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Archivio per marzo 25, 2021

Piranesi, di Susanna Clarke – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. è disponibile una mia piccola recensione a Piranesi, di Susanna Clarke, romanzo che ho adorato. Per quanto mi riguarda, questa recensione rappresenta un altro dei miei ritorni in casa ghost”, a sort of homecoming che dopo venti anni ha il sapore del piacere puro.

Complice una segnalazione captata in giro per la Rete mi sono incuriosito del romanzo Piranesi, di Susanna Clarke. Devo essere sincero: non conoscevo l’autrice però la quarta, potentissima, mi ha subito sedotto e in un momento in cui mi sentivo un po’ deluso dalla SF che si legge in giro, leggere le righe sottostanti mi ha fatto sentire l’impeto della creazione, della folgorazione, mi ha dato la sensazione di un’opera d’arte.

Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori.
Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo.
Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancora troppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.
Susanna Clarke, autrice fantasy fra le più acclamate, torna in maniera trionfale con un nuovo, inebriante romanzo ambientato in un mondo da sogno intriso di bellezza e poesia.

Ordinarlo in libreria e poi averlo finalmente tra le mani è stata una questione di soli due giorni. Fremevo, avevo la netta sensazione che quel libro lì sarebbe stata l’occasione per respirare di nuovo la sospensione dell’incredulità, quella che solo i capolavori sanno donarti, cambiandoti un po’ anche la vita.
In duecentocinquanta pagine circa la Clarke fa precipitare il lettore in un mondo surreale, o forse parallelo, staccato dal flusso temporale della nostra quotidianità. Un mondo delimitato da una casa sconfinata, ma non infinita, in cui un unico abitante, Piranesi, si aggira per le sue stanze, per i suoi piani, per la sua strana monumentalità che lascia trasparire la domanda di fondo: perché lui vive lì? Dov’è il resto del mondo e perché c’è un unico contatto con il reale, questo “Altro” non meglio definito e che opera le sue strane manovre con intenti che appaiono via via sempre più bizzarri?
Ho avuto solo un momento di dubbio: dopo un po’ che avevo iniziato a leggere, la successione monotona della situazione casalinga descritta mi aveva fatto quasi demordere, poi però un improvviso colpo di scena mi ha catturato e definitivamente trascinato dentro quella sorta di ipercasa, dove gli eventi indoor che esplodono lasciandoti senza fiato mi hanno illustrato un orizzonte degli eventi catartico, una sorta di magia che funziona come una trasgressione, come un teorema psicologico che si apre su realtà dimensionali possibili. Leggevo e il senso di un filtro immaginifico, pari alle oscure song ipnotiche dei Coil, si è applicato alla realtà inglese dei nostri anni, lasciandomi annusare il senso di un occulto che apre ogni via…
Altro che SF urlata e strombazzata, corretta e noiosa oppure figlia di hippy che pensano positivo ma poi confermano il fetido business del nostro mondo! Qui, leggendo Piranesi, non ci sono le plastiche avventure di supereroi e nulla appare narrativa vuota come gusci di noce lasciati alla mercè dei ghiri: il senso vertiginoso del Fantastico è potentemente presente nel romanzo di Clarke ed è, sì, un po’ come leggersi L’oceano in fondo al sentiero, di Neil Gaiman, quando ci si sente connessi a ogni particella del reale e del possibile, di ogni universo.

Il giusto compendio


Sospetto tu sia complicazione annunciata – mai auspicata – dalle scritture più criptiche, quelle con forte cifratura quantica. Se accetto ciò come verità, allora posso anche srotolare davanti a me ogni altra ipotesi del reale e farmi apparire come il giusto compendio alla mia esistenza psichica.

Intervista a Franco Pezzini: A caccia della Bestia – Pulp libri


Su PulpLibri una bella intervista di Walter Catalano a Franco Pezzini, prevalentemente sul tema crowleyano, che è stato motivo di indagine da parte di Pezzini in un suo recente saggio uscito per Odoya: Le nozze chimiche di Aleister Crowley. Itinerari letterari con la grande Bestia. Un estratto:

Veniamo dunque a Crowley. Perché hai scelto proprio lui? È stata davvero una figura così importante del ’900 la sua?  Ha scandalizzato i contemporanei ma ha affascinato i posteri. Forse in entrambi i casi ben oltre i suoi reali meriti (e demeriti). Da Yeats ai Beatles, da Maugham ai Led Zeppelin, da Pessoa a Kenneth Anger, Crowley ha attraversato l’immaginario del secolo breve mettendo in pratica davvero il motto di Oscar Wilde: che si parlasse di lui, sempre e comunque, bene o male non importa. E infatti ancora ne parliamo. Perché?

Crowley è stato un’icona dell’eccesso, e già questo basterebbe a ben collocarlo mediaticamente; ma occorre riconoscergli una statura culturale non banale. Coltissimo, capace di colossali sintesi (basti pensare a quella summa che è Magick), dotato di energie impressionanti e capace di interloquire con un gran numero di artisti e intellettuali, ha colpito un po’ tutti. Devo premettere che non sono partito tanto da una fascinazione personale per l’uomo Crowley o per la sua dottrina, quanto da quella per l’ambiente e per la rete di relazioni attorno a lui: in particolare da quel filo rosso che corre tra Il mago di Maugham, Moonchild di Crowley e The devil rides out di Wheatley, dove in pratica lo stesso mito viene letto alla luce della narrativa alla moda, dell’esoterica e di quella pop. Ma quello è solo un tassello, utile come interruttore per accendere la ricerca e suggerire una chiave – le nozze chimiche con una donna “plagiata” in vista di un risultato magico – a sempre più frequenti comparsate del Nostro. A livello più generale, è un fatto che la portata della provocazione di Crowley – la magia, il sesso, la ribellione alle agenzie di formazione riconosciute… – abbia svelato una forza eversiva almeno simile a quella che un secolo prima aveva avuto la dottrina di un altro impresentabile, Sade: e per capire alcuni fenomeni dell’oggi, occorre tener presenti entrambi questi terroristi culturali. Una certa genialità a Crowley occorre riconoscerla, anche se le sue rielaborazioni si nutrono di una quantità di materiali già presenti sulla piazza.

Crowley è stato un occultista e un “mago”, ha addirittura inventato una religione, Thelema, che come tutte le religioni si è rivelata grazie ad un preteso intervento extraumano: Mosè parla direttamente con Yahweh, Maometto con l’Arcangelo Gabriele, Crowley si accontenta di Aiwass, emanazione dell’Arpocrate degli Antichi egizi, o qualcosa del genere. Ne esce fuori il Liber Legis, un testo di scrittura automatica, come tanti prodotti nelle sedute spiritiche o nel channeling della New Age, che sembra una riscrittura – peggiore – di Nietzsche. Insomma non stiamo ad arrovellarci tanto su una banale impostura? Se Crowley non fosse stato un tale personaggio, così scandaloso, perverso, provocatorio, perderemmo ancora tempo a occuparci di Thelema?

La domanda è interessante, e penso si possano considerare due livelli della questione. Premesso che io ho affrontato il tema in chiave laica, volutamente lontano da intenti agiografici o invece demonizzanti, il fatto che per l’Occidente i contenuti della dottrina di Crowley tocchino punti tanto caldi dice qualcosa dell’Occidente stesso, dei suoi idoli, dei suoi “valori”: il che forse rende il tutto meno banale, e torniamo al discorso sull’immaginario e le sue urgenze. Ma questa è una riflessione di fatto. A un secondo livello, va considerato che il rapporto delle entità di Crowley con le profondità interiori dell’uomo in quanto tale viene da lui teorizzato: in sostanza, è difficile parlare di impostura nel senso a noi contemporaneo. In età vittoriana, l’impostore è però figura di ben altra potenza, in qualche modo anticristica (pensiamo ai Tre impostori di Machen, all’arcimpostore Dracula di Stoker autore di Famous Impostors): e qui Crowley si ritroverebbe… Diciamo però che mi pare una buona chiave affrontare Crowley e i suoi dei con l’aiuto di Jung. Poi, chiaramente, l’effetto scandalo ha potenziato il tutto.

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Eleganza flessuosa


Il disagio elettrico si eleva a perfezione elegante e flessuosa, fascinazione oscura di linee di codice sessuale in condotte magiche dissimulate.

Delos Digital presenta “Il collassatore” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione del ritorno editoriale di Danilo Arona, in un momento per lui terribile è presente da oggi con una pubblicazione intitolata Il collassatore. La quarta:

Annunciata da incubi condivisi e da suoni orribili dal cielo, l’apocalisse piomba su Milano, ridotta in poche ore a un ginepraio di morti viventi lanciati alla caccia dei vivi. Alessandro, brillante professionista trentasettenne, riesce a fuggire dalla metropoli a bordo del proprio SUV e raggiunge una baita in montagna, sbarrandosi all’interno nella speranza che gli zombie non si spingano a quota tremila. Qui trascorre dieci anni in angosciosa solitudine… sino a quando non decide di tornare a piedi in pianura diretto alla metropoli. Quel che troverà supera ogni immaginazione.

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

An Online Design Making Site

Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

listen to the tales as we all rationalize

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

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Enjoyable Information. Focused or Not.

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

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