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Archivio per aprile 6, 2021

Recensione su Lankenauta a “Ventitré modi per sopravvivere”, silloge di Ksenja Laginja | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Ettore Fobo recensisce su Lankenauta la silloge poetica Ventitré modi per sopravvivere, di Ksenja Laginja, uscita per la collana VersiGuasti di Kipple Officina Libraria. Vi lasciamo alle sue parole:

Leggendo e rileggendo il testo il mistero del numero 23 invece di chiarirsi si infittisce e con esso la trama di un linguaggio, sospeso fra luce e oscurità in un colloquio stregato, si fa via via più misteriosa. Ciò che unisce tutto in unità, dall’asteroide Thalia 23 al codice dei telegrafisti, dalla geometria euclidea ai geroglifici egizi, dalla teoria dei bioritmi al radiotelescopio di Arecibo, è lo stile di una scrittura che, se scava nell’assenza e nell’ombra, sa essere fatalmente esatta nella sue peregrinazioni e divagazioni, nei suoi slittamenti, nelle sue derive.

LA QUARTA I ventitré testi qui raccolti nascono dall’aver posseduto il numero ventitré, dall’averlo tenuto con sé, invocato, dominato, masticato, sfiorato e odiato per ventitré volte. Sono declinazioni del numero 23, delle sue proprietà numeriche, alchemiche, matematiche, materiali, simboliche, filosofiche, storiche, biologiche, fisiche, geometriche, geografiche, teologiche, astronomiche, linguistiche e qualcuna in più, fino proprio a ventitré. È il mantra della preghiera. Il modo di sopravvivere di Ksenja Laginja. Ventitré canti di un’unica grande invocazione che avvolge la poetessa e la protegge.

L’AUTRICE Ksenja Laginja è nata a Genova, vive e lavora tra la sua città e Roma dove alterna alla sua attività letteraria e pubblicitaria una ricerca sull’illustrazione legata al mondo del Fantastico. Ha esordito con Smokers Die Younger (Annexia edizioni, 2005), a cui ha fatto seguito Praticare la notte (Ladolfi Editore, 2015). Nel 2020 ha vinto i premi “Europa in Versi” e “Arcipelago Itaca”, nella sezione inediti. Suoi testi sono presenti su antologie poetiche, blog e riviste letterarie. Co-organizza la rassegna di poesia e musica elettronica Poème Électronique.

LA COLLANA VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica, in costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Ksenja Laginja, Ventitré modi per sopravvivere Introduzione: Alex Tonelli Copertina: Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti Formato ePub e Mobi – Pag. 42 – 0.95€ – ISBN 978-88-32179-46-0 Formato cartaceo – Pag. 44 – 8.00€ – ISBN 978-88-32179-47-7

Link:

La danza mistica dei sufi – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo incentrato sui sufi, la parte più mistica della religione islamica che per molti versi mi ricordano gli sciamani. Perché? Un estratto che spiega meglio di molte mie circonvoluzioni.

Ci diamo appuntamento al santuario l’indomani. Ahmed mi ha detto che dovrebbe esserci musica, ma bisogna andarci quando fa buio. Esco di notte. Prendo un taxi che si ferma di fronte a un cordone di persone in una stradina secondaria. Scendo senza sapere dove andare e dispero di riuscire a trovare il mio amico. Ma lui compare dopo pochi secondi, e mi dice di seguirlo. Il cugino non c’è, ma siamo fortunati, dice. Lasciamo i sandali su una montagna di calzature e saliamo una scalinata. Compaiono i primi cortili del santuario, affollatissimi. Si sentono percussioni, entriamo in una bolla di sudore e hashish. Ahmed mi fa segno di salire ancora, e accediamo a un altro cortile piastrellato con padiglioni coperti e centinaia di persone, uomini, donne, bambini, seduti per terra in attesa della performance. Tutti vestono in maniera semplice, qualcuno indossa amuleti, si sente profumo di rosa e olio che brucia nelle lampade. Cerchiamo un angolo libero, e da una finestra traforata a motivi floreali vedo i musicisti. Ecco la fortuna: sono i famosi fratelli Gunga e Mithu Sain, con il dhol a tracolla, in brillanti camicie verdi e con i lunghi capelli sciolti, che cominciano a suonare. Tra gli spettatori girano piatti di riso, ne passano uno anche a me. Mithu dà il ritmo, Gunga gli va dietro. La tecnica dei due è impressionante: con la mano sinistra e il piccolo bastone nella destra producono grappoli di note sulle due pelli ai lati opposti del tamburo, con timbri e ritmi in continua evoluzione. Suonano in perfetto unisono, con un’intesa tanto più notevole se si pensa che Gunga è sordo dalla nascita e segue la musica grazie alle vibrazioni delle pelli e del legno.
La gente si fa da parte e compaiono i dervisci. Indossano camicie lunghe, ognuna di un colore molto carico. Alcuni hanno i capelli intrecciati dietro la nuca. Sembrano solo camminare in circolo, in attesa concentrata, assorbendo il ritmo. Gradualmente cominciano a oscillare la testa di lato, facendo sbattere i capelli sul viso, sempre più rapidamente. Il pubblico segue con entusiasmo, qualcuno si unisce alla danza, o semplicemente si avvicina alla fonte della musica. Seguire il ritmo con attenzione è il mio modo di tenermi aggrappato a qualcosa di razionale, di noto. Mentre l’energia cresce a dismisura, perdo il conto dei colpi, scompaiono le mani iperveloci, i danzatori sono scie colorate, l’individualità è sospesa. Mi accorgo di una ragazza vicino a me, che ha un’espressione attenta e serena. Mi guarda intensamente, felice che io, straniero, apprezzi la scena. da quando sono in Pakistan, è il primo sguardo di una donna locale che sostiene il mio, se si eccettuano le bambine. La danza arriva al culmine, ogni distanza è abolita: la deflagrazione del senso di cui parlava Lévi-Strauss è anticipata in questa esperienza, che lava via le ferite della storia e lascia un vuoto aurorale.
La musica defluisce, s’interrompe. I danzatori si stendono immobili. I musicisti si siedono per riposare. Arriva del cibo. La gente parla rilassata. Ahmed si fa avanti dicendo qualcosa, a quanto pare avverte Mithu Sain che un europeo è venuto ad assistere al dhammal. I due mi fanno cenno di avanzare, di sedermi vicino a loro e mangiare qualcosa. Non parlo urdu, e Gunga con la sua aria malinconica mi mette soggezione. Si riempie la coppa di riso, tace. Mithu ha un’espressione severa e carismatica.

Valerio Evangelisti sulla fantascienza italiana – Eymerich.com


Su Eymerich.com la segnalazione di una videoconferenza cui ha partecipato Valerio Evangelisti sulla Fantascienza italiana. Qui il filmato del dibattito: https://www.crowdcast.io/e/international-conference/11.

Lankenauta | Bugiardi senza gloria


Su Lankenauta la segnalazione di un nuovo libro giornalistico di Marco Travaglio, interessante perché con documentazione inoppugnabile – prove processuali – l’autore dimostra come la classe politica italiana, manageriale e giornalistica sia allineata ai bisogni del business: la truffa, quella ideologica e/o concreta, affinché il Sistema del sopruso in nome del capitale si perpetui un altro po’. Bugiardi senza gloria:

Travaglio, che dirige un quotidiano chiaramente d’opinione, è noto per i suoi editoriali nei quali è tutto un perculare senza remore; e questo inevitabilmente qualche rodimento lo provoca. Il punto semmai è che il risentimento, almeno quella più profondo, ci sta nasca non tanto dalle opinioni e dallo scarso bon ton di Travaglio & C. quanto dai fatti e dalle inchieste proposte dal suo quotidiano.

Difatti “Bugiardi senza gloria” potremmo definirlo la seconda parte, aggiornata, del precedente “La scomparsa dei fatti”, feroce atto d’accusa nei confronti di una casta di giornalisti troppo appecoronata agli interessi del loro editore; che così esordiva: “I fatti separati dalle opinioni. Era il motto del mitico Panorama di Lamberto Sechi, inventore di grandi giornali e grandi giornalisti. Poi, col tempo, quel motto è caduto in prescrizione, soppiantato da un altro decisamente più pratico: Niente fatti, solo opinioni. I primi non devono disturbare le seconde. Senza fatti, si può sostenere tutto e il contrario di tutto. Con i fatti, no […] Oggi sono spesso le opinioni a trasformarsi in fatti” (pag. 1).

La sostanza di “Bugiardi senza gloria”, autentica enciclopedia di mistificazioni, spesso al limite del ridicolo, perpetrate ai danni dei lettori e quindi dell’opinione pubblica, può essere sintetizzata in queste parole: “Tutto parte ancora dai quotidiani ‘di carta’. Per questo continuano a uscire in edicola, anche se hanno quasi tutti i bilanci in rosso. Convengono ai loro rispettivi padroni. Non per i ricavi, spesso magri o inesistenti, anche con finanziamenti pubblici e/o gli introiti pubblicitari. Ma perché condizionano la percezione della realtà, dunque l’opinione pubblica, quindi la politica, l’economia la magistratura. I padroni dei giornali e delle tv non hanno nulla a che fare con gli editori, anche se si fanno chiamare così: usano i loro media come bastoni e carote. Bastoni per malmenare chi ostacola i loro interessi (in tutt’altri campi: quelli dei loro veri business). Carote per nutrire chi li asseconda e si mette al loro servizio” (pp.12). Tutto questo per dire che “In Italia il problema numero uno non è la politica, né l’economia, né la giustizia: è l’informazione”. E sugli episodi, spesso ridicoli, che “a colpi di censure, bugie, invenzioni, calunnie, doppiopesismi, giravolte, ipocrisie, hanno alterato la percezione di quel che accade sotto i nostri occhi” (pp.16), è stato ricostruito un repertorio davvero impressionante.

Torna Paolo Aresi: ecco La stella rossa di Korolev | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un nuovo romanzo di Paolo Aresi, La stella rossa di Korolev, facente parte del ciclo di Korolev. Vi lascio alle note dell’editore, Delos Digital:

Una grande opera di fantascienza deve trarre alimento da una grande idea. La trilogia di Korolev parte da una scoperta sensazionale: il grande Progettista Capo del programma spaziale dell’Unione Sovietica non è morto, come si credeva, nel gennaio del 1966. Viene rintracciato vivo, su Marte, alla fine del XXI secolo: è l’inizio di un’avventura che stupisce, eppure rigorosa, nella tradizione di A.C. Clarke e Stanislaw Lem. In questo terzo e conclusivo romanzo, Korolev guida l’equipaggio dell’astronave Marco Polo dal pianeta Eris, all’estrema periferia del Sistema Solare, a Nemesis, la stella nana rossa, spesso ipotizzata dai nostri astronomi (ma mai rintracciata), a un anno luce dal Sole. Per poi lanciarsi in una cavalcata interstellare fino ad Antares, perché laggiù è custodito il segreto dei Costruttori, della loro fuga dalla Terra e da Marte, centomila anni prima. E qui è custodito anche l’altro mistero: chi è e dove si cela il vero e grande Nemico dell’umanità.
Un romanzo cosmico e profondamente umano. Una space opera astronautica che spalanca scenari mozzafiato su temi astrofisici che affascinano, dalla materia all’energia oscura, alle Trasformazioni di Lorentz.

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

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AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

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