquistano la scena mescolandosi a quelle che a noi paiono anche field recording. “Èveil”, incisione successiva, è al contrario più dissonante e prolifera in maniera frenetica, solo giocando sull’estro imprevedibile dei due musicisti. “Etage en panne” del cespo è quella che conta su un andamento circolare, mentre “Frisson furtif” è più introversa e arrovellata su se stessa, come un grande risucchio che inghiotte i suoi stessi suoni. In “Le lendemain de la veille à l’Ouest“ qualcosa risuona cosmico tra nastri e percussioni, mentre in “Masse Le Fer Du Son“ si ritorna su pulsioni maggiormente caotiche, in alternanza tra vuoti e pieni, nel solco della tradizione improvvisativa più veemente e sussultorea. Si chiude con “Réveil“, una traccia aspra e decisamente rumorosa, lancinante di sequenze cupe e raschiate. Laguerre e Noetinger tengono sempre alta la soglia dell’ascolto e non si perdono in concettualismi inessenziali, la loro avant-impro conosce tutti gli strumenti del mestiere ed è infusa da un approccio ricco di tecniche ma in definitiva piuttosto semplice, che fa abbondante uso delle dicotomie classiche di questo genere: alternanze silenzio-rumore, caos-controllo, ritmi-droni, esterno-interno, densità-rilassamento (e si potrebbe continuare ancora a lungo una simile lista). L’album è dedicato a Dominique Répécaud, scomparso nel 2016, chitarrista e curatore dello storico festival Music Action. Il design grafico di Bas Mantel è un riferimento diretto alla sperimentazione di Laguerre e Noetinger su ritmi e nastri. I suoni autonomi hanno pattern separati che isolati in un flusso continuo suggeriscono nuove forme grafiche astratte.

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