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Il legame tra guerra e Speed – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo che indaga il ruolo che le anfetamine hanno avuto dalla Seconda guerra mondiale in poi, con i nazisti investiti pesantemente dall’uso smodato di quegli stimolanti (un po’ come la cocaina nel mondo iperliberista) e che hanno segnato alla fine il destino di quella guerra e dei loro protagonisti, animati da una furia disumana di cui le anfetamine penso siano state concause. Un estratto:

L’ideologia nazista fu integralista nelle sue posizioni contro la droga. L’uso sociale di stupefacenti era considerato tanto un segno di debolezza personale quanto un simbolo del declino morale del paese sulla scia della traumatica e umiliante sconfitta nella Prima guerra mondiale. Il consumo diffuso di droghe nella Germania di Weimar era visto come un’abitudine decadente, edonistica e abietta, che minacciava di avvelenare la “razza superiore” ariana. I tossicodipendenti non solo erano stigmatizzati e internati, ma potevano affrontare punizioni severe, tra cui la sterilizzazione forzata e la deportazione nei campi di concentramento. Nella propaganda nazista, gli ebrei erano raffigurati come dediti all’abuso e allo spaccio di stupefacenti, e dunque come una minaccia alla purezza della nazione.
Le metamfetamine rappresentavano però l’eccezione preferita. Se altre sostanze erano proibite o sconsigliate, le metamfetamine furono pubblicizzate come prodotto miracoloso non appena apparvero sul mercato alla fine degli anni Trenta. In effetti, la pillolina era la droga perfetta per i seguaci di Hitler: “Germania, svegliati!”, avevano ordinato i nazisti. Energetico capace di stimolare la fiducia in se stessi, la metamfetamina faceva il gioco dell’ossessione del Terzo Reich per la superiorità fisica e mentale. In netto contrasto con droghe come l’eroina o l’alcol, le metamfetamine non avevano a che fare con il piacere e l’evasione. Piuttosto, venivano assunte per massimizzare attenzione e vigilanza. Gli ariani, nell’ideologia nazista incarnazione della perfezione umana, ora potevano persino aspirare a diventare superuomini, e in quanto superuomini potevano trasformarsi in supersoldati. “Non abbiamo bisogno dei deboli”, dichiarò Hitler, “vogliamo solo i forti!”. Le persone deboli prendevano droghe come l’oppio per evadere; le persone forti prendevano metamfetamine per sentirsi ancora più forti.

Il chimico tedesco Friedrich Hauschild era a conoscenza della Benzedrina, l’amfetamina americana, fin da quando era stata usata come sostanza dopante ai Giochi Olimpici di Berlino nel 1936. L’anno seguente riuscì a sintetizzare la metamfetamina, cugina stretta dell’amfetamina, lavorando per la Temmler-Werke, compagnia farmaceutica con sede a Berlino. La Temmler-Werke cominciò a vendere la metamfetamina con il marchio Pervitin nell’inverno del 1937. In parte anche grazie all’aggressiva campagna pubblicitaria dell’azienda, il Pervitin divenne famoso in pochi mesi. Le compresse erano estremamente popolari e potevano essere acquistate in farmacia senza prescrizione. Si potevano addirittura comprare scatole di cioccolatini con l’aggiunta di metamfetamina. Ma l’impiego più rilevante di questa droga era ancora di là da venire.
Il dottor Otto F. Ranke, direttore dell’Istituto di fisiologia generale e della difesa (una sezione dell’Accademia medica militare), nutriva molte speranze che il Pervitin portasse grandi benefici sul campo di battaglia. Il suo obiettivo era sconfiggere il nemico grazie a soldati chimicamente potenziati, in grado di dare alla Germania un vantaggio militare combattendo più a lungo e con maggior forza rispetto agli avversari. Dopo aver testato la droga su un gruppo di ufficiali medici, Ranke si era convinto che il Pervitin sarebbe stato “Una sostanza eccellente per risollevare una truppa stanca. […] Si comprende bene quale straordinaria importanza militare avrebbe se si riuscisse a eliminare temporaneamente la stanchezza naturale di una truppa grazie a misure mediche”. E concluse che si trattava di “Una sostanza di grande valore militare”. Aiutò anche il fatto che le pillole di metamfetamina fossero piuttosto economiche da produrre, e le sostanze chimiche di base facilmente accessibili. La produzione di questa droga non richiedeva materie prime importate, rivolgendosi invece interamente all’industria farmaceutica nazionale. Il caffè, l’altro principale stimolante usato per combattere il sonno e la stanchezza, era molto più costoso, e in seguito diventò scarso per i blocchi alle importazioni durante la guerra. E in quanto sostituto del caffè, la metamfetamina poteva essere aggiunta a bevande calde similari.
Lo stesso Ranke era un consumatore regolare, come riporta nel suo diario medico e nelle lettere del periodo bellico. A proposito della droga scrisse a un collega parole entusiastiche: “Agevola […] molto chiaramente la concentrazione e dà la sensazione di poter svolgere con facilità i compiti più difficili. Non si sono osservati danni permanenti nemmeno in caso di sovradosaggio. […] Con il Pervitin si riesce senza problemi a lavorare dalle 36 alle 40 ore senza sentire in alcun modo la stanchezza”. Questo permetteva a Ranke di lavorare giorni consecutivi senza dormire, e la sua corrispondenza indica che sempre più ufficiali facevano la stessa cosa: trangugiare pillole per riuscire a gestire le esigenze delle loro mansioni.

Nel 1938 gli ufficiali medici della Wermacht somministrarono il Pervitin ai soldati della III divisione corazzata durante l’occupazione in Cecoslovacchia. Ma fu l’invasione della Polonia nel settembre 1939 il primo vero test militare sul campo della droga. A ottobre la Germania riuscì a sfondare nel territorio del vicino orientale, e 100.000 soldati polacchi furono uccisi durante l’attacco. Migliaia di civili polacchi avrebbero perso le loro vite prima della fine dell’anno. L’invasione lanciò una nuova forma di guerra meccanizzata, il Blitzkrieg. La “guerra lampo” insisteva sulla velocità e la sorpresa, cogliendo il nemico alla sprovvista grazie all’inedita rapidità dell’attacco e dell’avanzata meccanizzata. Si basava sull’ingegneria tedesca incarnata dalle divisioni Panzer e dai bombardieri in picchiata Stuka, così come sulla farmacologia tedesca incarnata dal Pervitin. L’anello debole nella strategia del Blitzkrieg erano i soldati: esseri umani, non macchine, che come tali pativano la stanchezza. Avevano bisogno di riposo e sonno regolari, il che ovviamente rallentava l’avanzata militare. È qui che entrò in gioco il Pervitin: parte della velocità del Blitzkrieg derivava letteralmente dallo speed. Come ha affermato lo storico della medicina Peter Steinkamp, “Il Blitzkrieg fu guidato dalla metamfetamina. Per non dire che fu fondato sull’amfetamina”.
Nell’ambito del piano d’invasione, la distribuzione di pillole di metamfetamina non era sistematica, ed era invece lasciata ai singoli comandanti, ufficiali medici e soldati. Nel corso dell’avanzata, le notizie sull’uso della droga sul campo di battaglia arrivavano con il contagocce. Secondo un referto medico dell’VIII divisione Panzer: “Esperienza personale molto positiva. […] Scomparsa dei momenti di depressione”. La III divisione Panzer riferiva: “Euforia diffusa, aumento dell’attenzione, evidente miglioramento delle prestazioni. Facilità nello svolgere i propri compiti, palese effetto eccitante, superamento della depressione, ritorno a condizioni d’umore normale”.
Le unità corazzate sembravano beneficiare in modo particolare degli stimoli della metamfetamina. “Tutti vivi e vegeti, disciplina eccellente. Leggera euforia e dinamismo. Alti livelli di coraggio. Nessun incidente. Effetto duraturo. Dopo l’assunzione di quattro compresse visione doppia e colori accentuati”. Per di più, “La sensazione di fame regredisce. Un aspetto particolarmente vantaggioso è l’insorgenza di una decisa voglia di fare. L’effetto è così inequivocabile che non può essere solo frutto dell’immaginazione”. Un ufficiale della Sanità del 19° Corpo d’armata riferì entusiasta: “Sono convinto che, quando è richiesto un grosso sforzo, dove si deve tirar fuori qualcosa anche dall’ultimo della squadra, una truppa rifornita di Pervitin è superiore a un’altra. Il medico della truppa che ha facoltà di firma ha pertanto già passato un ordine scritto di Pervitin”. Un altro rapporto recitava: “Altrettanto evidente è stato il miglioramento della prestazione dei conducenti dei mezzi corazzati e degli ufficiali della Panzerwaffe durante i lunghi combattimenti dal 1° al 4 settembre e dei reparti di ricognizione, che hanno fatto uso con successo di questo farmaco durante i lunghi spostamenti notturni, e per mantenersi svegli e aumentare l’attenzione durante le operazioni delle pattuglie di esplorazione”. E aggiungeva: “Vale soprattutto la pena di evidenziare l’eccellente effetto sull’operatività degli ufficiali dello stato maggiore di divisione, sottoposti a forte stress, che senza eccezioni hanno riconosciuto il miglioramento soggettivo e oggettivo delle loro prestazioni prodotto dal Pervitin”.

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