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I Pretoriani – nascita, ascesa e caduta di una guardia imperiale. – TRIBUNUS


Su Tribunus un interessante articolo sui pretoriani, il corpo d’élite degli imperatori romani fino al IV secolo, tracciati qui nella loro parabola d’onore. Un estratto:

Con il termine praetorium si indica la tenda del comandante in campo, il quartier generale del castrum romano.
Per estensione, esso va a rappresentare quindi anche il generale e i suoi più stretti collaboratori, il suo staff e, non ultime, le sue guardie personali – le cohortes praetoriae.
Fino alla morte di Cesare, questo tipo di unità d’élite era abbastanza raro fra i generali e i consoli di Roma.
L’inizio delle guerre civili che seguirono la morte di questo grande personaggio rappresentò l’inizio di un nuovo percorso per le Coorti Pretoriane, che da quel momento divennero un elemento standard e caratteristico degli eserciti romani.
Le fonti ci dicono che Marco Antonio avesse arruolato una guardia personale di 6000 uomini, garantendo a tutti il rango e la paga di centurione, mentre Augusto avrebbe avuto dalla sua addirittura 10.000 uomini come truppe personali.
Dopo la battaglia di Azio e il trionfo finale di Augusto, il nuovo signore di Roma stabilì delle nuove regole per l’arruolamento della sua guardia personale.
Fino a quel momento, il pretorio era stato costituito dai veterani e dai migliori combattenti che avevano dato prova di valore sui campi di battaglia del mondo allora conosciuto. Con Augusto si stabilì la consuetudine di arruolare la maggior parte dei pretoriani fra le migliori e nobili famiglie italiche, soprattutto di Umbria, Toscana e Lazio.

In questo modo, militare all’interno della guardia pretoriana, divenne uno status symbol.
Bisognava essere di nobile nascita, avere le conoscenze giuste, ed essere alti, molto alti. Mediamente 6 piedi romani per la precisione, vale a dire circa 1,77 cm.
Anche il principio del veterano con molti anni di servizio alle spalle venne accantonato, privilegiando arruolamenti in giovane età, dai 17 ai 20 anni. In questo modo si voleva abituare sin da giovani le reclute alla fedeltà assoluta ed esclusiva alla famiglia imperiale.
Si restava in servizio per un tempo minimo di 16 anni, ma era comunque un lasso di tempo privilegiato rispetto ai 20 anni del servizio da legionario – che spesso diventavano 25 o più. Anche la paga era decisamente privilegiata: un pretoriano prendeva uno stipendio doppio rispetto a un semplice legionario, mentre un sottufficiale veniva pagato tre volte lo stipendio di un collega di pari grado nell’esercito. Doppia rispetto alla legione era anche la somma donata ai pretoriani congedati una volta terminato il periodo di servizio.
Mentre le reclute dovevano essere giovani e nobili rampolli delle migliori famiglie italiche, i tribuni erano veterani di comprovato valore ed esperienza.
Essi erano, nella maggior parte dei casi, stati in precedenza primus pilus, vale a dire il più alto rango raggiungibile da un centurione nell’esercito.
Uomini del genere potevano forgiare soldati di particolare valore anche dalla recluta più deludente. Dione Cassio ci narra che l’imperatore Tiberio un giorno invitò i senatori ad assistere a uno degli addestramenti della guardia pretoriana all’interno dei castra praetoria. In questo modo, egli voleva incutere timore e rispetto, mostrando al Senato la forza e la valenza dei soldati a sua personale disposizione.

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