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Archivio per ottobre 30, 2021

Il mostro di Genova – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a Movimento e stasi, poesie di Massimo Palma che indagano le illusioni e le utopie di venti anni fa, culminate nel G8 di Genova. Un estratto:

Le bastonate con i manganelli tonfa impugnati al contrario, i calci in faccia, le costole rotte, le urla nelle carceri, le violenze sessuali, l’urina che cola nei pantaloni, il proiettile che entra nel cranio di un ragazzo minuto con la canottiera bianca e un rotolo di scotch al braccio. È questo il trauma di una generazione che sfidò il Potere con mani dipinte di bianco, scudi di plastica e protezioni di gommapiuma. Persa la memoria del ciclo di lotte degli anni settanta, non era preparata a quell’orgia di sangue e umiliazione.
I ragazzi e le ragazze che nell’estate del 2001 si recarono a Genova scoprirono un mostro, ebbero le carni lacerate dai suoi denti e non vennero creduti. Subirono una di quelle esperienze che, secondo Sigmund Freud, per la loro natura insopportabile, generano contenuto rimosso, cioè l’interiorizzazione del mostro. Dopo la stagione della controinformazione, dei processi e delle testimonianze, Massimo Palma, a vent’anni di distanza, nella raccolta di poesie Movimento e stasi, sperimenta una nuova terapia politica.

Utilizzando sia versi liberi che prose poetiche, l’autore crea immagini, stabilisce assonanze, si inserisce nelle contraddizioni dei ricordi: al realismo dei fatti subentra così una storiografia poetica capace di far emergere significati nascosti.
Il libro è diviso in tre parti. Nella prima si raccontano gli antecedenti e il poi del trauma: la gioia della vigilia, l’euforia dello stare insieme, incordonati, forti di ragioni che, pensano i manifestanti, i potenti non potranno non ascoltare (“Voi G8, noi 6 miliardi” recitava lo slogan), ma anche via Caffa, il lungomare, “le corse ai pullman gli occhi rossi / e ancora divise che salgono prelevano. / I manganelli i cortili morti nel sudore tra i sedili. / E urla riviste di notte e carceri”. Nella seconda parte scorrono le immagini del mentre. Siamo a Piazza Manin, le ragazze con i capelli rosa e i seni nudi fronteggiano il rimosso della Repubblica, il fascismo eterno (“Fammi una foto fa male / una rideva da terra / sputava i suoi denti”), le camionette sbuffano come draghi, i bastoni si alzano e si abbassano senza sosta. Ma il più doloroso dei paradossi di quella generazione è “Che a caricare fu chi ha / il mandato di difendere / chi gettò i carri sulla folla”. L’ultima sezione si intitola “Stasi” che in greco indica “sia stasi sia movimento dentro equilibrio. È una sintesi inquieta di due opposti” dice Palma. “La sua inquietudine pone enormi problemi nell’uso dei ricordi.”

Banquo riappare a Macbeth che lo ha assassinato sotto forma di spettro. Freddy Krueger nel ciclo di Nightmare rappresenta il simbolo dei traumi adolescenziali che ritornano come incubo capace di uccidere. Per Stephen King, It è il passato rimosso di un’impresa lasciata incompleta (la mancata uccisione del mostro): i Perdenti, i bambini traumatizzati ormai adulti, sono costretti ventisette anni dopo a ricordare; solo così possono attivare il dispositivo capace di sconfiggere il Male. La memoria riorganizzata attraverso la fatica del lavoro analitico contrasta il dominio della nevrosi. La memoria elaborata dei sogni finiti nel fango sottrae la soggettività collettiva all’impotenza e la prepara a nuove avventure.
Da questo punto di vista i versi di Massimo Palma sono pallottole d’argento sparate nel buio del nostro rimosso. Colpiscono nel segno e fanno male anche a noi, ma la carne del mostro finalmente sfrigola.

La psicosi totalitarista – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un articolo di Franco “Bifo” Berardi ed Enrico Monacelli che parte da un saggio di Bifo di circa trent’anni fa in cui tracciava le traiettorie di quello che poi sarebbe diventato il movimento populista e identitario che percorre il pianeta ma, soprattutto, i Paesi più in vista dell’Europa, con le sue origini storiche radicate sempre nella stessa fetida malattia religiosa ma che, inaspettatamente per qualcuno, vanno a finire fino al nazismo attraverso il cancro del capitalismo. Un estratto:

Con l’espulsione dei mori e degli ebrei dalla Spagna ricristianizzata, nel 1492, la persecuzione razziale diviene un elemento integrante e fondativo dello Stato moderno. La società spagnola del Secolo d’Oro è tutta modellata sull’ossessione della purezza, dell’integrità razziale. Il sentimento barocco nasce dalla proliferazione delle prospettive di senso. In questa proliferazione si avverte il diffondersi di una locura, di una follia, di una perdita inarrestabile del senso. La reazione aggressiva, autoritaria, razzista, persecutoria che si scatena nella Spagna della Riconquista manifesta un aggrappamento disperato a una fonte di identità, che l’accelerazione comunicativa ed esperienziale dell’epoca aveva fatto esplodere. Il Seicento comincia a percepire la dimensione sociale della psicopatologia, e la collega immediatamente all’inflazione del senso. José A. Maravall collega la percezione di una locura del mondo con il diffondersi dell’inflazione, nella Spagna seicentesca.
Tutto è una confusione in cui non si può essere certi di nulla. Ma da dove viene questa confusione? Tutto è valutato a prezzi eccessivi: l’inflazione, è qui il fantasma. Grave in tutta Europa, ma soprattutto in Spagna, si trattava di un fenomeno che era già conosciuto ma non aveva mai avuto quella estensione.

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Alphaxone – Dissociative


Sui simulacri abbandonati nello spazio più profondo e inumano.

Strani giorni: Premio Apollo Dionisiaco 2021


Ettore Fobo segnala, sul suo blog, la poesia Lode a ciò che annunciano i venti, premiata con Riconoscimento al Merito Speciale dalla Giuria al Premio internazionale di poesia e arte contemporanea “Apollo Dionisiaco”:

Dove la musica respira di abbandono ed irradia
dal fondo della fugacità e dal fondo dell’attimo
lo splendore perduto di qualcosa di perpetuo
quando la voce dell’idolo esplora i silenzi
e il pensiero è un’energia che consacra
al divampare e allo scorrere e muta
ogni precipizio in fontana perenne
e ogni melodia insegna a fiorire
all’abisso che trema di una danza antica.

Qui si fondono i secoli nel crogiuolo
e il verso scolpito fugge dall’icona
e torna a sentirsi, anche nel pieno del naufragio,
questa felicità bambina che consente
ogni segreto, ogni deserto, ogni rivolta.

Così, nell’amnio del non detto errano
galassie che sfidano Dio e la sua parola
e noi che siamo eco e frammento di questo
naufraghiamo in ciò che precede ogni sfarzo
nel luogo dove la luce sboccia dal silenzio.

La profondità del verso di Ettore è sublime, e lascia vibrare le corde sul filo emotivo ed empatico delle parole, come un degno poeta deve saper fare; i miei complimenti a chi sa davvero navigare verso le altitudini dell’arte, e dell’espressione.

Pink Floyd, i 50 anni di “Meddle”: la storia di “Echoes” (4) – Rockol


Quarta parte su RockOl – qui la 1, la 2 e la 3 – della celebrazione del brano Echoes dei Floyd, uscito nel disco Meddle esattamente mezzo secolo fa. Vi lascio alle considerazioni espresse qui sotto:

Il mixaggio della canzone fu completato il 27 agosto 1971: sui nastri master di Abbey Road il titolo era ancora indicato come “The Return Of The Son Of Nothing” ed erano scritte anche le varie sezioni strumentali denominate “Bubble Bee Section”, “Train Section”, “Gull Sounds” (chitarra) e “Rooks Fx, Bumble Bee Bass” e infine “Organ Drone”. Fra le trovate più fruttuose svetta la registrazione al contrario della batteria iniziale, una tecnica che proveniva direttamente dal repertorio in studio dei Beatles. “Echoes” entrò di diritto nelle scalette dal vivo dei Pink Floyd fino al 1975.

In alcune occasioni Roger Waters si divertì a presentare la suite con titoli diversi, per gustare la reazione del pubblico quando avrebbe riconosciuto il “ping” di apertura: a Böblingen il 15 novembre 1972 il brano fu presentato come “Looking Through The Knotholes In Granny’s Wooden Leg”, mentre a Francoforte il 16 novembre 1972 fu chiamato “The March Of The Dambastards”. Il programma dei concerti al Rainbow Theatre di Londra del 1972 indica che Waters avrebbe voluto usare il titolo “We Won The Double”, in onore della squadra calcistica dell’Arsenal (di cui il bassista è acceso sostenitore), per la prima volta vincitrice di Campionato e Coppa di Inghilterra nella medesima stagione, 1970-1971.

Novità anche dal lato strumentale: nelle tournée del 1974-1975 la suite fu addolcita dalla presenza di Dick Parry al sax e dalle voci delle coriste. Poi un lungo vuoto sino al 1987, quando i Floyd senza Waters riproposero la traccia in una manciata di concerti nelle prime date americane del tour di “A momentary lapse of reason”. Le ultime esecuzioni del brano risalgono all’”On an island tour” di David Gilmour del 2006: l’emozionante duetto vocale e musicale con Richard Wright è forse la più bella performance del tastierista prima della sua prematura scomparsa.

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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