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Pink Floyd, i 50 anni di “Meddle”: la storia di “One of these days” – Rockol


In questi giorni ricorre il mezzo secolo di un disco che, a mio parere, è un po’ il summa psichedelico dei Floyd e quindi, uno dei summa del rock; parlo di Meedle, del contenuto che c’è lì dentro che si può riassumere due, tre brani: One of these days, A pillow of wind e, ovviamente, Echoes.
RockOl parla del primo brano, quel One of these days che è patrimonio sonoro di tutto il pianeta, che potrete ascoltare in fondo per un refresh che non fa mai male.

È l’apertura di “Meddle”, prima traccia del lato A, e a conti fatti sono appena due note, sulla scia di quella “Careful With That Axe Eugene” che con una sola nota di basso era stata capace di entusiasmare gli ascoltatori.
Le analogie con la famosa canzone dell’urlo si fanno ancora più evidenti considerando la struttura dei brani e le tematiche loro correlate: introdotta e conclusa dal rumore del vento, “One Of These Days” si sviluppa attraverso un inizio strumentale basato su un giro di basso che crea il ritmo giocando con gli effetti eco, passa attraverso una fase centrale che sembra rallentarne il tiro e poi accenna a tetri orizzonti squarciati a colpi di ascia con la sinistra frase “One of these days I’m going to cut you into little pieces”. .
Segue una vigorosa esplosione sonora a ritmo tambureggiante, con la chitarra slide a insinuarsi fra le ottave più alte; infine la chiusura, a riagganciarsi circolarmente all’incipit.

Gilmour: “Il Binson era un sistema di delay italiano. Era strano perché non usava loop su cassetta ma un disco di metallo; produceva effetti eco stupendi che non erano assolutamente ottenibili da qualsiasi altro apparecchio inventato fino a quel momento. ‘One Of These Days’ è nata grazie ai miei esperimenti col Binson, come anche ‘Echoes’. Un giorno Roger decise di provare sul basso le tecniche che stavo sviluppando. Ottenne un riff di base sul quale tutti abbiamo poi lavorato tramutandolo nel brano ‘One Of These Days’. Nel pezzo di apertura ci siamo io e Roger al basso, poiché avevamo deciso che ci sarebbe stata una doppia traccia con questo strumento. Si può sentire dallo stereo. Il primo basso sono io, mentre nella battuta successiva Roger entra dall’altro lato dello stereo. Non avevamo un set di corde di riserva per il basso di scorta, per cui il secondo basso ha un suono lieve. Mandammo un roadie a comprare altre corde ma lui ne approfittò per farsi un giro dalla sua ragazza”. Gilmour allude al comportamento superficiale di un collaboratore di studio; la vicenda, che all’epoca fece infuriare la band, viene simpaticamente raccontata da Nick Mason nel libro “Inside Out”: “Uno dei bassi aveva bisogno di corde nuove e così mandammo uno dei ragazzi nel West End a comprarle.

Le analogie con la famosa canzone dell’urlo si fanno ancora più evidenti considerando la struttura dei brani e le tematiche loro correlate: introdotta e conclusa dal rumore del vento, “One Of These Days” si sviluppa attraverso un inizio strumentale basato su un giro di basso che crea il ritmo giocando con gli effetti eco, passa attraverso una fase centrale che sembra rallentarne il tiro e poi accenna a tetri orizzonti squarciati a colpi di ascia con la sinistra frase “One of these days I’m going to cut you into little pieces”. Segue una vigorosa esplosione sonora a ritmo tambureggiante, con la chitarra slide a insinuarsi fra le ottave più alte; infine la chiusura, a riagganciarsi circolarmente all’incipit.

La frase, cantata in falsetto da Nick Mason, poi riprodotta a velocità rallentata, è in realtà un classico esempio di umorismo in stile Floyd, spesso non colto da ascoltatori superficiali.
John Leckie: “Nick si avvicinò con un sacco di idee folli. È sua la voce passata attraverso un modulatore ad anello che si sente in ‘One Of These Days’”. Non è l’unica stranezza vocale nella storia del gruppo ma certo la più famosa. Prima di inserire sulla traccia la voce camuffata di Nick Mason, la band aveva provato a sovraincidere quella di Jimmy Young; i fastidiosi “deliri” radiofonici del Dj avrebbero ispirato Waters e compagni anche per l’introduzione della futura “Raving And Drooling” del 1974.

1 commento»

  metalupo wrote @

Ho sempre considerato OOTD uno dei brani piu “spaziali” dei Floyd, combattimenti tra corazzate galattiche a colpi di cannoni a particelle. È un pezzo stupefacente che non mi stanco mai di ascoltare.

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