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Archivio per settembre 16, 2021

Dune 2021: l’epica delle sabbie | PostHuman


Su PostHuman Mario Gazzola recensisce in anteprima Dune, il nuovo film di Denis Villeneuve. L’articolo è trascinante, la prosa di Mario è notevole e fa precipitare il lettore direttamente nelle viscere della pellicola, che forse vedrò ma che a priori non suscita automaticamente l’attesa che ho avuto, che so, per Blade Runner 2049, soltanto perché non amo particolarmente la saga di Frank Herbert (lo so, adesso mi bersaglierete con ingiurie ed epiteti di ogni foggia). Vi lascio alle parole di Gazzola:

La sua narrazione ha il passo ieratico e solenne della fantascienza mistica, ai confini col fantasy più maturo: quella che ci presenta il “viaggio dell’eroe” (saggio-bibbia degli sceneggiatori by Chris Vogler, basato sugli studi di mitologie e religioni comparate di Joseph Campbell nel pure monumentale saggio L’eroe dai mille volti), segue un andamento che nei suoi tratti essenziali si ritrova appunto nei cicli mitologici classici (tutti, dall’Iliade al ciclo bretone di Artù, dal Kalevala al Mahabarata, ma pensate solo a cos’è Virgilio per Dante nella Commedia).
Viaggio iniziatico che nei suoi punti salienti – un eroe, un antagonista, un mentore, un talismano, un conflitto per conquistare un premio, una vittoria, l’amore – riassume in sé praticamente l’essenza, il dna di ogni narrazione, dall’Ulisse di Omero a quello di Joyce. Ciò che rende appunto la sci-fi/fantasy matura la prosecuzione della mitologia in forme letterarie moderne.
Villeneuve, da indiscusso maestro della regia quale ormai è, impagina questo viaggio in sontuosi panorami di… dune (ovvio!) e rocce tendenti all’astratto, colori sabbiosi e interni tetri e incombenti, fastosi costumi neorinascimental-cosmici, attraverso quei silenzi e quelle attese di qualcosa d’inespresso che sono il suo marchio di fabbrica da Arrival, che bene servono l’atmosfera mistico filosofica dell’opera e che sono una continua festa per gli occhi, anche quando rischiate di perdervi fra le intricate cospirazioni di corti spaziali degne dei Borgia.

Come di ogni opera larger than life, vi capiterà – come dubitarne? – di leggere in giro su qualche pregiato quotidiano nazionale stupidaggini tipo che il film ha “una parte centrale troppo lenta”, che sono un po’ come dire che la Bibbia “ha anche delle buone idee ma niente ritmo”. Ma sono quei redazionali svelti scritti da “penne medie” per essere letti dallo “spettatore medio” in tempi medi e dargli l’illusione d’aver capito in fretta se il film è da vedere o no. Carta igienica per il giorno dopo.
Fate come diceva proprio Virgilio a Dante: “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. Voi che leggete qui invece andatelo a vedere, lasciatelo crescere nei suoi 155 minuti di epos, e progressivamente sentirete crescere in voi l’inesorabile empatia per l’ennesimo viaggio eroico, sempre attraverso le stesse tappe, sempre appassionante come la prima volta, quello del giovane Paul Atreides (il 26enne Timothée Hal Chalamet qui sopra a sinistra) e della sua affascinante e combattiva madre-Gesserit dai poteri telepatici Lady Jessica (suadente e magnetica Rebecca Ferguson sotto a sin., che non si è mai sazi di guardare), circondati dall’opulento cast con Oscar Isaac (duca Leto Atreides, padre di Paul, nella foto in alto con lui), Josh Brolin (il roccioso Gurney Halleck), Stellan Skarsgård (l’immenso barone Vladimir Harkonnen, sopra a destra), il sempre minaccioso Dave Bautista, la velata reverenda madre-Gesserit Charlotte Rampling (qui sotto a destra con Paul) e Javier Bardem (il Fremen Stilgar). La coprotagonista Zendaya appare ancora poco, perché il suo ruolo crescerà ora che Paul e madre trovano riparo fra i Fremen del deserto cui lei appartiene, ma proprio quando ahinoi termina bruscamente il film, lasciandoci assetati come nomadi nel deserto della seconda parte, sui cui tempi di gestazione purtroppo non si sa ufficialmente ancora nulla.

TEMPIO DI ERCOLE SULL’APPIA ANTICA | RomanoImpero


Su RomanoImpero un piccolo trattato archeologico riguardante una delle migliaia di rovine e meraviglie che circondano Roma, reperti lasciati all’aria aperta, senza protezioni, senza che ci sia una valorizzazione che all’estero, per esempio, riguarda sassi e oggetti senza valore passati per mirabilie senza paragoni.
Sull’Appia Antica, nei pressi di Ciampino è possibile ammirare un tempio di Ercole le cui rovine intrigano e lasciano trasparire vibrazioni; un estratto dall’articolo dove si riportano passi dell’archeologo Marco Bellitto:

Nello studio riguardo alcuni monumenti della via Appia nel nostro territorio dei Colli Albani, ricordo che uno dei rompicapo era stato quello di essermi imbattuto nel racconto del rinvenimento delle gambe dell’Ercole Farnese nei pressi di Frattocchie nel 1560, come ricordava il Condivi nelle note alla “Vita di Michelangelo”. Non riuscivo a collegare questa storia con tutto quello che riguardava Frattocchie e la sua storia legata alle vicende dell’antica Bovillae. Un suggerimento insperato mi venne da una confidenza del mio amico Armando che mi ricordò come Marziale nei suoi Epigrammi, descrivesse la statua dell’imperatore Domiziano nelle vesti di Ercole e di un tempio presso I’VIII miglio della via Appia dedicato allo stesso imperatore:
“Herculis in magni vultus descendere Caesar dignatus Latiae dat nova templa viae: qua triviae nemorosa petit dum regna viator, octavum domina marmor ab urbe legit”, trad. “Cesare degnatosi di abbassarsi all’aspetto del grande Ercole, dona nuovi templi alla via del Lazio (Appia) ove il viaggiatore mentre si incammina verso i regni boscosi della dea Diana legge l’ottava pietra miliare dalla città sovrana” (Marziale Epigramm Libro ‘X, epig_ LXV).

II fatto poi che nel secolo scorso sia la tenuta sia la stazione di Frattocchie coincidessero con l’attuale territorio di Ciampino nei pressi dell’aeroporto, rendeva ancor più concreta la mia ricerca. Fu cosi che un sabato mattina con un gruppo di amici decidemmo di cercare qualche indizio visto che anche alcuni recenti studi e articoli, riguardo al tempio di Ercole all’Vlll miglio, smentivano l’attestazione di tale sito sino allora considerato come dimostrano le foto Alinari o gli studi e le mappe topografiche realizzati a riguardo in passato, proponendolo invece come un sorta di grande mercato nei pressi del monumento conosciuto come ‘Berretta del prete”.
Ripercorrendo a piedi la via Appia dal miglio attestato presso la Stazione di Santa Maria delle Mole in direzione verso Roma, nel ricalcolare le distanze con l’ausilio di un apparato GPS, notavamo che l’VIII miglio poteva ricadere prima dell’incrocio con via dl Fioranello e avevamo tutti la percezione che fossimo sulla strada giusta per una scoperta che si sarebbe rivelata straordinaria.

La zona conosciuta in passato come Tenuta del Palombaro o Tenuta Maruffi e ora in parte di proprietà del principe Boncompagni-Ludovisi, già resa famosa nei secoli passati dal rinvenimento dl numerose statue che oggi si trovano nei musei più famosi al mondo, si presentava come un luogo selvaggio e abbandonato; con la tomba di Gallieno circondata dai ponteggi di restauro e una Pineta mal frequentata. Nelle stesse vicinanze un’antica cava abbandonata meta di scalatori appassionati del moderno climbing: una cava di basalto originatosi circa 290 000 anni fa dall’ultima colata del Vulcano Laziale, detta di “capo di Bove” dal fatto che il flusso del magma si era arrestato nei pressi del Mausoleo di Cecilia Metella, prendendo cosi il nome dai “bucrani”, ossia quelle teste dl crani del buoi scolpite nei fregi dello stesso mausoleo.
La scoperta più Importante avvenne proprio all’ingresso di un viale che conduce a una nota azienda, la Riserva della Cascina, un’azienda vitivinicola a conduzione familiare che produce dei vini eccellenti, rispettando le tradizioni di quei contadini che per la qualità dei prodotti hanno fatto la storia del nostro territorio.
A ridosso delle macerie che costeggiano l’antico tracciato della più famosa via romana, in quel tratto ci trovammo di fronte a delle enormi cornici scolpite nel marmo lunense di tali dimensioni e dalle modanature cosi decorate da non lasciar alcun dubbio sul Sito ritrovato, quello del tempio di Ercole edificato da Domiziano all’Vlll miglio della Regina Viarum che potrebbe riservarci molte belle sorprese e forse ancora restituirci il braccio e la mano sinistra originaria mancante alla statua di Domiziano, oggi Ercole Farnese, che possiamo ammirare nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

È il caos


I conflitti sono incastonati in una losanga di codice immateriale, mostrano poche desinenze psichiche ripetute come frattali, ma irregolari, non riconducibili a sequenze standard. È il caos…

Loving the Alien: questo week-end a Torino la grande festa del fantastico | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del Loving the Alien, manifestazione del Fantastico che si svolge a Torino in questo weekend, patrocinata dal MuFant. Molto nutrito il programma che parte da venerdì sera (vi invito a darci un’occhiata cliccando qui): chi può vada!

Eva O (Goth/Death Rock Originator) in cataclysmic throes live in Los Angeles


Una performance di Eva O, storica compagna di Rozz Williams nei suoi molteplici percorsi artistici, inclusi i Christian Death. L’abisso inumano si apre sotto i tuoi piedi…

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

listen to the tales as we all rationalize

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

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