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L’opportunità pandemica | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com, nell’ambito di Delos231, un mio articolo sulla situazione sociopoliticoeconomica globale, già apparso sul primo numero della rivista Silicio diretta da Stefano Spataro: L’opportunità pandemica.
Incollo integralmente:

Il quadro sociale che si delinea nello scorcio finale di questo 2021 è deprimente, ma per parafrasare una frase fatta, era una morte annunciata.
La recrudescenza del sistema liberista era ampiamente prevista, dopo uno stop di quasi due anni al suo unico motivo di esistenza, “il mercato si regolamenta da sé e non ha bisogno di norme, ma di una crescita infinita”, l’organismo economico che governa ogni nazione ha dovuto in qualche modo inchinarsi ai tempi e modi della pandemia da Covid-19, ma soltanto perché un’alta mortalità umana avrebbe seriamente compromesso la sua forza lavoro, e quindi la capacità di risollevarsi dalla depressione produttiva. Chi conosce la bestia socioeconomica liberista sapeva già che sarebbe stata solo una questione di tempo, e si sarebbe ripresa con gli interessi quello che a sua discrezione riteneva tempo e profitto perso.
Abbiamo sotto gli occhi cos’è successo nell’ultimo anno: la corsa spasmodica verso uno o più vaccini, al solo scopo di rendere di nuovo percorribile l’infinita produzione di beni e bisogni, e il ricorso a regolamentazioni di accesso ai luoghi di lavoro e del consumo affinché questi fossero sanificati e resi sicuri dal Covid. Soprattutto è evidente la corsa per riprendere e superare a qualsiasi costo, al più presto, i ritmi produttivi prepandemia, perché un’opportunità come quella della ripartenza il Mercato non l’avrà più per chissà quanto tempo.
Fine.

Non c’è altro da dire sul tema diritti/doveri/tutele/quant’altro del mondo del lavoro e della produzione. Scannarsi su ideologie che sanno di specchietto per le allodole, come il green pass, è soltanto un perdere di vista gli obiettivi che contano, e lo spaventoso incremento dei morti sui luoghi di lavoro sono lì a testimoniarlo.
Guardatevi in giro, o in voi stessi: durante la pandemia quanti hanno sperimentato una riduzione dell’infernale ritmo di lavoro? Quanti hanno lavorato da casa? Quanti hanno capito, in questi quasi due anni, che la vita non è solo produzione e rincorsa a beni inarrivabili per creare di più, avere di più, mostrare di più, stressarsi di più, morire di più? E quanti lavorando da casa o in luoghi rimasti aperti per garantire la sopravvivenza del sistema economico – e per prevenire rivolte – hanno dovuto operare di più?
Due facce della stessa medaglia; due aspetti che significano una sola cosa: il sistema sociopoliticoeconomico mondiale è malato, ma non può allentare il ritmo produttivo. È stato causa della stessa pandemia, scoppiata perché endemica a un sistema di sfruttamento che, viaggiando su scala planetaria, ha favorito l’esplosione dei virus da spillover, veicolandolo con i consumi e i viaggi d’affari; questo sistema però non può regredire, pena la sua stessa fine.
Il liberismo non può rimanere in stasi, deve perennemente espandersi; avete mai pensato al perché alcuni dei più audaci capitalisti mondiali corrano verso le spazio? Forse perché il Mercato lassù sarebbe praticamente infinito? Pensateci, convincetemi che ci siano altri motivi per questa corsa allo profondità siderali…
L’umanità è dominata dal Profitto, come mai prima; basta interpellare la Storia per capire che questi nostri decenni rappresentano l’ultimo stadio di una rincorsa cominciata quasi mille anni fa, usando le modalità di conquista care all’Impero Romano. I miliardi di attuali abitanti della Terra rappresentano un’occasione unica di arricchimento (per tutti, anche per i diseredati, pure per i peones che possono democraticamente scalare i vertici delle banche e delle multinazionali come squali, senza remore o princìpi). Lo sfruttamento delle risorse planetarie procede a un ritmo mai visto; pensate, ai tempi imperiali di Roma la popolazione raggiungeva circa cento milioni di abitanti, e tra i ghiacci polari si è stratificato l’avvelenamento da piombo che quella civiltà ha prodotto; ora sulla Terra siamo sei o sette miliardi, il sistema produttivo è un’inesorabile macchina da guerra che uccide centinaia di miliardi di esseri viventi all’anno – parlo dello sfruttamento animale, che come dicevo è uno dei veicoli attraverso cui il Covid si è diffuso – e prosciuga le risorse naturali producendo chimica e degrado ambientale senza precedenti: la calcolate voi la spaventosa proporzione che ne risulta?
Abbiamo una sola strada davanti a noi, per preservare innanzitutto il nostro spazio interiore dall’aggressione liberista, poi per coltivare la nostra essenza e mitigare l’aggressività tipica dell’umanità, e infine per difendere la nostra casa planetaria, destabilizzare le potenti pressioni di un mondo economico inumano che vive solo di business, mercato, profitto, proiezioni – e sì, nemmeno più di soldi, perché quelli li ha uccisi Nixon mezzo secolo fa, staccando il valore del dollaro dall’oro.
Ne risulta che l’unica seria via d’uscita è la decrescita. L’unico modo per riprenderci la nostra vita è consumare meno, avere meno pretese, pensare più a cosa abbiamo di vivo dentro.
Per iniziare il cambiamento, l’idea di spegnere i televisori è una buona soluzione: la pubblicità finirà presto di fare effetto su di noi, mentre le notizie sarà possibile apprenderle tramite le agenzie stampa; smetterla poi coi nazionalismi è un altro buon passo, perché quel tipo di pensiero è foriero di fascismi di risulta, e perché non ha senso attaccarsi a qualcosa che non è nostro. È importante anche disamorarsi dal denaro e capire quali sono le effettive necessità fisiche e spirituali, così da basare la propria esistenza su parametri sostenibili e cercare di guadagnare il giusto, senza sopraffazioni, senza ansie, perché per vivere bene basta davvero poco; infine educare i nostri figli a questi principi non farà altro che smontare il competitivo sistema liberista agli occhi del futuro e a quel punto, quasi la metà del condizionamento che ci stringe oggi come una morsa sarà stato allentato, da lì fluiranno naturalmente le buone abitudini: non c’è davvero alcun bisogno di mantenersi agonistici, arroganti e crudeli in un ecosistema che ci considera a malapena come degli ospiti indesiderati.
La corsa al profitto non ci salverà dalla fine, né ci preserverà da una catastrofe planetaria (noi che amiamo la SF conosciamo benissimo la storia dell’asteroide impazzito che ci cade in testa, no?); il sistema distopico alla Huxley che ci strangola con una risata, che ci avvelena prima l’anima e poi il corpo, va annullato e reso inerte: possiamo farlo con la nostra testa e con la consapevolezza che è un processo giusto e naturale, dobbiamo essere coscienti che quella è la via corretta perché, dopo tutto, basta poco per aprire una crepa nell’universo liberista e la pandemia ci ha offerto una magnifica, terribile e tragica occasione per farlo: non sprechiamola.

Devi essere pazzo, devi avere un vero bisogno
devi dormire sulle dita dei piedi e quando sei per strada
devi essere in grado di scegliere la carne facile a occhi chiusi
devi colpire al momento giusto, senza pensare
e dopo un po’ potrai lavorare sui punti per lo stile
come la cravatta del club e una ferma stretta di mano
un certo sguardo negli occhi e un sorriso facile
per avere la fiducia delle persone a cui menti
mettendo il coltello nella piaga.

Nascondi la testa nella sabbia
solo un altro vecchio triste
tutto solo e morente di cancro.

Dogs – Pink Floyd

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