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La Dea primordiale del ritmo – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo che indaga le origini sciamaniche del ritmo musicale, la trance divina che mette in comunicazione gli strati più evanescenti della coscienza umana con le sfere irraggiungibili della sapienza, dell’illuminazione, della trascendenza. Alcuni estratti:

Nelle culture storiche più antiche del mondo mediterraneo le donne erano delle guide spirituali. Le sacerdotesse e le altre donne sacre suonavano il tamburo a cornice durante i rituali delle loro dee. Dai reperti iconografici che ho trovato nelle antiche sculture e pitture murarie, risulta chiaro che il collegamento tra i tamburi e il potere spirituale era già stabilito prima dell’invenzione del linguaggio scritto. Ho trovato simboli dipinti sulle pelli di antichi tamburi a cornice che risalgono fino ai periodi più antichi della storia umana. La ricerca sul significato e sulle origini del modo femminile di suonare il tamburo mi ha portato alla fine a studiare le popolazioni nomadi che abitavano l’Europa e l’Asia occidentale quasi quarantamila anni fa. Le informazioni su questo periodo lontano sono, nella migliore delle ipotesi, congetture basate su indizi oscuri raccolti attraverso prove archeologiche incomplete. Tuttavia, le nostre antenate e i nostri antenati paleolitici ci hanno lasciato degli spiragli di luce significativi per accedere al loro mondo.
Durante il Paleolitico Superiore, un lungo periodo di tempo che va dal 40000 al 10000 a.C., tribù nomadi vagavano per le regioni euroasiatiche andando alla ricerca di cibo, seguendo il ritmo della vegetazione, degli animali e delle stagioni. Il clima oscillava ancora a causa delle ricorrenti glaciazioni dell’ultima era glaciale. La sopravvivenza di queste tribù dipendeva dalla loro profonda conoscenza dell’ambiente circostante e delle forze che vi operavano.
Era un periodo di relativo tempo libero. Lo studioso William Irwin Thompson ha calcolato che i membri adulti delle economie storiche di caccia e raccolta impiegavano una media di quindici ore alla settimana a procacciarsi il cibo. Nel Paleolitico, le persone vivevano in piccoli gruppi che non gravavano sulla sostenibilità dell’ambiente, che forniva sostentamento per tutti.

Il Paleolitico fu anche apparentemente un periodo di pace. Non esistono prove archeologiche certe di violenza organizzata e su larga scala; in nessuna forma artistica gli esseri umani sono dipinti in atteggiamento aggressivo o con armi. Evidentemente, l’umanità paleolitica non faceva la guerra.
Le popolazioni del Paleolitico sono tra le prime in assoluto ad aver creato opere d’arte. Queste opere, che includevano sculture, incisioni e pitture rupestri, sembrano essere state create non tanto per piacere estetico quanto per incarnare concetti religiosi o per trasmettere le informazioni e la saggezza accumulate. Nel mondo che precedette il linguaggio scritto, funzionavano come linguaggio visivo. Sono la più antica espressione sopravvissuta del pensiero astratto.
Intorno al 30000 a.C. comparvero in tutta Europa rappresentazioni di vulve scolpite nella roccia e dipinte con ocra rossa. Compaiono in rilievo sulle pareti delle grotte e come piccole sculture a dimensione di amuleto, spesso rese lisce dall’uso. Alcune sono state ritrovate nelle tombe. Queste immagini di vulve sono i più antichi esempi di arte rappresentativa.
Le vulve scolpite o incise variano in forme e dimensioni. Alcune sono ovali o rotonde, altre sono triangoli con la punta verso il basso. Alcune sono rappresentazioni realistiche, altre sono astratte. Un ciondolo in avorio di mammut proveniente da Dolni Vestonice, vicino all’attuale Brno, nella Repubblica Ceca, ha la forma di osso a forchetta, con una vulva incisa tra i suoi rebbi. A volte queste immagini si trovano da sole, ma spesso sono associate a immagini di una Dea Madre o ai suoi simboli, oppure sembrano rappresentare un aspetto della sua storia.

Alexander Marshack sottolinea che “non è l’organo ‘sessuale’ anatomico che viene simbolizzato ma sono incisi i processi e i personaggi ai quali è stato associato il simbolo.” La vulva è fondamentalmente un simbolo di nascita, che rappresenta gli inizi, la fertilità, la porta della vita stessa. È la matrice primordiale da cui tutto nasce. Così come il potere femminile di dare la vita gradualmente diede luogo all’idea del potere della donna di invocare la rinascita, anche la vulva iniziò a simbolizzare questo potere di rigenerazione.
Le immagini della vulva possono anche aver rappresentato il momento dell’iniziazione a una nuova fase dell’esistenza. Per diverse migliaia di anni, le persone si riunivano ritualmente in caverne i cui interni scuri, umidi e simili a un grembo, dipinti con immagini sciamaniche di animali, erano quasi certamente luoghi dove si svolgevano riti di iniziazione. Agli ingressi di queste caverne sono state trovate di frequente incisioni di vulve.
Immagini di vulve sono incise anche su alcuni bastoni di epoca paleolitica chiamati batons de commandement. L’Abate Breuil, lo studioso cattolico che è stato il maggiore esperto in Francia nello studio delle grotte dipinte del Magdaleniano, ha dato loro questo nome in quanto pensava che somigliassero a un bastone militare. La loro reale funzione è materia di discussione tra gli archeologi. Marschack, Eliade e Thompson li considerano calendari lunari. Un baton del periodo del Magdaleniano medio, verso la fine del Paleolitico, è inciso con una serie di segni sulla sua asta che sembrano rappresentare un calendario lunare. La presenza di una vulva su questo bastone potrebbe inoltre indicare che era in qualche modo collegato alla mestruazione o alla gravidanza. Thompson li paragona ai calendari per la gravidanza ancora usati dalle donne delle tribù siberiane. Riguardo al suo uso come strumento rituale, egli definisce il baton de commandement “il più antico simbolo del potere femminile”. Curiosamente, l’archeologo Horst Kirchner ha concluso che potrebbero essere bacchette da tamburo. Se lui ha ragione e i bastoni, con le loro immagini di vulve e i loro riferimenti alla luna, furono utilizzati talvolta come bacchette da tamburi, il collegamento tra donne e percussioni risulterebbe molto antico.

La qualità peculiare dello sciamanesimo è l’esperienza estatica derivata da stati di trance autoindotti, molto spesso raggiunti attraverso la percussione del tamburo. Durante gli stati di trance, sciamani e sciamane entrano in un mondo di spiriti incorporei parallelo al mondo degli esseri viventi, per chiedere agli spiriti di intervenire negli eventi umani.
I mistici e le mistiche, dentro le caverne, hanno tradizionalmente cercato la connessione con una visione primordiale. Durante l’XI Dinastia nell’Egitto dei Faraoni, la necropoli a Tebe includeva un santuario rupestre dedicato alla Dea Hathor. Molti altri santuari di Hathor venivano scavati nella roccia per somigliare a delle caverne. A Creta, le caverne sacre erano siti di riti e iniziazioni. Una tradizione che è proseguita nei culti dei misteri di Grecia e Roma. L’antica dea cretese Rea sedeva dentro la sua grotta e suonava il suo tamburo a cornice. Sia Dioniso che Zeus nacquero dentro delle grotte e furono allevati lì da sacerdotesse e sacerdoti che danzavano e suonavano il tamburo a cornice.
Una scena famosa e molto discussa nella grotta di Lascaux rappresenta quello che sembra essere un bisonte ferito, un uomo nudo steso a terra e un uccello poggiato sopra un bastone. Molti studiosi – Campbell, Thompson, Kirchner, Buffie Johnson e Steven Larson, per nominarne solo alcuni – interpretano questa scena come una visione sciamanica indotta da trance. Kirchner considera l’uomo sdraiato in una trance profonda davanti a un bisonte sacrificato ritualmente, con l’uccello come suo animale di potere.
In molte forme storiche di sciamanesimo il suono del tamburo a cornice genera lo stato di trance in cui sciamani e sciamane viaggiano attraverso i tre regni – il cielo, la terra e gli inferi. L’interconnessione di questi regni è universalmente rappresentata dall’Albero della Vita, che ha le radici negli inferi, dà frutti sulla terra e raggiunge il cielo con i suoi rami più alti. Questa immagine centrale dello sciamanesimo compare in maniera prominente nei miti di Inanna, la grande Dea Madre dei Sumeri; nelle prime culture della valle dell’Indo e dell’Egitto, esso rappresentava anche la spina dorsale, il canale attraverso il quale – nelle tecniche di elevazione di coscienza – l’energia divina si muoveva. Il battito costante del tamburo sciamanico mantiene il legame con la realtà quotidiana in modo che sia possibile ritornare senza rischi al regno terreno dei viventi.
Il battito del tamburo inoltre richiama e invoca le energie degli spiriti. All’animale, la cui pelle viene usata per la membrana del tamburo sciamanico, viene ritualmente chiesto di abbandonare la sua esistenza terrena e di collaborare con la sciamana o lo sciamano nel mondo spirituale, per dare beneficio a piante, animali, così come agli esseri umani. Pertanto il tamburo non è solo la voce della terra ma anche la voce dell’animale di potere della figura sciamanica.
Secondo Campbell, l’ispirazione per la forma del tamburo e gli speciali simboli dipinti o incisi su di esso arrivano tradizionalmente alla sciamana o allo sciamano durante una visione o un sogno profetico. La forma del tamburo a cornice sciamanico e i materiali di cui è fatto sono profondamente simbolici. Il tamburo ha forma di luna; il suo battito rappresenta la pulsazione interiore della vita; il legno della cornice rappresenta l’Albero della Vita. Il legno dovrebbe provenire idealmente da un albero colpito da un fulmine, a simboleggiare l’energia del puro sé che spazza via le costruzioni dell’ego dentro la struttura interna della psiche.
Nei loro viaggi verso altri regni alla ricerca della guarigione per coloro che avevano in cura, sciamane e sciamani spesso usavano il potere del tamburo per riportare indietro le anime dal regno dei morti. Campbell narra un’antica storia dei Buriati siberiani nella quale il Signore dei Morti si arrabbia per questi continui furti. Osservando che il tamburo a cornice bipelle dà allo sciamano il potere di far risorgere, il Signore dei Morti scaglia un fulmine che colpisce il tamburo e lo divide in due. Per i Buriati, questo spiega perché la maggior parte dei tamburi sciamanici adesso sono con una sola pelle.

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