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Archivio per gennaio 21, 2021

Effimeri cercatori di senso – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una recensione/riflessione di Sandro Moiso su Finitudine. Un romanzo filosofico su fragilità e libertà, romanzo di Telmo Pievani. È un intreccio assai particolare tra Albert Camus e Jacques Monod, il primo scrittore e l’altro genetista, entrambi Premi Nobel, ed è interessante la chiosa a tutto il ragionamento:

Nel restituirci il “senso” della fine ultima e della rivolta come strumento di emancipazione non solo sociale ma umana e vitale, il libro di Pievani, da leggere e rileggere proprio nei momenti difficili e apparentemente più disperanti, si rivela un autentico livre de chevet destinato ad accompagnare il lettore per molto tempo, rivelandogli ad ogni successiva lettura come il confine tra vera scienza e autentica poesia sia, talvolta, assai sottile.

Si arriva a questa conclusione dopo aver esaminato il contesto siderale in cui viviamo, in cui accenni di antropocentrismo fanno capolino e vengono comunque ridimensionati dal recensore; vi incollo quindi altri brani dell’articolo, invitandovi a riflettere profondamente su cosa significhi essere degli umani.

L’autore immagina che Camus non sia deceduto nell’incidente d’auto che pose fine alla sua vita il 4 gennaio 1960 e che l’amico Jacques Monod si rechi ripetutamente in ospedale per portargli conforto e dare vita, insieme a lui, ad un testo dedicato appunto alla finitudine e, paradossalmente, alle enormi potenzialità di “liberazione” che tale coscienza può portare con sé. Testo che, all’occhio attento del lettore che anche solo conosca in parte le opere dei due premi Nobel (assegnato al primo nel 1957, per la Letteratura, e al secondo nel 1965, per la Fisiologia e la Medicina) risulterà costituito proprio dall’essenza delle opere dei due intellettuali. In particolare, per il libertario Camus, tratte da L’uomo in rivolta e Il mito di Sisifo e per lo scopritore del controllo genetico della sintesi delle proteine (insieme a agli amici e colleghi di una vita François Jacob e André Lwoff, tutti e tre uomini della Resistenza francese contro l’occupazione tedesca e il nazifascismo) da Il caso e la necessità. Testo pubblicato nel 1970 e destinato, dopo L’origine delle specie di Darwin, a suscitare uno dei più importanti dibattiti scientifici e filosofici.

I due, inoltre, al momento della morte avevano lasciato incompiuti gli appunti per due possibili testi 1, cosa che permette a Pievani di immaginare un loro ulteriore testo a quattro mani, completato nella finzione narrativa al momento della morte di Camus, posticipata al 26 giugno 1960.
Telmo Pievani, professore di Filosofia delle scienze biologiche all’Università di Padova, può essere considerato come una sorta di fuorilegge del sapere italiano. Da anni, infatti, il suo lavoro disobbedisce alla regola che informa la scuola, l’università e i pensieri che in quelle si sono formati: la regola secondo cui da una parte (e più in alto) ci sarebbero le discipline umanistiche, dall’altra ci sarebbero quelle scientifiche.

Proprio per abbattere queste barriere, oggi decisamente superate, ha studiato fisica, poi filosofia della scienza e, infine, biologia evoluzionistica, finendo per applicare la filosofia della scienza alla biologia e creando così un sapere che in Italia non c’era, Un sapere e una concezione della scienza che lo accomuna ai due grandi “eretici” protagonisti del dialogo intellettuale contenuto nel romanzo. Un sapere mai precluso, però, agli avvenimenti del mondo circostante e sempre conscio dell’obbligo alla rivolta contro l’ingiustizia compreso nel ruolo dello scienziato autentico e degli intellettuali degni di questo nome (oggi in Italia piuttosto scarsi, se non assenti del tutto).

Lo scienziato è un sovversivo a tutto tondo. Si rivolta contro le conoscenze acquisite, contro il sapere dell’epoca, contro ogni conservazione, pagandone il prezzo. Lo scienziato sfida necessariamente le autorità precostituite, comprese quelle interne alla scienza. Lo scienziato si rivolta contro le ipotesi dei colleghi e dei pari, contro le correnti di pensiero dominanti, contro le tradizioni di ricerca alternative […] Lo scienziato si rivolta contro le sue stesse concezioni, le rimette continuamente in discussione, si tormenta e infine le modifica.
Lo scienziato è un contestatore nato che tradisce i suoi maestri […] Lo scienziato disobbedisce ai suoi mentori e ai suoi mecenati, oggi diremmo ai suoi finanziatori […] Quale migliore interprete della rivolta?
[…] Si rivolta per mestiere, per etica della conoscenza, per competenza professionale, e questo lo rende un eretico di una specie particolare. Lo scienziato, infatti, non deve confortare né rendere felici gli esseri umani [ma] deve dire la verità, che a volte – anzi, spesso– è scomoda, spiazzante, controintuitiva. Sfida la percezione comune [poiché] suo unico nemico è la menzogna2.

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L’istruzione nel tardo antico – TRIBUNUS


Su Tribunus un articolo che dettaglia il concetto di Istruzione nel periodo decadente all’interno dell’Impero Romano. Alcune nozioni:

Nel mondo romano tardo antico, l’istruzione era più che altro una questione privata. I bambini più poveri potevano recarsi nelle scuole istituite dai monasteri, in cui si imparava a leggere e scrivere. Nella parte occidentale dell’Impero, queste scuole erano frequentate anche da bambine di ceto aristocratico, dove imparavano le Sacre Scritture e l’economia domestica.

I figli di coloro che venivano dai ceti elevati avevano invece dei precettori privati, che si occupavano dell’educazione e istruzione dei bambini direttamente nelle case, spesso anche facendo delle lezioni in gruppo. Solo questi bambini privilegiati avevano l’opportunità di imparare anche altre materie, oltre le Sacre Scritture, leggere, e scrivere.
Potevano anche leggere testi di autori classici, anche se raramente ciò era concesso anche alle bambine.

L’educazione poteva esser in lingua latina o greca, a seconda della zona dell’impero. Solo presso Costantinopoli l’insegnamento era bilingue, almeno fino al VII secolo. Ancora, solo in alcune province, come Egitto, Siria, e Mesopotamia, l’insegnamento era svolto anche in siriaco e copto. Esistevano anche scuole private vere proprie, spesso aperte da insegnanti che avevano raggiunto un certo prestigio o notorietà.

L’istruzione superiore, invece, poteva equivalere a una moderna università, anche se gli alunni non dovevano sostenere un esame finale, ma solo dimostrare le proprie capacità attraverso una declamazione pubblica. Al termine degli studi, che solitamente duravano tre anni, lo studente riceveva una lettera di presentazione. Questo era un passaggio indispensabile per tutti coloro che avessero voluto accedere al servizio pubblico e questi istituti superiori erano organizzati e mantenuti dallo Stato, o dalle amministrazioni cittadine. Gli studi erano perlopiù incentrati su grammatica e retorica, dette “scienze enciclopediche”.

Esistevano anche corsi specializzati. Per esempio, presso Atene vi era quello di filosofia, ad Alessandria quello di matematica, astronomia, e medicina, mentre a Berito o nelle capitali quello di diritto. La frequenza presso queste scuole era un privilegio solo di coloro che provenivano da un’estrazione sociale medio-alta.

Altri contenitori


Segnali criptici inondano il tuo continuum, ma non hanno percezione di sé, sembrano contenitori di altro.

Il nome segreto delle donne romane – TRIBUNUS


Su Tribunus una curiosa consuetudine degli antichi Romani che ha attinenze col mondo magico, e che è legata anche al famigerato nome segreto di Roma: il nome segreto delle donne romane. Un estratto:

Nella Roma antica, trascorsi otto giorni dalla nascita di una bambina, questa doveva essere sottoposta a un rito di purificazione (lustratio). Quello stesso giorno, nel quale i parenti portavano doni, la neonata avrebbe ricevuto anche il suo nome proprio, il praenomen.

Il nome della bambina, anche una volta divenuta una donna adulta, sarebbe dovuto rimanere segreto, e utilizzato solo ed esclusivamente tra le mura domestiche.
Varie sono le interpretazioni di questa consuetudine, quasi certamente di origini remote. In epoca arcaica, il nome proprio aveva un potere magico e una connotazione sacrale – secondo la concezione per la quale dire il nome di qualcosa equivaleva a crearla – ed era considerato una parte vera e propria della persona. In questo senso, se un uomo avesse pronunciato il nome proprio di una donna, sarebbe stato come avere un contatto fisico con lei.
Ancora, forse conoscere e pronunciare il nome di una donna sarebbe equivalso ad avere pieno potere sulla persona.

Bononia University Press presenta “Framing Death” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Framing Death. La morte in diretta, tra cinema e media digitali, interessante saggio di Nicolò Gallio. Ma di cosa si parla? Vi incollo qui sotto le note dell’articolo:

Il volume indaga le dinamiche di produzione e consumo di contenuti audiovisivi considerati estremi perché hanno sfruttato, con un mix di cinismo e abilità promozionale, una particolare manifestazione della morte identificata con l’espressione “morte in diretta”.
Mettendo in relazione gli studi su cinema e media digitali con le ricerche in ambito tanatologico, e concentrandosi su alcuni generi e filoni che da oggetti proibiti sono ormai considerati prodotti di culto presso specifiche nicchie di pubblico, il libro ricostruisce leggende urbane ancora attualissime ed eventi tragici che mescolano cronaca nera e cinema documentario. Partendo dalle origini del cinematografo, il volume analizza poi le strategie promozionali e ricezione critica internazionale di film che in passato sono stati censurati e al tempo stesso avidamente collezionati. Uno studio che non poteva non intrecciarsi con l’impatto che la tecnologia ha avuto sulla diffusione di immagini di morte: dal filmato Zapruder alla nascita degli shock sites, dal fenomeno del War Porn ai killer che utilizzano ingegnosamente i social media. Una ricerca che parte da una delle domande più controverse: perché siamo affascinati da contenuti ritenuti inaccettabili e morbosi. Dai cosiddetti snuff movies e shockumentaries a certe manifestazioni dell’arte contemporanea, dalla “necrocultura” al terrorismo, quello proposto è un percorso all’interno del caos della morte nell’era digitale.

Cavallette neanche tanto Criptiche

http://waitforthericochet.blogspot.com/

Buxus

(Bretella Seduta)

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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J. Iobiz

Scrittore. In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più

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