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Archivio per Maggio 2, 2022

L’età degli imperatori per adozione – Studia Humanitatis – παιδεία


Su StudiaHumanitatis un lungo resoconto di quella che fu l’età d’oro dell’Impero Romano, il periodo che va da Nerva fino a Marco Aurelio compreso, quando il principato era assegnato per adozione – figli non biologici. Si va dal 96 d.C. al 180, e vale la pena leggere la storia minuta tratteggiata nel post; un estratto:

Il periodo che comincia con il principato di Nerva (96) e arriva fino alla morte di Commodo (192) è – se si eccettuano gli ultimi dodici anni, quelli, appunto, del principato di Commodo! – un secolo intero di stabilità, che non ha uguali (per durata e benefici effetti) in nessun altro periodo della storia romana. Se il primo secolo dell’Impero era stato caratterizzato da tensioni e conflitti di governo, il secondo è contraddistinto da una sostanziale uniformità di conduzione del potere. Ormai saldo nei suoi confini, consapevole della sua grandezza, capace di romanizzare intimamente le genti assoggettate nei secoli, l’Impero sembrava effettivamente tutto pervaso di iustitia e humanitas, quale nessun’altra espressione politica antica conobbe mai. Gli imperatori che si succedettero nell’arco di tempo considerato fecero sincera professione di mitezza e di generosità e alcuni di loro furono addirittura fini intellettuali, di cultura estremamente aristocratica.
Il Senato, di fatto ormai esautorato, ritrovò una sua parvenza di potere nei confronti dell’imperatore e finì per adattarsi a un ruolo limitato, o meglio subordinato, ma non più esposto a quelle aggressioni insultanti e violente che avevano segnato tanto negativamente il governo dei Caesares del I secolo.

Il problema della successione dei principi trovò, dunque, una soluzione soddisfacente nel sistema dell’adozione: e questo garantì, almeno fino a Marco Aurelio, una serie di imperatori dotati di alte qualità personali. La stabilità raggiunta dall’ordinamento governativo attenuò quello che era stato l’assillo continuo di congiure e ribellioni gestite dai grandi generali dell’esercito, pronti a servirsi della propria forza militare per realizzare personali ambizioni di potere; e consentì anche agli stessi principi di procedere a riforme istituzionali e sociali prima del tutto inattuabili. In varia misura, ma con costanza, i provinciali furono ammessi a cariche pubbliche di prim’ordine, il che mostra come l’Impero sapesse valersi assennatamente di tutti gli uomini abili e onesti. E perciò tutti sentivano in Roma la loro patria e dalle più lontane regioni guardavano a lei come alla μήτηρ καὶ πατρὶς κοινὴ πάντων («madre e patria comune di tutti») e pregavano, come nell’encomio Εἰς Ῥώμην (Or. 26) del retore asiatico Publio Elio Aristide, che essa durasse in eterno. Fu questo pure il periodo in cui procedette instancabile l’opera di trasformazione dei centri urbani, processo che giustamente è stato definito «urbanizzazione dell’Impero», ma fu anche l’epoca in cui strade, commerci e opere pubbliche raggiunsero il massimo sviluppo.

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Il sangue delle madri di Francesca Cavallero | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’uscita su Urania Jumbo di un nuovo romanzo di Francesca Cavallero, già vincitrice dell’omonimo Premio (di cui ne è in qualche modo il seguito): Il sangue delle madri. Complimenti a Francesca, mentre vi lascio alla sinossi:

Le Terre Erose. Chilometri e chilometri di area desertificata, una terra spremuta fino all’ultima goccia dalla voracità degli esseri umani di un futuro lontano. È qui, tra le esalazioni tossiche, le miniere e i pochi grumi di umanità, che i destini di tre donne s’intrecciano.
Nebra è una sopravvissuta, una nomade dai bracciali tintinnante e le cicatrici lucenti che vaga tra i campi profughi e le miniere facendo l’unica cosa che sa fare: aggiustare la carne e il metallo. E no, non è certo una buona samaritana: basta rifiutarle il giusto compenso per capire che non è una con cui scherzare, se si tiene alla pelle… e ai propri innesti cybernetici.
Sya le Terre Erose le guarda dall’alto, con la sua uniforme impeccabile da comandante e il suo chignon stretto sulla nuca. Ma sebbene appartenga ai Lawrence, una delle famiglie più importanti di Morjegrad, non si è mai chiusa in una stanza d’oro. Proprio da suo padre ha imparato che le mani bisogna sporcarsele, per mantenersi stretti i privilegi. E che il prezzo da pagare è alto. E poi c’è Nadja, una cyborg fuggiasca di altissimo livello. Naufraga delle stelle, si risveglia con pochi brandelli di memoria, che dovrà rimettere insieme per capire da cosa stia fuggendo, e soprattutto verso quale meta.
Tra inquietanti esperimenti segreti, deflagranti attentati spaziali, opere d’arte fatte di carne e di innesti e luminose biblioteche della memoria, preparatevi a un’avventura distopica mozzafiato. Perché al di là della cortina di nebbia bruciata che avvolge Morjegrad si spalanca una geopolitica fantascientifica d’ampio respiro, fatta di città stato in perenne tensione, tra il più bieco sfruttamento umano e bagliori di speranza che solo nel buio più cupo possono risplendere di una fuggevole, commovente bellezza.

Splash


La deflagrazione in frattali dei frattali.

“Regressus. I motivi economici della fine dell’impero romano d’occidente” di Pier Luigi D’Eredità – Letture.org


Su Letture.org un’intensa intervista al filosofo e storico economico Pier Luigi D’Eredità, che ha pubblicato Regressvs. I motivi economici della fine dell’Impero romano d’Occidente, uno studio che intreccia discipline e sensibilità fuori dal comune. Un estratto:

Lo storico tedesco Alexander Demandt ha individuato nella storiografia oltre 200 fattori potenzialmente responsabili della fine dell’impero romano d’occidente; come evidenzia il sottotitolo del libro, Lei ha invece inteso evitare ogni «determinismo storico» ricercando i “motivi”, piuttosto che le “cause”, del declino della pars Occidentis: quale processo condusse al tramonto di un dominio millenario?
Demandt ha stilato un elenco molto utile a rendersi conto dell’ampiezza del problema includendo fra i fattori, giustamente, anche atteggiamenti culturali e mentali. Proprio grazie alla quantità delle indicazioni di Demandt a mio parere si viene spinti a riflettere che la ricerca mono o oligocausale non ha un fondamento. È proprio il complesso di situazioni che hanno concorso allo sfaldamento della parte occidentale dell’impero che ci deve indurre a evitare di indugiare nel meccanismo causa-effetto, a vantaggio della spiegazione organica, dove ciascuna parte spinge (motus, motivo) in una direzione. Quando la spinta diventa consistente la possiamo assumere come elemento di spiegazione storica. Dal che la scelta di preferire l’espressione “motivi” a “cause”. Quanto al discorso sul “determinismo” a mio parere bisognerebbe semplicemente comprendere che ogni spinta ha un suo coefficiente di determinazione; tutto sta per uno storico (ed è il fascino di questo “mestiere”) nel sapere dosare l’incidenza e la portata delle spinte. Ogni ricerca storica deve ambire a cogliere spinte e fattori determinanti e non mi sento di dire, per questo motivo, che nel mio lavoro ho “inteso evitare ogni determinismo storico”, perché ne ho proposto semmai uno aperto e complesso.

Quale ruolo rivestivano la terra e l’agricoltura nel sistema economico e sociale romano?
Un ruolo assolutamente determinante. La potenza di Roma era strettamente legata a due fattori, la terra e l’esercito. Il ruolo sociale della funzione terriera era così profondo che dalle origini alla fine la proprietà terriera segnò profondamente la struttura dello Stato, in tutte le sue quattro forme (regno, repubblica, impero e dominato) e costituì la base anche della teoria del diritto che assegna non a caso alla proprietà il rango di diritto assoluto.

Quale ferrea logica presiedeva all’espansionismo militare romano?
La logica dell’utile. Con questo concetto però bisogna procedere con moltissima attenzione. Per “utile” non si deve intendere solo l’espressione di un vantaggio direttamente economico o addirittura finanziario ma la sintesi di una visione moto più ampia. Era “utile” difendere gli alleati quando il non farlo avrebbe indebolito il nomen romanum, la potenza di Roma. Una penetrazione militare nella Scozia più settentrionale e la costruzione lì di una piazzaforte non era “utile” perché ne derivassero seri vantaggi economici o gestionali ma metteva in chiaro che Roma non avrebbe consentito nel proprio territorio le consuete scorribande dei Caledoni o Pitti (diciamo gli antenati degli Scozzesi). “Utile” era dividere la figura del servo in diverse sotto-figure e consentire a non pochi di loro di lavorare, pagare le tasse e perfino riscattarsi. “Utile” era finanziarie spedizioni alle sorgenti del Nilo non per disegnare una nuova carta geografica del continente ma per capire se vi fossero fonti di reddito o addirittura miniere d’oro. E così via.

Quale debolezza caratterizzò sempre il sistema finanziario dell’impero romano?
La modesta conoscenza dei meccanismi che presiedono alla circolazione monetaria. Per secoli Roma praticò un’economia monetaria molto arcaica e quasi il baratto. Ancora oggi in italiano si adopera l’antico nome latino al posto della parola denaro o moneta e cioè pecunia, da pecus, pecora; oppure, al posto di “corrispettivo” o “stipendio” si dice ancora “salario”, dall’usanza romana di pagare con il sale un corrispettivo. Tutto ciò non “può” ma deve fare riflettere. Come deve fare riflettere la spaventosa disinvoltura con la quale nei secoli Roma, specie in occidente, variò il tenore della moneta togliendo sempre più oro o argento e sprofondando persino nella suberazione, cioè nel verniciare un a moneta di metallo bronzeo dandole un valore nominale simile a quello di un metallo nobile.

L’anniversario


Quando la struttura del ricordo diviene un flusso di emozioni, e sensazioni collegate, e delle strane estensioni della tua stessa esistenza: è già passato un anno, la banalità del dire che non sembra possibile si coniuga con la pratica disturbante della razionalità e del pragmatismo, solo che non saprei da dove cominciare per dire pieno che, banalmente nella forma, manchi sempre. Sempre…

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

Fantastici Stonati

Ci vuole molta fantasia per essere all'altezza della realtà

Decades

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Ovvero come superare l'ombra, la curva della luna, il limite delle stelle (again)

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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