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Le cronache marxiane di Bogdanov – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Walter Catalano che tocca argomenti riguardo i rapporti tra Lenin e Aleksadr Bogdanov, confronto che ho già sfiorato leggendo, pensate un po’, la fisica quantistica di Carlo Rovelli. È interessante notare come la quantistica rifletta in pieno le dinamiche dei rapporti umani, ne è quasi una speculare rappresentazione, e ciò è stordente perché la Fisica quantistica è la quintessenza dell’inumano. Il passo incriminato anche da Catalano:

L’attualità del loro dibattito in senso filosofico è confermata dal fatto che recentemente anche Carlo Rovelli nel suo ultimo libro Helgoland (Adelphi, 2020), dedichi tutto il capitolo 5 alla disputa tra Lenin e Bogdanov, vista come dialettica fra idealismo e materialismo: la sua simpatia va a Bogdanov le cui idee, secondo il fisico, anticipano approcci e intuizioni della teoria della relatività di Einstein e della fisica dei quanti. Così Rovelli: “Se esistono solo «sensazioni», argomenta Lenin, allora non esiste una realtà esterna, vivo in un mondo solipsistico dove ci sono solo io con le mie sensazioni. Assumo me stesso, il soggetto, come unica realtà. L’idealismo è per Lenin la manifestazione ideologica della borghesia, il nemico. All’idealismo Lenin oppone un materialismo che vede l’essere umano, la sua coscienza, lo spirito, come aspetti di un mondo concreto, oggettivo, conoscibile, fatto soltanto di materia in moto nello spazio.” […] Bogdanov rimprovera Lenin di fare della «materia» una categoria assoluta e astorica, «metafisica» nel senso di Mach. Gli rimprovera soprattutto di dimenticare la lezione di Engels e Marx: la storia è processo, la conoscenza è processo. La conoscenza scientifica cresce, scrive Bogdanov, e la nozione di materia propria della scienza del nostro tempo potrebbe rivelarsi solo una tappa intermedia nel cammino della conoscenza. La realtà potrebbe essere più complessa dell’ingenuo materialismo della fisica settecentesca. Parole profetiche: pochi anni dopo Werner Heisenberg apre le porte al livello quantistico della realtà” (Carlo Rovelli – Helgoland).

Nello specifico del post, si parla di un romanzo di SF di Bogdanov, La stella rossa, e qui Walter ci guida attraverso il concept del romanzo, assai interessante anche oggi, quando molti scritti appaiono di una banalità sconcertante:

Scritto all’indomani della rivoluzione del 1905, La stella rossa racconta l’esperienza come ambasciatore terrestre su Marte di Leonid, un giovane rivoluzionario pietroburghese. Leonid è stato selezionato tra migliaia di possibili candidati, perché dotato della predisposizione mentale che gli avrebbe permesso di passare indenne dalla società terrestre, segnata da instabilità e conflitti e dall’individualismo, a quella marziana, organizzata su base rigorosamente collettivistica. Su Marte, infatti, la rivoluzione è avvenuta duecento anni prima e il socialismo è realtà consolidata. Secondo la linea empiriomonistica di Bogdanov, però, e non secondo quella leninista: le differenze di classe non sono state abbattute con la violenza, ma con l’istruzione delle masse, nell’arco di un processo di graduale formazione del proletariato.
Dopo due mesi di viaggio durante i quali studia la lingua marziana Leonid, su una nave interplanetaria che si sposta grazie alla scoperta della negamateria in grado di vincere la gravità in virtù di un principio di repulsione, sbarca sul Pianeta rosso. Accompagnato dai suoi anfitrioni marziani, fra i quali si distingue l’ingegner Menni, l’inviato terrestre inizia l’esplorazione della civiltà aliena.
Leonid visita fabbriche perfette, perché “Il lavoro è una necessità naturale di un uomo socialista evoluto, e qualsivoglia costrizione nascosta o palese per noi è del tutto superflua”. Apprende che i marziani lavorano in media due ore al giorno, senza retribuzione, e hanno diritto di spostarsi da un settore produttivo all’altro a piacimento, dato che il consumo dei prodotti non è limitato in alcun modo e ognuno prende ciò di cui ha bisogno nella quantità che desidera, mentre l’Istituto di Statistica calcola in maniera esatta cosa e quanto sia necessario produrre in un determinato periodo e quante ore di lavoro servano per farlo. Viene accolto nella “Casa dei bambini”, dove i piccoli marziani vengono cresciuti tutti insieme e i genitori possono scegliere se, quando e per quanto tempo stare con i loro figli vivendo in appositi residence separati. Si informa sull’arte marziana nei musei e sulla medicina nelle case di cura, dove si pratica l’eutanasia libera per chi la richieda e ci si mantiene giovani tramite la scambievole pratica della trasfusione sanguigna. Scopre, tra l’altro, che le differenze tra maschi e femmine marziani sono quasi irrilevanti, al punto da accorgersi solo dopo mesi che due dei suoi compagni di viaggio dalla Terra, l’astronoma Enno e il medico Netti, sono donne. Nonostante l’indifferenza marziana per i generi sessuali, fin nella loro lingua – “Nelle vostre lingue, nominando un oggetto, vi date un gran daffare a stabilire se questo sia maschile o femminile, il che, in sostanza, non è fondamentale, e per gli oggetti inanimati è addirittura strano… Per voi ‘casa’ è maschile e ‘barca’ è femminile, per i francesi è il contrario, e questo non cambia proprio nulla” – si innamora prima dell’una e, dopo la partenza di lei per una missione su Venere, dell’altra.

Fin qui il romanzo ha tutte le caratteristiche dell’utopia classica, ma Bogdanov non è un propagandista banale e la sua analisi è molto più sottile: tutto il finale dell’opera – che non svelo per non rovinare al lettore il piacere della sorpresa, essendo l’opera invecchiata decisamente bene anche sul piano letterario – accentuerà gli aspetti critici e negativi con un vero e proprio colpo di scena. In sostanza il problema – il tema protoecologistico è molto sentito dall’autore – è quello dell’equilibrio tra sopravvivenza del sistema e della natura da esso sfruttata: la longevità degli abitanti – raggiunta anche grazie alle trasfusioni sanguigne oltre che alle condizioni ottimali della società – ha prodotto un sovrappopolamento insostenibile, l’enorme quantità di risorse che l’industria rigidamente pianificata consuma quotidianamente ha portato al disboscamento di intere foreste, l’agricoltura impoverisce i campi e logora le scorte idriche e, secondo le stime dell’Istituto di Statistica, nell’arco di vent’anni il pianeta si troverà ad affrontare una crisi irreversibile: i rimedi prospettati dall’astronomo Sterni, ex marito di Netti, saranno altrettanto drastici (ma qui taccio…). L’attenzione riservata da Bogdanov alla questione ambientale, tradisce un marcato scetticismo nei confronti del socialismo di stato e di quella pianificazione che sarà la costante della società sovietica nei successivi 80 anni. Un esempio ulteriore della modernità di Stella rossa.

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