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Archivio per ottobre 25, 2021

Creare in VR – VideoGameLab


Il 6 novembre prossimo, in Roma, presso il Teatro Uno – Aula Zelda – di Cinecittà, Via Tuscolana 1055 oppure online – prenotazione obbligatoria su https://www.eventbrite.it/e/193086756687, si terrà un workshop di RomeVideoLab sul tema della creazione rapida di Applied Games su piattaforma Jawa. Info su didattica@romevideogamelab.it.

Un workshop di 4 ore in cui i partecipanti potranno imparare a muoversi dentro il miglior engine per creare adventure point and click entrando nel sistema e creando scene, attori e procedendo direttamente con la scrittura dei dialoghi e delle scene.
Il lavoro è finalizzato a illustrare le potenzialità dell’engine Jawa e ad applicare questo strumento creato da Julien Arlot, programmatore e multimedia designer presso il Centro francese per l’Energia Atomica-CEA, con lo scopo di realizzare videogames di avventura ed educativi in tempi molto più brevi di altri sistemi simili e di offrire un ambiente orientato a una scrittura creativa diretta e fluida.
Jawa permette di realizzare applied games che possono avere come oggetto fatti storici, racconti didattico-educativi, ecc.
Durante il workshop si sperimenterà con materiali grafici – anche portati dai partecipanti – la creazione dei primi quadri di un gioco di esplorazione partendo dalla presentazione del videogioco «Psychotrons» realizzato da Mariano Equizzi con le musiche e il sound design di Paolo Bigazzi Alderigi, presenti in studio e online.
I testi e i dialoghi del gioco sono stati scritti direttamente dentro Jawa, nato per creare mondi dove il dialogo e l’attenzione sono fondamentali per procedere nel gioco. La sua semplicità di utilizzo e la sua flessibilità hanno permesso ai due autori, membri del gruppo Komplex Cinema Live, di accorciare i tempi di creazione.

Ummagumma, un biglietto di sola andata per un viaggio che dura da mezzo secolo – La Stampa


Su LaStampa un vecchio articolo di Fabio Zuffanti che analizza a fondo Ummagumma, il terzo disco dei Floyd uscito ormai 52 anni fa. Un estratto che riassume alla meglio, leggendo l’articolo potrete trovare molti altri particolari davvero interessanti:

L’idea di Waters è allo stesso tempo un doveroso omaggio al periodo appena trascorso e un balzo verso il futuro. Un doppio album con un disco dal vivo e uno in studio. Il primo inteso non come pedissequa riproposizione di una manciata di classici, bensì atto a mostrare tutta la libertà e creatività di cui il gruppo è capace nel rivisitare brani che sono diventati presenza fissa nei concerti, compresa una creatura di Barrett (Astronomy Domine) oramai nelle salde mani dei rimanenti componenti. Il disco in studio si pone invece l’obbiettivo di sviscerare le capacità di ogni singolo musicista in una serie di composizioni realizzate dai quattro in maniera indipendente da ogni punto di vista. Un azzardo ma anche qualcosa che non si era mai visto prima, un gruppo è un gruppo e solitamente lavora insieme in tutto e per tutto. I Floyd dicono di no, mantengono la stabilità interna ma allo stesso tempo vogliono mostrarsi in quelle che sono le loro intuizioni personali, un viatico per rendersi conto di quelle che sono le varie anime all’interno di una formazione che rimarrà unica anche per scelte di questo tipo.

Che dire dopo avere analizzato un album pieno zeppo di particolari stimolanti e creativi come questo? Forse solo che è un grave peccato che questo modo di essere creativi si sia perso e che tutto oggi debba essere mostrato senza più mistero, senza che più nessuno si prenda la briga di andare a fondo, studiare e scoprire ciò che sembra celato. C’è solo da augurarsi che l’insegnamento floydiano non vada perduto e che possa ancora tornare un’era dove non ci si accontenta più della facciata ma ci si immerga in un ascolto stupito e attento, mettendo nelle orecchie una lente di ingrandimento per scoprire cosa c’è oltre l’infinito.

Escalation di ologrammi


Descrivendo il suburbio come un oggetto grafico ricavi intermittenze, sensi di disagio in escalation verso il cielo dipinto di ologrammi.

Incastri perfetti


Argomentazioni strutturate come una sceneggiatura, il posto da incasellare è quello che tu reputi meno importante – ma poi sarà il particolare che ti risolve la scena.

Il “contagio memetico” nel folklore metropolitano di Danilo Arona


Su AxisMundi un lungo post per celebrare, in primis, Danilo Arona e poi per analizzare meglio alcuni passaggi della sua opera; un estratto:

Centro dell’universo narrativo di Arona è proprio la città di Bassavilla, doppio letterario della città natia dell’autore, Alessandria. Costruita su una ley line, Bassavilla è una città di confine tra il nostro e altri mondi. Qui le coincidenze legate dal principio di sincronicità si susseguono a una frequenza allarmante, qui molti abitanti nascono dotati di una seconda vista e, soprattutto le donne, hanno presagi di disastri imminenti o vedono i morti. Avvolta spesso dalla nebbia, Bassavilla costituisce un polo d’attrazione per entità di ogni genere. Una di queste entità è Melissa, il fantasma della autostrada Bologna-Padova, personaggio centrale del romanzo Cronache di Bassavilla.

Sebbene il nome di Melissa sia ormai indissolubilmente legato a quello di Danilo Arona, sarebbe errato indicare nello scrittore alessandrino il suo creatore. Agli inizi dell’anno 2000 comparve su internet un sito, «http://www.melissa1999/», in cui veniva raccontata la storia di una ragazza investita il 29 Dicembre 1999 al km 98 dell’autostrada Bologna Padova. La ragazza non fu mai identificata e le fu dato il nome di Melissa. Sempre il sito raccontava di come, nel momento della morte, l’immagine di Melissa fosse “apparsa” ad altrettanti automobilisti in giro per l’Italia, che credettero di investirla. Danilo Arona si imbatté nel sito e iniziò a indagare sulla vicenda, pur senza risultati. Nel frattempo il sito fu chiuso. Si può dire che Arona “adottò” Melissa, parlandone prima nella rubrica che teneva all’epoca sulla webzine Carmilla, e successivamente usando la vicenda come punto di partenza del suo romanzo Cronache di Bassavilla, pubblicato nel 2006. Analogamente al suo corrispettivo reale, l’alter ego di Arona nel romanzo indaga sulla misteriosa vicenda raccontata dal sito, ma presto essa si intreccia con altri e inquietanti avvenimenti che funestano Bassavilla e non solo. Due bambine sono perseguitate dallo spirito di Melissa la Sanguinaria, spauracchio che vive negli specchi e che si manifesta con interferenze su VHS e pozze d’acqua che compaiono dal nulla. In Giappone si susseguono suicidi collettivi di giovani che sembrano indotti da un virus informatico chiamato proprio Melissa. Infine, la misteriosa morte di una ragazza di Bassavilla, deceduta nel suo letto alle 5:20 del 29 Dicembre 1999, riportando lesioni compatibili con l’investimento di un camion. Una parata di eventi sconcertanti tenuti insieme da un unica costante, il nome “Melissa”.
Melissa è a tutti gli effetti un meme, nell’accezione in cui vennero teorizzati dallo scienziato Richard Dawkins nel suo seminale saggio Il Gene Egoista: un’idea in grado di propagarsi da un cervello all’altro grazie ad artefatti culturali e di sopravvivere alla morte del suo ospite replicandosi in maniera non dissimile da ciò che fanno i geni. È da questa capacità di propagarsi che l’entità Melissa trae la sua capacità di manifestarsi nel mondo, caratteristica che la assimila ai tulpa della tradizione tibetana.

Come abbiamo visto, l’idea che certe forme-pensiero possano concretizzarsi nella realtà è un’idea centrale nell’opera di Arona, e si può dire che Melissa si sia concretizzata nella nostra realtà, almeno metaforicamente. Dalla pubblicazione di Cronache di Bassavilla diversi giornali e libri hanno rilanciato la storia di Melissa come una “vera” leggenda metropolitana; nel 2005 tra i camionisti che passavano sulla Bologna-Padova si raccontava del fantasma di una donna che tormentava chi si fermava ad una stazione di servizio vicino al fatidico km 98. Insomma, come aveva profetizzato lo stesso Arona nei suoi libri, il contagio si è diffuso, e il meme di Melissa è diventato reale. Ma, nell’evanescente universo del folklore, cosa può dirsi reale e cosa no?

Il saggio L’Ombra del Dio Alato è quello maggiormente ascrivibile al filone delle Realtà Alternative. In questo libro Arona indaga la figura di Pazuzu, il mostruoso demone del pantheon mesopotamico “Re dei perfidi spiriti dell’aria”, che dopo aver terrorizzato per secoli gli abitanti della mezzaluna fertile ha conosciuto una rinnovata fama negli anni Settanta del XX secolo per essere il diavolo che possiede la piccola Regan, nel romanzo L’esorcista e poi nell’omonimo film. Arona parte dalle radici mitologiche del personaggio ma si addentra presto nel reame della realtà alternativa, in un’erudita dissertazione che passa dalla fanta-archeologia alla Zecharia Sitchin fino alla teoria parafisica proposta da ufologi “eterodossi” come John A. Keel e Jacques Vallée. Torna la tematica dei media come vettori della possessione e anche la suggestione che certe forme-pensiero possano materializzarsi in particolari condizioni. Quest’ultimo concetto trova un fondamento nella tradizione esoterica occidentale, ovvero in quelli che vengono chiamati eggregori. Arona li tira in ballo per provare a spiegare gli avvistamenti di creature assimilabili a Pazuzu, uno su tutti il Mothman, riportati più volte nel corso della storia:

“Ben più interessante per noi è il suo significato occultistico [della parola “eggregoro”, ndr], perché si fa riferimento a un essere fittizio, costituito grazie all’accumulo di cariche psichiche di un gruppo di persone. Secondo certe teorie, che però hanno dei riscontri in ambito scientifico, se più persone si riuniscono ed emettono vibrazioni di tipo omogeneo, può prendere vita un essere che sarà buono o malvagio a seconda del tipo di pensiero emesso. Dapprima debole e propenso a dissolversi, l’Eggregoro acquisisce sempre più una sua indipendenza vitale e poteri più grandi, a mano a mano che s’infittiscono le riunioni di quelli che hanno presieduto alla sua nascita. Essi vivono nello spazio attorno a noi, e si compongono di una parte invisibile ma anche, a volte, di parti organiche che possono rendersi visibili. Può un Eggregoro avere a che fare con Pazuzu (e con gli ibridi più in generale), materializzarlo? Farlo tornare visibile anche per poco nella nostra realtà?”.

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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