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Archivio per gennaio 6, 2022

Embrace Our Nature: Selected Works 2012 – 2013 (Full Album) (Post-Industrial / Experimental Electro)


Forme di delirio non istituzionalizzate.

Ambientazioni e luoghi fantasy #2: Thanatolia – Intervista ad Alessandro Forlani e Lorenzo Davia


Su HyperBorea una bella intervista ad Alessandro Forlani e Lorenzo Davia sulle loro creazioni letterarie, assai particolari e non ascrivibili a un solo genere ma, piuttosto, a un esperimento per riscriverne (non reinterpretarne) molti; un estratto:

Il genere fantasy è un modo di rinnovare miti e archetipi antichi, anche tramite i suoi luoghi? Una mappa, un mondo può rappresentare il mondo psichico interiore dell’autore o vi è un completo distacco tra il romanzo e l’autore?

Alessandro: Credo che tutto ciò dipenda solo dall’autore. C’è appunto chi si pone come scopo quel rinnovare miti e archetipi antichi cui tu ti riferisci, c’è invece chi persegue il “semplice” intrattenimento – e ciò potrebbe anche prevedere il dissacrare quegli archetipi e miti.  Una “mappa” può essere allo stesso modo una forma di rappresentazione dell’Io (di me, per esempio, hanno detto che scrivo “di labirinti e deserti”), una insolita, parodistica, metaforica “veduta” del nostro mondo oppure un foglio esagonato per avventure da Advanced D&D.

Lorenzo: Penso che l’autore crei la sua storia fantasy in primo luogo nella sua mente; una mappa del mondo fantasy quindi risente di come la mente dell’autore è abituata a ed è capace di mappare l’ambiente circostante. Culture diverse si creano mappe mentali diverse dello spazio che occupano nel mondo. Esistono perciò diverse concezioni di spazio: c’è quello mitologico, che sottende a uno schema concettuale dell’esistenza; c’è quello pragmatico, dove vi avvengono le attività pratiche.
Lo spazio mitologico, a sua volta, può essere di due tipi: una zona sconosciuta attorno allo spazio pragmatico conosciuto, il famoso Hic Sunt Leones, oppure un luogo separato ma appartenente alla visione del mondo, per esempio l’Aldilà di molte culture. Questi modi di rappresentare lo spazio e i luoghi reali influenzano l’autore nella sua creazione degli spazi e luoghi immaginari. Ne influenza anche la rappresentazione del tempo, fortemente connessa con quella dello spazio. I Pigmei del Congo – che vivono tutta la loro vita nella foresta, senza mai vedere il cielo, senza mai vedere uno spazio aperto, vivono in un luogo che non cambia – hanno una concezione del tutto diversa del tempo e la loro mitologia (e questo è l’elemento che ci interessa dal punto di vista narrativo) è priva di qualsiasi storia sull’inizio e la fine del mondo.

ZEN E FANTASCIENZA | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani


Sul blog di Marco Milani una dissertazione in bilico tra zen e SF; vi lascio ad alcune sue considerazioni:

Cos’hanno in comune zen e fantascienza? Tutto e niente. Sono entrambi percorsi di ricerca e quindi ‘liberi’ di poter essere tutto e niente, e volendo, di non far perdere tempo in dubbi e discussioni che non hanno nulla a che vedere in relazione a ciò che non interessa, andando per la loro semplicistica direzione. Hanno la capacità di attuarsi entrambe a livello mentale e non essere fisicamente riscontrabili, anche se il ‘crederci’ e la possibilità di realizzarsi (l’una spiritualmente, l’altra fisicamente) le rendono veritiere e quindi accettabilissime. Restiamo quindi in ambito ideologico, applichiamolo a noi stessi, e attraverso queste ‘nostre’ idee possiamo giungere a ‘svestire’ il potere creativo dei nostri pensieri, liberandone il potenziale a cambiare in meglio la nostra esistenza apprendendo a sostentarci di pensieri positivi.
Un appunto sul termine zen, che a voler essere pignoli sarebbe solo la sintesi, riduttiva, recente (però molto meno dell’iperusato new-age), giapponese, per indicare una linea di pensiero spirituale di parecchio più antico (eterna?) e non locabile in un unico ambito e tempo.
Dico zen e penso al passato, dico fantascienza e la accosto al futuro. La coscienza globale che ci accompagna commette un errore (uno dei moltissimi) rimanendo statica su questi clichè. I vimana che sfrecciano nei cieli dell’India (stante i Veda, le Upanishad, il Mahabharata e compagnia bella dei miti Indù) sono veramente passato remoto? Non fantascienza? Lo scorrere del tempo potrebbe benissimo essere come il criceto che cammina nella sua ruota, che ogni pochi passi ritocca lo stesso punto e così prosegue a oltranza. Ovvero il passato potrebbe essere il futuro o il trascorrere del tempo (che non esiste, stando in tematica zen) è solo fotogrammi differenti di un’unica immobile eternità. E al termine ‘fotogrammi’ non riesco a non soffermarmi su un’associazione che esce spontaneamente e non è per nulla fuori luogo: simbologia. Un simbolo, che sia un’immagine o un oggetto collegato a un archetipo, anche in forma di espressione verbale o singola parola o singolo suono (vedi mantra), svolge la mansione di unificare il mondo esteriore (di simbologia materiale ma con un’accezione interiore) in una configurazione percettiva spirituale, assolutamente intuitiva, in uno stato totalmente cosciente. Per questo il simbolo ha il compito intrinseco evocativo verso un avvenimento interiore, e spronato da un orientamento esterno, di unificazione. L’universo della materia fuso con quello dell’anima umana (che è anche emozione, spirito e pensiero).

Il messaggio


Tra le pieghe dell’orizzonte, un messaggio psichico di olografia.

I libri che hanno ispirato Matrix | Bistrot dei Libri


Sul Bistrot dei Libri un post che serve a rinfrescarci la memoria sulle ascendenze letterarie di Matrix, la saga cinematografica appena giunta al quarto capitolo. Un estratto:

A cavallo tra cyberpunk e fantascienza, Matrix si basa su un’idea di fondo: niente è reale, tutto è creato in maniera fittizia dalle ‘macchine’ per tenere buoni gli esseri umani e fargli produrre tanta bella energia che le suddette macchine utilizzano per il loro sostentamento.
Poi la trama è ben più complicata di così, c’è di mezzo un eletto e un bel po’ di altre cosette interessanti, ma restiamo fermi sulle fondamenta del mondo matrice: da dove viene questa idea? Quali le fonti di ispirazione? In particolare, ci chiediamo: quali libri hanno ispirato Matrix?

L’ispirazione primaria arriva indubbiamente dall’antichità, in particolare dal Mito della Caverna di Platone. La trama del film iniziale delle Wachowski potrebbe davvero sembrare una versione moderna e fantascientifica del celebre mito classico.
Andiamo avanti. Nella scena iniziale del primo film il protagonista, ancora nei panni di Thomas Anderson, vende un disco contenente un software pirata pescandolo da una scatola a forma di libro sulla cui copertina, se vi soffermate a osservare, potete leggere ‘Simulacri e Impostura‘ di Jean Baudrillard

Decades

by Jo & Ju.

The Paltry Sum

Detroit Richards

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Ovvero come superare l'ombra, la curva della luna, il limite delle stelle (again)

AUACOLLAGE

Augusta Bariona: Blog Collages...Colori.

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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