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Archivio per novembre 11, 2020

In memoria di Carlo Bordini | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Carlo Bordini, credits ph. Dino Ignani

Il mio ricordo di Carlo Bordini è indissolubilmente legato a una pasta con la zucca, una ricetta che la compagna del traduttore francese di Carlo, Olivier Favier, ci cucinò in una serata romana del 2010. A quella tavola parlammo di poesia, di traduzione, di vita e di Yves Bonnefoy come vecchi amici. Mi chiesi cosa ci facessi io fra quei grandi della poesia, eppure ero lì, accolto, abbracciato dalle chiacchiere e dalla gentilezza di Carlo. Conobbi Carlo nel modo più semplice: lessi un suo libro edito da Scheiwiller, “Sasso”. Ne fui conquistato e gli scrissi un messaggio su Facebook per ringraziarlo della sua poesia e lui mi rispose. Così, quasi fosse per lui normale rispondere ai suoi lettori con affetto e simpatia. Volle sapere di me, delle mie passioni letterarie e io, timido, gli raccontai di noi Connettivisti. Oh… Ne fu così entusiasta! Volle sapere tutto, ci lesse, ci promosse. Ricordo che scrisse anche un articolo per l’Unità per parlare di noi scribacchini del futuro. Lo ricordo tante altre volte a Roma, quando veniva alle nostre presentazioni o alle cene da Armando in San Lorenzo. Apprezzava la buona cucina e quando gli offrivamo la cena sorrideva sornione e sbottava, ho mangiato bene e gratis, che c’è di meglio?! Venne a Trieste, presentò “Memorie di un rivoluzionario timido” e tutti restammo affascinati da questo orso ciondolante, saggio oltre ogni misura e dal sorriso buono, nascosto dal suo accento romano. Una mattina ricevetti il suo “librone”, come lo chiamava lui, la raccolta completa delle sue poesie. Mi ci immersi avidamente. I “Costruttori di vulcani” era una pietra poggiata sulla mia libreria. Quando decisi di curare la collana di poesia della Kipple Officina Libraria, VersiGuasti, chiesi a Carlo di regalarmi una poesia, una sola, quella intitolata “Epidemia” per dedicargli il numero 0. Sorrise e me la regalò, dicendomi, dopo aver letto cosa scrivi capisco perché ti piace questa poesia. Come sembra attuale oggi quel testo, quasi che Carlo fosse un po’ veggente nella sua saggezza. Pochi sanno che Carlo mi regalò un’altra poesia, una piccola poesia sul matrimonio che io, a mia volta, regalai a una coppia di amici che stavano per sposarsi. La lessi io durante la cerimonia ma sentivo la voce pacata e profonda di Carlo, quasi fosse lì, con noi, a celebrare quelle nozze. Lui che così tanto valore dava all’amore. Ma oggi io non riesco a ricordare il poeta, oggi posso solo ricordare l’amico, le lunghe telefonate, le passeggiate, l’entusiasmo fanciullesco, i suoi disegnini sulle dediche ai suoi libri. Carlo mi mancherà, Carlo mancherà a tutti noi Connettivisti. Mi mancherà la sua poesia, ma mi mancherà soprattutto la sua amicizia.

Se esistesse un paradiso dei poeti, oggi Carlo Bordini sarebbe seduto a bere una birra con i più grandi e, certamente, il nostro Guido Antonelli, avrebbe qualcosa su cui brontolare. Addio Carlo, un abbraccio e, nell’inganno dei Cristiani, salutaci Guido.

 

Alex Tonelli

Enfiati da cognizione


Scotta la complessità cognitiva che sfiori negli istanti; brucia i tuoi polmoni, esalta in un attimo i neuroni che poi crollano in enfiati terribili, fetidi… Sei strutturalmente incapace a comprendere e vivere la trascendenza.

L’atteso | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di L’atteso, racconto scritto da Mariangela Camocardi per la collana weird Innsmouth, di DelosDigital. La quarta:

La tranquilla normalità di un piccolo borgo lacustre è turbata dalla scomparsa di alcune donne giovani e belle. Le indagini non portano tuttavia alla soluzione di quel mistero inquietante che alimenta un clima di sospetto e paura nella gente del posto. Il ritrovamento casuale del cadavere di una di loro, o quanto meno ciò che ne resta, induce la polizia a intensificare le ricerche dell’assassino. Il lago sembra custodire segreti che riaffiorano come incubi, E a volte gli incubi si trasformano in realtà.

The Rise Of The Black Legion [Climactic Mix 2020] – XII


Il nuovo lavoro – non è nuovo, in realtà, perché è un excpert di un disco di un lustro fa – di John ‘Capachino’ Carter, ex testa pensante dei FieldsNephilim e dei Nefilim. Niente male, no?

Nell’antica Roma c’erano anche le “prostitute del cimitero” – Vanilla Magazine


Su VanillaMagazine un bel post che indaga le consuetudine postribolari del mondo romano, in particolare si pone l’accento sulle prostitute che in un modo assai gothic, diremmo così oggi, consolavano i parenti dei defunti all’interno dei cimiteri. Un estratto:

Le bustuariae, chiamate anche nocticulae, esercitavano di notte all’interno dei cimiteri. Incarnavano il lato oscuro della prostituzione, esaltato anche da un certo aspetto fisico che oggi definiremmo dark: incarnato pallido e volto senza espressione, sguardo gelido quasi da defunta e movimenti del corpo lentissimi.

Solitamente il primo approccio con i clienti avveniva durante un funerale, visto che la maggioranza delle bustuariae di giorno lavorava come prefica e piangeva per morti sconosciuti. Secondo il poeta romano Marziale erano i vedovi recenti a essere attratti dalle bustuariae, per quel loro modo lugubre e lamentoso di gemere durante l’amplesso, disposte ad assecondare fantasie macabre, come fingere di essere un cadavere o consumare il rapporto sulla terra appena scavata di una tomba.

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