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Archivio per settembre 9, 2020

Molotov & Roses – Viaggio nella Fantascienza e nel Simbolismo con Sandro Battisti


L’intervista di Fabrizio Catalano, andata in onda poche sere fa su RadioRosBrera. Ringrazio infinitamente Fabrizio per le sue osservazioni e domande argute.

Lili Refrain – “Mami Wata” Live @ Labirinto della Masone 2020


…la trance mistica dello sciamano…

La terra della follia


Ti chiamo attraverso insondabili abissi di percezioni, mentre la landa del reale assume valori sconfortanti di standard psichiatrici.

Bisanzio non esiste. Quattro motivi per smettere di chiamare “bizantini” i Romani durante il medioevo. – TRIBUNUS


Su Tribunus alcune considerazioni – inoppugnabili – su come i Bizantini fossero comunque cittadini dell’Impero Romano. Un estratto.

“Bisanzio, forse, non è mai esistita…”, recita una bellissima canzone di Francesco Guccini. E infatti, Bisanzio non esiste. Bisanzio, in quanto entità statale altra rispetto all’impero romano, è un’invenzione storiografica di epoca moderna, che sarebbe finalmente l’ora di buttare nel dimenticatoio.

Chiariamo subito un punto fondamentale: nelle fonti antiche e medievali romane, “Bisanzio” e “Bizantini” sono certamente due termini ricorrenti, ma hanno un significato profondamente diverso da quello che noi attribuiamo loro. Sono due parole molto specifiche che indicano la città di Bisanzio (o Nea Rome, o Costantinopoli), e gli abitanti della città.

Capisco certamente che l’uso moderno di “bizantino” è del tutto convenzionale, un termine di comodo, ma non smettere di usarlo non fa che continuare a tramandare l’idea, fuorviante e sbagliata, che voglia indicare qualcosa che non è romano. E ciò vale anche per altri termini quali Romaici, Romei, Romiosi: tutte terminologie che traslitterano la traduzione in lingua greca di “Romani”. Questi termini, oltre a non avere alcun senso –se abbiamo già la parola corretta in italiano, perché mai utilizzare la traslitterazione della stessa parola da un’altra lingua?–, implicitamente vogliono significare che stiamo parlando di qualcosa che si vuole dire romano ma non lo è. Cosa che naturalmente è falsa, sbagliata, al limite della pseudostoria.

È ovvio che lo Stato romano cambi e si evolva nel tempo per diverse contingenze, e questo vale ancora per l’Evo antico. Ipotizziamo di poter portare un “vero” romano, Catone il Censore, al II o III secolo d.C.: visti i cambiamenti radicali che avrebbe subito il “suo” mondo, ne uscirebbe senz’altro di senno. Dobbiamo imparare a ragionare a mente fredda e cercare di razionalizzare il fatto che lo Stato romano ha un’estensione temporale talmente ampia, che è impossibile che resti sempre uguale a sé stesso. Riconosco che è difficile, in un mondo nel quale il tempo si conta come le noccioline, ma se si vuole comprendere la Storia bisogna almeno provarci.

Ci vorrebbe naturalmente una più lunga trattazione sull’argomento per spiegare adeguatamente quanto la nostra visione sia fallace, ma qui mi limiterò a portare quattro semplici motivi e controargomentazioni che spero aiutino a smontare del tutto l’esistenza di “Bisanzio”.

Lo Stato, la legge, la cittadinanza: un mondo romano.

Questo è forse il punto più importante di tutti, ed è talmente ovvio che spesso viene totalmente trascurato. Dal punto di vista politico e geografico, tra antichità e medioevo non vi è soluzione di continuità nello Stato romano, non si viene a creare una nuova entità politica. Naturalmente, questo è comprensibile solo se ci togliamo un ennesimo paraocchi storiografico che ci hanno lasciato in eredità gli studi scolastici: l’impero romano non venne mai diviso in due imperi.

La famosa divisione di Teodosio del 395 non fu che una delle tante divisioni amministrative del territorio imperiale (suddivisioni che hanno i loro inizi già da Augusto) che, pur governato da due imperatori colleghi, rimase sempre unito come un unico Stato romano. Se eliminiamo questo concetto fondamentale, per esempio non capiremo mai le continue aspirazioni dei Romani durante il medioevo, da Giustiniano in poi, di riportare sotto l’egida imperiale l’occidente.

In questo Stato romano che prosegue senza soluzione di continuità si vive, ovviamente, sotto la legge romana. Una legge che si evolve su e da modelli romani, continuamente in aggiornamento per mano di diversi imperatori (Teodosio II, Giustiniano, Leone III etc.), che si preoccupano di semplificare e ordinare, e quando serve archiviare, le vecchie leggi. In occidente, invece, il diritto si fondava principalmente sul Codex Theodosianus, mentre il Corpus Iuris Civilis di Giustiniano non è riscoperto fino all’XI secolo: nello stesso periodo, nell’impero romano, quest’ultima opera era obsoleta da quasi tre secoli.

Un altro concetto fondamentale è quello della cittadinanza. Per il periodo medievale dell’impero romano è un tema ancora poco studiato, ma ciò che sappiamo è che la Constitutio Antoniniana del 212 (meglio noto come Editto di Caracalla) stabiliva che tutti gli abitanti liberi dell’impero fossero cittadini romani. Considerando che tale provvedimento non è mai stato abrogato, la cittadinanza romana è passata di generazione in generazione, fino alla fine dell’epoca medievale.

Cittadini romani, che vivono sotto la legge romana, nello Stato romano. Cos’altro serve per ammettere che i “bizantini” sono un’invenzione?

Deserto psichico


Cerco di uniformare i miei riferimenti sinaptici con la pletora di suggestioni che ho fuori. Non trovo altro che un deserto psichico che mi devasta.

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Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

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