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Archivio per ottobre 3, 2021

La classe operaia va all’inferno – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo che rende manifesta quanto la polemica imbecille sul greenpass sia un po’ specchietto per le allodole, poiché partendo da un concetto alla fine giusto non si percepisce quanto il liberismo sia feroce sulle questioni davvero serie; la punta dell’iceberg è l’impressionante incremento di morti sul lavoro, si fa di tutto per recuperare il guadagno perduto, si mette a repentaglio la vita di tutti e così il gp serve soltanto per garantire che sul posto di lavoro non ci siano più infetti da Covid: il Profitto non ne tollererebbe altri.

Un estratto dall’articolo:

“La classe operaia non esiste più”: è questa la retorica e la menzogna che sembra aver ottenuto il risultato tanto agognato, cioè quello di pietrificare una falsità con la sua ossessiva ripetizione traducendola finalmente in una verità inconfutabile.
Intanto basterebbe farsi qualche domanda o interpellare qualche statistica, in merito al fenomeno delle “uccisioni sul lavoro” e non sempre e solo per sbandierare i numeri dei prodotti interni lordi o le indicizzazioni delle operazioni borsistiche per ostentare risultati o terrorizzare con paure indiscriminate le persone. Negli ultimi sei mesi sono morte 561 operaie e operai sul lavoro. Basta confermare questo dato tragico e disumano per sostenere che la classe operaia esiste ancora?

Molto spesso ci tocca assistere, con la ferma denuncia di questa mattanza, al fastidio e all’alzata di spalle dei sacerdoti del neoliberismo, di coloro i quali appartengono a questa florida categoria di mistificatori, per vocazione e per interesse: gli sfruttatori che, tanto per rimanere nell’ambito semantico del termine, fanno semplicemente parte della categoria di coloro che, per costruirsi condizioni di dominio, prestigio e beneficio, utilizzano altre persone al fine di vedere realizzati i propri sogni di benessere. Altre questioni e domande potrebbero porsi, con un minimo di emozione e di risentimento, laddove ci sentissimo in dovere di chiedere se la schiavitù sia stata abolita o, almeno, se qualcosa sia stato pensato affinché questa orribile pratica possa essere definitivamente debellata. Non abbiamo una risposta definitiva ma possiamo ritenere che la democrazia è un bell’evento, una tavola imbandita con il bianco candore di bei tessuti, magari con ricami in bella mostra, pietanze strepitose e posate messe al punto giusto, ma altro non è se non vuoto, ipocrisia, tradimento. È proprio tutto questo e anche molto peggio se, in queste condizioni, persone muoiono schiacciate o stritolate o asfissiate dalle macchine: anche queste ultime non esisterebbero più, così magistralmente sostituite da mezzi di automazione indolori e in armonia con il creato.

Così tanto per elencarne “qualcuno”, gli ultimi di una lunga lista delle ultime settimane di persone morte (il termine “morte” non è quello giusto e ha un significato fuorviante), di operaie e operai mentre svolgevano la loro attività lavorativa: Salvatore Rabbito, schiacciato da una ruspa in retromarcia mentre stava contribuendo alla realizzazione della “Tibre”, la bretella che collega Parma e La Spezia con l’autostrada del Brennero; Layla El Harim, tagliuzzata da una fustellatrice nell’azienda Bombonette di Camposanto, a Modena; Luana D’Orazio, uccisa all’orditoio schiacciata mentre era intenta a lavorare a Oste di Montemurlo, in provincia di Prato; Bujar Hysa, schiacciato da un coil d’acciaio, lavoratore per conto di una ditta esterna nello stabilimento Marcegaglia, a Ravenna; Alessandro Brigo e Andrea Lusini, morti per asfissia in una vasca di un’azienda che produce mangimi, la DI.GI.MA di Villanterio, in provincia di Pavia. Un uomo d 36 anni di cui non si conoscono ancora le generalità è deceduto dopo essere precipitato da un’altezza di 8 metri in un’azienda di San paolo d’Argon, in provincia di Bergamo, metri all’interno della Toora Casting di via Mazzini, che produce componenti d’alluminio per auto. A San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, un operaio di 47 anni è morto dopo essere stato schiacciato da una lastra di calcestruzzo all’interno del cantiere in cui stava lavorando. Il diciottenne Simone Valli è precipitato ed è morto in un canalone, guardiacaccia neoassunto che risiedeva a Teglio con il padre Giacomo, operaio della Secam e sua madre Cecilia. I dati 2021 dell’Inail ci dicono che sono rimasti uccisi 185 persone sul lavoro in soli 3 mesi, una media di 2 morti al giorno. I numeri dei decessi di questi mesi raggiungono un altro primato: + 9,4% rispetto allo stesso periodo del 2020. Anche questi numeri sono drammaticamente reali.

Joy Division – The Eternal


La percezione della fine di tutto. I brividi sono terminati, anch’essi.

Non se ne esce


Punti di vista validati dalla percezione di giustezza; da lì comincia il delirio di onnipotenza, validato dalla percezione dell’istinto.

Miserie umane


La pletora di poeti che si ritengono depositari di ogni sapienza è vomitevole al pari della loro bassezza interiore e morale – loro che si dipingono moralisti.

Robin Schlochtermeier – Spectral | Neural


[Letto su Neural]

L’eclettico Robin Schlochtermeier, compositore e sound designer, musicista di formazione classica che non disdegna di prestare la sua opera per il cinema e la televisione, ritorna su Denovali dopo due EP, usciti uno nel 2017 e l’altro nel 2018, questa volta con un album comprensivo di nove differenti brani. Gli intrecci sonori sin dalla prima traccia in scaletta, “Lapping”, confermano un approccio combinatorio e l’utilizzo d’elementi sia organici che occasionalmente di sintesi, in accostamento a strumentazione tradizionale ed elettronica. In questo caso il pianoforte è in evidenza, insieme a una sequenza dronica piuttosto dilatata ed insinuante. Similmente nel pezzo successivo, “Woodlouse”, e nell’altro ancora, “Glacial”, è il flusso pianistico a dettare la grazia e l’espansione dei brani, seppure le trame in sottofondo si fanno più corali e stratificate. “Foghorn” è composizione umbratile e malinconica, ellittica e introversa, mentre in “Transparence” è un effetto come di risucchio ad unirsi al pianoforte ed al resto dell’orchestrazione cameristica. Anche “Flutters” risuona idealmente di flebili ricordi e narrazioni fantasticate. In “Sonnenstaub”, invece, a delle tenui percussioni sono aggiunte le registrazioni del frangersi di onde, rimanendo su un registro alquanto meditativo e assai placido. Si chiude con “Vapours”, decisamente elegiaca e un po’ più solenne di tutte le altre. L’album è piuttosto ambientale ed evocativo, intimo e onirico: il suono del pianoforte preparato induce a sensibili rimembranze e non sembra soltanto un vezzo quello d’utilizzare un pianoforte verticale inglese degli anni Cinquanta con corde originali consumate e inumidite alla bisogna con stucco per poster (l’effetto è un sustain smorzato, con un attacco acuto e una risonanza morbida). Tutto concorre nel creare un forte senso d’intimità e l’attenzione ai particolari è massima. “La mia ispirazione per l’album” afferma Robin Schlochtermeier “è legata all’essere diventato padre di recente e mentre la coscienza di mia figlia si stava formando, spesso catturavo uno sguardo stupito sul suo viso o notavo che si fermava e fissava qualche piccolo dettaglio nel suo ambiente”. Il profondo senso di mistero e anche d’apertura emotiva è assolutamente conseguente nelle tracce poi elaborate. Spectral non è affatto “spettrale” e tanto meno “spettralista”: l’ascolto è decisamente godibile, le sequenze sempre quietiste e gentili, con l’obiettivo esplicito d’esplorare una tavolozza limitata di suoni e di creare spazio e meraviglia negli arrangiamenti. Risultato che ci sembra decisamente riuscito.

Mareducata

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