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Archivio per ottobre 26, 2021

Pink Floyd, i 50 anni di “Meddle”: la storia di “Echoes” (1) – Rockol


Su RockOl, in occasione del mezzo secolo dall’uscita di Meddle dei Floyd, c’è la storia (parte 1) del brano finale del disco, la superba Echoes.

Molti degli esperimenti effettuati durante le fasi di composizione del disco rimasero senza seguito ma in taluni si annidavano interessanti intuizioni che avrebbero creato il telaio sul quale ricamare uno dei lavori più significativi dell’intera discografia della formazione: “Echoes”.
Un brano dotato di una leggerezza poetica senza pari, evocativo e sognante come nella migliore tradizione Floyd; a partire dal “ping” introduttivo, una semplice nota di pianoforte che rende inconfondibile la suite già al primo secondo d’ascolto. Gilmour: “’Echoes’ nacque come ‘The Return Of The Son Of Nothing’, penso, e derivò da un pezzo al piano che Rick s’era messo a suonare allo studio della EMI e le cui note passavano attraverso un microfono filtrato da un Leslie. L’aveva acceso a un volume ragionevolmente alto ma c’era uno specifico armonico che per qualche ragione spiccava sempre più forte del resto; ogni volta che suonavi quella particolare nota al piano, si sentiva più forte – è il ‘ping’ che si sente nella canzone. Rick cominciò a suonare e ogni tanto toccava quella nota. Noi quel giorno non stavamo facendo niente di specifico, ce la prendevamo comoda, ma attratti da quel ‘ping’ decidemmo di buttar giù qualcosa insieme a Rick. ‘Echoes’ cominciò così. Si sa come vanno queste cose, non ci si può aspettare di ripeterle precisamente. Quando infatti registrammo ‘Echoes’ per bene agli Air Studios non fummo più in grado di replicare il suono di quel pezzo al piano. Quella che si ascolta all’inizio della canzone è quindi proprio la primissima prova, quella registrata ad Abbey Road”.

In un progressivo lavoro di modellamento, suite e titolo di lavorazione passarono da “Nothing (1-24)” a “The Son Of Nothing” fino ad assumere il titolo di “The Return Of The Son Of Nothing” (riportato anche come “The Return Of The Sun Of Nothing” in alcuni articoli dell’epoca), uno dei proverbiali giochi di parole del gruppo che pareva rifarsi ai titoli classici degli spaghetti western allora in voga. La suite fu presentata per la prima volta dal vivo a Norwich il 22 aprile 1971: la band registrò l’esecuzione con l’intento di ascoltarla coralmente e individuarne i punti deboli in vista delle future registrazioni.

Successivamente vi fu una sorta di prima ufficiale davanti al grande pubblico in occasione del Garden Party di Londra tenutosi al Crystal Palace Park il 15 maggio. Da alcune registrazioni non ufficiali dei concerti di quel periodo emerge una prima strofa dal testo totalmente differente: in origine Waters si concentrò infatti sull’attrazione fisica dei pianeti narrando di una ricerca di equilibrio universale e di armonia celeste.

“Planets meeting face to face / bound to the air of light, how sweet
If purposely we might embrace / the perfect union deep in space
Ever might this once relent / and give us leave to shine as one
Our two lights here forever one light blend
And in that longing to be one / the parting summons sound is wrong
I see you’ve got to travel on / And on and on / around the sun”

Le piccole modifiche del cantato effettuate nelle date successive si trasformarono in un totale stravolgimento della prima strofa al momento di entrare in studio, quando la suite fu registrata con il testo definitivo. Sempre in fase di rodaggio, pare che il 12 giugno a Lione i Pink Floyd avessero provato a utilizzare un coro all’interno del brano; la prima data accertata in cui fu presentato come “Echoes” fu ad Hakone (Giappone) il 7 agosto.

Interazioni di dubbio gusto


Interazioni di dubbio gusto si conformano ai sarcofagi umorali del tuo tempo, delle “loro” necessità. Sii dirompente, così da destrutturare la gabbia.

La complessa bellezza della spirale secondo Serena Barbacetto | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Spirali, interessante romanzo breve di Serena Barbacetto in uscita per DelosDigital. La sinossi:

La Terra diffonde i suoi semi nel sistema solare. Una stazione orbitale, un’équipe scientifica, uno sciame di meteoriti: ecco gli elementi di una tragedia che va in scena nello spazio, e che cambia per sempre la vita della colona di seconda generazione Isabel Jiménez Ruiz. Da quel momento, la giovane ricercatrice si impegnerà a risolvere la complessa questione dell’autosufficienza alimentare delle colonie permanenti. Tutto congiura a indicarle che è un problema culturale prima che di risorse: il concetto di “cibo” per i coloni non è più quello dei terrestri. Isabel deve dunque andare contro il proprio istinto, e confidare sul sentimento che la lega a sua nonna Sofía, la quale per aggirare i limiti insormontabili della fisiologia e della biologia, e andare oltre l’estinzione della coscienza individuale, ha dovuto evolvere in una nuova forma di vita. Ed è proprio l’affetto della progenitrice a dimostrare a Isabel, impegnata nel nuovo, ambizioso e colossale Progetto Eden, come la natura del pianeta d’origine sia depositaria di una forza vitale e di un’adattabilità superiore a qualsiasi tecnologia di derivazione umana.

La rinnovata necessità di lasciare tutto uguale


Preferiresti essere integrato in cluster eterei, e da lì affrontare il percorso abissale delle nomenclature non ortodosse per finire, purtroppo e comunque, in un coagulo cognitivo che schiaccia ogni percezione interiore; se solo fossi meno aderente alle volontà altrui potresti essere colui che guida il rinnovamento, invece ti trovi in coda a un melenso corteo di elementi conservativi.

Blu è il colore del tempo, il terzo romanzo di Nino Martino | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del terzo romanzo di Nino MartinoBlu è il colore del tempo, parte finale di un ciclo ambientato nello spazio e nella vita che vi si annida. La sinossi:

Tornano Roberto, Yang, Joseph e gli altri dell’equipaggio di esploratori spaziali che abbiamo conosciuto nel romanzo Errore di prospettiva. Ma questa volta la loro missione non è alla ricerca di materie prime per l’industria terrestre, ma – grazie a un ricco finanziatore – la ricerca di altre civiltà galattiche. Che non mancheranno di presentarsi ma, come già accaduto nel primo romanzo, il loro essere aliene costituirà un ostacolo non indifferente alla reciproca comprensione. Sarà l’arrivo inaspettato di un’altra forma di intelligenza a offrire l’aiuto necessario a superare barriere inaccessibili per gli esseri umani.
Da Nino Martino, autore del bestseller Errore di prospettiva e vincitore del Premio Odissea con Irene, un nuovo sguardo affascinato sul mistero della vita nell’universo.

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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