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Teodora. Dal circo alla porpora. – TRIBUNUS


Su Tribunus un dettaglio storico che riguarda Teodora, la moglie di Giustiniano I, in qualche modo l’archetipo più potente e strisciante del potere femminile a Costantinopoli e, direi, in tutto l’Impero Romano. Un estratto:

La Storia Segreta di Procopio di Cesarea è forse la fonte più completa sulla giovinezza di Teodora, e come sappiamo lo storico non va molto per il sottile nel descrivere aspetti scabrosi (veri o fittizi che siano) della gioventù dell’imperatrice.
Da una parte però è ragionevole, dato che l’opera, destinata a restare inedita, era rivolta agli oppositori della coppia imperiale, e il passato burrascoso di Teodora ben si prestava a un tale scopo diffamatorio. Anche i suoi contemporanei a lei favorevoli, non si facevano scrupoli a definirla come l’imperatrice “venuta dal bordello”, senza però sminuire il suo operato, o la sua moralità, che non fece alcun scandalo per ben venti anni di regno. Fonti tarde siriache parlano della donna come originaria di un villaggio in Siria, e figlia di un sacerdote da cui sarebbe stata cresciuta nelle fede monofisita. La fama della sua bellezza sarebbe poi giunta a Costantinopoli e Giustiniano, desideroso di incontrarla, si recò in Siria dove si sarebbe innamorato di lei a tal punto da chiederla in moglie. Teodora avrebbe accettato chiedendo però di non abiurare il proprio credo, ma anzi di essere aiutata a difenderla.

La realtà tuttavia è ben diversa: Teodora nacque con molta probabilità attorno al 500 a Costantinopoli, figlia di un certo Acacio, guardiano di orsi all’ippodromo per conto della fazione dei Verdi, e di una donna, di cui non conosciamo nemmeno il nome, ma sicuramente legata all’ambiente del circo.
Acacio morì di malattia durante il regno di Anastasio I, lasciando tre figlie: Comitò, Teodora, e Anastasia. La vedova di Acacio, caduta in miseria, si risposò con un uomo dello stesso ambiente, ma che non aveva lo stesso status del defunto marito. Così, la donna un giorno, che l’ippodromo era gremito, si presentò in pubblico con le figlie. Alla loro vista, la fazione degli Azzurri, per far un dispetto ai rivali, diede lavoro al marito. Nulla si sa più di quest’uomo, ma sulla scena restò la madre, che una alla volta, introdusse le figlie al mondo del teatro. Teodora, dunque, una volta adolescente, divenne attrice, una professione legata all’ippodromo e considerata infamante. Attrice e prostituta allo stesso tempo, ma di bassa lega, priva di grandi doti artistiche e dotata di infinita bellezza (le fonti la descrivono come una donna minuta con un bel viso, la carnagione chiara e lo sguardo severo). Si dedicò all’arte dei mimi, molto in voga a Bisanzio nel VI secolo.

Nonostante i tentavi fatti per abortire, nel 517 Teodora ebbe un figlio, del quale però non si prese cura, poiché era d’ostacolo per la sua carriera. Con molta probabilità, il padre lo portò via con sé in Arabia, e gli mise il nome di Giovanni. Solo in punto di morte, egli rivelò la verità al figlio, che si recò alla corte per chiedere udienza alla madre, ormai già imperatrice, ma Teodora, temendo la reazione di Giustiniano, lo affidò a uno dei suoi intimi e da quel momento non si seppe più nulla del giovane. Questa ovviamente è la versione di Procopio. Al contrario, più attenzioni Teodora ebbe per la figlia, anch’essa nata prima del matrimonio con il sovrano, dalla quale ebbe addirittura un nipote, per il quale cercò di combinare delle nozze vantaggiose.
Nel 518, Teodora divenne l’amante di un illustre cittadino, Ecebolo, ma il legame non durò a lungo, e l’uomo la cacciò, lasciandola girovagare per l’Oriente soffrendo la miseria, fra Alessandria e Antiochia, dove probabilmente fece commercio del suo corpo. Ad Antiochia, conobbe una ballerina, Macedonia. Di questa donna non sappiamo molto, se non che aveva amicizie influenti e che intratteneva contatti epistolari addirittura con Giustiniano, quando ancora non era imperatore. Questo periodo fu fondamentale per Teodora anche dal punto di vista spirituale: venne battezzata dal patriarca monofisita d’Alessandria, Timoteo IV, e frequentò il teologo Severo di Antiochia. Forse proprio questa sua profonda conversione, la spinse a condurre una vita meno sregolata.
Nel 522, Teodora fece ritorno nella capitale, dove conobbe Giustiniano, che si invaghì di lei. Senza tener conto delle difficoltà di un’unione con una donna dal passato così discutibile, la scelse come amante e la sistemò nel Palazzo di Hormisdas (noto anche come Boukoleon, parte del complesso del Gran Palazzo di Costantinopoli).
L’anno seguente, Giustiniano fece concedere a Teodora dallo zio la dignità di patrizia. L’unico ostacolo rimasto all’unione dei due amanti era la consorte di Giustino I, Eufemia.
Ma di lì a poco, la sovrana morì (forse nel 523) e ogni impedimento venne meno: su pressione del nipote, l’imperatore fece abrogare la legge che vietava a senatori ed alti dignitari di sposare donne di condizione servile, attrici e prostitute. Giustino, inoltre, che affermava di agire per bontà cristiana, si preoccupò anche delle eventuali figlie delle attrici, nate prima o dopo il pentimento e l’abbandono della professione, alle quali si estendeva la possibilità di sposarsi senza restrizioni. Comunque, anche se ancora nella veste di amante, Teodora aveva già acquisito un certo prestigio, e aveva iniziato a occuparsi degli affari pubblici, diventando un punto di riferimento per gli adepti del credo monofisita. Una volta incoronata imperatrice, anche se formalmente accettava il ruolo subordinato imposto dalla tradizione bizantina, Teodora pretese in molti casi di delineare la sua linea politica, non sempre concorde con quella del marito.

A differenza del costumi morigerati di Giustiniano, Teodora visse approfittando di tutti i lussi connessi alla sua nuova condizione sociale. Aveva una grande cura per il suo corpo e l’aspetto fisico, al quale destinava “cure superiori al necessario ma inferiori a quelle che avrebbe voluto”: al mattino entrava nel bagno e vi passava parecchio tempo, per poi fare colazione, e riposare. A pranzo e a cena gustava ogni tipo di cibo e di bevanda, soprattutto vino. Amava trascorrere il tempo nei sobborghi marittimi di Costantinopoli, detti Hierion, dove Giustiniano aveva fatto costruire degli edifici, che potevano essere però riforniti solo via mare. Si recava inoltre alle terme di Pythium, in Bitinia. Possedeva numerose proprietà, e arrivavano rendite dalla Cappadocia. Ben presto la sua fortuna superò quella del consorte. Nonostante l’amore per la ricchezza e il lusso, la sua moralità non fu mai oggetto di scandalo una volta salita al trono. Anche se Procopio ci riporta solo un pettegolezzo, chissà se veritiero, su una relazione con Areobindo, un giovane servitore barbaro.
Teodora, però, come sarebbe stato suo costume, mise fine alla cosa con la crudeltà che le viene spesso attribuita: anche se follemente innamorata di lui, lo avrebbe fatto torturare senza ragione, e da quel momento il servitore sarebbe sparito nel nulla.
Al contrario di Giustiniano, infatti, Teodora aveva un carattere scontroso e duro. Secondo il suo detrattore Procopio, l’imperatrice mostrava una crudeltà disumana. Non volle nemmeno più aver rapporti con le sue colleghe del circo, con le quali già da giovane si trovava in contrasto, ad eccezione di tre ex ballerine, due di nome Crisomallo e l’altra Indaro, che la seguirono addirittura a Palazzo.

Giustiniano non aveva un grande trasporto per gli aristocratici, da cui era lontano per costumi e per tradizione familiare, e Teodora a sua volta il detestava, per via delle umiliazioni subite in giovane età. La coppia appesantì dunque il già rigido protocollo di corte, introducendo una nuova forma di ossequio al sovrano: un vero schiaffo alla nobiltà. Di fronte all’imperatrice non era prevista alcuna forma di genuflessione, ma Teodora introdusse l’obbligo di gettarsi in terra con mani e piedi tesi, e di potersi alzare solo dopo aver sfiorato con le labbra il piede di entrambi. Anche nell’uso dei titoli vennero realizzate significative novità. La rigidità dell’etichetta poteva essere tuttavia interrotta di fronte a qualunque monaco illustre, vista l’importanza e la considerazione che simili individui godevano nel mondo romano del periodo.
Al contrario di Giustiniano, Teodora concedeva raramente il suo tempo ai sudditi, ed era difficile ottenere un’udienza con lei. Inoltre, senza rispettare il tradizionale contegno, la sovrana si prendeva la libertà di ricevere gli ambasciatori di altri popoli stranieri, gratificandoli con presenti, come era solito fare l’imperatore con i suoi diplomatici.

3 commenti»

  auacollage wrote @

Buona domenica. Condivido perchè lo trovo interessante.

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  zoon wrote @

Grazie… buona domenica a te

Piace a 1 persona

[…] Teodora. Dal circo alla porpora. – TRIBUNUS — HyperHouse […]

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