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NeXT Hyper Obscure

Archivio per novembre 13, 2021

Il limite dell’incarnato


Se confronti il tuo impluvium interiore con necessari termini di paragone semiotici avrai dalla tua l’evidenza del tuo limite incarnato.

Misty Valley Observatory


La vertigine di un tipo di futuro si espande attraverso il landscape modulare del tempo.

Come il linguaggio vincola il pensiero – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto una riflessione sul linguaggio e sul worldbuilding interiore che plasma. È pur sempre vero che chi parla male pensa male, ma è anche vero che il non esiste un solo modo colto di parlare.

“Allo stesso modo come, per il solo fatto di vivere in una data società o in un dato tempo, ci troviamo coinvolti, indipendentemente da ogni nostra espressa accettazione e da qualunque forma di “contratto sociale”, in una rete di obblighi, di responsabilità, di impegni reciproci, di cui non siamo ordinariamente in grado di assegnare alcuna speciale giustificazione, così anche, per il solo fatto di parlare una data lingua, ci troviamo indotti, o costretti, ad accettare una quantità di classificazioni e di distinzioni che nessuno di noi ha contribuito a creare, e di cui saremmo bene imbarazzati se ci si chiedesse di indicare la ragione o il “fondamento””.

Così osservava, assai persuasivamente, Giovanni Vailati, in apertura del suo saggio Il linguaggio come ostacolo alla eliminazione di contrasti illusori del 1908 (cfr. Vailati 1911, pp. 895-899; Vailati 1987, vol. I, pp. 111-115 e Vailati 2010, pp. 227-232). Subito dopo Vailati avverte anche come «un gran numero di queste distinzioni e classificazioni», presenti e operanti oggettivamente entro il linguaggio che utilizziamo normalmente, siano sempre frutto di circostanze ed esigenze affatto diverse da quelle cui ci si potrebbe eventualmente appellare per stabilire, ex novo, «un inventario ordinato delle nostre cognizioni ed esperienze»:

“la posizione nella quale viene a trovarsi, per questo riguardo, ogni persona che aspiri, sia pure in grado minimo, a sentire e pensare in modo originale, e a dare espressione a quello che sente e pensa, si potrebbe paragonare a quello di un artista davanti a un blocco di marmo che egli sappia essere solcato internamente da numerose e profonde venature, non aventi alcun rapporto colla forma che egli intende di fare assumere ad esso, e atte anzi a far seguire ai suoi colpi di scalpello degli effetti impreveduti, e non sempre compatibili con quelli che egli ha in vista di ottenere”.

Da questo punto di vista il rapporto che allora si instaura tra il nostro stesso pensiero e il linguaggio in cui lo esprimiamo (e lo pensiamo!) è un rapporto assai complesso, in cui sono presenti, al contempo, vincoli e momenti di libertà: vincoli e momenti di libertà che sembrano quasi mettere capo alla “fuga” (analoga a quelle delle composizioni musicali, in cui un certo tema o un determinato soggetto viene, in più modi, ripreso, variato e anche rimodulato dai singoli strumenti orchestrali). Una complessa “fuga” in cui la nostra stessa, eventuale, originalità di pensiero si deve strutturare proprio grazie a quegli stessi vincoli che possono essere forzati, ma solo fino a un determinato punto di tensione, oltre il quale si rischia di distruggere lo stesso strumento linguistico. Da questo punto di vista, allora, il rapporto oggettivo del nostro pensiero con il linguaggio in cui lo plasmiamo e lo esprimiamo può forse essere configurato come il rapporto dialettico che sempre si instaura con la stessa tradizione culturale cui si appartiene. Meglio ancora: col vario e sempre mobile intreccio di molteplici tradizioni culturali (al plurale!) cui sempre si appartiene. Tradizione (sia al singolare, sia anche al plurale) da intendersi, poi, non tanto come un patrimonio, fisso, stabile e fossilizzato, di “oggetti”, che verrebbero appunto trasmessi passivamente in quanto tali, bensì, e al contrario, come un patrimonio estremamente mobile, sempre vivo, mutante e cangiante, il quale, a ogni singolo passaggio, si plasma e si riconfigura, continuamente e nuovamente. Un patrimonio, insomma, che possiamo fare nostro solo nella misura in cui siamo effettivamente in grado di ripensarlo, di riviverlo, di smontarlo, di scomporlo criticamente per poi riconfigurarlo e riplasmarlo secondo una nostra nuova, e, eventualmente, originale, modalità critica di connessione tra i suoi vari e molteplici elementi. In questa prospettiva dialettica si deve allora pensare, necessariamente, alla tradizione cui ci si riferisce come a un “corpo vivo”, entro il quale ci possiamo situare per ripensarla criticamente e variamente contaminarla, onde dar appunto luogo a una sua nuova e inedita configurazione. Nuova e inedita configurazione che, tuttavia, si basa ancora su antichissimi elementi che sono stati ripensati e ricollocati in diversa guisa e secondo una nuova organizzazione concettuale.

Perle dell’incarnazione


L’aspetto è una forma morbosa di empatia, lasciata andare tra le dita e interpretata dal sesso.

Dictaphone ‎– Goats & Distortions 5 | Neural


[Letto su Neural]

Sono atmosfere dagli umori alquanto esotici, cinematici e fascinosi, quelle dispensate per Denovali da Oliver Doerell, Roger Döring e Alex Stolze, band belga-tedesca conosciuta come Dictaphone. Gli accordi suadenti, sin dalla prima traccia di questo Goats & Distortions 5, s’imprimono con una forte vocazione narrativa e subito nella successiva diventano ancora più evocativi, essenziali ed eleganti, fra suoni di clarinetto e violino costruiti con calibrata maestria in scarni passaggi permeati da un approccio sognante e melanconico. Su un vecchio registratore a nastro, ritrovato casualmente da Oliver Doerell nella sua casa berlinese, sono impostati alcuni sample e sempre dallo stesso, utilizzato come fonte sonora, sono tratte alcune catture auditive. L’effetto complessivo è quello d’un jazz cameristico, appassionato e sperimentale, notturno ed evocativo, come nei passaggi di “Your Reign is Over”, nei quali fa capolino anche la voce ammaliante di Helga Raimondi, estremamente a suo agio fra gli “strumenti morbosi” del combo. Sono trame piuttosto eteree, a tratti spettrali, fitte di tappeti ambientali cupi, di dettagli ed emergenze auditive eccentriche. Non mancano intrecci melodici, infarciti spesso da svariati impercettibili suoni e percussioni nostalgiche mai ridondanti. L’equilibrio è quello d’una musica molto contaminata e terzomondista, astratta ma non neghittosa, misurata nei glitch e sempre piuttosto coinvolgente ed emozionante. È la quinta fatica discografica questa per i Dictaphone – che hanno esordito nel 2002 su City Centre Offices – e gli equilibri sembrano ben oliati, grazie a una cifra stilistica piuttosto minimale, incantata ed eclettica, in qualche modo vintage, così come lo stesso nome della band, ispirato a un registratore lo-fi con motore a velocità variabile, inventato alla fine degli anni ’40. Sono dieci le tracce in scaletta e ognuna rappresenta idealmente un differente viaggio in un unico mondo sonoro, condotte fra svolazzi analogici, ritmi sinuosi e l’elettronica raffinata, elementi in continuo mutamento attraverso informi paesaggi, nebbiosi ma placidi, un po’ surreali e lussureggianti. Non si può affermare come nel periodo post-punk che il pop sia comunque “poesia moderna”, ma questa uscita è ispirata e ci riporta alla musica crepuscolare alternativa di Bruxelles nei primi anni ottanta.

A Journey to the Stars

Time to write a new Story

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

Fantastici Stonati

Ci vuole molta fantasia per essere all'altezza della realtà

Decades

by Jo & Ju.

The Paltry Sum

Detroit Richards

chandrasekhar

Ovvero come superare l'ombra, la curva della luna, il limite delle stelle (again)

AUACOLLAGE

Augusta Bariona: Blog Collages...Colori.

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The daily addict

The daily life of an addict in recovery

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

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Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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