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Archivio per Maggio 17, 2021

L’oceano in fondo al sentiero di Neil Gaiman – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. è uscita una mia breve recensione a L’oceano in fondo al sentiero, di Neil Gaiman. Ve la incollo qui sotto.

È un romanzo, quello di cui andrò a parlare, indicato come Fantasy; è uscito nel mondo e anche in Italia nel 2013 (Mondadori) e mi ha chiamato – come spesso mi accade quando ho a che fare coi capolavori letterari – una sera in libraria, mentre ero alla ricerca di un regalo perfetto per mio figlio. Alla fine il regalo me lo sono fatto da solo, e il paragone della meraviglia e dei brividi suscitati che mi viene da citare per questo romanzo è dello stesso tipo di quando penso ad Antiche magie, di Algernon Blackwood, o a Cavalieri elettrici, antologia cyberpunk curata da Daniele Brolli, o ancora al tomo Cyberpunk curato da Piergiorgio Nicolazzini, alla Matrice spezzata di Bruce Sterling o, per chiudere, all’Incubo di Hill House della stratosferica Shirley Jackson.
Vi sarete accorti, a questo punto, del valore stellare che assegno a quest’opera meno conosciuta di Gaiman, tutt’altro che fantasy secondo il mio parere ma decisamente weird, sciamanica, oserei dire archeoastronomica.

Un uomo di mezza età torna nel paese della sua infanzia per partecipare a un funerale. Rivisita la casa in cui è cresciuto insieme alla sorella maggiore e la fattoria abitata da tre donne tra cui Lettie Hempstock, la sua vicina di casa che sosteneva che lo stagno in fondo al sentiero fosse un oceano. Alla fattoria incontra una componente della famiglia Hempstock e ripensa a degli avvenimenti accaduti durante la sua infanzia, che credeva di aver dimenticato.
La storia inizia quando il narratore ha sette anni e un cercatore di opali, alloggiato nella casa di famiglia, ruba l’auto del padre e si suicida sui sedili posteriori per aver perso al gioco tutti i soldi prestatigli dagli amici. La sua morte permette a un essere soprannaturale di avere accesso al nostro mondo.
Durante la notte, una moneta si incastra nella gola del protagonista, che chiede aiuto a Lettie per liberarsene. Lei lo aiuta e insiste che lui la accompagni nel viaggio necessario per trovare lo spirito e costringerlo a tornare nel suo mondo. L’unica raccomandazione di Lettie è che mai, per nessun motivo, dovrà lasciarle la mano. Tuttavia, colto di sorpresa, il ragazzino lo fa ugualmente e in quello stesso istante qualcosa gli si incastra nel piede. Tornato a casa, estrae dal tallone qualcosa che sembra un verme; un pezzo, però, rimane all’interno del suo piede. (Fonte wikipedia).

Non esiste possibilità di fare una recensione standard a questo romanzo, l’ho letto in tre mesi circa sei o sette volte e a ogni rilettura mi sono sentito sempre più estasiato dalla storia e dal linguaggio usato (davvero, complimenti al traduttore Carlo Prosperi), trovando negli artifici linguistici dell’autore un modo per scalare la trascendenza indicata attraverso il percorso narrativo, in cui le immense ere arcaiche diventano uno strumento quasi psichedelico, o iniziatico, o frattalizzato in una energia quantica talmente fantascientifica da essere weird fino all’osso. O fino al buco nella carne in cui uno strano verme può nascondersi…

L’Occidente abbandonato? Falsi miti sull’Impero Romano d’Oriente – TRIBUNUS


Su Tribunus la segnalazione di alcune considerazioni storiche del periodo terminale dell’Impero Romano d’Occidente e le interazioni che ebbe con la Pars Orientis. Un estratto:

Quando si parla del V secolo, uno dei momenti più tragici della Storia romana, visto che l’impero romano dai più considerato “vero” è solo in Occidente, ai Romani d’Oriente vengono imputate le peggiori nefandezze ai danni del gemello (“gemello” si fa per dire: naturalmente, l’impero era uno e unico).
Un discorso che fa molto comodo, nella volontà tutta moderna di “deromanizzare” l’Oriente e renderlo un’entità diversa e a parte. Si tratta, ovviamente, di falsità.
Esploriamo i discorsi che vanno per la maggiore su questo tema.

Qualcuno si potrebbe chiedere perché l’Oriente non fece apparentemente nulla negli anni successivi, quelli che portarono al “fatidico” 476. Ci piace pensare che in Oriente non esistessero problemi…ma è falso anche questo.
Non solo si doveva badare alla sempre più pressante minaccia ostrogota in Tracia e nei Balcani, ma proprio tra 474 e 476 scoppiò una guerra civile tra Zenone e l’usurpatore Basilisco.
Zenone non aveva fatto in tempo a riprendere il suo instabile trono, che ricevette gli emissari di Odoacre.

Il V secolo fu difficile e complesso per l’interezza dell’impero romano. E gli imperatori delle due partes, pur non andando sempre d’amore e d’accordo, cercarono di collaborare per mantenere e salvare l’ecumene.
Qui abbiamo tracciato solo gli aiuti militari dell’Oriente verso l’Occidente…ma non solo politicamente l’Oriente si intromise nelle faccende occidentali, ma che l’Occidente non fu certo dimenticato dopo il 476.

L’Occidente dimenticato

Dopo aver smontato i miti dell’Occidente lasciato in balia di sé stesso da un Oriente distante e distaccato, qualcuno potrebbe ancora contestare che, in realtà, da Costantinopoli dell’Occidente non importava nulla, e che i “bizantini” se ne siano sempre dimenticati. Tanto per cambiare, non è vero nemmeno questo.

Nel V secolo, gli imperatori dell’Oriente ripetutamente cercarono di mettere mano nelle faccende occidentali, particolarmente per quanto riguarda l’imperatore collega. Era perfettamente normale che gli imperatori di Costantinopoli cercassero di avere dei colleghi collaborativi nel sempre più turbolento e ingovernabile Occidente. Come mandare avanti l’impero, senza concordia?

In alcuni casi, dall’Oriente fu direttamente inviato un imperatore in Occidente, nella speranza che potesse risollevarne le sorti. Questo è il caso dell’energico ma sfortunato Procopio Antemio, che cadde contro Ricimero. Qualcuno poi potrebbe obiettare che, però, fino a Giustiniano non si fece nulla.
Il fatto è che, fino a Giustiniano, vi era prima la complicata situazione di Giulio Nepote e Odoacre in ballo. Dopodiché, l’Italia fu presa e tenuta da Teoderico (che si era tra l’altro offerto di porsi al servizio di Giulio Nepote, prima che quest’ultimo rimanesse ucciso), inviato nella Penisola proprio dall’impero per eliminare Odoacre, ormai sempre più scomodo.

Una situazione ambigua, nella quale situazioni de jure e de facto erano molto mescolate e sovrapposte. Una situazione nella quale l’Occidente era in mani forti, per quanto nei fatti fuori dall’effettiva giurisdizione imperiale, e sotto il cui governo l’impero era ben visto.
Giustiniano finalmente si mosse quando si posero le condizioni per una “guerra giusta” – o per dirla in modo più pratico, quando finalmente vi fu un vero casus belli. Gli ultimi che ancora non sono convinti, si chiederanno: e dopo Giustiniano? Dopo Giustiniano, è sempre bene ricordare che era in progetto una nuova divisione dell’imperium proprio tra Oriente e Occidente. L’imperatore Maurizio, nel proprio testamento, avrebbe lasciato il controllo di Oriente e Occidente ai due figli maggiori, progetto che non si avverò mai, per l’assassinio dell’imperatore e di tutta la sua famiglia da parte di Foca.

Dopo gli scossoni del VII e VIII secolo, è un miracolo che l’impero sia sopravvissuto. Nell’assetto dei secoli dal VII al XII, l’Italia divenne un complesso territorio di frontiera, ai confini dell’impero. Eppure, nonostante la massima priorità fosse naturalmente altrove, le spedizioni per mantenere o riconquistare l’Occidente continuarono fino al XII secolo – anche in situazioni che sembravano al di là delle forze romane. L’Occidente non fu mai abbandonato, né dimenticato. L’Occidente, con nemici sempre più potenti, e con sempre meno risorse e uomini da destinarvi, fu semplicemente perduto.

H.P. Lovecraft, i “mondi perduti” e la Teosofia – A X I S ✵ m u n d i


Su AxisMundi una ricostruzione del mondo cognitivo che ha costituito la base dell’epopea lovecraftiano, la base del patnheon delle divinità che vivevano oltre il tempo e che avrebbero generato la base del nostro universo, che Lovecraft riteneva meccanicista e che per una qualche intuizione comprese che andava ben oltre il Positivismo; per far ciò, prese in prestito – forse a mo’ di salace ironia, forse no – le dottrine anche teosofiche che dal secolo precedente avevano preso a tempestare le fascinazioni di molte persone, tra i quali i nazisti, specchi perfetti di un male assoluto che affonda nelle pieghe dello spaziotempo. Un estratto:

Uno dei più strabilianti parallelismi fra la narrativa lovecraftiana e le dottrine esoteriche tradizionali è il concetto di Asse del Mondo, il luogo metafisico dal quale ha origine tutto l’universo e attorno al quale ruota l’universo stesso. Nelle culture antiche l’Axis Mundi è rappresentato da un monte o una collina: l’Olimpo per i greci, il monte Meru secondo i Veda indiani, il monte Sion per gli ebrei, il Qaf per i musulmani. Secondo la teologia egizia di Hermopoli ed Eliopoli Il dio Atum creò l’universo da una collina emersa dalle acque primordiali, e lo stesso concetto figura in molte altre mitologie. La Montagna Sacra è posta sempre all’estremo settentrione e ciò la connette a una simbologia polare, poiché il polo stesso costituisce il Centro della volta celeste. La Montagna Sacra è il perno attorno a cui ruota il mondo, proprio come attorno al Polo ruota la volta del cielo.

Tutti questi concetti sono meravigliosamente rappresentati dal monte Kadath di cui Lovecraft scrisse nel romanzo The Dream Quest of the Unknown Kadath. La sua mole colossale si innalza al centro del Deserto Gelato all’estremo nord delle Terre del Sogno, dove regna l’eterna notte. Esso è coronato da un titanico Castello d’Onice la cui cima, il Faro degli Antichi, rifulge di un sinistro bagliore nella notte eterna, proprio come la cima del monte Meru risplende di luce. Essa sfiora il vuoto siderale ed è coronata da un diadema di stelle ignote agli uomini. Come nelle Antiche tradizioni esso è popolato da divinità, gli Dei della Terra, che lungi dall’essere i veri padroni del mondo non sono che marionette dominate dagli Altri Dei e dal Caos Strisciante Nyarlathotep. Con ciò Lovecraft si distanzia in modo netto dalla tradizione, affermando che sulle leggi apparentemente sagge e stabili che governano il mondo non governa altro che il Caos.

In una lettera dei primi di marzo 1933 a Clark Ashton Smith Lovecraft accenna di nuovo ad Atlantis and the Lost Lemuria di W.S. Elliot, tratteggiando anche un breve schema riassuntivo della storia esoterica dei continenti secondo il testo in questione. È rilevante, nella lettera in esame, l’accenno al Monte Meru, la Montagna Primordiale che è una figurazione simbolica dell’Asse del Mondo, situata al Polo Nord secondo la tradizione induista e vedica; rilevante perché in The Dream Quest of the Unknown Kadath (del 1927 e quindi scritto successivamente alla lettura del libro) come ben sappiamo la meta del pellegrinaggio onirico di Randolph Carter è proprio il Monte Kadath che come il Meru è una titanica montagna situata all’estremo settentrione.

The weight of forgotten bones | Daniele Cascone


Da Daniele Cascone, un altro capolavoro cognitivo ed emozionale.

Songs for Dark Gods


Un soffio di pura oscurità resa immortale dalle istanze ineffabili dell’energia.

Mareducata

Chi volete che io sia?

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

An Online Design Making Site

Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

Tesla Afterburner and the Infinite Sadness

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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