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Archivio per novembre 22, 2021

Serendipità?


Sistemi che lasciano filtrare le parole sconnesse, poi le ricompongono seguendo un ordine diverso, spesso incomprensibile, ma dal cui senso intrinseco pervade una complessa struttura di rapporti, come non li avevi mai percepiti prima.

Da Herbert a Villeneuve: incanto e profezia di Dune – Quaderni d’Altri Tempi


Su QuaderniAltriTempi Giovanni De Matteo propone la sua panoramica su Dune. Ovviamente, Giovanni non è persona che si accontenta di pochi paragrafi per descrivere un’opera, figuriamoci per un’esalogia come quella di Herbert che tocca temi universali e vasti quanto l’umanità. Vi lascio a un breve estratto:

L’universo letterario di Herbert trae origine da un ciclo di storie originariamente apparse su rivista intorno alla metà degli anni Sessanta e poi sviluppate nei vent’anni successivi in una esalogia di romanzi (l’ultimo, La rifondazione di Dune, risale al 1985) che esplorano il millenario declino di un futuro impero interstellare, minacciato dagli intrighi politici delle diverse entità che lo compongono, e delle parallele spinte centrifughe di un’umanità che si diffonde tra le stelle della nostra galassia e oltre. Ma Dune è soprattutto un’opera filosofica, che dedica ampio spazio non solo ai meccanismi di conquista e preservazione del potere, con pagine e brani che potrebbero essere tratti da un saggio di dottrina politica, ma riflessioni altrettanto ampie sull’ecologia, sul linguaggio e sull’uso della religione come strumento di controllo. I tentativi di adattare per il cinema un’opera così stratificata sul piano dei contenuti, oltre che labirintica (e qui pensiamo soprattutto al primo romanzo) nella trama e nelle sottotrame in cui sono invischiati decine di personaggi, non potevano che essere prevedibilmente accompagnati da un prammatico scetticismo, e per quasi due decenni il rutilante universo futuro immaginato da Herbert si è confermato effettivamente non filmabile. Poi, nel 1984, abbiamo avuto il controverso esito del Dune di David Lynch. E oggi, trentasette anni più tardi, è arrivato il turno di Denis Villeneuve.

Ma facciamo un passo indietro e risaliamo alla genesi letteraria di un impero che è divenuto parte integrante del nostro immaginario, non solo fantascientifico. La storia di Dune è fin dal primo momento la storia di un successo costellata di piccoli e grandi rifiuti e di fallimenti sempre piuttosto memorabili. Il romanzo di Frank Herbert fu rigettato da tutti gli editori del settore prima di incontrare sulla sua strada l’editor della Chilton Books di Philadelphia, Sterling Lanier, che si stava prodigando in quegli anni a estendere il bacino d’utenza della sua casa editrice specializzata in manualistica per auto. Nel 1965, poco dopo averlo pubblicato a puntate sulle pagine della rivista Analog, Herbert diede così alle stampe un romanzo destinato a cambiare la storia del nostro immaginario. Purtroppo, nonostante i riscontri ricevuti nei principali premi del campo (alla sua uscita Dune si aggiudicò sia lo Hugo che il Nebula), il libro vendette male a causa del suo prezzo di copertina, decisamente fuori mercato per gli standard dell’epoca. Lanier fu licenziato e Dune sembrò destinato all’oblio, sennonché le successive ristampe in economica riuscirono ad assicurargli una seconda vita: sulla spinta anche dei riconoscimenti ottenuti, il romanzo cominciò a imporsi al di fuori della cerchia degli appassionati, venendo tradotto in decine di lingue e arrivando col tempo a vendere oltre venti milioni di copie nel mondo, numeri che ne fanno ancora il libro di fantascienza di maggior successo nella storia.

Tomoko Mukaiyama & Yannis Kyriakides – La Mode | Neural


[Letto su Neural]

La prima rappresentazione dell’installazione-concerto, La Mode, con musiche di Tomoko Mukaiyama e Yannis Kyriakides, risale al 2016, in occasione dell’apertura del National Theatre di Taichung, a Taiwan. L’opera è stata pensata in quanto elemento auditivo a supporto dell’azione di dieci danzatori e in evidenza sono il pianoforte di Tomoko Mukaiyama, l’elettronica rarefatta e l’impianto scenico dell’evento, effetto di una feconda compresenza di design e architettura. Fondamentale nel definire il contesto dell’azione spettacolare è stata nello specifico la collaborazione con l’architetto giapponese Toyo Ito, al quale si deve il progetto della struttura, un edificio decisamente al di fuori dal comune e iper-contemporaneo, assai complesso, simbolico e immaginifico. Uno spazio nel quale è stato conseguente interrogarsi su quale sia l’essenza stessa dell’arte performativa oggi, un genere espressivo che considera gli ambienti alla stessa stregua dell’arte che si svolge in essi, elementi inscindibili di un mutuo confronto. Il concetto cardine che ha ispirato lo spazio teatrale è quello della “caverna del suono”, un luogo d’azione dove tutta una serie di energie entrano in collisione. Una nuova versione del progetto è stata implementata in versione live-stream per il Muziekgebouw di Amsterdam, frutto di una registrazione – ben quattro anni più tardi, nel giugno 2020 – nel bel mezzo del primo lockdown per il Covid-19. Nel progetto sembrano coesistere come due facce, una più intima, gentile e meditativa, ma che anche riflette l’insicurezza e l’alienazione sociale insite nel sistema della moda, un’altra più aggressiva – invece – carica dell’apparire e di un consumismo esibito. Non manca certo sostanza ritmica nelle composizioni presentate, che ritorna sotto svariate forme, sposandosi bene con sequenze più melodiche, tratteggiate in maniera assai sofisticata e puntinista, subito nella traccia introduttiva, “Catwalk”, più sospese e meditative in quella successiva, “Nocturnal”, composizione i cui modelli di riferimento sono sempre sfuggenti e proliferanti. “Early Memory” è pura musica cameristica contemporanea, dove il ruolo del piano è ben distinto rispetto alle altre emergenze sonore, similmente anche in “Dress Code”, composizione di oltre tredici minuti, è ancora il piano a tenere le fila con sparuti interventi vocali, molto sussurrati ed eterei. “Ito Rumba”, la traccia finale, è certo la più caotica fra quelle presentate, effettata e rumorosa, con una integrazione maggiormente insistita di pianoforte ed elettronica.

Dopo “The Abbey Experience”


Quello che è fluito alla The Abbey Experience di Poème électronique è stato qualcosa di davvero unico, un’esperienza appunto, una complessa esposizione di una serie di artisti della parola, del suono, dell’editoria e dell’Arte in genere, di quel tipo di arte che sfugge alle maglie dell’ingessato, del prevedibile, dell’istituzionale. Essere parte del live è stato esaltante, la foto qui sopra di Nicolò Baricchi testimonia l’atmosfera che si è creata e che ogni partecipante e spettatore ha percepito in tutte le sei ore dell’evento; ringrazio chi mi ha ascoltato, grazie agli organizzatori Ksenja Laginja e Stefano Bertoli, gratitudine a tutta la crew lì presente.
Indimenticabile, e catartico; ed esaltante il dialogare con tutta la comunità degli artisti coinvolti nel progetto. Dagli eventi nascono sempre idee da sviluppare, e che portano verso luoghi ancora sconosciuti.

Kirlian Camera “COLD PILLS” (background video)


Fantasmagoria di un flusso terminale olosensoriale.

A Journey to the Stars

Time to write a new Story

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

Fantastici Stonati

Ci vuole molta fantasia per essere all'altezza della realtà

Decades

by Jo & Ju.

The Paltry Sum

Detroit Richards

chandrasekhar

Ovvero come superare l'ombra, la curva della luna, il limite delle stelle (again)

AUACOLLAGE

Augusta Bariona: Blog Collages...Colori.

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The daily life of an addict in recovery

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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