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Archivio per novembre 26, 2021

Culture e pratiche di sorveglianza. Tracciati e profilati fin da prima della nascita – Carmilla on line


La tecnologia non è il Male, ma può diventarlo per il modo in cui viene utilizzata. Su CarmillaOnLine.

«Dal momento in cui i bambini vengono concepiti, le loro informazioni mediche sono spesso condivise su app di gravidanza o sui social media, e dopo essere venuti al mondo tutti i loro dati sanitari e educativi vengono digitalizzati, archiviati e molto spesso gestiti da società private. A man mano che crescono, ogni istante della loro vita quotidiana viene monitorato e trasformato in un dato digitale […] I dati dei nostri bambini vengono aggregati, scambiati, venduti e trasformati in profili digitali, e verranno sempre più utilizzati per giudicarli e per decidere aspetti fondamentali della loro vita» (p. 10).
Così scrive Veronica Barassi nell’ambito di una  sua ricerca, pubblicata originariamente da MIT Press in lingua inglese, volta ad approfondire come la trasformazione digitale in atto, grazie anche all’apporto degli sviluppi dell’intelligenza artificiale, stia conducendo alla datificazione di ogni traccia lasciata dall’individuo sin da prima della sua nascita. Per comprendere meglio la portata di tale trasformazione secondo la studiosa conviene concentrarsi sulla prima generazione che ha subito il processo di datificazione digitale sin da prima di venire al mondo. Tale ricerca è stata tradotta e pubblicata in italiano nel volume da poco disponibile in libreria: Veronica Barassi, I figli dell’algoritmo. Sorvegliati, tracciati, profilati dalla nascita (Luiss University Press, 2021).

“Nell’era del capitalismo della sorveglianza non c’è più confine tra i dati del consumatore, raccolti per proporre pubblicità personalizzate, e i dati del cittadino, raccolti per decidere se possiamo avere accesso o meno a determinati diritti […] Il Capitalismo della sorveglianza ci sta trasformando tutti in cittadini datificati e se davvero vogliamo capire questa trasformazione dobbiamo concentrarci sui bambini nati nell’ultima decade: la prima generazione datificata fin da prima della nascita (p. 19)”.

È pertanto sui nativi datificati che si concentra la ricerca di Veronica Barassi. Sui bambini datificati cioè sin da prima di nascere anche a causa della condotta dei genitori che condividono sui social informazioni circa il futuro nascituro, dai resoconti sull’attesa alle loro ecografie, proseguendo poi, una volta venuti al mondo, con la diffusione di immagini e racconti dettagliati dei loro istanti di vita quotidiana a cui si aggiungono i dati raccolti dalle tante app utilizzate dai genitori per monitorare la salute e la crescita dei bambini e dalle apparecchiature smart sempre più diffuse all’interno delle abitazioni [su Carmilla]. Poi il profilo dei bambini sarà aggiornato delle piattaforme educative e da tutto l’armamentario di cui dispone il capitalismo della sorveglianza. In particolare la studiosa si sofferma su quattro tipologie principali di raccolta dati relativi ai bambini: quelli raccolti dagli “assistenti virtuali” presenti nelle abitazioni in cui vivono; quelli immagazzinati dalle scuole attraverso le piattaforme educative on line; quelli relativi alla salute aggregati tanto attraverso app private quanto attraverso l’informatizzazione del sistema sanitario pubblico; quelli raccolti dai social media. Risulta pertanto palese la volontà delle Big Tech di raccogliere il maggior numero di dati personali per poterli aggregare in profili digitali riconducibili a singoli individui attraverso sistemi, anche biomedici, di identificazione e profilazione.

La recente pandemia, ricorda Barassi, ha di certo spinto sull’acceleratore del capitalismo della sorveglianza già in atto, palesando il livello di dipendenza dalle tecnologie digitali e la sempre più difficile distinguibilità tra ambiti privati e pubblici e tra tempi e spazi lavorativi e ricreativi. Se il tracciamento medico del nascituro non è una novità, scrive Barassi, esistono però almeno due grandi differenze rispetto al passato: un’inedita possibilità di concentrazione dei dati raccolti dalle famiglie (informazioni mediche, psicologiche e relative alla routine quotidiana, agli stili di vita e di consumo ecc.) e un’altrettanto inedita diffusione di tali dati attraverso condivisioni su app e social con ciò che ne consegue in termini di profilazione aziendale. Non a caso, come ha esplicitato l’ONG Electronic Frontier Foundation nel report di Quintin Cooper, The Pregnancy Panopticon (2017), Facebook e Google stanno investendo sulla compravendita dei dati raccolti delle app che accompagnano la gravidanza.

Modi di penetrazione


Il torpore delle percezioni si adagia su un tappeto di aghi multidimensionali, pronti a bucare ogni parete sistemica dei continuum invisibili.

Empatia dell’inumano


L’incastro perfetto e surreale delle parole quando non le costruisci su evidenze banali.

Il sigillo imperiale – di Sandro Battisti (reminder)


Vi ricordo un mio racconto uscito qualche mese fa per la collana weird InnsMouth, edita da DelosDigital e diretta da Luigi Pachì: Il sigillo imperiale, appartenente al ciclo dell’Impero Connettivo. La quarta:

Andronico e Xendra sono degli psiconauti postumani al servizio dell’Impero Connettivo. La loro missione è sul filo delle dimensioni e dei riti sciamanici che i popoli arcaici del Centro Italia officiavano, evocando energie dei luoghi, della natura e soprannaturali. Si troveranno a interagire con le entità dei boschi sacri, lì dove il senso di realtà è labile; ma cos’è, esattamente, la realtà?

Pornography: The Cure’s darkest hour


Un articolo focalizzato sull’album Pornography dei Cure, che l’anno prossimo festeggerà i 40 anni dall’uscita. Un estratto significativo (e tradotto):

Nel 1982, i Cure pubblicarono Pornography, il quarto album del gruppo e, per quanto riguarda Smith all’epoca, sarebbe stato il loro ultimo LP. Durante tutto il periodo di registrazione di Pornography, il gruppo era stato in subbuglio. Smith e Gallup avevano fatto scintille come fili incrociati in studio, dissentendo a ogni occasione sulla direzione artistica dell’album. Questa lotta per il potere mischiata alla depressione di Smith che peggiorava e all’indulgenza nell’abuso di droghe e alcol era radicata nel tono dell’album. L’effetto dell’LSD sulla musica degli anni ’60 è generalmente associato alle immagini degli hippy gioiosi e colorati dell’epoca della British invasion. La pornografia, se vista come un esperimento scientifico, è il risultato della somministrazione di droghe psichedeliche ai goths invece che agli hippies. Il risultato è ugualmente bello nel merito artistico, ma qualcosa di molto più scuro, più introspettivo e, beh, un po’ deprimente.
L’intento era quello di usare il primo album dei The Psychedelic Furs come punto focale per le strumentali dell’album con un tocco di art-of-darkness per rivaleggiare con artisti come Bauhaus e Siouxsie and the Banshees. Smith ricorda che, per entrare nello spazio mentale di depravazione e cupezza, il gruppo aveva persino preso a registrare alcune delle tracce nei bagni invece che in studio per un po’, un periodo che ha descritto come “tragico”.

L’album fu pubblicato nel maggio 1982 e fu accolto da critiche per le canzoni inesorabilmente autoironiche che coprivano temi di dipendenza e dolore. Nonostante questo, l’album rimase in classifica per nove settimane ed ebbe più successo commerciale del previsto, con l’unica canzone considerata passabile come singolo, “The Hanging Garden” con il suo ritmo veloce e orecchiabile. L’album è stato da allora etichettato come uno dei migliori della band ed è un perfetto esempio di un gruppo che spreme emozioni nude e fragili in un pezzo di plastica da 12 pollici – un’impresa coraggiosa ma artisticamente rispettabile.
Nonostante siano riusciti a finire l’album, i Cure erano sull’orlo del collasso. Il gruppo era in tour in Europa nel giugno 1982 quando la continua faida tra Smith e Gallup arrivò al culmine, con le parole che cedettero il passo ai pugni, con il risultato che entrambi lasciarono Strasburgo per tornare nel Regno Unito, interrompendo il tour. Gallup aveva lasciato la band e Smith era sul punto di farla finita, mentre si dirigeva verso la casa dei suoi genitori nel Sussex per districare la sua mente tormentata e depressa.
Al suo ritorno a casa, Smith fu affrontato da suo padre, che gli disse che era suo dovere intrattenere gli europei che avevano comprato i biglietti. Smith e Gallup tornarono con riluttanza al loro tour, ma non passò molto tempo prima che avessero ancora una volta uno scontro di opinioni che portò ad una performance scombussolata a Bruxelles con tutti e tre i membri che suonavano gli strumenti l’uno dell’altro; Smith alla batteria, Gallup alla chitarra e Tolhurst al basso. Durante il concerto, un amico di Gallup corse sul palco urlando insulti a Smith attraverso il microfono. Smith rispose lanciando le sue bacchette a Gallup, concludendo una brutta notte e un capitolo ancora più brutto nella storia della band.

 

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