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Archivio per Maggio 7, 2021

L’infinito ciclo dei ventitré modi per sopravvivere. Recensione di Alfredo Rienzi


[Letto su KippleBlog]

Sul blog di Alfredo Rienzi è disponibile una corposa recensione a Ventitré modi per sopravvivere, silloge poetica scritta da Ksenja Laginja e uscita nella collana VersiGuasti, diretta da Alex Tonelli, per i tipi di KippleOfficinaLibraria. Un estratto:

I testi sono brevi, la frastica è lineare, netta, diretta ed essenziale («linguaggio asciutto e così scarnificato nell’uso ipercontrollato della parola» scrive con efficacia Alex Tonelli). Le aggettivazioni sono reperti rari, ogni termine è strettamente necessitante, nella sua nudità; la voce narrante usa in prevalenza la prima persona plurale (mai la singolare), talora si indirizza imperativamente a un tu imprecisato, altre volte s’appoggia all’infinito. La sintassi contratta procede con passo breve, orienta a silenzi più ritmati che la parola stessa. Ognuna delle 23 poesie va a sincoparsi con la nota esplicativa a fondo pagina, che funge da nota bassa di un ritmo binario, sia sonoro, sia soprattutto mentale, dove l’alternanza dello stimolo intuitivo-immagininativo (poesia) a quello razionale (didascalia) pare voglia farsi simbolo esso stesso e paradigma del ritmo interno, del ciclo diadico che governa il corpo-mondo. L’architettura, senza nemmeno scendere nei versi, sembra già voler dire molto, pare volerci incanalare in un esercizio mantrico, in una ruota che all’ultimo arco ventitreesimale della sua rotazione non dichiara fine e compimento, ma lascia aperta la porta su un tempo successivo e trasformativo, ciclico.

LA QUARTA I ventitré testi qui raccolti nascono dall’aver posseduto il numero ventitré, dall’averlo tenuto con sé, invocato, dominato, masticato, sfiorato e odiato per ventitré volte. Sono declinazioni del numero 23, delle sue proprietà numeriche, alchemiche, matematiche, materiali, simboliche, filosofiche, storiche, biologiche, fisiche, geometriche, geografiche, teologiche, astronomiche, linguistiche e qualcuna in più, fino proprio a ventitré. È il mantra della preghiera. Il modo di sopravvivere di Ksenja Laginja. Ventitré canti di un’unica grande invocazione che avvolge la poetessa e la protegge.

L’AUTRICE Ksenja Laginja è nata a Genova, vive e lavora tra la sua città e Roma dove alterna alla sua attività letteraria e pubblicitaria una ricerca sull’illustrazione legata al mondo del Fantastico. Ha esordito con Smokers Die Younger (Annexia edizioni, 2005), a cui ha fatto seguito Praticare la notte (Ladolfi Editore, 2015). Nel 2020 ha vinto i premi “Europa in Versi” e “Arcipelago Itaca”, nella sezione inediti. Suoi testi sono presenti su antologie poetiche, blog e riviste letterarie. Co-organizza la rassegna di poesia e musica elettronica Poème Électronique.

LA COLLANA VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica, in costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Ksenja Laginja, Ventitré modi per sopravvivere Introduzione: Alex Tonelli Copertina: Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti Formato ePub e Mobi – Pag. 42 – 0.95€ – ISBN 978-88-32179-46-0 Formato cartaceo – Pag. 44 – 8.00€ – ISBN 978-88-32179-47-7

Link:

Il cinema dei Pink Floyd, Parts 1 – 2


Su OndaMusicale due puntate (1 e 2) per dettagliare il concetto di arte espresso dai Floyd nella loro parabola lunga più o meno mezzo secolo. Dagli inizi ai discorsi espressi anche dopo lo split degli artisti coinvolti in particelle a loro volta seminali, una frattalizzazione ideologica che segue ogni intuizione e la rende creazione, visione artistica che connette ogni sapere.
Questo è l’incipit della parte 1, e basta a definire ogni contorno.

Questo è Pink Floyd. Senza l’articolo determinativo, per non fare riferimento a un maschile plurale bensì a una entità creativa ed astratta, quale Syd Barrett, David Gilmour, Nick Mason, Roger Waters, Richard Wright volevano che fosse la loro creatura quando scomparivano sul palco oscurati dai giochi di luce, quando sparivano dalle copertine dei dischi, quando si nascondevano dietro un muro. Syd, David, Nick, Rog, Rick volevano che Pink Floyd, la loro creatura, fosse arte: dunque, sette note ma anche immagini, luci, grafica, pittura, scultura, danza, cinema, letteratura, storia, architettura, politica, archeologia… e allora tecnologia – la più avanzata, sempre; palcoscenici – anche naturali; teatri di posa e teatri veri; design astratto e applicato.
Tutto questo è l’arte della creatura Pink Floyd, che ovviamente è i suoi creatori Syd, Nick, David, Rog, Rick ma è anche Storm Thorgerson, Peter Winne-Wilson, Mark Fisher, Alan Parker (e tantissimi altri si potrebbero citare) quando i loro do-re-mi-fa-sol-la-si, variamente intrecciati, vengono tradotti in grafica, luci, architettura da palcoscenico, immagini filmiche.

Nell’esplosione creativa degli anni Sessanta-Settanta del sec. XX, moltissimi furono i gruppi che innovarono ed allargarono i confini della musica pop(olare); pochissimi furono quelli che dettero carattere transitivo al proprio verbo musicale, riuscendo con naturalezza a coniugarlo nell’incontro con le altre arti. Fino al punto da farne una riconosciuta e riconoscibile cifra stilistica della propria musica; fino al punto da declinarla con naturalezza nella lingua assoluta dell’arte al di là del dialetto d’origine, intendendo come tale la musica, appunto. La musica Pink Floyd ha conseguito questa cifra stilistica, le è coessenziale. Si può a ragion veduta parlare di “arte PinkFloydiana” (lingua universale) quale approdo, coniugazione e declinazione della “musica PinkFloydiana” (dialetto locale). Leggi Pink Floyd e intendi arte, ovvero rappresentazione multidisciplinare dell’intuizione creativa.

Sexual Purity – Never


Mai lasciare arrese le porte del desiderio.

Critiche


Le critiche che ricevi mentre chiudi gli occhi, trovi tempo per te e raccogli le idee per ripartire, sono istantanee di quanto sia diventato importante per i tuoi detrattori.

DAVID GILMOUR: INTERVISTA PER “GUITAR PLAYER” | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia una bella intervista a David Gilmour, che parla molto dei Floyd e anche di sé. Uno stralcio:

Quando ho intervistato Nick Mason e Roger Waters e ho chiesto della probabilità di una reunion dei Floyd, Nick ha detto: “Adoro i tour e vivo nella speranza“. Roger ha detto che era “fuori questione”…

I Pink Floyd finora sono un’opera in tre atti. Ci sarà mai un quarto atto?

No. Ho finito. Ho avuto una vita nei Pink Floyd per molti anni, e parecchi di quegli anni all’inizio, con Roger. E quegli anni, che sono considerati il nostro periodo di massimo splendore furono al 95% musicalmente appaganti, gioiosi e pieni di divertimento e risate. E di certo non voglio lasciare che l’altro cinque percento colori la mia visione di quello che è stato un tempo lungo e fantastico insieme. Ma ha fatto il suo corso, abbiamo finito, e sarebbe falso tornare indietro e farlo di nuovo. E farlo senza Rick [Wright] sarebbe semplicemente sbagliato. Sono felice per Roger che fa tutto ciò che vuole e si diverte e ottiene la gioia che deve aver avuto da quegli spettacoli di The Wall. Sono in pace con tutte queste cose. Ma non voglio assolutamente tornare indietro. Non voglio andare a suonare negli stadi. Sono libero di fare esattamente quello che voglio e come voglio farlo.

Fammi un esempio di un momento dei Pink Floyd che rivivi nella tua testa più e più volte perché è stato magnifico.

Oh, i grandi momenti sono innumerevoli. Ho migliaia di ricordi di istantanee che sono fantastici. Meddle è stato un grande momento per noi. Ha mostrato la via e ha avuto successo. Ma poi lo era anche A Saucerful of Secrets, The Dark Side of the Moon ovviamente è stato il momento di svolta ed è stato fantastico.

Che ne dici di un momento in cui ti raggomitoli, pensando all’orrore di tutto questo?

Non ho niente di imbarazzante. Anche se quando guardo Live at Pompeii, rabbrividisco.

Cosa ricordi del breve periodo in cui tu e Syd eravate entrambi nel gruppo?

È stato tragico, davvero. C’erano cinque concerti che facevamo insieme e lui … [sospira]. Abbiamo un po’ di riprese di Syd in uno spogliatoio da qualche parte in uno di quei concerti, e lui balla questa musica – una piccola danza – e sorride e ride. Ma lo guardi e dici: “Oh Dio, no, tragico”. Povero ragazzo. Non ricordo molto a riguardo. Ero nuovo di zecca e penso che sapessero che avrei preso il controllo.

Quali sono i tuoi ricordi dell’esibizione al Live 8? [Gilmour, Waters, Mason e Wright si sono esibiti per la prima volta in 24 anni all’evento del 2005.]

Mi è piaciuto moltissimo, anche se abbiamo avuto alcuni giorni di prove molto tese. Roger e io non ci parlavamo da anni.

 

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

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AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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