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Archivio per settembre 15, 2020

Richard Wright, il lato tranquillo dei Pink Floyd | OndaMusicale


Oggi ricorre l’anniversario della morte di Richard Wright, tastierista dei Floyd che tanto, in modo misconosciuto, ha donato al sound della band. Su OndaMusicale un commiato, e un po’ di fatti a ricordo…

Con Richard se ne andava un pezzo di storia della musica e tramontava ogni remota possibilità di reunion della band. Soprattutto, però, la scomparsa di Wright – dopo una breve battaglia col cancro – giungeva in un momento di rinascita del musicista inglese; Richard era quello che, tra i membri dei Pink Floyd, aveva più sofferto l’egemonia quasi dittatoriale di Roger Waters, tanto da abbandonare il suo ruolo di tastierista fisso da prima di The Wall.

Al mitico album del “muro” e alla successiva tournée, infatti, Richard Wright aveva partecipato esclusivamente come musicista esterno – anche se alla fine dei concerti era sempre a fianco della band per i saluti finali – per abbandonare completamente ogni attività col gruppo prima di The Final Cut. (leggi l’articolo)

Fu un periodo di gravi traversie anche personali per Wright, che in quegli anni si stava pure separando dalla prima moglie, tuttavia la sua militanza da esterno gli permise di togliersi un paio di soddisfazioni. La prima economica: essendo un esterno stipendiato dalla band, fu praticamente l’unico a guadagnare dal tour di “The Wall”, un grande successo ma tremendamente dispendioso; inoltre, fu l’unico a poter dire di avere suonato in tutti i concerti dei Pink Floyd, assieme a Nick Mason, essendo “The Final Cut” rimasto privo di qualsiasi performance live.

Quando – dopo una battaglia legale poco dignitosa – Gilmour e Mason rifondarono i Pink Floyd, Wright lavorò di nuovo da esterno in A Momentary Lapse Of Reason, per poi riprendere il suo ruolo ufficiale già dall’anno dopo, tanto che nel successivo The Division Bell (leggi l’articolo) Richard risulta autore di ben cinque brani.

Quella che ci rimane è la bella dichiarazione di commiato di David Gilmour, forse l’amico di una vita dei Pink Floyd più quieto: Nessuno può sostituire Richard Wright. È stato il mio partner musicale e amico. Nelle discussioni su chi o cosa fossero i Pink Floyd, il contributo enorme di Rick negli ultimi periodi con Roger Waters è stato spesso trascurato. Era un tipo così gentile, modesto e riservato ma la sua voce profonda e il suo modo di suonare erano vitali, magiche componenti del nostro riconoscibile sound. Non ho mai suonato con nessuno come con lui. L’armonia delle nostre voci e la nostra telepatia musicale sono sbocciate nel 1971 in “Echoes”. A mio giudizio tutti i più grandi momenti dei Pink Floyd sono quelli in cui lui è a pieno regime. Dopotutto, senza “Us and Them” e “The Great Gig in the Sky”, entrambe composte da lui, cosa sarebbe stato “The Dark Side of the Moon”? Senza il suo tocco pacato l’album “Wish You Were Here” non avrebbe funzionato molto. Nei nostri anni di mezzo, per vari motivi lui ha perso la sua strada per qualche tempo, ma nei primi anni novanta, con “The Division Bell”, la sua vitalità, brillantezza e humor sono ritornati e la reazione del pubblico alle sue apparizioni nel mio tour del 2006 è stata tremendamente incoraggiante, ed è un segno della sua modestia che quelle standing ovation siano giunte a lui come una grande sorpresa (sebbene non al resto di noi). Come Rick, non trovo facile esprimere i miei sentimenti con le parole, ma lo amavo e mi mancherà enormemente.”

Dietro le nicchie


Posso accomodarmi nella nicchia nascosta alla tua vista, aspettando l’evolversi delle empatie fino alla destrutturazione dell’umano.

Roger Waters – It’s a Miracle (1992)


La versione su disco, con uno stupendo corto ad accompagnarla. Careful, with that axe, Roger

Povere complessità antropocentriche


Non potrei mostrarmi in altro modo che in puro codice di luce oscura, affinché riesca a destrutturare la mia povera complessità antropocentrica.

Quando cade un angelo, il Thriller del Presidente | NAZIONE OSCURA CAOTICA


Notizie di nuove uscite editoriali per il presidente della Nazione Oscura Kaotica, nonché editore di KippleOfficinaLibraria, Lukha B. Kremo. Per DelosCrime esce il thriller Quando cade un angelo; ecco la quarta del romanzo:

La prima volta che l’aveva vista gli era andata di traverso la birra.
Così, uno sguardo, la tosse e via. Non poteva certo immaginare che sarebbe diventata sua amica, ci avrebbe fatto l’amore e sei mesi dopo l’avrebbe vista morta.

La morte di una ragazza, precipitata dall’alto di un’impalcatura, viene archiviata come incidente. Luca Pitagora, un amico, ricomincia a fare indagini nella cornice di una Milano decadente, nascosta e nera. Una storia tra rave, spacciatori, cocaina e borghesia della Milano da bere.

Lo trovate a 2,99 euro qui.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

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Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

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Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

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“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

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