HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per novembre 16, 2020

Dead Melodies & Beyond the Ghost – Vagrant Souls


Sulle rive di un gelido liquido azotato…

Nulla di antropomorfo


Infiniti movimenti residenziali attraverso la membrana psichedelica della consapevolezza; e infine, rimangono solo le perfezioni surreali di un mondo non antropomorfo.

Medicina per il mondo… o per i mercati? – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo di Vanni Santoni che verte sulle sostanze psichedeliche, sull’utilizzo che se ne è fatto nel secolo scorso – soprattutto del’LSD – fino agli orizzonti del presente. Un estratto:

Stiamo entrando in una fase storica in cui difficilmente si può immaginare la salute individuale separatamente da quella collettiva. Nel saggio Gestire la morte, il filosofo Francesco D’Isa suggerisce un interessante paradosso: se la gestione sul breve e medio periodo del rischio di morire è all’origine dei comportamenti volti ad acquisire cibo, riparo e sicurezza che nei millenni si sono sublimati nelle routine che formano il nostro stile di vita, allora la paura della morte potrebbe essere considerata la principale responsabile di quell’emergenza climatica che rischia di portarci all’estinzione. Ecco allora che un farmaco che ha tra i suoi effetti quello di ridurre o superare la paura della morte favorendo un pensiero olistico, sistemico e meno egoriferito, quando non una Weltanschauung spiritualista tout court, potrebbe essere desiderabile, se non per innescare rivoluzioni, almeno per ricordare a tutti che, ormai, la salute può solo essere collettiva, ovvero inseparabile da quella del pianeta. Un’ipotesi che viene da suggestioni lontane – c’è chi ipotizza che l’ecologismo moderno in quanto tale abbia radici nel movimento psichedelico – e che era stata già suggerita da un paper degli psicologi Luke e Krippner, rispettivamente della Greenwich e Saybrook University, uscito nel 2009 e passato relativamente inosservato, ma tornata con forza oggi, grazie a un numero considerevole di ricerche: uno studio dell’Imperial College del 2017, destinato ad appurare l’efficacia della psilocibina contro la depressione, ha mostrato anche effetti inattesi, in particolare un aumento del “senso di connessione” con la natura, e se l’attuale emergenza climatica è anche frutto di una “crisi da disconnessione”, non è da escludere che una nuova stagione visionaria possa aiutare a sanarla: uno studio, pure del 2017, di Yale e dell’Università di Innsbruck, ha mostrato che nei soggetti che avevano avuto esperienze psichedeliche nel corso della vita si riscontra una maggiore propensione all’ecologismo, conclusione che ha trovato supporto nel 2019 in un ulteriore studio dell’Imperial College, che ha confermato una maggiore interconnessione con la natura nei soggetti presi in analisi.

Lo stesso movimento “Extinction Rebellion”, che sta efficacemente animando la mobilitazione ecologista innescata da “Fridays for future”, nasce da un’esperienza psichedelica: “il motivo per cui ho spinto la mia coscienza fino a tali estremi non era solo per fare del lavoro interiore, ma per trovare risposte su come potevo portare un cambiamento nella società”, ha raccontato la co-fondatrice del movimento, la biofisica Gail Bradbrook, che recentemente ha anche invocato una “disobbedienza civile psichedelica generale“, ovvero un’assunzione di massa di queste sostanze “per dire allo Stato che non ha alcun diritto di controllare la nostra coscienza o definire le nostre pratiche spirituali”, aggiungendo che “le cause della crisi hanno origini in problematiche sistemiche di ordine politico, economico, legale e culturale, sotto alle quali si annidano questioni ulteriori, che hanno a che fare con il trauma, il senso di impotenza e di separazione: il sistema è dentro di noi, e le medicine psichedeliche sono opportunità per riposizionare la nostra coscienza”. Funzionerà? Può funzionare? Il nodo, per tornare a Leary, sta nei numeri. Perché un hippie dicesse “hey ma come stai messo” al reclutatore dell’esercito, e non viceversa, non bastava l’LSD: serviva anche la consapevolezza di essere in tanti a pensare la stessa cosa. La faccenda non sarà molto diversa se e quando dal semplice “salutismo privato” il Rinascimento psichedelico si sposterà a innervare un ambito, come quello dell’attivismo ecologista, in cui è implicita un’azione di cambiamento delle strutture di potere vigenti. Ecco che allora il nuovo movimento, se le sue pratiche e il suo discorso si affacceranno nuovamente nel mainstream, dovrà fare i conti con la reazione del sistema, che sempre giunge quando questo si sente messo in discussione: mostrerà una capacità di resistere e controbattere fino a ribaltare il paradigma o, come già avvenuto per tutti i movimenti controculturali e di contestazione dagli anni ’80 in poi, alla prima vera ondata di repressione (in questo caso resa facilissima dal proibizionismo ancora vigente in gran parte del mondo) finirà per sfaldarsi?

Se anche così non fosse, la storia delle controculture – di tutte le controculture, non solo di quella hippie –, ci racconta una verità ulteriore: quando il sistema non riesce più a reprimere o a marginalizzare, e mostra la corda anche nel ridicolizzare, ecco che ingloba. Il vero nemico dell’opportunità di un ritorno degli psichedelici come catalizzatori politici ed ecologici potrebbe allora essere proprio quel capitalismo che sta cominciando a fiutare l’affare: sia chi si è già arricchito con la canapa, sia la cosiddetta “big pharma”, sia grossi investitori lontani da questo mondo (inclusa una società, Atai Life Sciences, che possiede quote rilevanti della Compass Pathways di Peter Thiel, cofondatore di PayPal e sostenitore della campagna di Trump), hanno già cominciato a scommettere sugli psichedelici, e al di là del rischio che questi possano diventare una commodity per le élite, o che si arrivi al paradosso degli “psichedelici non-visionari” (c’è già chi è al lavoro per “togliere la psichedelia” dalla psilocibina nel tentativo di farne un farmaco ordinario), il vero nodo parrebbe questo: se la cultura capitalista dominante è ormai una minaccia per la stessa vita sulla terra, come si può presumere che faccia buon uso di qualcosa che tende naturalmente a metterla in discussione? È logico, allora, pensare che a una legalizzazione degli psichedelici in chiave commerciale corrisponderebbe una loro “addomesticazione” volta a disinnescarne il potenziale di acceleratore politico, e che sia già tempo di pensare le strategie – e le strutture – culturali da opporre a un simile processo.

Delos Digital presenta “I giorni della crisalide” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione dell’uscita numero 2 per la neocollana in ebook di DelosDigital, Innsmouth, diretta da Luigi Pachì e dedicata al weird: I giorni della crisalide, di Enzo Verrengia. Ecco la quarta:

Un quadro ritrovato nei sotterranei della biblioteca municipale dal protagonista lo trascina in una caccia all’autore. Quest’ultimo, scomparso dalla sua cittadina di origine, sembra avere inseguito a sua volta una donna le cui sembianze tornano in reperti e dipinti di epoche diverse. Dalla fonda provincia a Roma, alla Toscana, alla Francia, alla Germania e alla Grecia, il protagonista scopre una verità impossibile.

Mads Emil Nielsen + Various Artists – Framework 2 | Neural


[Letto su Neural]

Mads Emil Nielsen, musicista e compositore che ha base a Copenhagen, è avvezzo a un tipo d’operatività piuttosto ibrida, fatta di fonti sonore spesso combinate con calibrati campioni percussivi e orchestrali, di solito integrando in disparate combinazioni suoni reali e glitch arditamente manipolati. L’eclettico sperimentatore ha anche fondato una sua label nel 2014, la Arbitrary, piattaforma artistica sulla quale proprio in quello stesso anno ha lanciato la serie Framework, una raccolta di partiture grafiche aperte e disegnate a mano che comprende sia suoi specifici progetti, sia una serie d’interpretazioni rimodulate da altri artisti. Se Framework 1 è composto da partiture prevalentemente lineari, ispirate visivamente e concettualmente dal Trattato di Cornelius Cardew e a vari disegni architettonici, questa seconda implementazione del progetto, che è frutto d’una residenza presso l’EMS (Elektronmusikstudion) di Stoccolma, s’imprime con ancor più forza, sempre utilizzando l’ispirazione di partiture grafiche e con l’apporto di altri musicisti, per esempio con Andrea Neumann, una specialista dell’inside piano, con il quale Nielsen improvvisa a partire da una serie di sette frammenti di spartiti grafici. Originariamente questa composizione a 4 canali, “Framework Fragments”, è stata presentato come parte di Creepage Current, installazione sonora dei due artisti a Berlino, Copenaghen e Milano, nel 2018 e 2019. Sul secondo vinile trasparente è prima Jan Jelinek che si applica su “Circles”, seguendo la seminale struttura-sequenza temporale della composizione e traducendo gli elementi in tre loop separati che si mescolano dentro e fuori, uno dopo l’altro, circondati da ulteriori suoni aleatori e diradatissime trame improvvisative che poi danno vita a più complesse, palpitanti e sideree articolazioni. Si chiude la partita con il sound artista Hideki Umezawa, che si avvale d’un Serge Modular Music System, un sintetizzatore modulare analogico anni settanta, il cui materiale registrato sempre nella residenza succitata è poi riorganizzato in dettaglio e modificato da Nielsen in 9 minuti di purissima distillata materia sonora altrettanto astratta, pulsante e cosmica. L’approccio architettonico e visivo, che impiega un numero limitato di suoni e trame, si dimostra particolarmente felice in questa uscita che brilla per qualità e spazializzazione.

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