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Archivio per giugno 15, 2022

È stato tutto inutile? Il valore delle battaglie perse in Valerio Evangelisti – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine continua l’onda lunga del ricordo di Valerio Evangelisti con un articolo che è, in realtà, un’esegesi della sua opera; vi lascio ad alcune righe esemplificative, che amplificano la portata del suo pensiero, attuale come non mai.

Nella poetica di Valerio Evangelisti i finali hanno un impatto estetico folgorante, ma anche un profondo significato politico: «Molti miei romanzi – dice in un’intervista – finiscono con una battaglia perduta che però vale pena di essere combattuta, perché già la battaglia è liberazione». Non si tratta di retorica del bel gesto che salva l’onore dei giusti dal fango della sconfitta, perché la narrazione delle avventure intraprese è capace di costituire una mitologia e un immaginario che possono risorgere nelle lotte future.
In “Sepultura”, uno dei quattro racconti della raccolta Metallo urlante (Einaudi, 1998), gli ultimi rappresentanti di una popolazione originaria brasiliana sono immersi fino alle ginocchia nell’ectoplasma, una sostanza organica che si fonde con le loro gambe impedendone il movimento. Questi prigionieri, tuttavia, utilizzano creativamente un altro composto chiamato squaglio, normalmente impiegato per le torture. Grazie a questo stratagemma entrano in simbiosi con l’ectoplasma ed evocano uno spirito appartenuto alla loro tribù morta suicida per protestare contro la distruzione della foresta amazzonica.

“Olavo vide il getto di colla erompere da Sepultura, come un pitone affamato e gigantesco avido di preda. Sotto l’urto, le pareti del carcere si sgretolarono, incise in tutta la loro ampiezza da fessure profonde”.

Le suggestioni sono molte. Lo squaglio, nella sua logica bifronte, può esser paragonato all’immaginario che in mani diverse è arma di dominio oppure di liberazione. L’ectoplasma, a sua volta, è la composizione di classe che può essere, in situazioni diverse, immobilizzante, oppure mobilitante. Infine lo spirito ancestrale simbolizza la memoria mitologica dei passati cicli di lotta.

“Il Babalaò si versò in gola un nuovo sorso di pemba. – Oshumare stanotte è scatenato, – mormorò con voce arrochita dall’alcol. – Nessuno lo potrà fermare.
Olavo alzò le spalle. – Sciocchezze. All’aria aperta la colla tornerà a solidificarsi. Vedi? Ha già smesso di fluire.
Il vecchio scrutò il buio rimpicciolendo gli occhi. – Vuoi dire che è stato tutto inutile? – chiese dopo un poco, tossicchiando piano.
– Inutile? No. Almeno abbiamo un carcere in meno -. Olavo si avviò alla porta. Mentre spalancava il battente tornò a girarsi verso il Babalaò. – Ti sembra poco?”.

Una struttura analoga è presente in Black flag (Einaudi, 2002). A tal proposito Fabio Ciabatti rileva che «l’arma utilizzata da Sheryl per sparare contro le mostruose forze dell’esercito statunitense è una vecchissima colt a tamburo dalla canna brunita molto lunga, curiosamente caricata a palle argentate, raccolta un attimo prima dalle mani di un giovane panamense ferito a morte che indossava una maglietta insanguinata con la scritta “Battallon de la dignidad”. Evangelisti non ce lo dice esplicitamente ma è chiaro che è la pistola di Pantera, passata di mano in mano per generazioni di resistenti! C’è dunque un filo rosso che unisce le lotte degli oppressi del passato e del presente. Un futuro possibile che è stato sconfitto nel passato può risorgere trasfigurato nel presente.»
Se questo avviene è grazie all’immaginario e alla narrazione che lo tramanda di generazione in generazione in un gioco di conservazione e trasformazione. Ecco perché la resistenza di fronte al mostro più orrendo non è mai inutile: «Se la causa è giusta, le battaglie perdute sono le più belle» dice un’adolescente irlandese a Pantera prima che entrambi si lancino contro le fila nemiche per ritardarne l’attacco e permettere ai rivoltosi di mettersi in salvo. È il finale del fantawestern Antracite (Mondadori, 2003) e siamo ai tempi della Comune di Saint Louis del 1877.

“Il cavallo accelerò l’andatura, tutto piegato in avanti. I soldati guardarono attoniti i folli che si gettavano contro di loro. Parevano non sapere che fare.
In quel momento Kate gridò, con la sua voce limpida: «Viva i Mollies! Viva l’Irlanda!»
Il sorriso di Pantera si allargò. Sollevò la pistola e sparò un colpo verso le mitragliatrici. Poi un altro. Poi vuotò l’intero caricatore”.

Oltre l’antropico


Aspetto di essere attirato dalle falene della psiche morbida, istanti di un groviglio esistenziale che va oltre l’antropico.

Il reale non è razionale ma piuttosto paradossale – Quaderni d’Altri Tempi


Su QuaderniAltriTempi un lungo post di Roberto Paura che analizza la filosofia di Francesco D’Isa – tra i primi sostenitori del nascente connettivismo di allora – che risente di buddismo, di Carlo Rovelli, di Fisica quantistica e concetto del reale. Un estratto:

Con L’assurda evidenza, D’Isa riparte dai temi del suo romanzo La stanza di Thérèse (2017), nel quale, assumendo i panni dell’eroina eponima volontariamente rinchiusasi in una stanza d’albergo per mettere ordine nel suo caos mentale e comunicando con la sorella solo attraverso lettere, affrontava i paradossi dell’infinito. Nulla di più facile, per la ragione umana, che smarrirsi di fronte al concetto di infinito: “Una volta pensata la domanda, non c’è via di ritorno”, scriveva Thérèse/D’Isa. Il riferimento principale di quel libro erano gli studi del matematico Georg Cantor, che aveva reso pensabile l’infinito all’interno della matematica attraverso l’invenzione dei numeri transfiniti, inizialmente poco apprezzati dai suoi colleghi ma poi rivelatisi fondamentali per la teoria degli insiemi sulle cui basi è stata costruita la matematica del XX secolo, insieme alla logica e a una parte preponderante della fisica teorica. In una lettera del 1884, Cantor specificava che le sue scoperte non riguardavano “l’assoluto, cioè l’assolutamente grande (sive Deus), il quale si determina da sé ma non può essere determinato da noi”, quanto piuttosto la possibilità che “ogni numero transfinito è passibile di un aumento” (Cantor, 2021). Indizio prezioso perché aiuta a comprendere il ragionamento di D’Isa/Thérèse: se l’assoluto, inteso come il Tutto infinito, si determina da sé, echeggiando la teologia negativa dello pseudo-Dionigi, mentre i numeri transfiniti hanno bisogno, per esistere, di essere determinati dal numero che li precede, ne consegue che ciò che esiste nel mondo dipenda dalle relazioni tra le cose, mentre il Tutto sfugge a questa proprietà.Fin qui Thérèse. Ma che questa conclusione fosse del tutto provvisoria lo si capiva bene nel romanzo, perché a sua volta l’idea di una comprensione relazionale del mondo produce tutta una serie di paradossi, a cui L’assurda evidenza si dedica con metodicità. Che le cose esistano come relazioni tra le cose fu la grande intuizione della Monadologia di Leibniz, a cui D’Isa si richiama; la sua riscoperta in anni recenti si deve ad alcuni importanti progressi sia nell’ambito della filosofia della fisica che in ontologia.
Nel primo caso sono stati il premio Nobel sir Roger Penrose, il filosofo Julian Barbour, e i fisici teorici Lee Smolin e Carlo Rovelli a rifondare la monadologia come presupposto per uno dei più promettenti approcci alla comprensione fisica della realtà ultima, la teoria della gravità quantistica a loop. Questa teoria è di tipo relazionale, vale a dire che nega l’esistenza di realtà fondamentali in assenza di relazioni tra i costituenti ultimi e di osservatori in grado di percepirli.

Nel secondo caso il richiamo è all’Ontologia Orientata agli Oggetti, teoria di cui lo stesso D’Isa si è occupato introducendo nel 2021 la traduzione italiana delle sintesi di Graham Harman Ontologia orientata agli oggetti. Una nuova teoria del tutto: se è impossibile conoscere la vera essenza delle cose, possiamo comunque conoscere l’aspetto sensuale delle cose, cioè il modo in cui ci appaiono ai sensi, e ciò rappresenta comunque un livello di conoscenza valido perché è l’unico che ha importanza per chi esperisce; per un essere umano, la comprensione del mondo in termini di colori, odori, sapori ha un significato anche se queste proprietà sono solo relative ai nostri sensi e non proprietà ultime.
Da queste premesse, secondo cui “se qualcosa esiste, è tale solo in virtù delle relazioni che ha con le altre cose”, D’Isa s’imbatte però in un paradosso. Una relazione implica differenza, vale a dire che una cosa esiste se è differente da un’altra, altrimenti varrebbe il principio degli indiscernibili proposto da Leibniz, secondo cui “se le monadi fossero prive di qualità sarebbero indistinguibili l’una dall’altra […] e uno stato di cose sarebbe indiscernibile dall’altro” (Leibniz, 2011). Tuttavia, se affinché qualcosa esista è necessario non essere qualunque altra cosa, ne deriva che qualcosa che non esiste deve necessariamente non essere diversa da qualunque altra cosa, altrimenti esisterebbe; ma se non è diversa da qualunque altra cosa, allora per il principio degli indiscernibili è comunque uguale a qualcosa e dunque esiste. D’Isa ne conclude che è impossibile che qualcosa non esista.

Edizioni Hypnos presenta “Un buio diverso. Voci dai Necromilieus” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Un buio diverso, antologia di Luigi Musolino edita da Hypnos, imperdibile:

Esistono geografie del macabro, luoghi in cui il Male ristagna e prolifera, varchi sull’inconcepibile. Necromilieus. Nelle cantine dei palazzi di periferia, nelle campagne infestate di cascinali, negli uffici, nelle scuole, nelle fabbriche, negli appartamenti dove consumiamo i riti quotidiani, gli araldi dell’ignoto premono sul reale e i loro volti hanno i lineamenti delle nostre paure, delle nostre mancanze e delle nostre nevrosi.

Crypthios – Catatonia


Nei piani delle differenze siderali.

A Journey to the Stars

Time to write a new Story

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Timeo Danaos et dona ferentes

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Ci vuole molta fantasia per essere all'altezza della realtà

Decades

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The Paltry Sum

Detroit Richards

chandrasekhar

Ovvero come superare l'ombra, la curva della luna, il limite delle stelle (again)

AUACOLLAGE

Augusta Bariona: Blog Collages...Colori.

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The daily life of an addict in recovery

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- Scritture artigianali -

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AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

Feels Like We Only Go Backwards

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Music, and Television Critic

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Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

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Duemila anni di Storia Romana

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The blog of fantasy writer Storm Constantine

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“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

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