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Archivio per dicembre 4, 2021

Culture e pratiche di sorveglianza. Costruzione identitaria e privacy tra rassegnazione digitale e datificazione forzata – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione di un robusto discorso sulla sorveglianza in atto sia sul mondo web che nella cosiddetta realtà usuale. A cura di Gioacchino Toni; un estratto:

Dal 2019 Amazon raccoglie informazioni fisiche ed emotive degli utenti attraverso la profilazione della voce, mentre Google ed Apple stanno lavorando da tempo a sensori in grado di monitorare gli stati emotivi degli individui e tutti questi dati vanno ad aggiungersi a quelli raccolti a scopo di profilazione quando si cercano informazioni sulla salute su un motore di ricerca. Come non bastasse, le Big Tech affiancano alla raccolta dati sulla salute ingenti investimenti nell’ambito dei sistemi sanitari. Qualcosa di analogo avviene nel sistema scolastico-educativo ed anche in questo caso le grandi corporation tecnologiche hanno saputo approfittare dell’emergenza sanitaria per spingere sull’acceleratore della loro entrata in pompa magna nel sistema dell’istruzione.
I media occidentali da qualche tempo danno notizia con un certo allarmismo del sofisticato sistema di sorveglianza di massa e di analisi dei dati raccolti sui singoli individui e sulle aziende messo a punto dal governo cinese tra il 2014 e il 2020 al fine di assegnare un punteggio di “affidabilità” fiscale e civica in base al quale gratificare o punire i soggetti attraverso agevolazioni o restrizioni in base al rating conseguito. All’interesse per il sistema di sorveglianza cinese non sembra però corrispondere altrettanta attenzione a proposito di ciò che accade nei paesi occidentali, ove da qualche decennio «governi e forze dell’ordine stanno utilizzando i sistemi IA per profilarci, giudicarci e determinare i nostri diritti» (p. 122), impattando in maniera importante soprattutto sul futuro delle generazioni più giovani.
Sebbene non sia certo una novità il fatto che governi e istituzioni raccolgano dati o sorveglino i comportamenti dei cittadini, la società moderna ha indubbiamente “razionalizzato” tale pratica soprattutto in funzione efficientista-produttivista rafforzando insieme alla burocrazia statale gli interessi aziendali. In apertura del nuovo millennio, scrive Barassi, anche sfruttando l’allarmismo post attentati terroristici che hanno colpito gli Stati Uniti e l’Europa, molti governi hanno iniziato ad integrare le tecnologie di sorveglianza quotidiana dei dati con i sistemi di identificazione e autenticazione degli individui.

Ameli Paul – Voce (Official Music Video) [Drosssel]


Nell’infezione psichica trovi l’acido di consapevolezze surreali.

Con il lapis #13: Ksenja Laginja, Ventitré modi per sopravvivere – Poetarum Silva


Su PoetarumSilva un post di Annamaria Curci che analizza Ventitré modi per sopravvivere, silloge poetica di Ksenja Laginja uscita per la collana VersiGuasti di Kipple Officina Libraria, curata da Alex Tonelli. Un estratto:

Il sedicesimo dei testi che compongono la raccolta di Ksenja Laginja, Ventitré modi per sopravvivere, si richiama, come informa la nota a piè di pagina e come in parte svela il secondo verso, tutto in corsivo, alla funzione del numero 23 nel protocollo Telnet. Nel contesto qui indicato, il numero, che ritorna in questa raccolta in tante declinazioni, è il numero di porta.
Si può affermare che ciascuna delle ventitré declinazioni indichi una possibile «porta», o meglio una chiave di accesso a essa.
Si tratta, come chiarisce la citazione in epigrafe dalla Tabula smaragdina di Ermete Trismegisto – «Sic Mundus Creatus Est» – di una porta d’ingresso a un’altra dimensione, di una porta che non precluda, tuttavia, la comunicazione tra più livelli, piani temporali e ‘presenze’.
La ricerca ne risulta così evidenziata, moltiplicata, riferita, con notevole frequenza, a un collettivo «noi». Essa segue vie molteplici, non solo esoteriche, benché il motto precedentemente citato possa far ritenere (erroneamente) che il percorso sia riservato solo agli iniziati, a pochi eletti.
Non è così. Non solo c’è un ascolto «oltre la soglia», ma la diversità di vie scelte, i passaggi di stato, le trasmutazioni, aprono la complessità, la estendono.
I versi brevi, densi, precisi ed essenziali – Alex Tonelli scrive a ragione, nella nota introduttiva, di una poesia diversa da quella che conosciamo da pubblicazioni precedenti e da altri scritti inediti; qui la poesia si fa, da narrativa, epigrammatica – si fanno medium non solo per ventitré possibili declinazioni numeriche, alchemiche, matematiche, matematiche, filosofiche, storiche, biologiche, fisiche, geometriche, simboliche del numero 23, ma anche per itinerari di conoscenza che passano per un pullulare di domande.

Dettagli dell’insieme banditesco


Pochi dettagli si rivelano come essenziali, come quelli che percepisci osservando sotto il tuo limite sensoriale ciò che hai intorno.

Il legame tra guerra e Speed – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo che indaga il ruolo che le anfetamine hanno avuto dalla Seconda guerra mondiale in poi, con i nazisti investiti pesantemente dall’uso smodato di quegli stimolanti (un po’ come la cocaina nel mondo iperliberista) e che hanno segnato alla fine il destino di quella guerra e dei loro protagonisti, animati da una furia disumana di cui le anfetamine penso siano state concause. Un estratto:

L’ideologia nazista fu integralista nelle sue posizioni contro la droga. L’uso sociale di stupefacenti era considerato tanto un segno di debolezza personale quanto un simbolo del declino morale del paese sulla scia della traumatica e umiliante sconfitta nella Prima guerra mondiale. Il consumo diffuso di droghe nella Germania di Weimar era visto come un’abitudine decadente, edonistica e abietta, che minacciava di avvelenare la “razza superiore” ariana. I tossicodipendenti non solo erano stigmatizzati e internati, ma potevano affrontare punizioni severe, tra cui la sterilizzazione forzata e la deportazione nei campi di concentramento. Nella propaganda nazista, gli ebrei erano raffigurati come dediti all’abuso e allo spaccio di stupefacenti, e dunque come una minaccia alla purezza della nazione.
Le metamfetamine rappresentavano però l’eccezione preferita. Se altre sostanze erano proibite o sconsigliate, le metamfetamine furono pubblicizzate come prodotto miracoloso non appena apparvero sul mercato alla fine degli anni Trenta. In effetti, la pillolina era la droga perfetta per i seguaci di Hitler: “Germania, svegliati!”, avevano ordinato i nazisti. Energetico capace di stimolare la fiducia in se stessi, la metamfetamina faceva il gioco dell’ossessione del Terzo Reich per la superiorità fisica e mentale. In netto contrasto con droghe come l’eroina o l’alcol, le metamfetamine non avevano a che fare con il piacere e l’evasione. Piuttosto, venivano assunte per massimizzare attenzione e vigilanza. Gli ariani, nell’ideologia nazista incarnazione della perfezione umana, ora potevano persino aspirare a diventare superuomini, e in quanto superuomini potevano trasformarsi in supersoldati. “Non abbiamo bisogno dei deboli”, dichiarò Hitler, “vogliamo solo i forti!”. Le persone deboli prendevano droghe come l’oppio per evadere; le persone forti prendevano metamfetamine per sentirsi ancora più forti.

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